martedì 16 aprile 2019

Governi vigliacchi contro chi rivela i loro crimini - Daniele Archibugi




L'arresto di Assange. Occorre difendere Julian Assange per proteggere le nostre libertà. I giornalisti e gli editori mostrino coraggio e scioperino a difesa di un loro collega. Se avessero tenuto fede alla propria natura democratica, i governi lo avrebbe dovuto ricoprire di encomi perché il meccanismo da lui creato rende più facile individuare i reati di chi, incaricato di agire nell’interesse pubblico, opera contro i cittadini

Julian Assange è responsabile di una sola cosa: aver permesso, tramite WikiLeaks, di esporre i segreti custoditi dai governi finalizzati a spiare, spremere e opprimere i loro stessi cittadini. Se avessero tenuto fede alla propria natura democratica, i governi lo avrebbe dovuto ricoprire di encomi e di premi, perché il meccanismo da lui creato rende più facile individuare i reati di chi, incaricato di agire nell’interesse pubblico, opera contro i cittadini.
Un governo democratico dovrebbe incoraggiare la trasparenza e proteggere gli organi di stampa che la promuovono giacché la trasparenza è fondamentale per combattere corruzione, abusi di potere e crimini di guerra. Al contrario, chi espone pubblicamente le malefatte e i delitti del regime, viene perseguitato e accusato di essere una spia e un traditore.
I governi – siano essi alleati o rivali – si ritrovano oggi stretti in una Santa Alleanza contro gli insubordinati che hanno il coraggio di mostrare pubblicamente i loro crimini. La perenne persecuzione di disobbedienti come Edward (ora Chelsea) Manning, Edward Snowden e Assange, è funzionale per evitare di essere rendicontabili. Chi comanda può avere indulgenza nei confronti dei whistleblower (gli spifferatori) che denunciano i misfatti compiuti dai privati, ma quando è il loro stesso operato ad essere esposto, diventano spietatamente vendicativi.
Già nel 2012 la civilissima Svezia aveva incriminato Assange con l’accusa infamante di violenza sessuale senza che le presunte vittime fossero disposte a confermare le accuse. Assange si è dichiarato pronto a farsi processare per questi crimini, a condizione che le autorità svedesi si impegnassero a non estradarlo negli Stati uniti, una assicurazione che non è mai pervenuta, confermando che l’obiettivo della Svezia non era perseguire un presunto stupratore, ma fare un favore agli americani.
Quando Stoccolma ha fatto decadere le accuse, Assange non ha potuto riacquistare la propria libertà perché sospettava che il governo inglese lo volesse svendere agli Stati uniti. Rintanato nell’ambasciata londinese del minuscolo stato di Ecuador, si è aggrappato al destino politico del Presidente uscente Rafael Correa.
Caduto questo ultimo baluardo, il nuovo Presidente Lenín Moreno ha ben presto deciso di liberarsi dell’ingombrante fardello, certo di ottenere la benedizione americana. Il governo ecuadoregno, dopo essersi tenuto un richiedente asilo per sette anni, ne ha consentito il sequestro, il governo Sua Maestà Britannica ha dimostrato di essere telecomandato da una potenza straniera. Il diritto internazionale è palesemente rimpiazzato dalla legge del più forte.
Theresa May, pronta a rinforzare l’asse strategico Anglo-Americano per il dopo Brexit, non ha aspettato un minuto: solo dopo aver sequestrato Assange, il governo inglese ha confermato ciò che fino a ieri nessuno voleva dire, ossia che c’è una richiesta di estradizione da parte degli Stati uniti.
Con una faccia di bronzo, Theresa May ha dichiarato che “nessuno è sopra la legge”, senza che abbia detto quali siano i crimini di cui è sospettato. Solo il Giudice della Southwark Crown Court Michael Snow, che sembra debba pronunciare la sentenza il prossimo mese, ha finalmente trovato un capo di accusa, ossia avere “il comportamento di un narcisista che non può andare oltre il proprio interesse egoistico”.
Possibile che la giustizia inglese, uno dei più antichi sistemi liberali, non si renda conto di quanto ridicole siano queste accuse? La verità è che i governanti che vogliono avere le mani libere e per farlo devono punire duramente chi ha il coraggio di dire “il re è nudo!”.
Sorprende in queste ore quanto siano deboli le voci di chi si erge a difendere Assage e la libertà di stampa. I governi europei stanno ancora tutti zitti per paura di incrinare relazioni diplomatiche incerte. Sono ancora assenti le reazioni sdegnate degli intellettuali e le manifestazioni dei partiti politici e dei sindacati.
L’unico paese che ha avuto il coraggio di dire qualcosa è stato il meno autorevole, la Russia di Putin, che ha sulla coscienza una lunga strage di giornalisti e oppositori. Il nuovo sovranismo si scaglia compatto contro chi gli toglie la maschera: guai eterni a chi osa esporre il volto feroce del potere.
Occorre invece difendere Julian Assange per proteggere le nostre libertà. I giornalisti e gli editori mostrino coraggio e scioperino a difesa di un loro collega. Hanno la possibilità di usare i propri strumenti per mettere all’indice le persone di governo, i magistrati, gli avvocati, gli agenti segreti e i poliziotti che agiscono a difesa degli abusi di potere. Se non la combattiamo da soli, la Santa Alleanza dei governi continuerà in grande segretezza a fare i propri comodi calpestando le nostre libertà.

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