sabato 7 marzo 2026

Un romanzo messicano - Jorge Volpi

una storia di polizia e magistratura corrotti, una storia non di finzione, se fosse un film sarebbe un documentario prodotto dalle mani di un grande scrittore.

la fortuna di Florence Cassez, che marcisce in prigione, con una condanna a 60 anni, è di essere una cittadina francese, e per lei si mobilitano tutte le autorità del suo paese, fino al presidente della repubblica.

chissà quanti poveri cristi marciscono ignorati da troppi, in quel Messico troppo difficile da vivere.

il romanzo (di non fiction) è davvero appassionante, come un lungo reportage di uno che sa scrivere.

mi è venuto in mente Gomorra, il libro di Roberto Saviano, una storia che si legge come un romanzo.

un libro che merita, promesso.

 

 

 

 

“Rompendo tutte le convenzioni del genere, l’autore mette faccia a faccia il lettore e la realtà, senza intermediari. In questa storia il narratore è solo l’occhio che osserva i fatti e li mette in ordine. Il suo sguardo è la domanda a cui non ci sono risposte: resta solo la perplessità del reale.” Queste sono le motivazioni della giuria del Premio Alfaguara, assegnato a Un romanzo messicano nel 2018, ma sono anche le sensazioni che restano al lettore: dubbi, molti, su che cosa è vero e che cosa no, su chi è degno di fiducia e chi no quando anche chi è dalla parte della legge scende a compromessi.

«Un romanzo eccitante e coraggioso che purtroppo non è finzione; un racconto eccezionale del paese che non vorremmo essere ma che ancora siamo» - Jorge Zepeda Patterson, El País Internacional

«Jeorge Volpi ricostruisce un clamoroso giallo internazionale» - Alessandra Coppola, la Lettura

«Volpi osa descrivere le più sottili trappole della relazione tra politica, media e trafico di droga come nessuno ha mai fatto prima» - Francisco Martínez Real, Diario 16

«Si esce dalla lettura devastati e carichi di interrogativi pessimistici. Possiamo consolarci dicendo a noi stessi: ma dopo tutto è una storia messicana, roba lontana da noi. Davvero?» - Giancarlo De Cataldo, Robinson

Se la postverità esiste, dovremmo immaginarla non come l'abito in cui i potenti mentono, e nemmeno quello in cui mentono in modo sistematico, bensì come quello in cui le loro menzogne non danno più fastidio a nessuno e la distinzione tra verità e menzogna diventa irrilevante.

Silvia Melis, Giuseppe Soffiantini, Farouk Kassam. Quando si parla di rapimenti questi sono alcuni dei nomi che vengono in mente: donne, uomini e bambini vittime di persone senza scrupoli che li hanno strappati dalle loro vite, chi per pochi giorni, chi per anni. In Messico è successo e succede ancora lo stesso: insieme al traffico di droga, i rapimenti sono una risorsa economica importante per la criminalità, e un vero e proprio fronte di guerra interno per polizia e autorità governative, disposte a tutto pur di riuscire a dimostrare il loro potere. I fatti raccontati da Jorge Volpi rientrano in questo quadro. È l’8 dicembre 2005: la polizia federale fa un’incursione nella tenuta Las Chinitas e arresta Israel Villarta e Florence Cassez. Grande dispiego di mezzi e telecamere delle reti nazionali più importanti per documentare la cattura di due criminali a capo di una banda che si è macchiata di gravi crimini. Quando entrano in scena gli avvocati difensori dei due però ecco emergere procedure irregolari e torture al fine di ottenere la confessione: il tutto celato all’opinione pubblica. Perché il caso Villarta – Cassez è stato uno dei più grandi casi di insabbiamento perpetrati dalla polizia messicana, uno scandalo dagli echi internazionali.

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Perfino la nostra stessa memoria non è che una narrazione che il nostro cervello elabora processando i ricordi, ma è tutt’altro che un resoconto obbiettivo. E la «realtà»? A partire dalle percezioni, il cervello la ricrea, la inventa, proprio come uno scrittore concepisce un romanzo e un lettore lo decifra, presentandola poi in quella forma al nostro Io. Il quale, a sua volta, è solo «uno schivo fantasma»,impossibile da localizzare in alcun punto del cervello. Insomma, è anch’esso un«racconto»: l’io e la coscienza rappresentano l’ultimo stadio di quel meraviglioso cammino evolutivo che ci ha trasformati in «materia capace di pensare la materia».

Come scrive Volpi, «se la finzione è un utensile tanto potente per esplorare la natura – e specialmente la natura umana – è perché anche la finzione è realtà. Anche se nella maggior parte dei casi siamo in grado di differenziare la verità dall’invenzione, la loro sostanza si mantiene identica. Per questo motivo, la finzione è fondamentale per la nostra specie. La letteratura non serve semplicemente a intrattenerci o ad affascinarci. La letteratura ci rende umani».

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