sabato 20 aprile 2019

Messaggio dell’EZLN nei 100 anni dell’assassinio del Generale Emiliano Zapata



I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
Aprile 2019
Ai famigliari ed amici di Samir Flores Soberanes:
All’Assemblea della Resistenza di Amilcingo:
Al Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell’Acqua Morelos-Puebla-Tlaxcala:
Al Congresso Nazionale Indigeno:
Al Consiglio Indigeno di Governo:
Alla Sexta nazionale e internazionale:
Alle Reti di Appoggio al CIG e Reti in Resistenza e Disobbedienza:
A chi lotta contro il sistema capitalista:
Sorelle e fratelli:
Compagni e compagne:
Vi scrive il Subcomandante Insurgente Moisés a nome delle donne, degli uomini, dei bambini e degli anziani zapatisti. La parola che vi mandiamo è collettiva e spetta a me scriverla come portavoce dell’EZLN.
Dalle montagne del sudest messicano arriva oggi alle degne terre di Emiliano Zapata e dei suoi successori – come lo era ed è Samir Flores Soberanes, nostro fratello e compagno di lotta in difesa della vita – l’abbraccio che non è solo mio ma di tutti i popoli zapatisti tzotzil, chol, tojolab, zoque, mam, meticci e tzeltal.
Sorelle e fratelli, noi zapatiste e zapatisti dell’EZLN vi mandiamo questo abbraccio perché vi rispettiamo ed ammiriamo.
Non abbiamo potuto essere presenti lì con voi come avremmo voluto. La ragione è molto semplice ed ha la bandiera del malgoverno. Perché nelle nostre montagne e valli è aumentata la presenza militare, poliziesca, paramilitare, di spie ed informatori. Sono riapparsi i sorvoli di aeroplani ed elicotteri militari ed il passaggio di veicoli blindati, come ai tempi di Carlos Salinas de Gortari, di Ernesto Zedillo Ponce de León, tutore politico dell’attuale titolare dell’Esecutivo, di Vicente Fox Quesada dopo il tradimento degli Accordi di San Andrés, dello psicopatico Felipe Calderón Hinojosa e del ladro in doppio petto Enrique Peña Nieto. La stessa cosa, ma ora con più frequenza e maggiore aggressività.
Pattugliamenti e sorvoli non seguono le rotte del narcotraffico, né quelle delle lente carovane delle sorelle e fratelli migranti che fuggono da una guerra che ci si rifiuta di chiamare col suo nome… per raggiungerne un’altra che si nasconde dietro un governo federale tutto chiacchiere e cialtroneria. No, questa minaccia di morte percorre per aria e terra le comunità indigene che vogliono mantenersi in resistenza e ribellione per difendere la terra, perché in lei sta la vita.
Ora, inoltre, membri dell’Esercito Federale e dell’Aeronautica si addentrano nelle montagne e compaiono nelle comunità dicendo che sta arrivando la guerra e che stanno solo aspettando ordini “dall’alto”. E qualcuno si fa passare per quello che non è e né sarà mai, perché dice di conoscere i presunti “piani militari” dell’EZLN. Forse ignorando che l’EZLN dice quello che fa e fa quello che dice… o forse perché il piano è montare una provocazione e poi incolpare l’EZLN. Lo stesso metodo di Ernesto Zedillo Ponce de León e del suo lacchè Esteban Moctezuma Barragán, oggi incaricato di aggredire il magistero democratico.
Nei fatti, in tutto questo, il malgoverno attuale è come i suoi predecessori. Ma adesso cambia la giustificazione: oggi la persecuzione, le minacce e l’attacco alle nostre comunità è “per il bene di tutti” e si fa sotto la bandiera della cosiddetta “IV Trasformazione”.
Ma non è di questo che vogliamo parlarvi. Dopo tutto, qualunque denuncia viene screditata perché, secondo il Potere Esecutivo Federale, la realtà rientra nella categoria “radicale di sinistra conservatrice” che vuol dire che chiunque non sia prezzolato ed osi criticare il governo supremo (…), sarà impallinato dalle sue milizie sui social network che sono “moderni” solo perché il loro fanatismo è digitale, ma utilizzano gli stessi argomenti di chi applaudiva ed applaude gli eccessi delle varie tirannie nel mondo, ed ai quali si potrebbero ripetere le parole di Emiliano Zapata Salazar: “L’ignoranza e l’oscurantismo in tutti i tempi non hanno prodotto altro che greggi di schiavi per la tirannia”.
