Se si chiedesse a un campione di italiani cosa abbiano in comune Liberia, Myanmar (ex Birmania) e Stati Uniti d’America, forse pochissimi saprebbero rispondere: sono gli unici tre stati a non adottare legalmente il Sistema internazionale di unità di misura (SI), utilizzato ormai in tutto il mondo.
Tale
sistema, varato nel 1962 dall’undicesima “Conferenza generale dei pesi e delle
misure” (CGPM), fu poi perfezionato nel 1971, quando la quattordicesima CGPM
stabilì che le unità di misura universalmente valide erano sette, ciascuna
riferita ad una grandezza fisica: l’intervallo di tempo, la lunghezza, la
massa, l’intensità di corrente, la temperatura, l’intensità luminosa, la
quantità di sostanza (misurabili rispettivamente con secondo, metro,
chilogrammo, ampere, kelvin, candela, mole).
Il progetto
iniziale di unificare il sistema di misurazione lo dobbiamo a un geniale
matematico piemontese, conosciuto forse solo dagli studiosi di matematica con
il suo cognome poi ‘francesizzato’: si tratta di Giuseppe Lodovico Lagrangia,
nato a Torino il 25 gennaio 1736 (esattamente 290 anni fa), poi chiamato
Giuseppe Luigi come il bisnonno, oggi noto come Joseph Louis Lagrange.
Giuseppe
avrebbe dovuto studiare giurisprudenza come il padre, ma fu attratto da
matematica, geometria e fisica sperimentale. Nel 1755, appena diciannovenne,
pubblicò un primo lavoro scientifico che gli valse da Carlo Emanuele III, re di
Piemonte e Sardegna, la nomina di “Sostituto del Maestro di Matematica” nelle
Regie Scuole di Teoria d’Artiglieria del capoluogo piemontese.
Trasferitosi
a Berlino, nel 1759 divenne prima membro dell’Accademia delle Scienze di
Berlino e poi presidente della stessa. Ormai matematico affermato a livello
internazionale, Lagrangia nel 1787 si trasferì a Parigi su invito del re Luigi
XVI, che lo nominò direttore della sezione matematica dell’Académie des
Sciences.
Acquisì la
cittadinanza francese nel 1792, a seguito del matrimonio con una donna
francese; dal 1797 insegnò all’École polytechnique. La fama di
Lagrangia, ormai appellato Lagrange, in Francia fu così grande da ricevere in
vita la Legion d’Onore e alla sua morte, nel 1813, la sepoltura nel Pantheon.
Lagrange è
considerato uno dei maggiori matematici europei del suo secolo per i contributi
innovativi alla fisica matematica, allo sviluppo della teoria dei numeri, al
calcolo delle variazioni, per le sue equazioni differenziali e l’analisi
infinitesimale. Fu anche un astronomo appassionato: nell’ambito della meccanica
celeste, condusse ricerche sui movimenti lunari in relazione alla Terra, sui
movimenti dei satelliti di Giove e sul problema dei tre corpi e del loro
equilibrio dinamico. É stato possibile posizionare l’orbita del telescopio
spaziale James Webb anche grazie all’individuazione dei
cosiddetti ‘punti lagrangiani’.
Fu forse
proprio la visione e competenza astronomica a influenzarne le decisioni
scientifiche quando, alla fine del XVIII secolo, divenne presidente della
commissione che aveva il compito di fissare un nuovo sistema di pesi e misure,
il sistema metrico decimale dal quale avrà origine l’odierno Sistema
Internazionale.
Lagrange
osservò innanzitutto che, sino ad allora, le unità di misura e di peso – piedi,
pollici, once e libbre – erano derivate dalla grandezza del piede di un sovrano
o dal peso di una sua parte del corpo. Influenzato dal clima culturale
suscitato dalla Rivoluzione francese, oltre che dagli studi di astronomia,
ritenne che i tempi fossero maturi perché le unità di misura fossero invece
collegate alla grandezza della Terra e dell’universo.
Lagrange
stabilì infatti che l’unità di misura-base della lunghezza, chiamata da allora
metro (che, in greco, significa appunto misura) fosse un quarantamilionesimo
della circonferenza della Terra, mentre le altre grandezze vennero via via
associate a quest’unità di misura-base.
In un
articolo su Focus del 22/9/2017 viene data la ragione del mancato accoglimento
negli USA del sistema universale di misure varato da Lagrange. Nel 1793 il
botanico Joseph Dombey fu incaricato di portare negli Stati Uniti due campioni
standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l’esatta misura di un
metro, e un cilindro di rame dal peso di un chilo, campioni che avrebbe dovuto
consegnare a Thomas Jefferson, sostenitore del nuovo sistema, che avrebbe
potuto incoraggiarne l’adozione al Congresso.
Purtroppo
nei pressi del mar dei Caraibi, vicino all’arcipelago di Guadalupa (nelle
attuali Antille francesi), la nave di Dombey fu attaccata da pirati e il
botanico francese fu fatto prigioniero nell’isola di Montserrat, dove morì poco
dopo. Dalla Francia partì allora un secondo ‘ambasciatore’ che però, arrivato a
destinazione, non trovò alcun interesse per il nuovo sistema di misurazione da
parte di Edmund Randolph, nuovo segretario di stato statunitense.
Così negli
USA sino alla fine del 1800 il vecchio sistema di misurazione è stato l’unico
vigente, anche perché alcuni ritenevano il sistema metrico un sistema ateo, e
che solo pollici, libbre, once e miglio fossero “un peso giusto e una misura
giusta, le uniche accettabili dal Signore”.
Bisognò
attendere il 1893 perché la maggioranza delle unità di misura statunitensi
fosse collegata a quelle del Sistema Internazionale; solo nel 1959
l’armonizzazione tra i due sistemi si è completata appieno.
Nonostante
oggi molti organismi scientifici e commerciali statunitensi sollecitino
l’adozione sempre più estesa del SI, preferibile per gli scambi commerciali
dentro e fuori il paese, gli USA rimangono ancorati al Sistema consuetudinario,
impiegato nell’uso comune.
Nel 1999 il
fallimento della sonda della NASA Mars Climate Orbiter,
disintegratasi nell’atmosfera marziana, fu dovuto proprio a una mancata
armonizzazione tra unità di misure, che causò un errore nel calcolo della
traiettoria: infatti il software di navigazione a terra utilizzava l’unità di
misura del sistema consuetudinario (libbre-forza), mentre il software di bordo
della sonda quello del Sistema Internazionale (Newton).
Chissà,
forse allora Lagrange si sarà rivoltato nella tomba, borbottando che quella
missione era stata fatta con i piedi…
Nessun commento:
Posta un commento