martedì 14 agosto 2018

due articoli di Marco Bersani sulla Cassa Depositi e Prestiti


Per uscire dalla crisi, riprendiamoci la Cassa! - Marco Bersani

Proviamo a fare un esempio. 
Una comunità territoriale, grazie al bilancio partecipativo, sceglie democraticamente le priorità d'intervento tra le opere da realizzare nel proprio territorio. 
Le opere scelte -un asilo nido, un parco, un incubatore d'imprese innovative, la messa a norma degli edifici scolastici, la sistemazione idrogeologica del territorio, la ristrutturazione della rete idrica etc- vengono finanziate attraverso il risparmio dei cittadini depositato in libretti postali e buoni fruttiferi e consegnato alla Cassa Depositi e Prestiti territoriale. 
Poiché questi risparmi hanno un rendimento dell'1%, la Cassa Depositi e Prestiti territoriale potrà finanziare gli interventi con un tasso dell'1,2%.
La comunità territoriale, proprio perché ha partecipato direttamente alle scelte sulle priorità d'intervento e proprio perché le ha finanziate con il risparmio dei propri membri, avrà una naturale propensione a controllare che tempi e qualità delle opere realizzate siano le migliori possibili, evitando di per sé sprechi e corruttele.
Avremmo così ottenuto: un aumento della partecipazione e della democrazia basata sull'autogoverno; la realizzazione di opere che abbiano come finalità l'interesse generale: la possibilità di finanziarne la realizzazione fuori dal circuito speculativo del mondo bancario e finanziario; l'aumento del controllo democratico sulle procedure e i lavori di realizzazione, con la conseguente diminuzione di corruzione e sprechi; un'aumentata coesione sociale.
Un circuito virtuoso che potrebbe avvalersi degli oltre 300 miliardi di risparmi che i cittadini italiani già oggi affidano a Cassa Depositi e Prestiti, ma che vengono utilizzati in tutt'altra direzione e per ben differenti scopi.
Già, perché, dopo oltre 150 anni (1850-2003) di attività basata su una primaria funzione pubblica e sociale (utilizzare il risparmio delle persone per finanziare gli investimenti degli enti locali a tassi agevolati), oggi Cassa Depositi e Prestiti è stata profondamente trasformata nella forma, nella sostanza e negli obiettivi della propria attività.
Dal 2003, sull'onda della dottrina liberista di progressiva privatizzazione del settore bancario-finanziario, è stata trasformata in società per azioni, con l'ingresso nel capitale sociale delle fondazioni bancarie, ovvero dei principali azionisti delle banche private.
Da quel momento, Cassa Depositi Prestiti ha continuato la sua attività di finanziamento degli enti locali, ma a tassi di mercato, come una qualsiasi banca che deve garantire utili e dividendi agli azionisti di riferimento.
Sempre da quel momento il perimetro d'azione di Cassa Depositi e Prestiti si è ampliato a dismisura sino a farla diventare una sorta di “fondo sovrano” non dichiarato che interviene su tutti i settori dell'economia.
Il paradosso attuale è che spesso il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti agli enti locali è finalizzato a fare da leva finanziaria per favorire accelerare la messa sul mercato (la cosiddetta “valorizzazione”) del patrimonio pubblico o la privatizzazione dei servizi pubblici locali attraverso la costituzione di grandi multiutility (i cosiddetti “player” nazionali) collocate in Borsa, che gestiscono acqua, rifiuti ed energia. 
Giungiamo così alla chiusura del cerchio: il risparmio dei cittadini che viene utilizzato per favorire l'espropriazione degli stessi, sottraendo loro territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi pubblici locali.
In un contesto di politiche di austerità, portate avanti con il sapiente utilizzo dello “shock” del debito pubblico come elemento di disciplinamento sociale e di produzione di rassegnazione collettiva, porre un focus su Cassa Depositi e Prestiti e sulla necessità della riappropriazione sociale della stessa, diventa elemento prioritario per smascherare la narrazione dominante basata sul mantra “c'è il debito, non ci sono i soldi”.
Per questo abbiamo voluto produrre questo numero monografico del Granello di Sabbia, interamente dedicato a Cassa Depositi e Prestiti, nel quale ritrovate assemblati molti articoli scritti negli ultimi cinque anni sul tema.
Rileggendoli, è possibile farsi un'idea di cos'è diventata Cassa Depositi e Prestiti dopo la sua privatizzazione e di come, al contrario, potrebbe divenire la leva finanziaria per un altro modello sociale.
Per favorirvi la lettura, abbiamo pensato di sintetizzare qui sotto alcune riflessioni e domande, che mettono in chiaro perché socializzare Cassa Depositi e Prestiti è oggi più che mai necessario.
