1. Pur nella cupezza dei tempi, non dovremmo sorprenderci della sorpresa con cui prendiamo atto dell’instabilità mentale delle nostre classi dirigenti. Del resto, queste, ahimè, non sgorgano dal vuoto cosmico (riflessione questa lecita e sconfortante!), essendo esse il riflesso di popolazioni frantumate da deficit etico, propaganda, intorpidimento televisivo e decadimento mentale da smartphones, che sta per telefoni intelligenti! Di tutta evidenza, quando non si ha la cosa, si ha il nome!
Il congelamento delle masse nella passività, obiettivo primario del ceto
dominante, è oggi uno stato di fatto, la sua granitica
immodificabilità un valore strategico.
Quanto sopra premesso, facendo leva sull’indulgenza del lettore per la
sintesi eccessiva a ossimorico dispetto della lunghezza del testo, si tenterà
di gettare uno sguardo sulla Risoluzione Rearm Europe, un testo[1] di profonda cultura
strategica con cui il Parlamento europeo il 12 marzo
scorso punta a dirottare verso il settore delle armi e la difesa
europea quelle risorse pubbliche, di cui, come noto, i paesi europei
abbondano, consentendoci di respingere (nel 2030!) quei milioni di cosacchi
ammassati alle frontiere d’Europa, intenzionati a sottometterci.
Va detto che gli scenari enigmatici con cui siamo confrontati sono
destinati a restare tali, se non si condivide almeno un aspetto preliminare:
la specie umana dalla quale provengono le classi dominanti (di
cui gli onorevoli che siedono sugli scranni di Strasburgo sono
espressione diretta) si occupa forse di alta politica, ma non degli
interessi e dei bisogni dei popoli.
Orbene, il Parlamento europeo – assai costoso (se nemmeno per quei
parlamentari il denaro fa la felicità, figuriamoci la miseria!), ma in compenso
pressoché inutile – dove la futilità riflessiva si coniuga con corruzione etica
e materiale– approva solitamente risoluzioni che contano come il famigerato due
di coppe. Il numero di coloro che le leggono, poi, tende a coincidere con
quello di coloro che le redigono. Nel caso del Rearm Europe, poi,
si è travalicata la soglia del ridicolo: alcuni parlamentari (Verdi Italiani)
hanno dichiarato che intendevano votare contro, ma hanno votato a favore![2]: dunque, o costoro
sono analfabeti o non avevano letto il testo (come succede spesso, del resto,
secondo alcuni loquaci frequentatori di quell’alto consesso).
Come (non) noto, il cosiddetto Europarlamento non è un parlamento normale,
non disponendo della capacità d’iniziativa legislativa, in
buona sostanza non può fare le leggi. Queste, nella democratica Unione Europea,
sono preparate dai lobbisti delle corporazioni private, i cui uffici sono
contigui a quelli della Commissione. Questa, dopo aver acquisito il sempre
indispensabile via libera di Francia e Germania, sono inviate al Parlamento,
che le approva speditamente, talvolta con qualche limatura di facciata,
rimettendole infine al Consiglio (dove siedono i rappresentanti dei 27 governi)
che le approva in via definitiva, sempreché tedeschi e francesi siano d’accordo
anche sulle limature.
Al termine di tale percorso teleguidato, regolamenti e direttive diventano
legge, acquisendo rango superiore alle norme nazionali e in alcuni paesi – ad
esempio in Italia, in prima fila quando si tratta di assumere la posizione
del missionario – persino alla stessa Costituzione.
Quanto ai membri della Commissione Europea, essi appartengono all’etnia dei
politici accantonati dai loro paesi per sconfitta, incapacità,
sospetta corruzione (è quest’ultimo il caso della von der Leyen, cacciata dal
governo Merkel) ovvero per servitù innata, come il lettone Dombrovskis,
soldatino di piombo che in cambio di denari e carriere offre
alle oligarchie globaliste i suoi deprecabili servigi.
