Adesso che la sopravvivenza
del mondo è minacciata da quei due criminali planetari del ‘fronte occidentale’
(Trump e Netanyahu se non fosse chiaro), e la pochezza della maggior parte dei
loro colleghi al potere nel mondo, gli sconti di tifoseria non valgono più. Di
fronte allo spettacolo di due ministri soggetti di presa in giro social nel
loro tentativo di sostituire una premier fantasma, ‘destra’ o ‘sinistra’
sfumano e si impone la dignità nazionale offesa. L’Italia in Europa e nel
mondo, con la sua politica estera lasciata nelle mani del ministro Tajani. E
l’Europa di Von der Leyen che mantiene l’inesistente Luigi Di Maio come suo
rappresentante nel Golfo Persico? Perché non la dignità della Spagna invece di
obbedienza servile? Per non dire di Stati Uniti e Israele
Abbiamo capito cosa stanno combinando?
Capi di
governo killer, sostiene il britannico Economist. «Il 28 febbraio, il
presidente americano e il primo ministro israeliano hanno fatto proprio questo,
uccidendo l’86enne leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. E poiché
Khamenei era malvagio (e sicuramente lo era), qualsiasi tipo di guerra avrebbe
senso. Quando si comanda una macchina letale come le forze armate americane,
unite in questa operazione con le Forze di Difesa Israeliane, temprate dalla
battaglia, si ha la speciale responsabilità di definire ciò che si vuole
ottenere. Questo non è solo un requisito etico; è anche pratico. Gli obiettivi
della guerra guidano la campagna; definiscono i sacrifici che lo Stato impone
al proprio popolo e al nemico; e determinano quando i combattimenti dovrebbero
finire».
Per non lasciare Trump primo e solo colpevole, Israele ancora una volta
in Libano, il ministro israeliano Bezalel Smotrich, ieri ha promesso che Beirut
«assomiglierà a Khan Yunis», cioè Gaza
Crosetto e Tajani supplenti premier
La
presidente del Consiglio non si presenta in Aula per riferire sulla crisi
mediorientale, preferisce parlare ai microfoni di Rtl. Due ore prima dell’inizio
delle comunicazioni del governo sul conflitto in Iran e gli aiuti da inviare ai
paesi del Golfo, Giorgia Meloni parla in radio a Rtl e in mezz’ora interviene
su tutto lo scibile, dalla guerra in corso al referendum, lasciando i due
ministri praticamente da soli tra i banchi del governo alle schermaglie del
dibattito parlamentare. Sostenendo che a provocare la «crisi del diritto
internazionale» è stata «di un membro del consiglio di sicurezza dell’Onu»,
leggasi Russia, l’Iran sotto attacco, colpevole per «la sua reazione
scomposta». Linea dettata ai due ministri commissariati, e lontana dal
Parlamento. «Lo schiaffo dell’intervista lontana dalle aule è senza dubbio per
le opposizioni, ma è rivolto anche al resto dell’esecutivo lanciato in mezzo
alla mischia».
Con Crosetto che alla fine confessa: «Certo che la guerra è stata al di
fuori del diritto internazionale». Posizione personale o quella del governo? E
il rispetto degli accordi torna solo per l’eventuale concessione delle basi.
«Non saremo complici». Sánchez sfida Trump
«La
posizione della Spagna si riassume in tre parole: no alla guerra». Nel suo
messaggio, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di cavalcare
esplicitamente lo slogan che il socialista José Luís Rodríguez Zapatero aveva
usato per vincere le elezioni del 2003, contro l’impopolare decisione di José
María Aznar (del Pp) di infilare la Spagna nell’altra grande guerra in Medio
Oriente, quella contro l’Iraq. «La posizione del governo spagnolo è la stessa
che abbiamo avuto in Ucraina o a Gaza: no alla violazione del diritto
internazionale che ci protegge tutti, specie i più indifesi; no all’idea che il
mondo possa risolvere i suoi problemi solo a base di conflitti e bombe; no a
ripetere gli errori del passato», ha detto dalla Moncloa. «Alcuni ci accusano
di essere ingenui, ma ingenuo è credere che la soluzione sia la violenza, o
credere che la democrazia e il rispetto tra le nazioni fioriscano dalle
macerie».
Un chiaro riferimento a Donald Trump, senza mai citarlo, valido anche per
la collega italiana: «Non saremo complici di una cosa cattiva per il mondo, e
quindi contraria ai nostri valori e ai nostri interessi, solo per paura delle
rappresaglie di qualcuno».
L’assordante silenzio Ue
E mente il
Medio Oriente brucia, letteralmente l’Unione Europea aveva in campo, almeno
sulla carta, un suo uomo nella regione: Luigi Di Maio, «Rappresentante Speciale
per il Golfo Persico». Con un problema. Al momento in cui scriviamo, Di Maio
non risulta aver rilasciato alcuna dichiarazione pubblica sul bombardamento.
Nessun comunicato, nessun post sui social, nessuna comparsata televisiva. Un
silenzio eloquente. Il 27 febbraio, Di Maio era a Roma all’evento dell’eastwest
Coffee per ‘tracciare la rotta delle relazioni UE-Golfo’. E ci aveva
rassicurato sull’avanzamento dei negoziati con gli Emirati Arabi Uniti e il
lancio di un nuovo accordo strategico con l’Arabia Saudita, descrivendo il
Golfo come «un hub di trasformazione strategica globale». Il giorno dopo,
l’attacco Israele americano. Europa sena vergogna che rincara
Un precedente imbarazzante
«Dov’è
finito Di Maio, lo Special One della Ue per il mondo arabo?» Il 27 febbraio, Di
Maio era a Roma all’eastwest Coffee per ‘tracciare la rotta’ delle relazioni
UE-Golfo. A rassicurarci sui negoziati Usa-Iran. Il giorno dopo, quello stesso
hub è diventato un teatro di guerra. E oggi, di fronte all’attacco più esteso
nella storia recente del Medio Oriente, la voce ufficiale dell’UE è venuta
dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, che per una volta scopre la verità diffusa
e ha definito la situazione «pericolosa». Tutti rassicurati da tanta acuta
analisi.
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