In tutto l’Occidente (cosiddetto), ci sono più o meno due poli politici, uno di Sinistra o progressista, e uno di Destra o conservatore.
Il primo polo fa discorsi di voler cambiare le cose
e innovare; il secondo di restare fedele alle
buone vecchie usanze.
Ora, sappiamo che le innovazioni aumentano comunque,
a una velocità inconcepibile.
Alzi la mano chi è conservatore davvero,
e pronto a fare sei figlioli, tutti da
picchiare che le botte fan bene; uno solo l’Erede, una da sposare con la dote,
due da mandare in seminario e due in convento; e a fare a meno dell’iPhone,
anzi del cellulare tout court, anzi della tv a colori… e le vacanze estive a
passarle preparando la processione del Santo.
A ragion di logica, gli ultimi conservatori veri
dovrebbero essersi estinti circa mezzo secolo fa.
Eppure i partiti conservatori stanno
crescendo in gran parte dell’Occidente, anzi più “sorpassano a
destra”, più voti prendono.
Il paradosso si capisce leggendo il brano di Antonio
Di Siena sulla maniera in cui il welfare surrogato del turismo distrugge
l’identità di una comunità e trasforma tutti in turisti a casa nostra, specie l’ultima frase:
“Sospeso tra l’appartenenza a un
luogo e la minaccia costante di esserne espulso“.
E’ una definizione oggettiva della condizione interiore della maggior parte
del ceto medio almeno nei paesi dell’Europa meridionale oggi – un fatto, non
una presa di posizione.
Ma sei ci pensiamo, questa frase esprime molto bene la nota prevalente
dietro tutta la retorica dei movimenti e partiti di Destra
in Occidente oggi.
Ora se le organizzazioni di Destra sono riuscite ad agganciarsi a qualcosa
di così più profondo e reale, si capisce facilmente perché stanno avendo tanto
successo elettorale.
Il sociologo Luca Ricolfi, nel suo
libro La mutazione, distingue in Italia tre categorie
fondamentali, in base a come immaginano il proprio futuro – la garanzia, il rischio e l’esclusione. I sondaggi
(ai tempi delle elezioni che hanno incoronato la Meloni) hanno dimostrato
che chi si sentiva al sicuro, votava prevalentemente
Centrosinistra; chi si sentiva escluso votava
5Stelle (per via del reddito di cittadinanza); chi si sentiva a rischio votava nettamente a Destra.
Mi immagino un elettore medio di
Destra, il piccolo proprietario di un negozio sull’orlo del fallimento, che non
ha mai imparato una lingua straniera, e vede il suo quartiere che si disumanizza giorno per giorno.
Ha ragione da vendere, la sua alienazione è reale; anzi, è meglio lui che
almeno se ne rende conto, di tanti che fanno finta di vivere nel migliore dei
mondi possibili.
L’equivoco sta tutto nel capire la causa dell’alienazione.
La persona a rischio non si lascia abbindolare dalle
spiegazioni ottimistiche e mainstream,
“crisi momentanea, andrà tutto bene, difendiamo
l’Europa dell’inclusione, basta con le fake news dei populisti, viva il PNRR e
le mascherine e abbiamo bisogno del sangue dei vostri figli per l’Ucraina.”
La persona a rischio ascolta piuttosto un vociare
intenso, che almeno riconosce il disastro. E
che glielo spiega lì per lì, con esempi umani.
Non sei padrone a casa tua, perché
a Padova un professore ha bofonchiato per il presepe
nell’ingresso della scuola elementare,
a Milano c’è una strada con più kebabbari che
pizzaioli,
un imam che lavora in un garage a Bari ha detto che
chi non crede al Corano non va in Paradiso,
ci sono degli studenti Erasmus al loro terzo giro per
l’Europa pagato dai contribuenti stanno facendo un corso sull’uso corretto dei
pronomi e vogliono əbələrə lə vəcələ
c’è una ragazzina autistica svedese Pro-Pal che per
colpa sua l’assessore alla mobilità ha deciso che io mi devo fare l’auto nuova…
Casi che mi sono inventato solo per pigrizia, avrei potuto trovarne a
centinaia con un po’ di ricerca… si diffondono perché i nostri presunti conservatori stanno attaccati dalla mattina alla
sera a Facebook e Whatsapp che ritengono utili strumenti assolutamente
neutrali.
