Nemmeno i roditori di Manhattan hanno mai digerito la leggenda infantile che la dottrina Monroe – un’insulsa sintesi ideologica dell’allora nascente colonialismo americano, datata 1823 – debba considerarsi l’undicesimo comandamento della religione imperialista. Persino i frequentatori di quelle vie fognarie sono al corrente che si tratta di un’impudente stampella che tenta di giustificare l’ingiustificabile. Vediamo: il 2 dicembre 1823, in un messaggio al Congresso l’allora inquilino della Casa Bianca, James Monroe, consegnò alla storia quanto segue: “I continenti americani, nella condizione libera e indipendente che hanno assunto e mantengono, non devono più essere considerati soggetti, d’ora innanzi, a future colonizzazioni da parte di potenze europee”, aggiungendo che gli Stati Uniti “non avrebbero interferito negli affari europei“, ma avrebbero considerato atto ostile ogni tentativo di interferenza europea “nei paesi americani indipendenti” (vi erano allora molte colonie).
Da allora
gli europei non hanno più interferito nell’Emisfero Occidentale – con
l’eccezione della vicenda cubana (1962), momento critico della guerra fredda
tra due Grandi Potenze – non tanto per discernimento, quanto per declino
strutturale e diverse priorità. Gli Stati Uniti hanno invece disatteso quella
promessa, ingombrando pervasivamente l’Europa (e il mondo intero), con minacce,
sanzioni, conflitti, corruzione e uso della forza.
Da allora,
l’infantile ermeneutica della dottrina Monroe contribuisce a
silenziare una spudorata violazione del diritto internazionale e della
sovranità/libertà di altri popoli, per nutrire la gloria e le tasche della sola
nazione indispensabile al mondo (M. Albright e B. Clinton).
Del resto,
il buongiorno si vede al mattino. Sin dagli albori, l’ideologia di una nazione
modellatasi nello sterminio degli indigeni americani nutriva le istituzioni con
l’orrore disumano della schiavitù: i padri fondatori di cotanta democrazia –
George Washington, Thomas Jefferson, James Madison, William Harrison, John
Tyler e via dicendo – erano tutti grandi proprietari di schiavi.
Nei secoli
successivi l’egemonia Usa si imporrà attraverso la legge della giungla: colpi
di stato, invasioni, guerre occulte o dichiarate, rapimenti di presidenti,
torture, violenze, corruzione e via dicendo. Prendere coscienza di ciò è duro.
Molti occidentali, in primis i cittadini di quella nazione,
preferiscono dunque lasciarsi sedurre dal sole che tramonta sul Grand Canyon e
poi farsi un bourbon, invece di opporsi al dominio delle
corporazioni private, un sistema che in America Latina tutti capiscono perché
inciso sulla loro pelle: nemmeno le foglie sono libere di cadere senza il
placet dei predoni di Washington.
Quanto sopra
premesso, giunge ora voce che, con il ritorno alla Casa Nera,
quel gentleman ottuagenario dai modi fini, la chioma al vento
e le idee luminose, che ha nome D. Trump – lo stesso che ha accumulato una
meritata fortuna costruendo alloggi popolari per i senzatetto di New York –
intenderebbe aggiornare il senso della citata dottrina Monroe ribattezzandola dottrina
Mondroe. Dalla coerenza che ne deriverebbe in termini di chiarezza
trarrebbero giovamento sia i destinatari di tale strategia umanitaria (il cui
senso è così sintetizzabile: se non obbedisci, ti spacco il
fondoschiena!) sia i media mainstream, non più costretti a un
trapianto di cellule cerebrali prima di descrivere quanto accade al mondo.
Sappiamo che
in ossequio alla tradizionale dottrina Monroe, il Venezuela deve
farsi rapire il presidente, Cuba deve tornare a essere un bordello di Las
Vegas, Panama svendere il Canale ai marines e tutti i governi sudamericani
misurare parole e amicizie, obbedendo a tale Rubio Marco, segretario di stato
Usa, di professione figlio di fuoruscito cubano (sebbene prima
della rivoluzione castrista). Nel rispetto della più recente dottrina
Mondroe, invece, l’Iran – un paese che sulla mappa il 99 % dei cittadini
americani colloca sotto l’Australia – deve suicidarsi: a) rinunciare alla
tecnologia dell’atomo per scopi civili, elettricità e altro (consentita dal
Trattato di Non Proliferazione, a cui diversamente da Israele ha aderito); b)
smantellare la sola deterrenza di cui dispone, i missili balistici e
ipersonici, accettando francescanamente di farsi bombardare da ordigni
americano-sionisti, notoriamente messaggeri di democrazia e diritti umani,
senza nemmeno chiedere perché (di grazia) non lo faccia anche Israele, magari
dopo aver distrutto, con l’occasione, le centinaia di testate nucleari in suo
possesso; c) astenersi da ogni relazione con Hamas (tradizionalmente
finanziata, oltre che dalla stessa Israele, soprattutto dalle monarchie del
golfo alleate degli Usa) e Hezbollah (il Partito di Dio al governo in Libano,
dove è accreditato anche l’Ambasciatore americano a Beirut), che difende
l’indipendenza del suo paese e, come può, la sopravvivenza dei palestinesi
davanti alla ferocia dell’esercito israeliano.
