ho trovato il libro in biblioteca, non ne avevo mai sentito parlare, l'ho preso per curiosità.
ed è stata una bellissima scoperta, la storia delle parole scritte (dai papiri ai libri), e di tutto quello che ci sta dietro, nell'antichità.
Irene Vallejo ci regala una storia enciclopedica viva, piena di fascino, di riferimenti, di citazioni, dovrebbe essere un libro di testo per chi lavora nelle biblioteche.
un libro da non perdere, credo sarebbe piaciuto a Umberto Eco.
buona (sorprendente) lettura.
…Lo stile dell’autrice è così affabulatorio e sorridente
che accettiamo di lasciarci portare, anche di fronte al possibile
disorientamento. Appare poco importante che il saggio non sia in ordine
temporale, e anche che le divagazioni o i collegamenti a film, opere teatrali e
romanzi del futuro possano sembrare non sempre pertinenti…
…Uno
stile avvincente, davvero affabulatorio, e una sorprendente capacità
divulgativa spiccano nel libro della Vallejo, mai noioso, denso di aneddoti
colti e dettagli curiosi che danno ragione del suo straordinario successo
editoriale.
L’Autrice non poteva accomiatarsi dai suoi lettori che con un
atto d’amore proprio verso la lettura: «Leggere è ascoltare musica fatta
parola. È vicinanza e stordimento. È, a volte, parlare con i morti per sentirci
più vivi. È viaggio immobile. È una meraviglia quotidiana. In questo tempo di
reclusione abbiamo sperimentato che i libri ammansiscono l’ansia e ci regalano
luoghi lontani. Apprezziamo – adesso forse più che mai – il ruolo che svolgono
nelle nostre vite sbatacchiate dalla tempesta e dallo sconcerto. Nel corso dei
secoli, questi scrigni di parole sono scampati a guerre, dittature, periodi di
siccità, crisi e catastrofi…
...ai tempi degli egizi, dei greci e dei romani, poteva capitare
di vedere un libro. Era un lusso tenerlo tra le mani e ancora più difficile
leggerlo! I monarchi illuminati costruivano biblioteche dove poter far
confluire i libri e permettere a tutti di poter godere del piacere della
lettura. Oggi per acquistare un libro bastano pochi euro, un salto nella
libreria più vicina o una visita ad un qualche sito web, et voilà: la lettura
può avere inizio. Ma una volta, non era così: i libri erano esemplari unici, la
capacità di leggerli era ristretta a pochissime persone (non bastava saper
leggere: le frasi erano scritte tutte attaccate, senza punteggiatura, senza
separazione tra l'una e l'altra parola) e si leggeva solo a voce alta. Anche la
musicalità (Titire tu patulè, recubans sub tegmine fagi) aveva la sua
importanza. "I libri non erano una canzone che si cantava con la mente, ma
una melodia che balzava alle labbra e risuonava ad alta voce", scrive
l'autrice. Scritto come un romanzo, questo libro ci racconta la storia della
scrittura dalla sua prima apparizione fino ai nostri giorni. Scopriamo che
"all'epoca di Socrate i testi scritti non erano ancora uno strumento
abituale e venivano guardati con sospetto." Prima tutto si basava sulla
memoria: con l'avvento della scrittura, si inizierà a "trascurare la
memoria". Se Marziale venisse a casa mia oggi (ci racconta l'autrice)
rimarrebbe impressionato da una miriade di oggetti a lui sconosciuti. E ne
segue l'elenco: decine e decine di oggetti incredibili (incredibili, per lui!):
l'ascensore, il router, la sveglia, la lavatrice, la radio, i cerotti,
l'asciugacapelli ... vabbè, vi risparmia l'elenco che, vi garantisco, è
lunghissimo. Sapete quale oggetto riconoscerebbe perché simile a come era al
suo tempo? Il libro: saprebbe prenderlo in mano, aprirlo, scorrere le parole,
riconoscere l'indice. Non si dovrebbe mai far passare un giorno senza leggere
qualche pagina di un libro, di qualsiasi libro: leggete, non ve ne pentirete!
La storia del libro si perde nella notte dei tempi e risiede
nella necessità dell’uomo di comunicare, lasciando traccia di ciò che ha detto.
Papyrus è il risultato di un percorso irto e travagliato, fatto di illusioni e
delusioni, di un sogno che si è concretizzato nelle sue varie forme, partendo
dalle narrazioni a voce di Omero per approdare alle tavolette di argilla, alle
incisioni su pietra e poi, rivoluzionando il sistema, all’utilizzo di una
pianta che cresceva lungo le sponde del Nilo, il papiro. Quando poi la
scrittura è approdata al cuoio, alle pelli di vitello e di pecora ha
comportato, quanto maggiore era la dimensione dell’opera, delle vere e proprie
stragi di animali. Con la possibilità di scrivere più agevolmente e ovviamente
di leggere altrettanto facilmente sono sorte le prime biblioteche, disponibili
a un certo pubblico, ma è nata anche la prima censura, sono sorti i primi
nemici degli scritti, che hanno fomentato la distruzione degli “alberghi” dei libri,
come accaduto con la biblioteca di Alessandria.Insomma la storia del libro è
anche la storia dell’uomo, dato il rapporto inscindibile fra i due, una storia
che è ben lungi dal finire (per fortuna, direi).Non mancano aneddoti,
esperienze personali di questa filologa spagnola che parte da Oxford per
approdare a Firenze, un lungo viaggio che è anche un’avventura che invita alla
riflessione emozionando, fra nuove invenzioni, come quelle della stampa, e
aberrazioni umane, come i falò di libri del nazismo. Che fine farà il libro
così come lo vediamo oggi, in fogli di carta rilegati? Nonostante la presenza
di supporti elettronici l’autore è convinto che il volume non morirà mai e in
ciò concordo, perché leggere, sfogliando le pagine e assaporando quel profumo caratteristico
dato dell’unione degli aromi dell’inchiostro e della carta, è un’esperienza
olfattiva di per sé appagante. Da leggere, non solo per curiosità, ma per un
sicuro accrescimento culturale.
…Sono i tempi di Tolomeo, uno dei più importanti condottieri di quell’Alessandro III detto il Grande, che ebbe come precettore nientemeno che Aristotele. Tolomeo fu uno dei condottieri che si divisero, dopo la sua morte precoce, il più vasto impero mai esistito prima delle conquiste compiute dal re macedone non solo con i suoi armati ma anche, presumibilmente, con le idee trasmessegli da Aristotele. In Egitto, un paese che non è il suo (di cui sappiamo che Tolomeo non conosce neppure la lingua), questo condottiero fonderà una dinastia di faraoni che arriverà fino a Cleopatra, e coltiverà l’aspirazione di riunire in Alessandria, la città sul delta del Nilo inventata di sana pianta, una biblioteca contenente tutto ciò che al tempo si poteva trovare di scritto. Quei cavalieri avrebbero preferito fare altro – conquistare, possedere, entrare nelle città da
trionfatori – ci racconta la scrittrice e la studiosa: “Ho il sentore, però, che seguendo la piste di tutti i
libri come se fossero parti di un tesoro sparpagliato, abbiano posto, senza
saperlo, le fondamenta del nostro mondo”…
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