martedì 20 novembre 2018

LETTERA DAL CARCERE ai genitori - Frei Betto





Ai Genitori
(…) Il coraggio con cui voi affrontate la realtà e la vostra fiducia nell’avvenire mi danno molto coraggio. A volte, fra me e me, mi dispiaccio di darvi tanta preoccupazione. Poi, mi accorgo che si tratta di un’altra cosa, cioè del desiderio naturale che tutti abbiamo di ottenere la libertà.
Ma che cos’è la libertà? Ecco una domanda che mi pongo frequentemente. C’è la libertà garantita dal denaro e dal lavoro altrui; c’è la libertà dell’uomo che trova se stesso nell’atto di donarsi, del servizio. Saranno stati liberi i grandi uomini come Cesare o Napoleone, solo perché non dovevano obbedienza a nessuno? Gesù Cristo e Francesco d’Assisi, che scelsero il cammino del sacrificio, del servizio al prossimo, dell’obbedienza totale, furono liberi? Il filosofo Marcuse, in uno studio sulla libertà nel mondo attuale, afferma che negli Stati Uniti, Paese considerato nell’Occidente come prototipo della libertà, quasi non esistono uomini liberi. L’alto livello di organizzazione sociale, raggiunto attraverso uno sviluppo tecnico spaventoso, dove l’uomo è condizionato dalla macchina, fa sì che il sistema industriale e statale eserciti un potente controllo su ogni individuo. Le scelte che l’americano medio deve fare sono molto ridotte. Sceglie un tipo di automobile, un orario di viaggio, un film o una cassetta di birra. Ma ha poche possibilità di scegliere un’altra maniera di vivere al di fuori dell’”American way of life”. E’ carente specialmente di contenuto spirituale (benché possieda abitudini e sentimenti religiosi ben radicati) e di obiettività filosofica. Non si interroga circa la sua esistenza e molto meno cerca di modificare il suo status, anzi si preoccupa di propagarlo. Il risultato della libertà americana lo conosciamo dai giornali: la persistenza di un contagio che si estende ne Sud-est asiatico (Vietnam, Laos, Cambogia, per non parlare del Medio Oriente); il record mondiale nel consumo di tossici; l’erotismo sfrenato; le produzioni artistiche sprovviste di qualunque messaggio costruttivo (vedi i film di Hollywood dove si insegna solo a bere Coca Cola); la disintegrazione razziale ecc. Questa libertà tecnologica è stata molto ben criticata da Aldous Huxley nel suo libro Brave New World.
Molto meno ancora si può parlare di libertà nei regimi personificati da un Hitler o da uno Stalin dove tutto il potere emana dallo stato ed è esercitato esclusivamente in suo nome. Dove il popolo è collocato al margine del processo politico, e i dissidenti sono spediti in prigione, banditi dalla società o uccisi dalla polizia.
La gravità di questi fenomeni risiede nel fatto che lo stato può togliere o restringere la libertà; non può mai darla. Perché la libertà è qualcosa che si conquista e per la quale gli uomini dovranno sempre lottare, anche a prezzo della vita.
Credo che la libertà, come conquista sociale, non è ancora nata. Esistono momenti di libertà, spazi di liberta e uomini liberi. La libertà come status storico non è ancora stata raggiunta. La schiavitù ufficiale è stata abolita solo un secolo fa. Ma gli uomini continuano a creare nuovi miti che compensino le loro frustrazioni, nuove forme di soggezione come il colonialismo e l’imperialismo. La stessa struttura sociale in cui viviamo è fondamentalmente coercitiva: fin dai primi mesi di vita abbiamo imparato “ciò che non dobbiamo fare”, siamo soggetti a leggi repressive, vediamo in ogni angolo di strada un agente di polizia. La situazione è talmente aggravata dalla struttura sociale che molti uomini, pur avendo la possibilità di essere liberi, non sanno cosa farsene della libertà.
Un secolo fa l’uomo cominciò a scoprire se stesso per mezzo della psicologia, della sociologia e della biologia. Siamo ancora troppo protesi “al di fuori”. La ricchezza psichica e spirituale che esiste nell’uomo è stata finora molto poco sfruttata. Credo che arriveremo alla vera libertà solo quando arriveremo a quella tappa dell’evoluzione che Teilhard De Chardin chiama “noosfera”, la sfera dello spirito. Certamente lo spirito sarà l’ultima grande scoperta dell’umanità. Allora saremo liberi, perché la libertà esisterà soprattutto dentro di noi.
La testimonianza degli uomini liberi ci fa credere nella libertà e desiderarla. Una libertà che sboccia e si irradia dal di dentro. Nessun carcere è capace di distruggerla. Questa testimonianza io l’ho avuta dai compagni di prigione, dai bambini, dai poeti, dai santi e dai poveri. Sono persone che le sbarre non riescono a imprigionare. Parlano con gli occhi, comunicano col silenzio, si impongono con la serenità. Sono i profeti dello spirito che sanno captare le rotte della Storia. Questi sono gli uomini veramente pericolosi, che devono essere temuti da tutti coloto che non vogliono ascoltare la parola libertà, e molto meno ammettere che esista.
E’ molto naturale che io, nella mia condizione di prigioniero, parli di libertà. Proprio perché ogni giorno la scopro dentro di me, tra i miei compagni, e ne percepisco il prezzo (…).
“…Così come la malattia ci porta a riconoscere il valore della salute, la prigione ci rivela il valore della libertà”.

“…Il borghese può capire il cristianesimo solo come morale individualista perché gli interessa mantenere lo status quo (che egli, fra l’altro, chiama cristiano), come se il cristianesimo costituisse una forza di resistenza alla dinamica della Storia. Il povero invece, per la struttura della sua mentalità, è il più idoneo a ricevere e vivere il Vangelo, perché nulla lo lega al “qui, adesso”. Egli è pieno di speranza, di attesa, di volontà di cambiare, ed è capace come nessun altro di sacrificio, servizio e amore, proprio a causa della sua libertà interiore. Dobbiamo però presentargli un cristianesimo che sia “prassi” e non corpo di dottrine e di abitudini liturgiche. Chi si converte non può continuare ad agire alla maniera di prima”. 

Carcere di S Paolo, 23/03/1970

Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto

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