Tornando all’europarlamento, ma se non fa le leggi, cosa farà mai? La
domanda è pertinente. Esso è invero prezioso strumento di raggiro per gli
europei che sognano il prodigioso Stato Federale europeo (gli
Stati Uniti d’Europa, come gli euroinomani chiamano questo
mito fabbricato per individui colpiti da lesioni neurologiche).
L’Unione è stata a sua volta creata per estrarre lavoro e
ricchezza dai popoli europei, che senza di essa (il fumogeno vincolo
esterno) si sarebbero battuti all’ultimo sangue prima di farsi depredare.
L’Italia, in particolare, senza distinzione tra i partiti, si è piegata più di
altri a tale sciagura, per inconsistenza politica o complicità. Lontani i tempi
(16 maggio 1991[3]) quando la Penisola,
con la sua “liretta” sovrana, era diventata la quarta potenza
economica mondiale, avendo superato Francia e Gran Bretagna, dopo solo
Stati Uniti, Giappone e Germania (la Cina era di là da venire!). Storia
passata, ahimè. Oggi, l’Italia manda all’estero i suoi figli migliori, mentre
importa manodopera dequalificata che quel che resta del sistema industriale
sfrutta in forma spietata, mentre il resto dorme sotto i ponti o si aggira
intorno alle stazioni ferroviarie vendendo droga.
2. La Risoluzione in questione[4] è stata
approvata con 419 voti a favore, 204 contrari e 46 astensioni, con il voto
contrario di Sinistra Europea, Patrioti/Sovranisti e due partiti italiani (Lega
e Cinque Stelle, momentaneamente rinsaviti, sebbene dimentichi dell’indegno
appoggio al governo Draghi (mai eletto) a fianco della demonazia
ucraina, e il primo tuttora sostenitore di un governo che viola la
Costituzione che come noto ripudia la guerra (a meno che non sia di difesa delle
frontiere, le proprie non quelle degli altri!).
Tra le perle che i privilegiati maggiordomi di sistema
hanno prodotto a uso esclusivo della nostra intelligenza, abbiamo selezionato,
scorrendo la Risoluzione, quanto segue:
a) nella premessa si fa riferimento a importanti cambiamenti
geopolitici (beninteso, piovuti dal cielo stellato in
una notte d’agosto!) che sarebbero stati amplificati dal ritorno di una
guerra su vasta scala nel nostro vicinato (una guerra sorta d’incanto
come il bucaneve!) che minaccia la sicurezza dei cittadini
dei paesi membri e candidati. Mentre l’UE è sotto
attacco (ogni scemenza è ammessa, essendo noi considerati inclusi in
tale nobile tipologia di individui), con incidenti
ibridi all’interno dei suoi confini (cosa ciò voglia dire verrà
spiegato a parte!), un riallineamento delle potenze globali (critica
indiretta al neopresidente Usa, che per una volta sembra – dicesi sembra –
voler fare la cosa giusta, seppure per i noti interessi imperiali), tutti
fattori che richiedono un’azione immediata, ambiziosa e risoluta (cosa
sia mai sconfiggere una nazione che possiede 6000 testate nucleari!).
Viene sottolineato che l’aggressione della Russia contro l’Ucraina è
ampiamente riconosciuta (curioso quell’avverbio di modo se si pensa
che – a parte gli euroinomani! – il resto del mondo la pensa
diversamente!) come un attacco all’assetto di pace europeo e mondiale
istituito dopo la Seconda guerra mondiale: agli smemorati funzionari euro-tossici
non punge vaghezza dell’aggressione Nato-euro-americana alla
ex Jugoslavia, della rivoluzione colorata in Georgia, del colpo di stato in
Ucraina (2014) divenuto un classico delle relazioni
internazionali dopo la raffinata sintesi di Nuland-Pyatt (“fuck Europe”[5]!), delle guerre in
Medioriente di cui abbiam perso il conto (milioni di morti, feriti, distruzioni
di popoli e paesi), dei colpi di stato tentati e riusciti[6], tutte imprese che
sfuggono a cotanti redattori.
