È ormai
chiaro come la luce del giorno. Gli attuali dirigenti europei sono sotto
l’effetto di una duplice e devastante sconfitta. Hanno perso la guerra
contro la Russia, sostenuta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli
USA. E ora si trovano umiliati da una nuova amministrazione
americana, che ha cambiato strategia e li tiene lontani da ogni trattativa
indirizzata alla pace.
Ma le élites
del Vecchio Continente hanno preso atto di un’altra e certo più grave
sconfitta: l’Unione Europea ha fallito nei sui compiti fondamentali.
Il Rapporto Draghi del 2024 ne costituisce la piena certificazione: gli
obiettivi di successo competitivo sul piano economico e tecnologico non sono
stati raggiunti. USA e Cina ci distanziano di 10 anni. E il
bilancio complessivo degli ultimi trent’anni è drammatico: le
disuguaglianze sociali in Europa si sono ingigantite; è dilagato il lavoro
precario; ampie fasce di ceto medio e popolari si sono impoverite; molte
conquiste di welfare del dopoguerra sono state colpite; gli spazi di
partecipazione democratica si sono ristretti; i partiti politici di massa sono
degradati a cordate elettorali; le formazioni di destra ormai contrastano quasi
alla pari (quando non sono già al governo) le forze politiche che avevano
fondato l’Unione. La democrazia è minacciata in tutto il Continente.
Di fronte a
tale scenario i ceti dirigenti UE cercano di sottrarsi alle loro responsabilità
infilandosi in un altro e più devastante errore: il programma ReArm Europe. In verità il progetto persegue
vari fini che per brevità qui non indico. Ma esso tenta di fondare la propria
legittimità su due colossali menzogne: la Russia ha mosso guerra
all’Ucraina per le sue mire imperiali; la Russia minaccia di invaderci.
Dunque, documentare la falsità di questa narrazione illumina il progetto di
riarmo in tutta la sua fallacia, quale tentativo di una élite colpevole,
subalterna e inadeguata, di conservare il potere malgrado il proprio
fallimento. Appare ormai evidente che l’Europa può avviarsi a un nuovo corso
solo attraverso l’emarginazione del ceto politico che, dopo trent’anni perduti,
vuole sfuggire alle proprie responsabilità trascinandoci in una strada di
immiserimento sociale e d’imbarbarimento civile. Esponendoci al rischio di una
guerra mondiale.
Ed ecco le
menzogne. Per chiarire come sono andate le cose in Ucraina bisogna
ricorrere alla Geografia e alla Storia. La geografia ci ricorda che la
Russia è estesa 17.075.000 km² e ha circa 160 milioni di abitanti: è il
più esteso Stato del mondo ed è di fatto disabitato. Basti pensare che
l’Europa è estesa 4.050.000 km² ed è abitata, tra i 450-500 milioni di
individui. Ma il territorio russo, a differenza di quello europeo, povero di
materie prime (come ricorda lo stesso Mario Draghi, uno degli strateghi della
strada bellicista dell’UE) non è che un immenso deposito di petrolio, gas,
ferro, uranio, nichel, terre rare, suoli fertili, acque, sterminate foreste.
Ciò di cui è povero è la popolazione. Dunque per quale ragione i russi
dovrebbero invadere la Germania o la Francia o l’Italia distraendo centinaia di
migliaia di giovani dal lavoro produttivo e mandandoli a morire? Quale
petrolio, gas, ferro dovrebbero accaparrarsi dai nostri sguarniti territori? La
Geografia elementare ci dice dunque che la minaccia russa è una invenzione
propagandistica dei governanti europei e dei nostri giornalisti
disonesti per far ingoiare ai cittadini le loro scelte scellerate e il
fallimento di 30 anni di politiche europee..