1. La natura di ‘bene comune’ della Cassa Depositi e Prestiti risulta evidente  dalla semplice considerazione sulla provenienza del suo ingente patrimonio, che per oltre l’80% deriva dalla raccolta postale, ovvero è il frutto del risparmio dei lavoratori e dei cittadini di questo Paese.
Tale natura è del resto anche giuridicamente sostenuta dall’art.10 del D. M. Economia del 6 ottobre 2004 (decreto attuativo della trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni ) che così recita : “I finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti rivolti a Stato, Regioni, Enti Locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, costituiscono ‘servizio di interesse economico generale’“.
2. Il paradosso risiede nel fatto che, mentre si afferma ciò, la Cassa Depositi e Prestiti è stata trasformata in una società per azioni a capitale misto, la cui parte privata è appannaggio delle fondazioni bancarie. Diventa inevitabile la seguente domanda : come possono un ente di diritto privato (tale è la SpA) e soggetti di diritto privato presenti al suo interno, come le fondazioni bancarie, decidere per l’interesse generale?
3.  Pur continuando la Cassa Depositi e Prestiti a mantenere, tra i settori principali delle proprie attività, quello “tradizionale” relativo al finanziamento degli investimenti degli enti pubblici, con la trasformazione in SpA, questa attività deve avvenire assicurando un adeguato ritorno economico agli azionisti
Come recita l’art. 30 dello Statuto della società “ Gli utili netti annuali risultanti dal bilancio (..) saranno assegnati (..) alle azioni ordinarie e privilegiate in proporzione al capitale da ciascuna di esse rappresentato” . E le relazioni societarie annuali  dichiarano con soddisfazione la chiusura dei bilanci con importanti utili netti, nonché il fatto di aver garantito agli azionisti, dall’avvenuta privatizzazione ad oggi, rendimenti medi annui ben superiori al 10%. 
Se l’unità di misura delle scelte di investimento è la redditività economica delle stesse, non diviene evidente il “vulnus” di democrazia rispetto alla loro qualifica di servizio di primario interesse pubblico? 
4.  Cassa Depositi e Prestiti, da ente con primaria funzione pubblica e sociale è nel tempo divenuta una sorta di “fondo sovrano” che agisce ed interviene in tutti i settori dell’economia e della finanza del Paese.
Questa gigantesca trasformazione comporta anch’essa un’ineludibile questione : si può lasciar decidere la strategia industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto, qualunque essi siano, nei settori che appaiono più interessanti e senza vincoli di alcun tipo?
E ancora : se questo è il ruolo attuale della Cassa Depositi e Prestiti, è accettabile che le priorità di intervento nel sistema industriale ed economico del Paese non vengano stabilite nelle sedi deputate (il Parlamento) e che i mezzi per perseguirle escano dal controllo pubblico?
5.  Con la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in SpA si pongono problemi rilevanti di diritto all’informazione e di diritto alla partecipazione alle scelte di destinazione degli investimenti. 
Se infatti per 150 anni la destinazione al finanziamento degli investimenti degli enti locali territoriali era scontata (e tacitamente condivisa dai cittadini “prestatori”), con la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni nasce una questione ineludibile  di democrazia partecipativa: i lavoratori e i cittadini devono avere voce sulla destinazione dei soldi prestati e partecipare all’indirizzo delle scelte sugli investimenti da intraprendere, ad esempio ponendo vincoli di destinazione a finalità sociali ed ambientali degli stessi.
6. In seguito a modifiche statutarie intervenute successivamente alla privatizzazione, il risparmio postale dei cittadini può oggi essere utilizzato anche per il finanziamento di interventi privati. Naturalmente, essendo il risparmio garantito dallo Stato, nessun individuo vede messo a rischio il risparmio individuale depositato. Tuttavia, una riflessione è inevitabile: in caso di finanziamenti di iniziative private che dovessero fallire, la garanzia di copertura dello Stato sul risparmio individuale si tradurrebbe in aumento del debito pubblico (ovvero sarebbe ugualmente scaricata sui cittadini).
Buona lettura
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 35 di Luglio - Agosto 2018: "Fuori dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!  -  Cassa Depositi e Prestiti, una ricchezza collettiva"