b) “considerando che non può esistere sicurezza europea senza
sicurezza nel suo immediato vicinato” (naturalmente questo non vale
per la Russia, non sia mai!); “considerando che l’espansione … delle
capacità della Russia avviene ai confini con l’Occidente (magari il
responsabile è proprio quest’ultimo, che ha tradito l’impegno a non espandere
la Nato verso Est, minacciando la sicurezza di una grande potenza
militare!), mentre l’UE tarda a potenziare le proprie capacità di
difesa”;
c) “considerando che la Cina – che come noto con l’Ucraina
c’entra come i cavoli tra il pranzo e la cena, ma una zampata contro non
fa male a nessuno! – …erode l’ordine internazionale basato su regole” (l’estensore
di questo impareggiabile passaggio deve aver esagerato
nell’assunzione di fentanil). Pechino è accusata di “perseguire
politiche assertive e ostili in ambito economico … esportando beni dual use che
la Russia utilizza contro l’Ucraina”; di investire nelle sue forze
armate, sfruttando il suo potere economico per reprimere le
critiche a livello mondiale e affermarsi come potenza dominante
nell’Indo-Pacifico, intensificando azioni conflittuali, aggressive
e intimidatorie contro alcuni dei suoi vicini, in particolare nello stretto di
Taiwan e nel Mar cinese meridionale, rappresentando un rischio per la sicurezza
regionale e globale e per gli interessi economici dell’UE. Strepitoso! Che
la Cina difenda la sua sovranità senza aggredire altri paesi, tanto meno quelli
europei, lontani e irrilevanti, ai malati funzionari eurotici non
viene certo in mente;
d) tralasciando, per esigenze di spazio, i deliri che emergono dal testo
quando rileva guerre, povertà e sfruttamento dei popoli del Sahel,
dell’Africa settentrionale e nordorientale, su cui le responsabilità di
americani ed europei sfuggono solo ai marziani e ai peripatetici brussellesi;
e) considerando che è urgente rafforzare la politica di difesa
dell’UE alla luce … della guerra in Ucraina e dell’uso di nuove tecnologie
belliche (aspettiamo su questo la sibilla cumana per capire cosa
significhi);
f) considerando che è nell’interesse dell’UE che l’Ucraina sia
parte integrante di un sistema di sicurezza europeo (un bla bla va
sempre bene, tanto a leggere sono quasi solo i poveri di spirito);
g) considerando che il Mar Nero è passato dall’avere un ruolo
secondario all’essere un teatro militare principale per l’UE e la NATO (il
Mar Nero teatro principale? Come no, basta dare uno sguardo alla carta
geografica!) e che, insieme al Mar Baltico, è diventato una regione
strategica cruciale per la sicurezza europea nel contrastare la minaccia russa (certo,
basta ripetere il ritornello alla noia e il megafono della propaganda farà il
resto, secondo la pratica collaudata del Grande Goebbels!);
h) considerando che la regione artica sta diventando sempre più
importante in termini di sviluppo economico e trasporti, e affronta sfide
legate ai cambiamenti climatici, alla militarizzazione, alla concorrenza
geopolitica e alla migrazione (solo gli spiriti superiori riescono a
capire tali sottigliezze);
i) considerando che la relazione Draghi del 2024 sul futuro della
competitività europea (il “vile affarista” di cossighiana memoria
cerca un residuo di vanagloria dopo aver provocato il disastro greco,
massacrato l’economia europea, entrato a Palazzo Chigi senza elezioni e passato
alla storia per le sue storiche battute: “se non ti vaccini, muori” e “guerra o
condizionatori”) ha evocato la necessità di 500 miliardi di euro
per la difesa europea in un decennio, dal momento che … gli Stati membri non
sono preparati per le crisi intersettoriali o multidimensionali più gravi (aggettivi
più comprensibili aiuterebbero a capire, ma andiamo oltre);
l) ed eccoci a una super-perla… considerando che la capacità
dell’UE di agire con decisione in risposta alle minacce esterne è stata
ripetutamente ostacolata dal requisito dell’unanimità, in quanto alcuni Stati
membri e paesi candidati bloccano o ritardano gli aiuti militari critici
all’Ucraina … (a parte l’assenza di esempi, qui si intende dire che i
paesi dovrebbero piegarsi agli interessi dei più forti, rinunciando alla difesa
dei loro legittimi interessi. Come mostra l’avvento della demo-nazi-crazia
guidata da un barbuto e mediocre attore (copyright di D. Trump) che
in uniforme da furiere (tanto a morire al fronte ci vanno gli altri!) trascorre
il tempo a mungere la mucca imperiale (e questo si capisce) e
ora sempre più i furbissimi e ricchissimi popoli
europei;
Il Parlamento europeo è dunque del parere che l’UE e i suoi Stati
membri debbano unire le forze per superare le minacce e gli attacchi alla
sicurezza, se non vogliono esporsi ad avversari aggressivi (sospettiamo
si tratti di Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Venezuela, per ora …, cioè
paesi che rimangono con la schiena dritta!) e partner
imprevedibili (sospettiamo trattarsi di ex-alleati padroni, gli Stati
Uniti, sebbene sul termine ex manteniamo la riserva …!).
