L’adorazione
di personaggi pubblici, a cui vengono attribuiti enormi meriti, al punto da
renderli “quasi dei”, è un problema di vecchia data all’interno dei movimenti di sinistra e di
emancipazione. Si esaltano le virtù, ma mai i difetti. Una realtà viene
inventata in toni di bianco e nero, escludendo sfumature, zone d’ombra e tutto
ciò che potrebbe mettere in ombra la figura divinizzata.
La parola
“grigio” stessa viene usata come aggettivo. “Una persona grigia” è noiosa,
senza merito, incapace di attrarci o catturare la nostra attenzione, tanto meno
qualsiasi tipo di ammirazione. Tuttavia, la realtà è dipinta a più
colori ed è molto più ricca del binomio bianco-nero. Con questa
scissione, spesso cerchiamo di lenire le nostre incertezze, fuggendo dalle
sfumature scomode che ci causano tanta insicurezza. Perché, ammettiamolo, gli
esseri umani bianchi occidentali cercano disperatamente sicurezza.
Molti
esponenti della sinistra ammettono che il culto della personalità che
circondava Stalin fosse negativo, ma accettano il culto di Lenin o Marx, ad esempio. Credo che, a
questo punto, la cultura “emancipatrice” della sinistra sia erede del movimento
dell’uomo forte e del culto della monarchia così diffusi nella storia umana,
dalle prime società fino ai giorni nostri. Il fattore aggravante è che i culti
attuali si mascherano da emancipazione, ma in fondo sono assurdi quanto la
sottomissione a re e regine.
Ancora oggi,
vediamo come questo culto continui la sua tremenda opera di paralisi delle
società, sia attraverso il sostegno acritico di Evo Morales o
di Hugo Chávez, per citare solo due esempi. Tutti i movimenti
progressisti dell’America Latina sono stati collegati a un uomo forte, da Néstor
Kirchner a Lula, passando per Correa e
quelli già menzionati.
Nel caso di
Chomsky, la gravità del suo stretto legame con il milionario criminale pedofilo
Epstein è evidente anche dopo essere stato condannato e le sue malefatte note.
Ma se Epstein non fosse stato un pedofilo, qualcosa sarebbe cambiato? Possiamo
convalidare che un personaggio pubblico di sinistra abbia stretti legami con un
milionario? Non vale alcuna amicizia, con chiunque, al di sopra delle
classi, delle posizioni politiche e dello status delle persone. Senza
dimenticare che Chomsky ha commesso altri peccati, come lavorare per programmi
militari.
Una persona
come noi, i lettori di questa pagina, può relazionarsi con chiunque, un
Berlusconi, un Bolsonaro o un Putin? Non mi riferisco alle persone del basso
che hanno sostenuto questi personaggi, ma ai rapporti con le élite dominanti,
uno stile che si coltiva nei parlamenti di tutto il mondo, quando i deputati
sono in posizioni politiche opposte, mangiano allo stesso tavolo e finiscono
per socializzare negli stessi spazi.
Chomsky è
semplicemente disgustoso. Più grave ancora perché si tratta di una personalità
pubblica che deve dare l’esempio e chiedere perdono quando sbaglia. Quello che
intendo con queste righe, è metterci uno specchio collettivo, come dicono
spesso gli zapatisti, per chiederci: e noi?
Quanti
Chomsky ci sono nei nostri cervelli e cuori? Attribuire tutto il male al linguista è come
attribuire tutto il merito a un uomo forte, come Pepe Mujica per
esempio. Essendo uruguaiano, soffro ogni volta che persone del basso in qualche
angolo del pianeta, mi dice meraviglie di un personaggio che, in questo paese,
conosciamo e non ammiriamo, almeno chi scrive questo e gran parte dei suoi
amici.
Il culto della
personalità rivela, inoltre, il nostro proverbiale individualismo, poiché mettiamo tutti i valori
positivi in una persona, ma non in un collettivo. Fanno bene gli
zapatisti a coprirsi il volto, a mettersi tutti e tutte con il
passamontagna e il paliacate. Si noti che l’intera cultura capitalista ruota
attorno alle persone, da Messi a Trump, sia per compiacere che per
rimproverare. Anche nel caso dello zapatismo, non sono uguali gli atteggiamenti
che abbiamo verso il capitano Marcos o verso uno qualsiasi dei comandanti,
compreso chi scrive questo.
Forse la
lezione che ci sfugge dal caso Epstein-Chomsky è che dobbiamo essere più cauti,
più moderati nel mitizzare i personaggi. Ma soprattutto, essere più comunitari, evidenziare il collettivo e la
semplicità, l’innocenza delle ragazze e dei ragazzi prima che il Sistema li
conduca verso l’adorazione delle celebrità.
Nessun commento:
Posta un commento