Passiamo
alla Storia. La Russia ha invaso l’Ucraina, un paese sovrano. Esatto, un gesto
da condannare. Ma
perché l’ha fatto? Per allargare il suo impero? Abbiamo visto che la
Geografia rende non credibile questa spiegazione anche per un paese vicino come
l’Ucraina. Ma la storia in questo caso chiarisce meglio le cose. In premessa
occorre ricordare che, da poco presidente, Vladimir Putin manifestò la volontà
di entrare a far parte della Nato, essendo la Russia diventata membro del G8 e
“osservatore” dell’Alleanza atlantica. Nel 2002 a Pratica di Mare, in una
base militare italiana, venne firmato un accordo di collaborazione fra Nato e
Russia, che faceva seguito al Founding Act and Mutual Relation,
Cooperation and Security firmato a Parigi il 27 maggio 1997, durante
la presidenza di Eltsin. L’accordo fu accolto con entusiasmo da Putin, che vi
scorse la possibilità di «attuare un nuovo ordine basato sulle realtà
geopolitiche contemporanee senza inutili turbative». Poco dopo Gli USA
rifiutarono l’ingresso di Mosca nella Nato. Domanda: se Putin aveva
intenzione di ricostituire l’impero o la vecchia URSS, che senso aveva entrare
nella Nato? Se gli Americani erano preoccupati dell’espansionismo russo, quale
più utile scelta dell’ingresso di Mosca nell’Alleanza per poterlo controllare
più da vicino? Già qui crollano le menzogne dell’Occidente. Gli USA
avevano bisogno di mantenere il nemico che avevano sconfitto nella guerra
fredda e per il quale avevano in mente un diverso avvenire.
Le persone
più oneste giustificano la scelta drammatica della Russia con una motivazione
importante: l’estensione della Nato nei paesi dell’Europa orientale. Tutto
vero. Anche il Papa, grande politico del nostro tempo, ha detto che la Nato è
andata ad «abbaiare alle porte della Russia». Ma bisogna aggiungere che questa
espansione faceva parte di una più vasta strategia di guerra destinata
a sconfiggere e a smembrare la Russia, com’era successo nella Repubblica
Jugoslava. Questa strategia appare evidente da numerose iniziative che gli
USA e la Nato intraprendono all’indomani della caduta dell’URSS. Osservare
tutte queste mosse in successione cronologica fa comprendere pienamente come
sono realmente andate le cose.
Nel 1999
Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia vengono inseriti nella Nato. Fu un colpo per il Governo di
Mosca e un tradimento degli accordi presi tra i dirigenti americani e Gorbaciov
prima del crollo dell’URSS. Dichiarò più tardi il colonnello USA Douglas
Macgregor, veterano della guerra in Iraq, in un’intervista del 31 marzo
2022: «Quando nel 1999 abbiamo deciso di accettare la Polonia […] i
russi erano molto preoccupati, non tanto perché la Nato fosse ostile in
quella fase, ma perché sapevano che lo era la Polonia. Quella polacca è una
lunga storia di ostilità nei confronti della Russia. […] In questo
momento, semmai, la Polonia è un potenziale catalizzatore di una guerra con la
Russia». Appena due anni dopo, nel 2001, l’amministrazione americana di
George W. Bush, si ritirò unilateralmente dal trattato anti missili balistici
(ABM) stipulato con l’Unione Sovietica nel 1972, creando allarme nella dirigenza
di Mosca. Nel 2004 Bulgaria, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca,
Romania, Lituania ed Estonia, la quale ultima confina con la Russia, fecero il
loro ingresso nella Nato. In quel momento la Nato si era estesa
verso il territorio della Federazione russa di ben 1600 km.
Sempre nel
2004 alle elezioni presidenziali in Ucraina viene eletto il candidato filorusso
Yanukovich, ma il
risultato viene contestato dai movimenti antirussi fomentati, preparati e
finanziati dagli USA. Dopo un mese, la Corte suprema annulla il risultato
elettorale e indice nuove elezioni. E in questa seconda tornata, grazie a una
imponente campagna elettorale sostenuta segretamente dagli americani a vincere
è Yushenko che inizia una politica di apertura alle formazioni naziste nella vita
politica ucraina.
