La democrazia per essere difesa ha bisogno anche dei servizi segreti. I servizi di sicurezza, quelli militari e quelli interni, sono costituiti da donne e uomini, come ogni istituzione dello Stato. E sostenere che i servizi sono infedeli e deviati significa dire il falso, si fa torto alle tante persone oneste, preparate e coraggiose che ne fanno parte. Uno per tutti Nicola Calipari, ucciso da soldati americani per salvare in una missione la vita di Giuliana Sgrena.
E non sempre, anzi quasi mai, si conoscono le buone operazioni dei servizi.
Ma dobbiamo riconoscere che le deviazioni dei servizi, nella storia della
Repubblica, sono talmente tante che non si può parlare in
questi casi di singole persone deviate nei servizi segreti, perché vertici dei
servizi, unitamente a forze politiche eversive e non di rado a servizi di altri
Stati, hanno contribuito a condizionare in maniera occulta e
criminale la nostra fragile democrazia per mutarne il corso politico e
istituzionale. Dalla strage di piazza Fontana a Milano sino a Gladio,
dal Piano Solo alla Rosa dei venti, dal golpe Borghese alle
stragi di piazza della Loggia a Brescia sino alla più devastante di Bologna, dal
sequestro e l’uccisione di Aldo Moro alla P2 di Gelli, dal caso Cirillo agli
assassini eccellenti, dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio,
quest’ultima forse il più grave depistaggio della
storia della Repubblica; in tutti questi casi e in altri ancora il ruolo di
vertici inquinati dei servizi hanno condizionato con bombe, assassini e
depistaggi la storia della Repubblica.
Quindi quella dei servizi è storicamente materia da maneggiare con
moltissima cura, stando molto attenti allo stretto rapporto organico tra potere
esecutivo, il governo appunto, e i servizi. Con un Parlamento sempre più esautorato dai
suoi poteri di centralità nella democrazia e una magistratura estromessa da
funzioni di controllo, c’è da temere non poco. Il disegno di legge 1660
cosiddetto Sicurezza, approvato da un ramo del parlamento, garantisce in realtà
la sicurezza del potere e in parte la sua impunità, ma per nulla
assicura la sicurezza delle persone, anzi le mette in pericolo
accentuando anche una forte repressione del dissenso.
A proposito dei servizi, poi, in un momento in cui imperversano le
violazioni della segretezza delle conversazioni con abusi del potere,
intercettazioni fuori dal controllo della magistratura, si approvano
norme pericolose. L’obbligo per le pubbliche amministrazioni,
scuole ed università comprese, di comunicare ai servizi informazioni che
incidono sulle libertà personali di dipendenti e studenti, comprese notizie su
idee politiche, frequentazioni, condotte anche di natura privata. La
possibilità, poi, di commettere in talune circostanze, descritte in maniera
molto generica e discrezionale, reati da parte di appartenenti ai servizi senza
la possibilità di essere perseguiti e sottoposti al controllo di giustizia. Si
prevede un’ampia licenza di delinquere con la garanzia
dell’impunità, ad esempio in materia di terrorismo e di sicurezza nazionale. In
un Paese in cui almeno fino al 1994 alti vertici dei servizi sono stati
coinvolti in fatti gravissimi e in epoca più recente si sono ricostruiti
coinvolgimenti nella realizzazione della nuova fase di criminalità
istituzionale, senza bombe ma con proiettili istituzionali, non c’è da
stare tranquilli.
E chi decide quale sia il pericolo per l’interesse nazionale o il
terrorismo? Il governo? Quelli che hanno il busto di Mussolini a casa o la
fiamma post-fascista nel simbolo di partito? Quelli che considerano sovversivi
i pacifisti che protestano contro il genocidio dello Stato d’Israele nei
confronti della Palestina e del suo popolo? Quelli che
considerano eco-terroristi le ragazze e i ragazzi che protestano contro i
cambiamenti climatici? Quelli che considerano partecipanti a bande armate chi
difende il territorio da opere pubbliche dannose, inutili e criminali? Per
piazza Fontana dopo aver accusato falsamente gli anarchici avrebbero magari
sostenuto che le bombe erano il fine che giustifica il mezzo: fermare
la lotta di classe.
La magistratura autonoma e indipendente viene esonerata dal controllo di
legalità e di giustizia ed è il governo, con la mano dei servizi, ad incidere
su libertà fondamentali. Un paese è democraticamente solido e uno stato di
diritto è forte quando non deve temere chi dovrebbe operare sempre per la
difesa della Costituzione, la sicurezza nazionale dello Stato e prima ancora
del suo popolo e dei suoi diritti fondamentali.
Nessun commento:
Posta un commento