La
dottrina Mondroe prevede altresì che la Cina torni povera e
dipendente dal capitalismo occidentale, che la provincia di Taiwan diventi
indipendente, che la Russia perda la guerra e si lascia depredare dalle
benefiche corporazioni di Wall Street, che la Groenlandia diventi il 51.mo
stato degli Stati Uniti, perché loro ne hanno bisogno),
che i palestinesi spariscano dalla faccia della terra, cosicché Israele possa
espandersi – come afferma un libro scritto qualche migliaio di anni fa –
dall’Eufrate al Mediterraneo (altrimenti le sue lobby si arrabbiano e l’impero
trema).
Nel
frattempo, dopo la ferita ancora aperta in Venezuela, la libera stampa
di mainstream – cumulando introspezione storica e acume geopolitico –
si domanda candidamente se sarà Donald Trump a far cadere Cuba, ovvero se, dopo
67 anni di resistenza alle amorevoli scudisciate yankee, Cuba cadrà
da sola, magari dopo aver inciampato uscendo di casa. La medesima stampa – che
per individui normali, a parte i sonnambuli, è solo un megafono stonato
della plutocrazia euroatlantica – ci rivela che la meditata decisione
del Sovrano del Sistema Solare e aspirante Nobel per la Pace 2026 di bloccare
tutte le petroliere dirette verso l’isola ribelle costituisce un colpo
durissimo a un’economia già in ginocchio. Poiché i media non osano farlo,
prendiamo noi la libertà di suggerire che la ragione di ciò potrebbe forse
rinvenirsi nel criminale embargo che dal 1959 gli Usa impongono contro chiunque
commerci con Cuba. Resta misterioso dove si nascondano le voci di governi
democratici, parlamenti, giornali, accademici e intellettuali sensibili alla
decenza, al diritto, alla vita e alla sovranità di un popolo in sofferenza,
colpevole solo di non piegarsi a novanta gradi al passaggio del bullo del
quartiere, il principale stato canaglia del pianeta-terra, gli
Stati Uniti d’America[1].
Passerebbe
alla storia del sistema solare se i governi europei – ma qui entriamo nella
fantascienza – invitassero le truppe imperiali ad invadere, invece di Cuba, le
Isole Vergini, Trinidad e Tobago, le Isole Cayman, Bermuda, Anguilla, Saint
Lucia, Grenada, Belize e altri paesini della regione, noti forse per la loro
bellezza ma soprattutto per proteggere i capitali in fuga dal fisco. Tale
sussulto di moralità risuonerebbe nei secoli dei secoli. La plutocrazia Usa
prende invece di mira un’isola martoriata che non nasconde ricchezze o eserciti
invasori, ma vive la dolorosa consapevolezza che il paradiso dei ricchi
è fatto dell’inferno dei poveri.
Nel silenzio
dei maggiordomi europei, quell’anziano signore col tupè, che dispone tuttavia
di immensi poteri, viola ogni giorno etica e buon senso, dopo aver elevato a
imperativo categorico il suo instabile giudizio, orgoglioso però di utilizzare
la Carta delle Nazioni Unite e in generale il diritto internazionale al posto
della carta igienica.
Alla stampa
dominante, nel menzionare il Venezuela, non punge vaghezza di ricordare, come
si trattasse di un evento occorso nell’Alto Medioevo, e non un mese fa, che il
suo legittimo (sì legittimo!) Presidente è stato rapito da un gruppo di banditi
(i soldati Usa), agli ordini di generali altrettanto banditi –
nelle nazioni evolute, infatti, questi devono disobbedire quando gli ordini
contraddicono il diritto penale – e del Segretario alla Difesa (che si fa ora
chiamare Segretario alla Guerra, affinché non si
abbiano dubbi in proposito), sotto la sorveglianza del citato autocrate, lo
stesso che Caronte dagli occhi roventi attende ansioso alla soglia dell’Ade,
per accoglierlo tra piaceri della cayenna.
