Non è
difficile prevedere che, nonostante le reticenze e la complicità della maggior
parte del sistema mediatico, lo scandalo degli Epstein files sia appena
all’inizio. Troppo grande il degrado morale, le fitte e perverse trame
politiche ed economiche che emergono e che rendono esplicito ciò che finora si
è solo potuto immaginare («io so, ma non ho le prove». Eccole le
prove). Anche questa è una delle tante lezioni di questa storia: come ha
sottolineato – non senza una nota di sarcasmo – la filosofia Gloria Origgi si
tratta di capire come reagire razionalmente quando le teorie politiche del
complotto si rivelano vere, come in questo caso. Tutto ciò a cui non si
poteva credere, si sta dimostrando anche più realistico del previsto. Ecco,
la portata di questi documenti è davvero epocale e per questo conviene tener
desta l’attenzione e non cedere all’inevitabile strategia del depistaggio e
della minimizzazione cui andremo incontro nei prossimi mesi. Io credo che quei
milioni di documenti rappresentino per certi versi una delle tracce più
consistenti per ricostruire dall’interno una storia economica, politica e
morale del neoliberismo e della sua capacità di modificare e orientare l’ordine
del mondo.
Come tutte
le storie, anche questa storia contiene tanti risvolti, sfumature,
controtendenze e azioni che appaiono marginali e in realtà non lo sono. Stiamo
parlando di come negli anni si è costruita un’élite mondiale tenuta
insieme dalla crudeltà nei confronti degli altri esseri umani (in particolare
donne), dallo scambio rigidamente endogeno di influenze, informazioni,
soldi (molti soldi) e dall’odio delle democrazie. Tutto questo intorno alla
vivacità di un uomo condannato per pedofilia quasi vent’anni fa, esplicitamente
razzista, eugenetico, sadico. E che non ha mai nascosto ciò che era, anzi ha
sedotto buona parte della classe dirigente mondiale – e in particolare i
condottieri che hanno guidato la sinistra mondiale verso la propria
dissoluzione – proprio grazie a questi tratti disumani.
La questione
fondamentale non è dunque semplicemente quella morale (che pure non
disprezzerei affatto, sinceramente). È piuttosto l’inquietante
intreccio tra sadismo pianificato e realizzato in modo compulsivo e quello che
poco fa ho definito nei termini di un vero e proprio odio per le democrazie.
Siamo dinanzi al tentativo (del tutto riuscito) di abbattere i confini morali
delle democrazie e, in questo modo, di abbattere le democrazie stesse. In
maniera più dura ma forse più efficace, si può sostenere che il progetto
politico delle classi dirigenti mondiali degli ultimi decenni sia stato quello
di sostituire le democrazie non solo con le autocrazie, ma con un vero e
proprio governo sadico sugli uomini e (soprattutto) sulle donne.
Trump,
Clinton, Epstein, Gates e tanti altri… Tutto ciò che li unisce e li tiene
insieme è una sorta di incontrollabilità del potere, come un demone interiore
che nessuno riesce più a frenare. Tutti maschi bianchi di una certa età, presi
in ostaggio dal loro stesso potere, che non è più un semplice vizio tra gli
altri che può anche dar luogo a scelte responsabili – ogni buon politico deve
essere ambizioso, ricordava Weber. È un demone interiore che
si fa legge superiore: che vuole spazzare via ogni ostacolo formale, a
partire dalle leggi e da tutto ciò che tiene sotto controllo il loro potere e
trasformare tutte le relazioni umane a misura del dominio di qualcuno su
qualcun altro. Sarà per questo che – tra una violenza e un’altra, tra una
tortura e un’altra – l’ossessione dei loro discorsi sembra essere precisamente
l’insofferenza nei confronti della democrazia. Personalmente provo dolore anche
solo a immaginare le scene. Con queste povere ragazzine vittime di potenti che
mescolavano insieme umiliazioni feroci e discorsi su come limitare i danni
delle democrazie, su come sottomettere tutto il mondo al loro sadismo
sperimentato festosamente sulla pelle di giovani donne. Eccoli, quelli che
hanno vinto definitivamente la lotta di classe. Un’élite ristretta di maschi
perversi e malati, circondati da api regine o da donne schiavizzate. Pienamente
consapevoli che l’ultimo argine che resta alla trasformazione del loro potere
in un dominio incondizionato è proprio la democrazia. È così che la questione
morale è già questione politica. In fondo è stata proprio questa la grande
scommessa della democrazia. Immaginare di poter mettere dei confini al
potere, in modo tale che esso non sia mai assoluto. Tenere separato, per quanto
possibile, l’esercizio del potere dalla voluttà personale del dominio di
qualcuno su qualcun altro. In democrazia il potere resta sempre
contendibile – nessun uomo di potere può possedere quel potere che gli è solo
assegnato per un certo periodo – e si trova vincolato da confini morali e
giuridici, rappresentati per eccellenza dai diritti fondamentali e dalla tutela
della dignità di ciascuno.