Per le persone a rischio, schiacciati tra
i garantiti e gli esclusi, questi
casi sono perfetti, perché propongono nemici tanto in alto quanto in basso:
i professoroni mantenuti con le nostre tasse che
hanno potuto chiəcchiərərə invece di
lavorare da una parte, dall’altra la feccia di delinquenti
di paesi lontani che dal basso ci minaccia tutti i giorni. E
ovviamente una mezza ragione c’è sempre, ci sono professoroni con il ditino
imparatore, e ci sono marocchini furbi e cattivi: in fondo, siamo tutti umani,
purtroppo.
Ognuna di queste storielle mette in moto la Macchina
del Moto Perpetuo a Energia Avversaria – l’imam cui stanno
antipatici gli “idolatri” mette in moto quello
cui stanno antipatici i “tagliagole jihadisti”, e quello a sua volta mette in
moto quello cui stanno antipatici i “razzisti“, e quello a
sua volta mette in moto quello cui stanno antipatici i “comunisti amici dei
terroristi islamici pro-Pal”.
La reciproca giustificazione delle parti impedisce a
entrambe di cercare le vere ragioni dell’alienazione.
Un piccolo esempio: le biciclette elettriche a pedalata assistita sono
bloccati per non superare i 30 km orari.
Ma i rider (pakistani quasi tutti) che portano cibo a domicilio, per
stare dietro all’algoritmo
che li manda, devono andare molto più
veloci. E quindi c’è tutta un’industria per sbloccare le bici, che arrivano
anche a 100 chilometri orari. Insomma, un furbetto pakistano potrebbe davvero
mandare in coma una persona a noi carissima. Rimandiamoli al paese loro, e la
mia amica resuscita!
Ma così non ci rendiamo conto del meccanismo, che
prevede rischi legali per i rider, rischi fisici per i passanti, ma profitti ad
aziende come Deliveroo.
Che solo se andiamo a cercare, scopriamo che Deliveroo è una meraviglia di inclusività al di sopra dei gretti nazionalismi – fondata da un cinese a Londra e poi comprata da Door Dash creato a Palo
Alto in California da un altro cinese…
Nel 2017, vi fu una causa class action contro
Door Dash perché trattava i suoi dipendenti come “professionisti autonomi”.
Door Dash negoziò un accordo con cui versava la miseria di 130 dollari a ogni lavoratore truffato; ma
anche 28 milioni di dollari agli avvocati (non sappiamo
quanto a testa, ma sospettiamo di più).
Totale 100 milioni di dollari, che
sembrano una bella cifra.
Finché non scopriamo che il proprietario di Door Dash, l’anno prima, si era
fatto assegnare uno stipendio di 413 milioni di
dollari.
Il peruviano che pulisce in nero dieci case occupate in regola dalla finanziaria con sede
nelle Isole Cayman, però tarda a pagare l’affitto al padrone di casa italiana
che manda i carabinieri a sfrattarlo, e diventa occupante
abusivo: ecco che l’Uomo Comune sceglie come nemico gli
sfrattati, perché si sente più padroncino
di una casetta magari per il figlio che si deve sposare, che immigrato senza arte né parte.
Spesso non per cattiveria, ma semplicemente perché nessuno gli indica chi ha veramente trasformato i cittadini
in turisti a casa loro.
Non si tratta esclusivamente di turismo, ma di un
intero sistema fondato sulla relazione tra solitudini, precarietà e grandi
movimenti finanziari.
E non è facile spiegarlo.
I veri delinquenti sono cosmopoliti di ogni razza e non hanno nemmeno
quelle belle motivazioni terribili che ispirano e spaventano: non lo hanno
fatto perché “odiano la nostra cultura”, lo hanno fatto perché ci hanno guadagnato montagne di soldi,
trasformando esseri umani e luoghi veri in miniere da cui estrarre denaro, e
gettandoci da parte, come i minatori gettano da parte gli scarti da lavorazione.
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