Alla luce di tali pillole di saggezza, il Parlamento europeo – bontà sua! –
ricorda che l‘UE è un progetto di pace, condanna le aggressioni (quelle
degli altri, naturalmente) e si adopera per la pace e la stabilità, … e
che per giungere a tanto occorre sostenere l’Ucraina e diventare più
resilienti (basta l’uso dell’aggettivo resiliente per
indurci a chiedere ai santi in paradiso di accelerare l’ascesa in cielo del suo
redattore): in ogni caso, per giungere alla pace dobbiamo fare la guerra a
fianco dell’Ucraina (e vincerla beninteso), secondo una logica che non fa una
piega, almeno nella mente malata di tali etnie di servizio!
Il Parlamento sottolinea quindi che… sui campi di battaglia ucraini sarà
deciso il futuro dell’Europa, che l’Europa deve affrontare la maggior minaccia
alla sua integrità territoriale dalla fine della guerra fredda (tra
Ucraina e paesi europei non esiste alcun accordo di mutua difesa; l’UE non ha
competenza in tema di sicurezza; l’Ucraina ha fatto le sue scelte da paese
sovrano, o corrotto dall’impero ma sono scelte sue, etc. … ma fa niente!);
m) “La Russia è sostenuta dai suoi alleati, tra cui la Bielorussia,
la Cina, la Corea del Nord e l’Iran, e il Parlamento ribadisce con
fermezza la sua condanna dell’aggressione non provocata, illegale e
ingiustificata della Russia contro l’Ucraina (per far redigere tali
menzogne occorre promettere soldi e carriera, o basta scegliere bene la
servitù?), che è necessario tener conto dell’instabilità nel nostro
vicinato meridionale (che pensiero delicato!), dell’aumento
della potenza militare cinese (ventimila km di distanza non bastano,
la Cina dovrebbe comunque restare debole e indifesa per i desideri di questi
deficienti!) e della crescente aggressività delle potenze
intermedie (qui è solo per distrazione che non si cita Israele!),
che … l’amministrazione statunitense intende concludere un accordo con
l’aggressore russo a scapito della sicurezza ucraina e di quella europea (questo
il nome con cui le comparse da operetta designano lo status di pace) che
sono la stessa cosa; constata che le recenti azioni e dichiarazioni hanno
accresciuto le preoccupazioni sulla posizione degli Stati Uniti nei confronti
della Russia, della NATO e della sicurezza dell’Europa; deplora, a tale
proposito, i voti del governo statunitense, allineati a quelli russi, in seno
all’Assemblea Generale e al Consiglio di sicurezza … sulla guerra d’aggressione
russa contro l’Ucraina” (no comment!);
n) è una fortuna, tuttavia, che il Parlamento ritenga che la
diplomazia costituisca una pietra angolare della politica estera dell’UE: Vivaddio!