Nel 2008,
dopo imponenti esercitazioni militari nel Mar Nero, i vertici della Nato,
riuniti in Romania annunciarono, con il cosiddetto Memorandum di Bucarest, «Abbiamo
concordato oggi che questi paesi (Ucraina e Georgia) diventeranno
membri della Nato». Sempre nel 2008 l’esercito georgiano,
addestrato e finanziato dagli USA, lanciò un massiccio attacco missilistico e
di artiglieria contro il distretto dell’Ossezia del Sud, confinante con la
Russia e legato ad essa da rapporti di amicizia e cooperazione. I russi,
intervennero militarmente a protezione della popolazione russa e russofona e vi
rimasero a presidio. Un episodio che la stampa occidentale ha trasformato
nell’“invasione russa della Georgia”. Ma giova ricordare, soprattutto a coloro
che classificano questo intervento come una delle tante aggressioni che provano
l’imperialismo russo, che una commissione dell’Unione Europea, istituita
a ridosso degli avvenimenti, accertò che l’aggressione da parte dell’esercito
della Georgia era «illegale» e che l’iniziativa di Mosca era «legittima»
Nel 2014
avviene il fatto più grave che esaspera i conflitti tra USA e Russia.
Yanukovich il presidente regolarmente eletto nel 2010, viene deposto da un
colpo di Stato ed è
costretto ad abbandonare il paese. È la cosiddetta rivolta di Piazza
Maidan, sostenuta degli USA – che fanno leva sul malcontento popolare di un
paese immiserito – per imporre il loro candidato, Petro Poroshenko. Quel colpo
di Stato diede luogo a episodi di guerra civile che lasciarono sul terreno
migliaia di morti, in gran parte cittadini russi o russofoni. Secondo
l’ufficio dei diritti umani delle Nazioni unite, da metà aprile al 18
novembre, almeno 4.317 persone sono state uccise e 9.921 ferite nella zona
coinvolta nel conflitto dell’Ucraina orientale. Ma alla fine la conta dei morti
risultò più del doppio. In questi giorni la Corte europea per i
diritti dell’uomo ha condannato il governo di Kiev per aver coperto i crimini
della strage del 2 maggio 2014, nella Casa del sindacato di Odessa, dove decine
di ucraini filorussi furono bruciati vivi. A due mesi dal colpo di Stato
di piazza Maidan, nel marzo del 2014, i cittadini russi della Crimea,
che costituiscono il 98% della popolazione, decidono la separazione da Kiev e
la reintegrazione nella Federazione russa. Tramite un referendum indetto
dal Parlamento della repubblica, che si svolge senza incidenti, tra il 96
e il 97% della popolazione sceglie questa strada. Un antico pezzo di Russia
torna anche istituzionalmente nella propria casa. Anche tale scelta viene
classificata come “violenta annessione della Crimea”. Il ruolo degli USA nel
colpo di Stato sarà poi apertamente confessato da Victoria Nuland, vice
del ministro degli esteri americano John Kerry, che aveva cercato di portare
Janukovic su posizioni filoccidentali: «Sarebbe un peccato enorme vedere 5
anni di lavoro e di preparazione buttati via, se il trattato con l’Europa non
sarà firmato in tempi brevi. Abbiamo investito oltre 5 miliardi di dollari per
aiutare l’Ucraina verso questi e altri traguardi che garantiranno un’Ucraina
sicura, prospera e democratica». Gli USA amano troppo la loro democrazia per
non volerla imporre in ogni angolo del globo.
Nel 2014 si
stipula a Minsk un accordo tra il Governo di Kiev e i dirigenti delle
regioni russofone che intendevano separarsi, con la garanzia della Russia,
della Germania e della Francia. Un momento di tregua, che sembra scongiurare un
allargamento del conflitto. Ma, com’è noto, nel 2022, su un quotidiano tedesco,
Angela Merkel, rivelò apertamente che quell’accordo era una finzione, perché
serviva a «dar tempo all’Ucraina di armarsi». Ammissione, poi confermata
anche dall’ex presidente della Repubblica francese, Franҫois Hollande. Sigillo
autorevole alla buona fede degli USA e dei maggiori stati dell’Unione Europea,
che evidentemente già allora puntavano alla guerra aperta contro la Russia per
procura ucraina.
