Anche la negazione è una forma di
Complicità, così come lo è reprimere la verità, ignorarla o rimanere in
silenzio.
Il pubblico israeliano assiste
all’espulsione di donne, bambini e anziani e tace. Assiste alla Pulizia Etnica
e non dice nulla. Assiste alla Distruzione Totale della Striscia di Gaza e non
parla. Sa che 18.000 bambini sono stati Uccisi a Gaza e rimane in silenzio. Sa
che giornalisti, medici, soccorritori, educatori e migliaia di civili sono
sepolti sotto le macerie e non dice nulla. E quando case e grattacieli vengono
bombardati, è muto, spesso pretendendo di più, a volte persino sorridendo
sadicamente.
Le atrocità nelle comunità
israeliane al confine con Gaza, in cui sono stati assassinati 30 bambini e centinaia
di civili, hanno scioccato l’opinione pubblica israeliana, e giustamente. Ma
ciò che il governo sta perpetrando a Gaza, con il sostegno della maggior parte
dell’opinione pubblica, non è “autodifesa”. Non è una reazione temporanea, ma
l’attuazione di un vecchio Piano che aspettava in qualche cassetto: un Piano di
trasferimento e annientamento che emerge dalle profondità del programma
politico-difensivo di Israele. Il governo israeliano è diventato un governo
apertamente Kahanista.
Non è lontano il giorno in cui i
ministri del Likud deporranno una corona di fiori sulla tomba di Meir Kahane.
Quello che un tempo era considerato estremismo abominevole e fuorilegge è
diventato il fulcro del consenso al potere.
Tutti coloro che hanno ripetuto
l’affermazione che “non ci sono persone innocenti a Gaza” hanno giustificato
l’uccisione di bambini e civili. Queste parole non sono state un lapsus, ma
un’affermazione Nazista. Non appena si elimina la distinzione tra combattente e
civile, nel momento in cui si afferma che tutti i palestinesi sono obiettivi
legittimi, si approva l’Uccisione di milioni di persone.
Il Ministro delle Finanze Bezalel
Smotrich, il membro più influente del governo, un ministro senza alcun sostegno
pubblico, con tutti i sondaggi che mostrano che rimane al di sotto della soglia
elettorale, non nasconde la sua Dottrina di Annientamento. Smotrich ha detto,
scritto e spiegato ripetutamente che un intero popolo deve scomparire.
Benjamin Netanyahu, figlio di uno
storico, non lo sta fermando. Al contrario, gli sta dando carta bianca. È
difficile decidere cosa sia peggio: Netanyahu ha dimenticato la storia ebraica
o ha deciso che questa volta si sarebbe schierato dalla parte degli
Sterminatori?
Chiunque assista alle atrocità che
l’esercito israeliano commette giorno e notte nella Striscia di Gaza, con
bambini che muoiono di Fame, donne con arti mancanti, interi quartieri
polverizzati, e continui a ripetere il trito e ridicolo mantra sull'”esercito
più morale del mondo”, è Complice a tutti gli effetti di questi Crimini di
Guerra.
Qui non c’è moralità, solo
oppressione istituzionalizzata. La poetessa Denise Levertov scrive delle
ripetute uccisioni di bambini, i cui nomi vengono dimenticati e il cui sesso
non è individuabile tra le ceneri, che riaffiorano tra le fiamme senza
scomparire.
Anche la negazione è una forma di
Complicità, così come lo è reprimere la verità, ignorarla o rimanere in
silenzio. Chi ha visto la foto di un bambino palestinese affamato e si è
affrettato a negarla, sostenendo che fosse stato malato da prima, o che ciò
facesse parte di qualche campagna manipolatrice, è anch’egli pienamente
Complice del Crimine.
La risposta istintiva e umana di
negare e di fuggire dall’assunzione di responsabilità o di colpa per questo
atto terribile testimonia una società che ha perso tutti i suoi confini morali.
Chiunque non riesca a vederlo, chiunque non sia pronto ad affrontare la realtà
non è partecipe negli sforzi per fermare questo orrore.
Non meno grave è il doppio criterio
utilizzato. Chiunque abbia definito “Olocausto” l’Uccisione di centinaia di
civili in Israele, considerando quindi tutti i palestinesi come Nazisti, deve
spiegare perché è sconvolto dall’uso di questi termini per descrivere ciò che
sta accadendo a Gaza negli ultimi due anni: Uccisioni e Omicidi su larga scala,
Fame ed espulsioni, Pulizia Etnica, Sradicamento e Sterminio.
