Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sui veri protagonisti dell’attacco criminale all’Iran, li ha appena chiariti Joe Kent con le sue dimissioni da direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc) degli Stati Uniti. Martedì 17 marzo, Kent ha pubblicato la lettera di dimissioni inviata a Donald Trump. “Non posso in buona coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non costituiva una minaccia immediata per la nazione ed è chiaro che abbiamo cominciato questa guerra sotto pressione di Israele e della sua potente lobby“. “All’inizio di questo mandato, esponenti israeliani di alto livello e figure di primo piano dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha minato totalmente la sua piattaforma America First e alimentato sentimenti pro guerra per spingerci ad un conflitto con l’Iran”. “…Come veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e come marito che ha perso la sua amata moglie Shannon in una guerra fabbricata da Israele, non posso appoggiare l’invio della nuova generazione a combattere e a morire in una guerra che non ha benefici per il popolo americano e non giustifica il sacrificio di vite americane” continua la lettera [i].
Una smentita
clamorosa delle bugie belliciste dell’amministrazione Trump e del criminale di
guerra Netanyahu.
La risposta
stizzita della Casabianca è arrivata prima tramite la sua portavoce, Karoline
Leavitt, secondo cui la lettera di dimissioni di Joe Kent, contiene “molte
affermazioni false“. La portavoce ha ribadito che il presidente Donald
Trump “aveva prove solide e inconfutabili sul fatto che l’Iran avrebbe
attaccato per primo gli Stati Uniti”, sottolineando che “non avrebbe
mai preso la decisione di schierare risorse militari contro un avversario
straniero senza un valido motivo”. Una barzelletta da Babbo Natale e di cattivo
gusto, che ricorda la famosa fialetta di Colin Powell con cui si è iniziata la
guerra contro l’Iraq.
Poco dopo,
interrogato dai giornalisti, cercando di attutire il colpo, lo stesso
Trump si era detto contento per le dimissioni dato che “Kent era molto debole
in quanto a Sicurezza”.
Quella di
Kent è l’uscita più significativa, ad altissimo livello, dall’amministrazione
Trump II a causa del conflitto in Iran. Il paradosso apparente è che avviene in
contrasto con il proprio Trump, a partire dalle promesse “trumpiane” in
campagna elettorale di non voler continuare le guerre in corso.
Chi è Joe
Kent
Padre di due
figli, Kent, è un veterano di guerra pluri-decorato, agente per operazioni speciali
dell’esercito e della CIA con oltre 20 anni di servizio tra Iraq, Afghanistan e
Siria. Come lui stesso ricorda nella lettera di dimissioni, ha perso la
moglie, Shannon Mary Smith, che lavorava nell’intelligence della
Marina Usa, uccisa in un attentato suicida nel nord della Siria nel 2019. Oltre
al tema Iran, nella lettera di dimissioni, Kent scrive che sua moglie è morta
in una guerra “fabbricata da Israele”.
Trump lo
aveva convintamente nominato direttore del Nctc nel febbraio 2025 e il Senato
l’ha confermato a luglio. Oggi, il principale responsabile
dell’antiterrorismo entra in rotta di collisione con Trump, smentendo
clamorosamente le sue bugie.
Antiterrorismo
senza testa
Il NCTC era
stato creato dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, proprio
per coordinare le informazioni delle diverse agenzie di intelligence Usa sia
dall’interno, che dall’esterno degli Stati Uniti, in particolare CIA ed FBI.
In tempi di
guerra planetaria, di azioni e minacce terroriste e dei prossimi “mondiali di
calcio” (di cui una parte significativa dovrebbe svolgersi negli USA), le
dimissioni del direttore della struttura statunitense dedicata al coordinamento
della “lotta al terrorismo” è un segnale che l’amministrazione Trump non può
permettersi né di ignorare, né di sottovalutare.
Ad oggi, la
struttura principale “anti-terrorismo” è ancora senza testa.
Crepe
nell’Intelligence
Prima della
nomina alla NCTC, Kent era stato consigliere senior di Tulsi Gabbard,
direttrice della National Intelligence che, in contrasto con la CIA, si era
opposta anche all’intervento in Venezuela, oltre a quello in Iran. Tulsi
Gabbard ha costruito, anche lei da ex militare, la sua intera carriera
politica, iniziata come deputata democratica, con una dura critica
all’interventismo militare statunitense.
Il giorno
dopo le dimissioni di Kent, Gabbard è stata convocata per un’audizione al
Congresso statunitense per rispondere sull’Iran. Il punto più delicato
dell’audizione è stato il dossier nucleare. Gabbard ha affermato
che, dopo l’operazione “Midnight Hammer” del giugno 2025, “il programma di
arricchimento nucleare iraniano è stato annientato” e, soprattutto, che “da
allora non ci sono stati tentativi di ricostruire i loro
impianti”. Una valutazione che contraddice apertamente il principale pretesto
utilizzato da Trump per lanciare l’operazione criminale “Epic Fury” insieme a
Israele.