Nel 2019 Il
governo americano, sotto la presidenza di Donald Trump, si ritira
unilateralmente dal trattato sui missili nucleari a raggio intermedio,
accrescendo di colpo la vulnerabilità russa a un primo attacco
statunitense. Quei missili ora potevano essere piazzati sulle rampe di
lancio della Polonia, dell’Estonia e di tutti altri paesi atlantici intorno
alla Russia. In quello stesso 2019, la Rand Corporation, un istituto
di studi strategici finanziato dalla difesa USA, pubblica un rapporto dal
titolo programmatico: Overextending and unbalancing Russia (Sovraccaricare
e destabilizzare la Russia). Il rapporto, che informa anche sugli armamenti
forniti dagli USA a Kiev fin dal 2014, esplicita un vasto programma volto a
impegnare la Russia su vari scenari di guerra per portarla al collasso
economico. Poche righe sono sufficienti per fornire un’idea del piano: «Questo
capitolo descrive sei possibili mosse degli Stati Uniti nell’attuale
competizione geopolitica: fornire armi letali all’Ucraina, riprendere il
sostegno ai ribelli siriani, promuovere un cambio di regime in Bielorussia,
sfruttare le tensioni armene e azere».
Credo che a
questo punto solo chi è sorretto da una incrollabile malafede possa negare che
l’invasione russa dell’Ucraina sia stata ricercata dagli USA con ogni mezzo,
con varie complicità europee. Ma per concludere almeno un accenno ai tentativi
di Putin di scongiurare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato: un Paese
infiltrato da formazioni naziste, perfino nell’esercito, situato alle porte
della Federazione russa, un tempo terra russa, che gli USA avrebbero riempito
di basi missilistiche. Il presidente della Federazione russa già il 10 febbraio
del 2007, in occasione della 43ᵃ Conferenza di Monaco sulla sicurezza,
aveva invocato un nuovo ordine mondiale che non minacciasse i suoi confini. Ma
negli anni successivi si rivolgerà spesso all’opinione pubblica internazionale,
soprattutto agli europei, con esortazioni incalzanti. Ricordo un passaggio
della conferenza stampa del 23 dicembre 2021: «Abbiamo chiaramente detto
che ogni ulteriore movimento della Nato verso est è inaccettabile. Non c’è
niente di poco chiaro, al riguardo. Noi non stiamo mettendo i nostri missili ai
confini degli Usa, mentre gli Usa stanno piazzando i loro missili vicino a casa
nostra. Stiamo chiedendo troppo? Cosa c’è di strano in questo?». Ma il processo
di inserimento dell’Ucraina nella Nato non si fermò. E vano fu l’ultimo appello
di Putin alla vigilia dell’invasione, l’8 febbraio 2022: «Lo voglio
sottolineare ancora una volta […] che finalmente mi ascoltiate e lo
comunicate al vostro pubblico su stampa, tv, internet. Vi rendete conto che se
l’Ucraina entra nella Nato e cerca di riprendersi la Crimea per via militare,
si troveranno automaticamente coinvolti in un conflitto militare con la Russia?
Non ci saranno vincitori».
Oggi forse
il vincitore ci sarà e sarà la Russia, il paese che, insieme ai BRICS, si batte
per un ordine internazionale multipolare, in grado di garantire la sicurezza e
l’indipendenza di tutti i paesi del globo dal dominio unico degli USA. Questa è
la narrazione onesta e coraggiosa che dobbiamo fare nostra se vogliamo
contrastare il progetto rovinoso e fallimentare di Re-Arm Europe. La sconfitta
della Nato in Ucraina è la premessa di una nuova pagina della storia
contemporanea.
https://volerelaluna.it/mondo/2025/03/28/la-guerra-in-ucraina-e-le-bugie-delleuropa/