Se l’uso di questi termini è
consentito quando si parla dell’altro, ma proibito quando si descrivono le
azioni di Israele, ciò equivale a ipocrisia morale e manipolazione emotiva
volta a legittimare l’orrore.
Il Diritto Internazionale è chiaro:
non si possono danneggiare i civili o punire un’intera popolazione; non si
possono distruggere deliberatamente infrastrutture civili o espellere persone
con la forza. La Fame non può essere usata come Mezzo di Guerra. Tutto questo
viene fatto quotidianamente sotto gli occhi del mondo, su istruzione del
governo israeliano e con il sostegno dell’opinione pubblica ebraico-israeliana,
sia con il silenzio che con eccessivo entusiasmo.
Inoltre, l’ex Capo di Stato Maggiore
delle IDF, Herzl Halevi, ha ammesso che l’esercito ha Ucciso circa 200.000
palestinesi a Gaza, la maggior parte dei quali civili. Una simile dichiarazione
non è una testimonianza di “moralità”. È la prova lampante di una politica
volta a danneggiare deliberatamente e gravemente la popolazione civile.
In Israele esiste una coraggiosa
minoranza, composta da attivisti, cittadini, giornalisti, artisti, esponenti
del mondo sanitario e accademico, che si oppone a tutto questo, rifiutandosi di
lasciarsi travolgere dalla corrente. Firmano petizioni e manifestano per le
strade, a volte pagando un prezzo personale elevato. Ma sono solo pochi e
vengono imbavagliati. La stragrande maggioranza collabora e sostiene ciò che
sta accadendo a Gaza. La storia ricorderà questa minoranza e il silenzio della
maggioranza.
La storia non perdonerà. Ricorderà
che la società ebraica israeliana, nonostante i suoi traumi storici, forse
proprio a causa di essi, si è mobilitata in massa e ha chiuso un occhio quando
un intero popolo veniva Sterminato. La storia ricorderà la distruzione, la
rovina, la Pulizia Etnica e l’Uccisione di bambini. Un giorno porrà uno
specchio davanti a coloro che gridavano “l’esercito più morale del mondo”
mentre distruggevano Gaza.
Come scrisse Hannah Arendt, “la
triste verità è che la maggior parte del male viene commesso da persone che non
si decidono mai a essere buone o cattive; il male deriva dall’incapacità di
pensare alla banalità del male”. Questo è il nocciolo della questione. È il
silenzio della maggioranza, il momento in cui le persone si abituano al male e
smettono di pensarci, di opporsi o di rifiutarsi di farne parte.
Ahmad Tibi è un politico
palestinese-israeliano. A capo del partito Ta’al, è membro della Knesset (Parlamento
israeliano) dal 1999. Tibi è stato riconosciuto come una figura di spicco
nell’arena israelo-palestinese dopo aver ricoperto il ruolo di consigliere
politico del defunto Presidente palestinese Yasser Arafat (1993-1999). Tibi è
anche un medico specializzato e si è laureato in ginecologia presso
l’Università Ebraica di Gerusalemme.
Traduzione a cura di:
Beniamino Rocchetto
Tra i dati del sondaggio pubblicato dall’israeliano Institute for National Security Studies (Inss) lo scorso 2 marzo, emerge uno che andrebbe affisso nelle redazioni di ogni giornale e collocato sullo scranno di ogni parlamentare che abbia votato il recente disegno di legge sull’antisemitismo: 91,5%.
RispondiEliminaÈ la percentuale del campione costituito da soli ebrei israeliani che dichiarano di sostenere l’Operazione Roaring Lion, l’aggressione congiunta israeloamericana all’Iran lanciata il 28 febbraio condotta in pieno arbitrio imperiale. Un’operazione mirante a distruggere l’asset governativo di Teheran con scarsi risultati se non quelli di una vasta carneficina e distruzione di scuole, ospedali, raffinerie, impianti di desalinizzazione, industrie, risorse agricole con impatto ambientale spaventoso e profonda crisi per gli approvvigionamenti energetici.
Il consenso a tale campagna da parte del 91,5% dell’intero campione ebraico risulta trasversale a ogni collocazione politica. Chi si oppone, altro non è che un residuo statistico: il 4% si dichiara moderatamente contrario, lo 0,5% - mezzo punto percentuale - fortemente contrario...
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_915_e_il_reato_di_dirlo/45289_65761/