Non tutti i messaggi della corrispondenza di Jeffrey Epstein hanno a che vedere con storie di sesso e sfruttamento. Alcuni messaggi mettono in dubbio che l’oro immagazzinato a Fort Knox negli Stati Uniti ci sia davvero.
Se lo era domandato anche Donald Trump che nel
febbraio del 2025 aveva promesso una verifica. Poi, come per
tante altre cose, anche questa storia è passata di moda. Ma ora se ne riparla.
Secondo certe voci, nel 2011, Dominique Strauss-Khan, allora
Presidente del Fondo Monetario Internazionale, sarebbe stato messo a tacere
mediante uno scandalo perché aveva scoperto che l’oro di Fort Knox non
c’era più.
Va da sé che non c’è nessuna prova di questa storia. Ma ricordiamoci anche
che, come diceva il divino Andreotti: “a pensar male si fa peccato, ma di
solito ci si azzecca”. È possibile che i forzieri di Fort Knox siano
vuoti? Difficile da accettare. Se veramente mancassero dei lingotti,
qualcuno se ne sarebbe accorto.
Ma non c’è limite alla capacità umana di ordire imbrogli. Sulla
base della mia carriera di ricercatore nel campo dei materiali, vi posso dire
che trafugare l’oro di Fort Knox sarebbe perfettamente possibile in modo tale
che, se qualcuno va a vedere cosa c’è nei forzieri di Fort Knox, non sarebbe in
grado di accorgersi di niente. Il metodo più sofisticato consiste nel
sostituire l’oro con il tungsteno e poi placcarlo con oro in
superficie. Il tungsteno ha una densità quasi identica a
quella dell’oro, per cui è impossibile accorgersi dello scambio se non con
metodi di analisi complessi e costosi. Quello più sicuro è rifondere il
lingotto, ma anche questo è complicato e costoso.
Ci dovrebbero essere 367.500 lingotti d’oro da circa 12 kg ciascuno a
Fort Knox. Facendo un po’ di conti, sostituendone uno con uno di tungsteno, si
può guadagnare circa un milione e mezzo di euro. Anche sostituendo
solo qualche percento del numero totale, si parla di decine di miliardi di
euro. Ci sono dei buoni motivi per cui si potrebbe pensar male.
Non vi sto dicendo che qualcuno lo ha fatto veramente. Vi dico
semplicemente che dal punto di vista tecnico è perfettamente possibile. In
effetti, se cercate sui giornali, trovate che l’imbroglio del tungsteno venduto
per oro esiste e che ogni tanto qualcuno ci casca. Ovviamente, la cosa non
viene strombazzata troppo in giro per non minare la fiducia della gente
nell’oro come bene rifugio. Ma è bene starci attenti e
comprare oro solo da enti o persone di fiducia. I dettagli li potete
leggere in un post sul mio blog personale.
Per finire, qualcosa per i più complottisti. Lo sapevate che l’Italia tiene circa il 43% delle sue riserve aurifere negli Stati
Uniti? Sono circa 1000 tonnellate d’oro (valore circa 140 miliardi
di euro) che stanno nei forzieri della Federal Reserve Bank di New York. Anche
la Germania e la Francia hanno grosse quantità di oro negli Stati Uniti. Queste
riserve sono lì, in parte, dal tempo della guerra fredda per
metterle al riparo da una possibile invasione sovietica dell’Europa
Occidentale.
Vi può anche incuriosire sapere che nel 2013, la Germania ha chiesto indietro una parte dell’oro,
300 tonnellate. Gli Usa hanno richiesto sette anni di tempo per rimandarlo. Un
po’ strano se era solo questione di tirarlo fuori e spedirlo in Germania, non
trovate? Alla fine, quando l’oro è arrivato, i tedeschi hanno voluto
rifonderlo tutto. Sospettavano qualche imbroglio? Cosa hanno trovato? Chi
lo sa? Non tutto quello che succede nei meandri dell’alta finanza
internazionale viene detto a noi miseri mortali.
L’Italia è comunque l’unico paese che non ha mai ufficialmente
richiesto il rimpatrio delle sue riserve d’oro negli Usa. Giorgia
Meloni lo aveva promesso prima di essere eletta. Le sue parole testuali nel
2019: “il futuro governo con Fratelli d’Italia restituirà l’oro agli italiani.
E’ una promessa!”. Ma poi si è zittita, e da bravi complottari
potete immaginarvi perché. L’oro italiano, ammesso che ci sia ancora, rimane a
New York in custodia del migliore amico di Giorgia.
Nessun commento:
Posta un commento