A proposito
di degrado biologico, gli Epstein files rivelano l’abisso
etico dei massimi detentori di potere e ricchezze nel pianeta. Secondo quanto
emerso, al netto della ripulitura di tali fascicoli (1,5 milioni di questi sono
tuttora secretati), il nome del citato Sovrano appare un milione di volte, non
cento o mille volte, ma proprio un milione di volte! Per ricostruire gli scambi
di piaceri, in ogni demoniaco senso, non basterebbe un
esercito d’investigatori. Non è forse un caso se negli ultimi mesi lo sguardo
presidenziale si è incupito. La pace in Ucraina (e altrove), promessa entro 24
ore ai suoi candidi elettori, viene sempre rinviata tra un paio di mesi,
mentre ormai anche i pinguini dell’Antartide hanno compreso che la sua
esistenza – tra scheletri, frequentazioni indecenti e comportamenti bizzarri –
somiglia poco a quella del poverello d’Assisi.
Nel vuoto
politico dei governi europei e in quello di pensiero dei burocrati di Bruxelles
– destinati tutti a finire nella spazzatura della storia – è l’intera classe
dominante euroatlantica che si rotola nella melma, evidenza conclusiva che
l’impero è marcio. Prima di commemorarne i fasti, tuttavia, la storia potrebbe
presentare il conto. Nessun pranzo è gratis. Il nostro auspicio è che la
sopravvivenza del mondo abbia un costo sopportabile per il genere umano.
Non è
l’infima qualità dei detentori del potere che qui rileva. Da lì, come affermava
Confucio, provengono quasi sempre gli uomini peggiori. La storia è del resto
stipata di individui che insieme al potere hanno accumulato demenza e
depravazione. Ciò che colpisce è invero il drammatico deficit di pesi e
contrappesi, Leggi, Costituzione, parlamenti/congressi, opposizioni
politiche, libera stampa, intellettuali (ombre di ombre) e via dicendo, e ancor
prima una popolazione vigile, che appare invece persa nelle nebbie della paura,
del consumo di beni inutili, dell’emarginazione etica, dell’alienazione, démoni
tutti che frantumano il valore dell’esistenza.
Non v’è
molto da aspettarsi da politici, ricchi aziendalisti, direttori di prestigio,
facoltosi e celebrità, case reali e miliardari, larga parte dei quali abitatori
di edonismi narcisistici e insaziabile cupidigia. La classe dominante non
concede nulla senza qualcosa in cambio. Chi vi si avvicina, ne diventa schiavo.
Essi sono i nemici da combattere, sempre.
In un
suo tweet, Elon Musk afferma: chi afferma che il denaro non
fa la felicità sa di cosa parla, aggiungendo una faccina triste. Sorprende
non poco che tale rapinatore di ricchezze altrui non sia nemmeno capace di
utilizzarle per mitigare la sua disumana inquietudine. Di tutta evidenza, una
civiltà che consente a un esiguo gruppo di dissennati di alimentare la guerra e
avvelenare il pianeta, non ha davanti a sé una lunga vita. Nemesi, la dea della
giustizia compensatrice, non consente loro di farla franca, condannandoli a
straziarsi l’anima davanti a cumulo di ricchezze che potrebbe sfamare per
secoli miliardi di persone.
La felicità
– non sappiamo bene come chiamarla, ma insomma, quella cosa lì – è il premio
meritato di una vita spesa bene. Per gente come lui, l’assenza di appagamento
nasconde un mostro, il desiderio sadico di dominare altri uomini, ultima
depravazione di un essere perduto.
Si
racconta che Joseph Heller, autore del romanzo Catch-22, venne
interrogato da un amico a casa di un miliardario: “Joseph, come ti fa sentire
sapere che chi ci ospita guadagna in un giorno più di quanto tu abbia
guadagnato in anni dedicati a scrivere il tuo libro di maggior successo?” E
Joseph: “mi fa sentire tranquillo. Io possiedo qualcosa che lui non potrà mai
avere.”: “e che diavolo potrebbe mai essere?” E Joseph: “La consapevolezza di
possedere abbastanza.” … Caro Joeseph, riposa in pace!
[1] Lindsay O’ Rourke, Covert
Regime Change: America’s Secret Cold War, Ed. Cornell Un. Press, 2018
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