Storia di sangue all’alba. Muore Bakari Sako nel silenzio di tutti - Marianeve Santoiemma
Sì, è l’alba del 9 maggio, il giorno prima di San Cataldo, patrono della
città, “amante dei forestieri” . Taranto dorme ancora …e Bakari Sako, con la
sua bicicletta attraversa la città, fermandosi in piazza Fontana , nel borgo
antico, forse per un caffè, pronto per affrontare l’ennesima giornata di
lavoro, magari col pensiero alla famiglia in Mali, forse pensando alla prossima
paternità…
Bakari ed i suoi passi verso il futuro fatto di fatica, molta, solitudine,
spesso, ma anche della grande stima di cui gode da parte di chiunque lo abbia
incontrato nel suo cammino in Italia, a Taranto.
Bakari ha il mare di fronte, i palazzi, le strade vuote. È l’alba, la sua
ultima, ma non lo sa. Bakari va solo al lavoro, come ogni mattina, lontano
dalla sua terra, col suo piccolo peso silenzioso, fatto di sacrifici, rinunce,
speranze, uno straniero, un immigrato, uno in regola, uno dei tanti ragazzi
onesti, uno di quelli che continua a credere nell’esistenza di un posto nel
mondo anche per lui, un angolo di pace per la sua famiglia.
Aspetta con ansia di diventare padre.
Ma improvvisamente
qualcuno lo aggredisce, qualcuno lo uccide, qualcuno sta a guardare mentre
chiede aiuto, qualcuno non lo soccorre… tutti coinvolti. Tutti colpevoli.
L’assassino? Gli assassini?
Ancora poco chiaro è “chi e perché” abbia agito uccidendo Bakari, resta chiara
invece l’unica certezza al momento, ed è che un branco di bestie, minorenni e
maggiorenni, non ha importanza, cresciuti in un contesto di miseria umana, di
degrado infinito, di cui l’Italia intera deve farsi carico, ha ucciso un ragazzo
buono, un lavoratore onesto, una persona che andava a guadagnarsi da vivere.
Si, l’ Italia intera ha ucciso Bakari, perché Taranto non è la citta dei
mostri, pare 6 ragazzi, stando alle ultime notizie.
L’Italia è Taranto, oggi, è un paese in cui proprio alcuni esponenti di una
becera politica, di una stampa asservita, in cui si permette di parlare di
remigrazione, in cui si fanno passare messaggi sullo straniero da cacciare, da
rimandare al suo paese.
Tutti siamo responsabili di questi 6 mostri, nessuno si senta escluso.
Le istituzioni, tutte, portano sulla coscienza questo delitto, una tragedia
umana che fa vergognare L’Italia intera, ogni volta che si tace,che si sorvola,
che si banalizza, che si giustifica il razzismo, piaga figlia dell ‘ odio di vergognose
campagne d’odio, elettorali e non.
In un tempo in cui l’odio viene seminato ogni giorno con parole che sembrano
innocue, con slogan ripetuti fino a diventare normali, con quella violenza
lenta che trasforma gli esseri umani in categorie, stranieri, clandestini,
diversi, indesiderati , si disumanizza ogni situazione.
I buoni diventano ” buonisti” e il razzismo una necessità per dar spazio a
questi italiani.
Ma Taranto oggi è anche speranza, perché non ci si può rassegnare al male, ed è
in questo coro che si distingue chiara e limpida la voce dell’On. Francesca
Viggiano, deputata del PD, semplicemente Francesca per chiunque la
conosca,tarantina , che conosce da anni il tessuto del borgo antico , perché
amministratrice della città e vicina anche alle realtà associative di
volontariato, occupate nell’accoglienza di immigrati .
Le sue parole, in un sensibilissimo intervento presso la Camera dei Deputati,
rappresentano l’anima di una città che si ribella ad ogni forma di razzismo e
violenza…e non ci sta.
E si organizzano manifestazioni per urlare forte il nostro No alla violenza e
all’odio, alla paura dell’altro, al pericoloso vento che soffia sull’ umanità
che ci mette gli uni contro gli altri.
Francesca ha portato la voce della Taranto vera, comunità che accoglie, che
conosce il valore della solidarietà.
Quelli che hanno ucciso un uomo all’alba.
Senza pietà, sotto gli occhi complici di chi doveva aiutarlo.
Bakari è stato ucciso anche dal clima che da anni avvelena le strade, i social,
le conversazioni, le coscienze. Da un razzismo diventato abitudine. Dalla
continua narrazione di chi indica nei più deboli il nemico perfetto. Da chi
alimenta paura per ottenere consenso e lascia crescere generazioni incapaci di
riconoscere il valore di una vita umana.
Questa morte non riguarda solo una baby gang.
Riguarda tutti noi.
Riguarda ogni battuta lasciata passare in silenzio. Ogni insulto normalizzato.
Ogni volta che un uomo viene chiamato “nero”, “clandestino”, “extracomunitario”
prima ancora che per nome. Riguarda un Paese che troppo spesso si commuove
dopo, ma tace prima.
E allora Bakari resta lì, in quella piazza all’alba, mentre cercava soltanto di
raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa con la serenità di chi ha fatto
il suo dovere.
Resta lì , con i suoi sogni semplici, e lì resta la sua bicicletta… simbolo di
quella silenziosa dignità di chi non diventerà più papà .
ALCUNE PAROLE PER RICORDARE IL NOSTRO FRATELLO BAKARY SAKO - Benito D'Ippolito
Per anni ho vegliato una persona che amavo
la mattina prendevo il primo mezzo pubblico
per tornarmene a casa qualche ora
prima che Aurora dalle dita rosate compaia nel cielo
E' l'ora dei braccianti e delle loro biciclette
che vanno al lavoro nei campi per un salario da fame
e' l'ora che vedi come funziona la societa' in cui vivi
la societa' razzista e schiavista
il regime di apartheid
lo stato e l'Europa fascista in cui vivi
Leggo che a Taranto uno di questi braccianti
e' stato assalito dal branco della gioventu' hitleriana
ha chiesto aiuto in un bar senza ottenerlo
e' morto per le ferite ricevute dai nazisti
e per l'omissione di soccorso degli altri
E' morto solo come un cane sull'asfalto
non lo hanno ucciso soltanto le coltellate
sappiamo tutte e tutti cos'altro e chi altri lo ha ucciso
Si chiamava Bakary Sako
il nostro compagno Bakary Sako
il nostro fratello Bakary Sako
*
E mi ricordo che si chiamava Soumaila Sacko
il nostro compagno assassinato a schioppettate
dalle parti di Vibo Valentia
il 2 giugno 2018 festa della repubblica
il nostro compagno Soumaila Sacko
il nostro fratello Soumaila Sacko
bracciante e sindacalista
che lottava per i diritti di tutte e tutti
Feci un comizio allora per commemorarlo
dovro' farne un altro domani
per commemorare il nostro compagno Bakary Sako
per commemorare il nostro fratello Bakary Sako
*
Per dire quello che e' necessario dire
che occorre fare adesso per sconfiggere
il razzismo la schiavitu' l'apartheid
per far cessare la tortura e il massacro
dei nostri fratelli
delle nostre sorelle
affinche' valga cio' che scrisse Lelio Basso
nella costituzione repubblicana
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