… prima di riesumare, per ragioni insondabili, “l’invito alla Turchia, paese
Nato e candidato (eterno!) all’UE, a rispettare il diritto
internazionale, a riconoscere la Repubblica di Cipro e a por fine
immediatamente all’occupazione dell’isola” (un’ottima notizia certo:
son trascorsi solo 51 anni da quel 20 luglio 1974, quando i turchi hanno invaso
l’isola, ma nulla sfugge e seppure con un pizzico di ritardo anche
l’Europarlamento – dove nessun dorme! – se n’è accorto!). Tale strategia –
prosegue la Risoluzione – vien perseguita “con un approccio olistico e
orizzontale” (il significato resta un avvolto nel mistero, ma a questo
mondo non tutto si può spiegare).
Con l’occasione apprendiamo finanche che qualcuno sta scrivendo un libro
bianco sul futuro della difesa europea che identificherà le minacce più
pressanti e i rischi strutturali … per garantire sicurezza … dissuadere
potenziali aggressori (chi, quando, dove, siamo curiosi) … al
fine di diventare una potenza credibile (una potenza credibile?, a
questi geni delle relazioni internazionali non sfugge certo l’assenza di uno
stato e un governo europeo, di una banca centrale che prenda ordini da un
governo democraticamente eletto, di un vero parlamento etc. … ma che volete che
sia!).
o) “chiede misure immediate per rafforzare la sicurezza e la difesa del
confine nord-orientale dell’UE con la Russia e la Bielorussia istituendo una
linea di difesa globale e resiliente (rieccolo il magico aggettivo!) nei
settori terrestre, aereo e marittimo per contrastare le minacce militari e
ibride, compresi l’uso dell’energia come arma, il sabotaggio di infrastrutture
e la strumentalizzazione della migrazione (una nefandezza dietro
l’altra riservata ai cittadini europei semi-analfabeti);
p) “concorda con la relazione Draghi secondo cui l’UE e i suoi Stati membri
devono decidere con urgenza gli incentivi da destinare all’industria europea
della difesa” (un modo gentile per dire che occorre indebitare ancor più gli stati
per arricchire i produttori di morte);
q) “esorta l’UE e i suoi Stati membri a schierarsi dalla parte
dell’Ucraina; ricorda che sui campi di battaglia ucraini si
deciderà il futuro dell’Europa” (a morire sono gli ucraini, ma è solo
un dettaglio) e … “sollecita gli Stati membri a fornire più
armi e munizioni all’Ucraina prima della fine dei negoziati (la
lungimiranza di tale posizione passerà alla storia!) poiché … se
l’UE dovesse cessare di sostenere l’Ucraina e questa dovesse arrendersi, la
Russia invaderebbe altri paesi, compresi … i membri dell’UE; e dunque
… invita gli Stati membri, i partner internazionali e gli alleati NATO
a revocare tutte le restrizioni all’uso delle armi occidentali fornite
all’Ucraina contro obiettivi in territorio russo (fortuna vuole che
tutto ciò non porterà mai alla vittoria dell’Ucraina, poiché in caso contrario
la Russia userebbe l’arma atomica, ponendo fine alla vita di tali pericolosi
individui, ma ahimè anche alla nostra e fors’anche a tutto il genere umano: è
solo un’ipotesi, certo, ma non c’è verso che venga in mente a costoro!) … ma
ecco uscire dal canestro il coniglio risolutivo … per la soluzione
pacifica, che deve basarsi sull’indipendenza, la sovranità e
l’integrità territoriale dell’Ucraina, sui principi del diritto internazionale,
sulla responsabilità per i crimini di guerra e di aggressione, e sul pagamento
di indennizzi da parte della Russia per i danni causati in Ucraina, esorta l’UE
e i paesi membri a fornire all’Ucraina solide, future garanzie di sicurezza”.