Quello che sta succedendo in queste terre chiapaneche, è quello che stiamo subendo da  oltre 25 anni. E ripetiamo quello che abbiamo già detto: là in alto sono la stessa cosa… e sono gli stessi. E la realtà toglie loro il trucco con cui vogliono simulare il cambiamento.
Sorelle e fratelli:
Compagni e compagne:
Quello che vogliamo dirvi, rimarcare, è quanto sia grande la vostra resistenza.
Non solo per innalzarla a simbolo quando quelli di sopra celebrano un tradimento: l’assassinio di una persona di nome Emiliano Zapata Salazar, e che fallì nel tentativo di fermare una causa, quella che oggi vive in molte sigle in tutto il territorio di questo che ancora chiamiamo Messico: lo zapatismo.
Questa causa è di ispirazione per ogni persona onesta nel mondo, perché la lotta è per la vita. Non è una scommessa per denaro, poltrone, regali. È per le generazioni che non verranno se trionferà la superbia del Prepotente e le comunità saranno distrutte.
Per questo la vostra lotta non solo merita di essere salutata ed appoggiata, dovrebbe anche essere replicata in tutti gli angoli del pianeta dove, sotto la bandiera del cosiddetto “ordine e progresso”, si distrugge la natura ed i suoi abitanti.
Ci sono volte in cui le cause si concretizzano in una persona, uomo, donna o otroa. Ed allora questa causa prende nome, cognome, luogo di nascita, famiglia, comunità, storia. Come per Emiliano Zapata Salazar, è il caso anche del fratello e compagno Samir Flores Soberanes che hanno cercato di comprare, farlo arrendere, convincerlo ad abbandonare i suoi ideali. Lui non ha ceduto, per questo l’hanno assassinato. Perché non si è venduto, perché non si è arreso e perché non ha ceduto.
Chi si è sentito sollevato dal suo assassinio e poi ha realizzato una “consultazione” per burlarsi così della tragedia, pensava che tutto sarebbe finito lì; che la resistenza contro il megaprogetto, criminale come tutti i megaprogetti, si sarebbe spenta insieme alle lacrime che l’assenza dal fratello e compagno ha strappato.
Si sono sbagliati, come si sbagliarono Carranza e Guajardo quando credettero che Zapata finiva a Chinameca.
L’attuale governo federale si sbaglia di grosso quando, ostentando la sua ignoranza della storia e della cultura del paese che dice di “comandare” (il suo libro di testo non è “Chi governa” ma “Chi comanda”), pretende di accostare Francisco I. Madero ad Emiliano Zapata Salazar. Perché, così come Madero volle comprare Zapata, il malgoverno voleva comprare Samir e le comunità che resistono, con aiuti, progetti ed altre menzogne.
Le comunità e Samir hanno risposto con il loro lavoro di resistenza, cosa di cui Emiliano Zapata sarebbe orgoglioso, il quale diceva che non lo si comprava con l’oro e che qui (nelle terre di Morelos) c’erano ancora e ci sono uomini – noi aggiungiamo “e donne ed otroas” – con dignità.
Non sono nuove nemmeno l’ignoranza e la superbia che caratterizzano l’attuale capo del malgoverno. Come non è nuovo che abbia una corte di adulatori. Un gruppo di svergognati che adattano la storia al piacere del tiranno e lo presentano come il meglio di tutti tempi. Lo applaudono e, con ossequio senza riserve, ripetono tutte le sciocchezze che gli escono di bocca. Lui ha decretato la fine del neoliberismo e la sua corte sistema numeri, fatti, progetti per nasconderli dietro lo scenario della cosiddetta “Quarta Trasformazione” che altro non è che la continuazione e acutizzazione della tappa più brutale e sanguinaria del sistema capitalista.
