solo adesso leggo il libro di Francesco Guccini.
romanzo. saggio antropologico o libro di memorie, chissà, dipende da come lo si legge, o forse Cròniche epafàniche è tutto questo insieme.
si racconta di un mondo che ormai è sparito, almeno in Italia.
un tempo, non troppi decenni fa, non c'erano telefonini, automobili, centri commerciali, chi viveva in campagna fino al secondo dopoguerra si ricorda ancora di quel mondo e qualcuno l'ha sentito raccontare.
chissà se gli italiani di città lo capiranno, peggio per loro.
proprio un gran libro, recuperatelo, se vi volete bene.
Il romanzo, pur
non essendo una biografia dell’autore, diventa autobiografico per la
propensione di Guccini a volersi riappropriare delle proprie radici. Le storie
narrate nei diversi capitoli del romanzo sono storie di montagna e montanari,
di una cultura contadina che oramai da qualche decennio non esiste più. Il
minimo comune denominatore delle croniche è il luogo d’ambientazione,
l’appennino Pavanese, il fiume Limentra e, ancor più nello specifico, il
mulino della famiglia Guccini testimone di tante vicende e vite. Nonostante il
romanzo sia il ricordo di tempi ed epoche passate, Guccini non si abbandona
alla banale malinconia, ma fa rivivere i personaggi raccontandone aneddoti e
storie di vita quotidiana con toni a tratti commoventi e struggenti, a tratti
ironici e molto divertenti.
Ed è lo stesso
Guccini a scriverlo in premessa:
I personaggi e
gli avvenimenti di queste pagine non sono immaginari; forse qualcuno non si
riconoscerà o penserà che abbia travisato certe cose. Se è successo, l’ho fatto
soltanto per la labilità della memoria e i filtri incerti della fantasia e
dell’affetto.
«La ballata più lunga e appassionata di Francesco Guccini.»
Così nel 1989 Stefano Benni salutava l'uscita di queste Cròniche epafániche: una vera e propria rivelazione,
l'atto di nascita di un talentuoso scrittore fino allora conosciuto solo come
insuperabile cantautore. Romanzo se non proprio autobiografico, certo di forte
ispirazione autobiografica, le Cròniche riescono
a restituire, nel fluire degli aneddoti e delle storie, nella lingua intessuta
di termini dialettali e di colore, tutto il sapore di una mitologia di luoghi e
affetti personale e familiare, senza retorica ma con toni che sanno alternare
la commozione all'ironia, la rievocazione di episodi storici e la fantasia. Il
racconto di un'infanzia e una giovinezza maturate in un paesaggio di mezza
montagna tra Emilia e Toscana, dagli anni Quaranta in poi, veste così gli abiti
dell'epica e della poesia, della cronaca picaresca e del puro divertimento, in
quelle che un grande conterraneo di Guccini come Roberto Roversi ha definito
«pagine da leggere, da vedere, da immaginare, da ascoltare».
QUI Francesco Guccini parla di «Cròniche epafàniche»
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