giovedì 5 marzo 2026

L’Europa seppellisce il diritto d’asilo. E Meloni brinda sul confine esternalizzato

 

Via libera ai “Paesi sicuri”, ai “Paesi terzi sicuri” e al modello Albania: l’UE diventa la scorciatoia legale per deportare, respingere, rinchiudere

C’è un sincronismo che sa di regia politica, non di coincidenza: ieri il Parlamento europeo ha approvato la prima lista europea di Paesi d’origine “sicuri” e ha riscritto i criteri del cosiddetto “Paese terzo sicuro”; oggi il governo Meloni porta in Consiglio dei ministri il ddl immigrazione che punta a trasformare quella cornice europea in un dispositivo italiano di interdizione marittima, deportazione e detenzione fuori confine.

È la vittoria del “modello Albania”. È l’Europa che smette di essere — anche solo formalmente — il luogo dove si frenano gli eccessi dei governi nazionali. E diventa, al contrario, la via traversa con cui travolgere le ultime resistenze: quelle della magistratura, della Costituzione, dei diritti fondamentali, della semplice idea che il diritto d’asilo non sia un optional.

La lista dei “Paesi sicuri”: la scorciatoia per negare l’asilo

La nuova lista europea include Stati come Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. È un passaggio politico gigantesco: non perché quei Paesi siano improvvisamente diventati paradisi dei diritti, ma perché l’etichetta di “sicuro” serve a una sola cosa. Rendere più facile respingere. Rendere più rapida l’inammissibilità. Rendere più veloce il rimpatrio.

Non è un aggiornamento tecnico: è un cambio di paradigma. Si passa dall’esame della persona all’esame del passaporto. E quando il passaporto è quello “sbagliato”, la tua storia diventa irrilevante.

“Paesi terzi sicuri”: la deportazione come politica pubblica

La novità più brutale è la revisione del concetto di “Paese terzo sicuro”. Tradotto: deportare i richiedenti asilo sulla base di accordi con Stati terzi, anche accordi individuali, e farli aspettare altrove mentre l’Europa si lava le mani.

Il cuore della norma è l’esternalizzazione: l’Unione spalanca la porta alla costruzione di centri in Paesi terzi per l’esame delle domande. Hub fuori dall’UE. Recinti legali. Zone grigie dove la responsabilità si disperde e i diritti evaporano.

Albania oggi. Ruanda domani. Qualsiasi luogo dopodomani, purché abbastanza lontano da non disturbare lo sguardo europeo.

Il “modello Albania” non era un incidente: era un prototipo

Per mesi l’opposizione italiana ha deriso l’esperimento albanese come propaganda. E invece era un prototipo: un’anticipazione. Un test politico su una corrente gelida che stava già attraversando l’Europa.

Ora quella corrente è diventata egemonia. E non è nemmeno solo l’egemonia delle destre. Perché a far passare la linea più dura non sono stati soltanto i partiti della destra radicale: c’è stato anche “qualche socialdemocratico”, abbastanza per dare alla svolta una patina di rispettabilità istituzionale.

Questo è il punto più inquietante: l’estrema destra non vince soltanto quando prende voti. Vince quando gli altri si adeguano.

Il ddl immigrazione di Meloni: il pacchetto coerente del respingimento

Il ddl immigrazione atteso oggi è la traduzione nazionale del nuovo clima europeo. E secondo le anticipazioni potrebbe includere blocco navale, ritorno del sistema Albania e una stretta sui ricongiungimenti familiari. Un pacchetto coerente, pensato come una catena di montaggio del controllo: prima si dichiara l’“eccezionale pressione migratoria”, poi si interdicono le acque territoriali, poi si intercetta, poi si impacchetta, poi si deporta, poi si rinchiude fuori dall’Europa, poi si respinge o si parcheggia. E soprattutto l’obiettivo resta uno solo: che in Europa non mettano piede, che non vedano le coste, che non esistano.

La formula “eccezionale pressione migratoria” è la chiave autoritaria del disegno. Perché la pressione “eccezionale” non la decide un tribunale, non la misura un organismo indipendente: la decide il governo. E quando è il governo a decidere l’eccezione, l’eccezione diventa normalità.

La bugia centrale: “sicuro” non significa sicuro

Dentro questa architettura c’è una bugia madre: che esistano Paesi “sicuri” per definizione. Che basti un timbro europeo per cancellare persecuzioni, torture, repressioni, discriminazioni, violenze di Stato, carceri arbitrarie.

E non è un caso che proprio Bangladesh ed Egitto — Paesi da cui provenivano persone già trascinate nel circuito Albania e poi rientrate per intervento della magistratura — rientrino ora nella lista “sicura”. È un regolamento dei conti politico con chi ha provato a fermare l’operazione. È un modo per dire: la prossima volta non ci saranno ostacoli.

L’Europa non è più la barricata. È il bulldozer.

Per vent’anni una parte del centrosinistra ha coltivato un riflesso: “l’Europa impedirà il peggio”. Quel tempo è finito. Quell’Europa è stata travolta.

Oggi l’UE non frena: accelera. Non impone decenza: costruisce procedure. Non tutela: normalizza la disumanità.

E mentre i governi nazionali avanzano col passo dell’oca, Bruxelles fornisce la base giuridica per farlo con il timbro della legalità. Questa è la vera mutazione: non più violazioni episodiche, ma un sistema.

La posta in gioco: non è l’immigrazione. È lo Stato di diritto.

Chi pensa che sia “solo” una battaglia sui migranti non ha capito niente. Qui si sta riscrivendo il rapporto tra diritto e potere. Tra persona e confine. Tra Costituzione e propaganda.

Il diritto d’asilo non è un favore. È un pilastro. È la linea che separa una democrazia — imperfetta, ipocrita, contraddittoria — da un regime che decide chi è umano e chi è merce di scambio.

E la verità è semplice, brutale, incontestabile: se l’Europa può deportare i richiedenti asilo, può farlo con chiunque diventi scomodo. Oggi sono loro. Domani sarà qualcun altro. È sempre così che funziona.

Che fare: basta indignazione, serve conflitto politico

Non basterà appellarsi ai “guardiani”: la Corte, il Quirinale, Strasburgo, i tecnicismi. Questa ondata non è un incidente giuridico: è una scelta politica. E come tale va combattuta.

Se l’egemonia della destra si è imposta, non si smonta con comunicati prudenti o con l’ennesimo “siamo preoccupati”. Si smonta con un fronte sociale e politico che dica chiaramente che questo non è governo dei confini: è demolizione dei diritti.

Perché è esattamente questo che sta accadendo: l’Europa affonda il diritto d’asilo. E Meloni, finalmente, ha trovato il continente perfetto per farlo sembrare inevitabile.

da qui

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