Cassa Depositi e Prestiti: dietro lo scontro sulle nomine il fiato corto del governo - Marco Bersani
Lo scontro che si è aperto sulle nomine dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti, e che ha visto protrarsi l'esito per oltre un mese, fino all'accordo di ieri sul nome di Fabrizio Palermo come futuro Amministratore Delegato, è illuminante della situazione in cui si trova il governo Lega-5Stelle. Su quelle nomine si intrecciano infatti diversi conflitti. 
Il primo, palesatosi in questi ultimi giorni, ha visto contrapporsi -fino al rischio di rottura finale- il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria, da una parte, e i due maggiorenti della  coalizione di governo, Salvini e Di Maio, dall'altra. Essendo il primo di profilo “tecnico” e, di conseguenza, fedele guardiano della stabilità dei conti sulla quale sta particolarmente premendo la Commissione Europea, ed essendo i secondi necessitati a trovare in qualunque modo risorse per poter almeno avviare qualcuna delle innumerevoli promesse agitate in campagna elettorale e scritte nel contratto di governo, lo scontro si è palesato sulla qualifica “tecnica” o “politica” della nomina. Ovvero se la scelta spettasse al Ministero dell'Economia o ai partiti della coalizione di governo. La nomina di Fabrizio Palermo -particolarmente caldeggiata da Di Maio- chiude questa prima tappa di questo conflitto, al termine del quale il Ministro Tria -dopo aver raggiunto il punto di rottura- ha portato a casa la nomina di Alessandro Rivera alla Direzione Generale del Tesoro. Le rassicurazioni sulla pace e la concordia che regnano nel Governo, rimbalzate ad uso stampa da tutti i contendenti, sono il segnale di una dicotomia che potrebbe trasformarsi in conflitto permanente.
C'è tuttavia un secondo conflitto legato alle nomine Cdp, poco emerso in questi giorni ma quasi sicuramente destinato ad esplodere in autunno. Questa volta la contrapposizione sarà direttamente fra Lega e 5Stelle. Passata l'ubriacatura elettorale, diventa infatti sempre più evidente come, date le compatibilità promesse e le conseguenti risorse disponibili, il nuovo governo si appresti a varare nel prossimo autunno una Legge di Bilancio in cui tutte le promesse elettorali di cui sopra non solo non potranno essere realizzate, ma neppure accennate.
C'è poco da girarci intorno. Se, aldilà di roboanti dichiarazioni stampa contro le politiche  di austerità, si decide di stare dentro la trappola del debito e dentro i vincoli di bilancio prefissati dall'Unione Europea, il quadro è tanto chiaro quanto desolante: data la frenata della 'crescita' prevista da Banca d'Italia e Fmi, e data la prossima fine -o comunque trasformazione al ribasso- del Quantitative Easing della Bce di Mario Draghi, vanno da subito trovati 8 miliardi anche solo per mantenere la situazione di deficit attuale.
Figuriamoci se, in questo contesto, qualcuno possa anche solo accennare al “reddito di cittadinanza”  grillino o alla Flat Tax leghista.
Lo scontro su Cassa Depositi e Prestiti assumerà i contorni di una guerra fra i due maggiori partiti per vedere chi, riuscendo a mettere le mani sul tesoretto di Cdp, possa almeno provare a scontentare di meno il proprio elettorato rispetto a quello dell'altro.
Perchè una cosa sembra chiara a tutti gli attori in campo: dopo aver sbandierato a destra e a manca l'arrivo della nuova era, sarà difficile continuare ancora a lungo a canalizzare la collera sociale- inventandosi un'emergenza migranti che non esiste- al grido razzista di “prima gli italiani”, se poi quegli stessi italiani chiamati a raccolta non vedono alcun cambiamento concreto delle loro condizioni di vita.
Resta un assordante silenzio che circonda i duelli in corso: quello dei movimenti sociali, delle comunità territoriali e dei Comuni consapevoli, che sull'utilizzo -decentrato, diffuso, partecipativo, finalizzato all'interesse generale- dei 300 miliardi di risparmio postale in pancia a Cassa Depositi e Prestiti saprebbero da subito cosa fare: avviare l'inversione di rotta verso un modello sociale in cui le vite (di chi c'è e di chi arriva) vengano prima del debito, i diritti prima dei profitti, il “comune” prima della proprietà.
Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 35 di Luglio - Agosto 2018: "Fuori dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!  -  Cassa Depositi e Prestiti, una ricchezza collettiva"




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