I Maga
contro la guerra
Kent non è
stato un funzionario qualsiasi dell’amministrazione Trump. Al contrario, è
stato uno degli uomini più in vista dell’ala trumpiana del partito Repubblicano
(con poco peso nel Congresso). Sconfitto due volte alle elezioni per diventare
parlamentare, Kent appartiene alla frangia “non interventista” del movimento
Maga, in linea con le posizioni del giornalista Tucker Carlson sull’”America
First”. Ha frequentato ambienti vicini al cosiddetto paleo-conservatorismo e al
nazionalismo bianco, in particolare il gruppo dei Proud Boys, in prima fila
nell’assalto al Campidoglio e nelle teorie complottiste.
Già nel
2022, quando era candidato al Congresso, Kent si era opposto pubblicamente ai
finanziamenti statunitensi all’Ucraina, sostenendo che l’invasione russa era
stata provocata dagli stessi Stati Uniti attraverso l’espansione della Nato
verso est.
Kent aveva
già avuto seri contrasti con altri esponenti dell’amministrazione come il
direttore del Fbi, Kash Patel, a partire dalla sua convinzione di un
coinvolgimento straniero nell’assassinio di Charlie Kirk. Le sue dimissioni
sono l’ennesimo segnale di malcontento della base Maga per la
guerra, che seguono quelle di Marjorie Taylor Greene, la deputata
nazionalista cristiana MAGA dal suo seggio parlamentare all’inizio
dell’anno [ii].
Un dissenso già apparso in precedenza, con i bombardamenti contro il Venezuela
e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, la deputata Cilia Flores.
Secondo Pew
Research, la metà dei repubblicani sotto i 50 anni ha ora un’opinione
negativa di Israele, rispetto al 35% del 2022, e il 53% degli americani in
generale, con un aumento di 11 punti percentuali. Oggi viene allo scoperto
il crescente disagio della base elettorale di Trump per la guerra. I dubbi
sulla giustificazione dell’uso della forza, prima in Venezuela e poi in Iran,
si estendono sia nella base MAGA, che tra l’elettorato repubblicano in
generale, come evidenziano i sondaggi [iii].
La defezione
di Kent non è quindi un’azione isolata di un membro dell’amministrazione
scontento delle politiche della Casa Bianca all’estero. Ma evidenzia il
malcontento profondo e la critica sia all’interno dell’amministrazione, che
della base di appoggio di Trump, per la sua decisione di coinvolgere gli Stati
Uniti nell’ennesimo conflitto all’estero, che rischia di trasformarsi in una
guerra infinita. Una decisione che viene vista come un tradimento
sfacciato delle promesse fatte in campagna elettorale attraverso lo
slogan “America First” con cui aveva promesso di disimpegnare gli Stati Uniti
dalle guerre e dalle organizzazioni internazionali, per ridirigere quei fondi
all’interno del Paese.
L’altro
elemento di forte dissenso con l’amministrazione Trump della sua base
elettorale ed in particolare della destra MAGA, è stato il trattamento del
“Caso Epstein” e la censura di Stato riguardo al coinvolgimento dello stesso
Trump negli scandali sessuali.
Sesso e spie
Come
ricordava spesso il cattolico Giulio Andreotti… a pensare male si fa peccato,
ma spesso ci si azzecca…
Da sempre, i
servizi segreti del pianeta hanno usato l’adescamento sessuale per ottenere
informazioni riservate. La storia è piena di esempi ed aneddoti in merito, più
o meno torbidi e perversi.
Come ha
dichiarato l’ex-agente israeliano-canadese del Mossad, Ari Ben-Menashe, in una
sua intervista del 2025: “Tutta l’operazione nell’isola di Epstein, è stata una
missione di Intelligence israeliana il cui obiettivo era far cadere in trappola
celebrità, figure mediatiche, dirigenti politici, etc. attraverso il ricatto
sessuale, reclutandoli come agenti israeliani…. Il governo statunitense è
intrappolato dagli israeliani e Jeffrey Epstein ne è stato uno degli
strumenti” [iv].
Appare
quindi evidente il ricatto israeliano a cui è sottoposto lo stesso Trump, amico
di Epstein, nonché pedofilo e stupratore seriale. Guarda caso, sia nel primo
che nel secondo mandato di Trump, è sempre aumentata la pressione sionista per
un maggior coinvolgimento statunitense nelle guerre in Medio Oriente.
E mentre
scrivo, l’FBI ha aperto un’indagine contro Joe Kent per spionaggio in un
evidente tentativo di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Ma è
chiaro che il castello dell’autoproclamato imperatore del mondo perde pezzi.
[i] https://infoalternative.it/europa-mondo/mondo/la-guerra-contro-liran-lennesima-guerra-fabbricata-la-lettera-di-dimissioni-indirizzata-a-trump-da-joe-kent-capo-dellantiterrorismo-usa/
[ii] Amanda Tyler, Opinion: Marjorie Taylor Greene’s words on Christian nationalism are a
wake-up call, in CNN, 27 luglio 2022. https://edition.cnn.com/2022/07/27/opinions/christian-nationalism-marjorie-taylor-greene-tyler
[iii] https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/02/04/americans-are-divided-on-next-steps-for-us-in-venezuela/
[iv] https://x.com/GUnderground_TV/status/1951993269883126246
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