Oggi
sappiamo – anche grazie a ciò che sta emergendo – che il disegno mondiale che
ha dissolto le democrazie non era legato ad altro che a questa insofferenza
satrapica, a questo ultimo stadio del patriarcato in cui tutto si irrigidisce
in violenza e consumo. In cui il nuovo ordine mondiale fa coincidere
perfettamente l’interno e l’esterno, ciò che accade dentro le tante e lussuose
case a disposizione di pochi e ciò che accade al di fuori, con la guerra
assurta a misura del mondo. La distruzione, l’umiliazione, la
reificazione, tutto agghindato dentro cene eleganti e jet privati. Vale anche
per Chomsky, purtroppo. E non è ingenuità, ma seduzione. La seduzione del
sadismo, non solo della ricchezza. Della violenza, non solo del potere.
Questa è la
verità scomoda che emerge: i potenti, chiusi nella stanza dei balocchi e
costretti a godere incessantemente, hanno finito col trasformare questa
complessa architettura del potere e dei suoi limiti connaturali in un’esigenza
di dominare sugli altri esseri umani. Cioè di trasformarli in merci, in oggetti
da consumare compulsivamente, da umiliare e degradare. È la tentazione del
sadismo: in fondo quando il potere si affranca dal proprio limite esso non può
che volere la cancellazione dell’essere umano. Perché l’umanità dell’essere
umano sarà sempre una nota stonata, una resistenza all’esigenza di possedere
senza più confini morali, all’assolutismo del dominio. Quando Trump
rivendica di essere l’unico a poter autolimitare il proprio potere (“c’è una
sola cosa che può fermarmi: la mia morale. La mia mente”), non fa che
confermare questo schema e, allo stesso tempo, pronunciare la sentenza
definitiva di dissolvimento del principio democratico. Un potente che crea da
sé i confini al proprio potere sarà inevitabilmente un sadico. Un uomo la cui
funzione principale non è quella di vedere e sentire gli altri, di fare i conti
con la loro libertà, ma piuttosto di ridurli ogni volta a un pretesto per
confermare il proprio arbitrio, il proprio dominio.
Ecco il filo
rosso che lega l’inquietudine del nostro presente all’oscenità di questo
passato che emerge. Se a Gaza o a Minneapolis si fanno esperimenti su
ciò che sarà il nostro futuro, le case chiuse e festose di Epstein sono state
il laboratorio del nostro presente. Luoghi di tortura e di disumanizzazione in
cui si è sperimentato quel che adesso possiamo comprendere appieno: che il
contrario della democrazia non è semplicemente l’autocrazia, ma il sadismo.
Ecco il punto complesso ma inaggirabile che dobbiamo ormai affrontare. Cosa
accade quando i confini morali delle democrazie vengono oltrepassati e tutte le
relazioni tra esseri umani – compreso l’eros – vengono plasmati a immagine
della relazione tra dominatore e dominato? Quando il dominio diventa misura di
tutte le relazioni? Quando il sadismo che governava dentro le mura di quelle
case diventa la forma complessiva delle nostre città e dei nostri rapporti
internazionali? Conviene non fuggire da queste domande, magari con la scusa
dell’autonomia del politico. Quell’autonomia si fondava anche sul rispetto di
alcuni confini morali che oggi non ci sono più. La politica del sadismo si è
sostituita definitivamente alla politica delle democrazie. Le perversioni
soggettive sono diventate la misura di tutte le cose.
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