A questo punto il rischio di stramazzare al suolo diventa reale.
r) “chiede un aumento significativo del finanziamento del sostegno
militare all’Ucraina, la rapida adozione del pacchetto di aiuti militari, il
più grande di sempre; invita gli Stati membri dell’UE a destinare almeno lo
0,25 % del loro PIL agli aiuti militari per l’Ucraina; condanna il veto imposto
da uno Stato membro al funzionamento dello strumento europeo per la pace[7] (cioè condanna uno
stato membro, vale a dire l’Ungheria, che ha chiesto di fare la pace non la
geurra, incredibile!); invita gli Stati membri dell’UE, insieme ai loro
partner del G7, a confiscare immediatamente tutti i beni russi congelati per
sostenere i prestiti all’Ucraina: i neuroparlamentali, in sostanza,
invitano ad aggredire la Russia senza informare i cittadini. Che sia mai
violare la Costituzione e dichiarare guerra a un paese che non ci ha mai
minacciato, né sparato contro o invaso, ma anzi garantiva energia a buon
mercato per la nostra economia. Che sia mai!
s) “ribadisce l’importanza della cooperazione tra l’UE e la NATO, dal
momento che la NATO rimane, per gli Stati che ne sono membri, un pilastro
importante della difesa collettiva. Ora, la circostanza che gli Usa non
siano d’accordo è solo un’inezia, non c’è necessità di ricordarlo;
t) “chiede la creazione di una “flotta aerea dell’UE di risposta alle
crisi”, … messi a disposizione degli Stati membri per gli interventi dell’UE,
per il trasporto di …truppe (il comando verrà dato a qualcuno, ma non c’è
bisogno di indicare a chi, un altro dettaglio);
u) “insiste sulla necessità che UE e Regno Unito offrano garanzie di
sicurezza per l’Ucraina e diventare partner più stretti in materia di sicurezza
… di condivisione delle informazioni, … manipolazione delle informazioni e
ingerenze straniere … (tradotto: occorre controllare i servizi altrui e
reprimere il dissenso!)
v) “creazione di un mercato unico europeo della difesa… frammentazione e
mancanza di competitività dell’industria europea limitano la capacità di
assumersi maggiori responsabilità quale garante della sicurezza; il “mercato
della difesa” implica il riconoscimento … di un’applicazione … coerente delle
politiche pubbliche dell’UE; … la preferenza europea dovrebbe essere
l’obiettivo del “mercato” unico collegando strettamente la territorialità e il
valore aggiunto generato nel territorio”. Ecco finalmente abbiamo
capito, i paesi europei, più il Regno Unito, prendano atto – Rheinmetall è lì
che aspetta da 80 anni – il militarismo tedesco è resuscitato, la storia va
avanti, anzi torna indietro!
z) accoglie con favore il piano “ReArm Europe” proposto il 4
marzo 2025 dalla presidente della Commissione; sostiene l’idea secondo cui gli
Stati membri dell’UE devono aumentare i finanziamenti per la difesa e la
sicurezza portandoli a un nuovo livello; osserva che alcuni Stati membri hanno
già aumentato la spesa per la difesa al 5 % del PIL (in sostanza,
alcuni paesi hanno già tagliato il loro già declinante welfare, cosa aspettano
gli altri farlo?);
za) “reputa opportuno modificare i piani nazionali per la ripresa e la
resilienza (rieccoci!) per lasciare spazio a nuovi finanziamenti per la
difesa; chiede che gli investimenti in questione rispondano sia alle
vulnerabilità della capacità militare … consentendoci di combattere le minacce
ai nostri valori, sicurezza … e modello sociale (incredibile, che faccia
di tola!, mentre propongono di dirottare le misere risorse di cui
disponiamo, essendo tutti pieni di debiti, a favore di una guerra fabbricata a
tavolino, affermano che in assenza dovremmo rinunciare al quel modello sociale
che loro stessi stanno frantumando, che doppia faccia di tola!);
zb) “esorta gli Stati membri a istituire una banca per la difesa, la
sicurezza e la resilienza (e daje!) … per fornire prestiti a
basso interesse … e sostenere … il riarmo, la modernizzazione della difesa, la
ricostruzione in Ucraina (perché mai gli europei dovrebbero pagare per
una guerra che non hanno voluto, Dio solo lo sa, e dunque non lo sanno nemmeno
gli eurointossicati) e il riacquisto di infrastrutture critiche
attualmente di proprietà di paesi terzi ostili; … In realtà, si tratta di
far crescer debiti, debiti e poi debiti, a perenne beneficio delle corporazioni
finanziarie e dei produttori di armi, che ormai non si nascondono nemmeno più;
zc) “incarica la Commissione di trasmettere la risoluzione al
Consiglio, alla Banca europea per gli investimenti, ai governi e parlamenti
degli Stati membri (il nostro umile auspicio, che temiamo destinato
alla sconfitta, è che parlamenti e principalmente i popoli dei paesi membri si
mobilitano per demolire tale mortifera impalcatura.