In aggiunta, il gruppo di adulatori che il tiranno attira a sé, si completa con lacchè di ogni tipo e condizione che si prodigano, ed ammazzano, per soddisfare i desideri manifesti o presunti del boss di turno.
Per questo il titolare dell’esecutivo non deve ordinare di uccidere, far sparire, denigrare, calunniare, imprigionare, licenziare, confinare chi non gli mostra adorazione.
Basta che sul palcoscenico o sui mezzi di comunicazione o sui social network eserciti quello che egli chiama “diritto di replica”, perché i lacchè trovino il modo di soddisfare i desideri del loro padrone e signore.
Ma tutti i tiranni tremano quando si innalza una causa che, come la vostra – che è la nostra – è giusta e umana.
Pensano che assassinando leader e volti noti, le cause muoiano con loro.
Non sappiamo chi ha ucciso il compagno Samir. Sappiamo chi lo ha segnalato. Chi, con voce stridula e isterica lo ha indicato affinché poi sicari, ansiosi di piacere al capo delle forze armate federali, compissero la sentenza data dal palcoscenico trasformato in tribunale.
Non c’è stato “diritto di replica” per Samir Flores Soberanes, né c’è per i popoli che si oppongono al progetto di morte chiamato “Proyecto Integral Morelos”, megaprogetto che significherà solo profitti per i grandi capitalisti le cui sedi stanno in Italia e in Spagna a cui si domanda di chiedere perdono per la conquista iniziata 500 anni fa e che ora il malgoverno continua a portare avanti.
Ma questo già lo sapete, sorelle, fratelli, compagni, compagne. Ma lo ripetiamo per la rabbia che ci fa l’assassinio di Samir e la superbia di chi là in alto crede di comandare quando neppure governa.
Ci fa arrabbiare che per quelli di sotto ci sia solo il disprezzo delle elemosine mascherate da programmi assistenziali o le minacce per non piegarsi, e che per quelli di sopra, che sono quelli che poi tradiranno chi oggi accarezzano, ci siano sorrisi, brindisi e dichiarazioni rassicuranti.
Compagni e compagne:
Sorelle e fratelli:
Sappiamo anche che questo, come i precedenti malgoverni, vuole sequestrare l’immagine di Emiliano Zapata Salazar affinché, con la sua morte, muoia anche la difesa della terra che come noi, i popoli originari, invita alla vita.
E sappiamo la cosa più importante, ciò che in realtà conta: noi popoli originari andremo avanti con la ribellione e la resistenza.
Non importa che ci chiamino “conservatori” o, come 100 anni fa gli zapatisti dell’Esercito Liberatore del Sud, “banditi”.
Come i precedenti, il malgoverno attuale ed i suoi “moderni” lacchè possono dirci tutto quello che vogliono.
La nostra parola e silenzio sono più grandi delle sue grida isteriche.
La lotta zapatista continuerà a vivere, i popoli originari continueranno a vivere.
Nelle città e nelle campagne di tutto il pianeta si solleva la lotta anche di gruppi, collettivi ed organizzazioni di donne, coloni, artisti, giovani, scienziati, lavoratori, impiegati, insegnanti, studenti, otroas.
Non importa la sua dimensione, ma la sua fermezza. Con tutti loro, elloas, con rispetto e solidarietà, si solleverà una rete mondiale di disobbedienza e resistenza contro la guerra che, se il capitalismo vincerà, significherà la distruzione del pianeta.
I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.
In questo pensiero e cuore collettivi, rinascerà il mondo oggi agonizzante.
I tiranni di tutti i colori crolleranno insieme al sistema a cui sono asserviti.
E per il mondo ci sarà finalmente vita, come deve essere la vita, cioè, libera.
In attesa di quel momento, non smetteremo di portare in ognuno dei nostri giorni, la vita di lotta di Emiliano Zapata Salazar e di Samir Flores Soberanes.
E nella nostra lotta quotidiana, si farà verità il grido che oggi è la nostra bandiera: Zapata e Samir vivono, e la lotta continua per…
TERRA E LIBERTÀ!
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Moisés.
Messico, aprile 2019
Traduzione “Maribel” – Bergamo


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