lunedì 10 settembre 2018

P O K E R - Gian Luigi Deiana



1, non sono razzista ma;
2, l’ho uccisa perchè l’ amavo;
3, la mafia non esiste;
4, parlare di fascismo non ha più senso oggi
ecco qua, ciascuna di queste carte necessiterebbe di uno specifico esame, ma una partita vincente non la si può fare con un solo asso, ne servono quattro; se poi invece punti alla scala reale devi ridipingere la scaletta, in quanto la carta suprema è l’assoluta mancanza di senso dei concetti politici di destra e sinistra;
ma se giochiamo a una carta per volta, posto che le prime tre sono miserevoli in modo conclamato (qualche giorno fa a parma un personaggio onorato e illustre è tracollato dallo stupore al momento dell’arresto, a seguito del pestaggio sulla fidanzata), è sempre bene prestare attenzione alla quarta, quella del poker;
la carta del poker svela quando per te è ormai troppo tardi i bluff di tutte le altre, bluff consistenti negli ammiccamenti, nei sottecchi, nei sorrisetti, ecc.
bene, ciascuno degli assi di questo poker non raffigura una fase storica chiusa in una parentesi temporale (leggi razziali 1938, delitti passionali senza intendere né volere, cosa nostra 1960-1990,era fascista 1922-1945); nossignore, raffigura invece quattro archetipi o se si vuole quattro pietre angolari della psiche collettiva;
poiché ciascuna di queste pietre fondanti della psiche collettiva fa schifo di suo, è ovvio che ognuno la rinnega se la si suppone come parte della sua psiche individuale: chi di noi infatti, per definizione italiani brava gente (o autentici sardi campioni di ospitalità) riconoscerebbe in sé un violento retaggio razzista, o maschilista, o corruttivo, o fascista?
ecco dove si annida questo millenario veleno, nella sua negazione, nella consuetudine di mentire a se stessi;
tuttavia il mentire a se stessi, o la pigrizia nel fare i conti con l’eredità del passato che ci ha consegnato la storia, resta pur sempre un conto sospeso nella sola contabilità individuale: ma davvero, nella sola privata contabilità individuale?
no, proprio no; è quando l’autoimmagine di me e di te e di lui, per come i nostri singoli e per ora innocui selfie si addizionano e si compongono in immagine pubblica e si autoaffermano col crisma del potere politico, é allora che quei quattro stupidi assi di carta fanno poker, poker di sangue;
quei quattro assi, nascosti nelle pieghe inconfessate della nostra socialità, sono l’incertezza di sè, la possessività, la corruttibilità e infine la gregarietà: tutto questo rende possibile da sempre, in modo strutturato, ciò che chiamiamo fascismo;
chi si cela dietro la parentesi di storia chiusa al 1945, con la proclamazione che il fascismo oggi non esiste, è il più falso degli impostori.


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