3. Ora, se gli Stati Uniti prendessero le distanze dalla Nato o decidessero
uno sganciamento dall’Europa, de facto (riducendo le risorse) o de jure,
due sarebbero le ipotesi: a) rafforzamento del percorso di costruzione di
uno Stato Europeo (quella mitologica Federazione Europea che
continua religiosamente a sopravvivere nella mente degli
stipendiati politici, giornalisti, accademici/burocrati, e in generale
degli euroinomani del Sud Europa, a dispetto delle evidenze:
le oligarchie europee che contano (non le comparse politiche che nulleggiano nel
nulla) mai hanno inteso costruire una Federazione europea e mai la
costruiranno, perché è contro i loro interessi (necessitando dell’abominevole principio
di solidarietà) e perdipiù è assente il sottostante, quel popolo
europeo che agita politici evanescenti come il gas naturale o ex
studenti Erasmus scopritori di birrerie barcellonesi; b) la seconda ipotesi è
il risorgere delle divisioni tra le nazioni europee, una prospettiva benedetta
da dio, che rappresenterebbe tutt’altro che un male, occasione unica per
recuperare la nostra sovranità istituzionale e monetaria, battere il
neoliberismo globalista e restituire ai nostri figli la speranza di una società
più libera (dai bisogni) e più giusta. In parallelo, dopo l’implosione della
tossica impalcatura neuro-inomane (scomparsa dell’euro e
controllo sul movimento dei capitali), i paesi membri potrebbero lavorare a
una confederazione europea, su basi democratiche e volontarie,
all’insegna dei principi del controllo pubblico della ricchezza e dei bisogni
essenziali dell’individuo. Si tratta di un percorso che richiede un sussulto
reattivo, ma non tutto è perduto per chi opera guardando il percorso dell’uomo
nella storia.
4. Se infine qualcuno ritenesse che la recente strategia trumpiana di far
la pace con la Russia e prendere le distanze dall’Europa non rispondesse ad
alcuna logica, ne avrebbe piena legittimità. Eppure, una logica esiste sempre.
Proviamo a indicarne una, tenendo presente che gli imperi non scompaiono per
scelta deliberata, ma solo se costretti. Secondo una linea di pensiero, D.
Trump intende por fine alla guerra in Ucraina per riconciliarsi con la Russia,
traendone benefici di mercato, ma soprattutto per provare a separarla dalla
Cina, vera sfidante dell’impero unipolare, o preteso tale. Ora, è noto che la
saldatura Mosca-Pechino non è un’alleanza militare (del genere Nato), ma una
consonanza di interessi strategici, economici ed energetici, impreziosita dalla
comune necessità di tenere a bada l’espansionismo americano.
Gli Stati Uniti, dopo aver tentato, tramite l’Ucraina, di dissanguare e
frammentare la Russia, per depredarne le immense risorse, avrebbero preso atto
che la guerra è persa. Trump incolpa di ciò l’amministrazione Biden, ma in
realtà, è l’impero come tale ad aver fallito. Quella strategia era iniziata ben
prima di Biden. Al tempo del colpo di stato a Kiev (2014) il Presidente era
Obama, e dopo di lui Trump 1.0 aveva armato l’Ucraina allo stesso fine.
L’impero persegue gli obiettivi di sempre, l’espansione di potere estrattivo
senza limiti di spazio e quantità. Che ci riesca o meno è per fortuna dubbio,
ma così è.
Ora, per contenere la Cina (farla implodere, occuparla con la finanzia
neocoloniale, fermarne l’ascesa con un conflitto fino all’ultimo taiwanese o
in altro modo), occorre indebolirla (direttamente, con dazi e minacce, dirette
o indirette) e sottraendole alleati fedeli e potenti. E qui entra in gioco la
Russia, che anche con la pace in Ucraina resta pur sempre un paese ostile
insieme al Sud Globale, e dovrebbe dunque restare impaludata in
Ucraina, mentre i costi di tale impaludamento – essendo gli
Stati Uniti in un mare di guai finanziari – andrebbero sostenuti da altri. Ai
funzionari eurotossici senza anima e testa non viene certo in
mente che gli altri sono gli europei, che rimarranno asserviti
e depredati per generazioni, per servire un impero che cerca di sfuggire a un
declino inevitabile, ma ahimè non immediato. I paesi europei si lasceranno
dunque dissanguare per contenere l’inesistente minaccia russa e consentire alla
patologia unipolare di alimentare il sogno velleitario di destrutturare e
disarticolare la Repubblica Popolare di Cina.
Tale strategia richiede il deferimento all’UE (e al Regno Unito, il solo
paese che è cosciente di quel che fa) dell’onere di preservare la Nato, che non
è destinata alla scomparsa, ma a servire in forma aggiornata gli interessi
imperiali. La cecità e la complicità di chi decide è sotto gli occhi di tutti.
A tale riguardo, fa sorridere la timida, tardiva e sterile scoperta della
Presidente del Consiglio G. Meloni che l’Europa si è un po’… persa[8], mentre tace
misteriosamente sulle signorili imprese dell’impero statunitense
uscito di testa che vuole annettersi la Groenlandia (dove dispone già di
basi militari), intende aggredire l’Iran (sulla base di quali norme
internazionali, per quale ragione di sicurezza, trovandosi a 20.mila km di
distanza … noi sospettiamo la ragione, ma lasciamo il quesito aperto), che è
complice del terrorismo di Israele contro il popolo palestinese, che impone
tariffe doganali a tre quarti dell’umanità, perché oggi il libero commercio non
conviene più, riducendo in brandelli l’OMC[9], il sistema delle
Nazioni Unite e via dicendo, mentre la Macchina della Propaganda si occupa di
farfalle.
Washington, chiunque occupi lo studio ovale, non vuole la pace, ma solo lo
spostamento di qualche grado longitudinale della linea di contatto Impero-Mondo.
Il rischio per il genere umano, dunque, cambia solo di luogo non di senso.
Dell’Ucraina, dei suoi interessi e della vita di quella gente, così come di
palestinesi, taiwanesi, libanesi, siriani e via dicendo, ai padroni del
mondo importa ben poco.
Solo una riscossa democratica – irrorata dall’indignazione, primo
ineludibile sentimento reattivo insieme a consapevolezza e lucidità – potrà
fare la differenza. Tutti possono contribuirvi, a modo loro e secondo le loro
forze. Coraggio!
[1] https://www.europarl.europa.eu/plenary/en/texts-adopted.html
[2] https://pagellapolitica.it/articoli/errore-verdi-voto-favore-rearm-europe
[3] https://scenarieconomici.it/italia-quarta-potenza-corriere-della-sera-16-maggio-1991/
[4] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html
[5] https://www.bbc.com/news/world-europe-26079957
[6] L. O’Rourke,
Covert Regime Change: America’s Secret Cold War, Cornell University Press, 2018
[7] https://www.consilium.europa.eu/it/policies/european-peace-facility/
[8] https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/03/28/meloni-da-ragione-a-vance-sullue-usa-primo-alleato_76593664-b097-4b70-8c0b-d805a8b83b67.html
[9] Organizzazione
Mondiale del Commercio