In città respiriamo a metà, con mezzo polmone soltanto. Lo realizziamo in montagna, quando il torace si dilata per gonfiarsi d’aria, mentre qui serriamo d’istinto la bocca per non inalare smog. La stessa sensazione che ho provato ieri, dopo tanto tempo. Di sollievo a metà. Un’euforia floscia come un pallone bucato. La soddisfazione per la travolgente vittoria del No fatica a farsi largo nelle viscere attanagliate dall’angoscia. Guardavo le persone scese in piazza, cercando la mia stessa contentezza ammaccata, soffocata dalla preoccupazione costante di questi anni. Le bandiere che sventolavano davanti ai miei occhi si sovrapponevano all’immagine che non riuscivo a togliermi dalla testa, come i disegni stampati sui vetrini dell’oculista quando, da bambina, andavo a curare lo strabismo. Le bandiere e le gambette del piccolo Karim bruciate dalla sigaretta. Karim, un bambino palestinese di un anno, è stato torturato dai soldati israeliani per estorcere una confessione a suo padre, a un check point del campo profughi di Al-Maghazi. C’è il referto medico, le foto, i testimoni, come per molte altre vicende di abusi sui bambini palestinesi. Torturato per 10 ore davanti agli occhi del papà e rilasciato al Comitato Internazionale della Croce Rossa in stato di shock. Gambette, Bruciature, bandiere, il buco di un chiodo piantato nella carne. L’orrore al quale assistiamo ogni giorno non ci abbandona mai, nemmeno mentre esultiamo per la vittoria del No.
Diversi
parlamentari di centrosinistra hanno sostenuto il Sì, a fronte di nessun
parlamentare del centrodestra che sostenesse il No. Curioso che a votare
con le destre fossero gli stessi esponenti del centrosinistra in prima
linea quando c’è da richiamare gli elettori al voto utile per fermare le destre
(ma quando uno vuole abolire il Senato, dice che se non gli riesce lascia la
politica e poi fa il senatore io alzo le mani). Il risultato è che ci sono più
elettori di centrodestra che hanno votato No che elettori di centrosinistra che
hanno votato Sì. Un altro grande successo dei terzopolisti e riformisti
del Pd, quelli a favore delle riforme sì, purché della destra.
Non mi
stupisce che nel Pd chi si è espresso per il Sì appartenga alla famigerata “Sinistra
per Israele” che si è data il compito di negare il genocidio e la sua meticolosa
pianificazione. Votano nel merito della riforma, dicono. Me li immagino a
comprare acquerelli di Hitler perché era un buon pittore.
Non so
quanti abbiano votato “No” nel merito. So che tanti abbiamo votato “No” a
prescindere dal giudizio negativo sulla riforma. Perché di fronte a Meloni che
si rifiuta di condannare Israele o Trump, a Tajani che il
diritto internazionale vale fino a un certo punto, di fronte a Nordio che
libera il torturatore Almasri accusato di stupro di minori ma
denuncia il trauma dei piccoli della casa del bosco; di fronte a Salvini che
ritira il premio “amico di Israele” mentre assiste al massacro di decine di
migliaia di palestinesi, libanesi, iraniani; di fronte a qualunque
rappresentante di questo governo di complici e pavidi che ha l’ardire di
chiedere un voto a conferma del suo operato, non si può fare altro che piantare
un bastoncino tra gli ingranaggi del genocidio. È l’unica mossa
strategica, l’unica opzione morale, l’unica cosa sensata.
Questo hanno
fatto i giovani andando a votare: non sono preoccupati di salvaguardare
l’indipendenza della magistratura. Se qualcuno lo è, la vive come una preoccupazione
subordinata di fronte al collasso della democrazia al quale
assiste angosciato, senza che i giudici o il Csm o i giornalisti o i politici,
l’Ue, l’Onu, gli adulti tutti riescano a fermare i responsabili di questo
sfacelo del diritto, della logica, dell’umanità. Non sono preoccupati che la
riforma sia preludio del premierato: considerano già tutto perduto, sono nauseati, sono sconvolti, sono furiosi.
Quello che
per noi è uno spettro – il piano di Licio Gelli, la torsione autoritaria – per
loro è la norma, per loro questo fa chi sta a Palazzo Chigi. Quali
provvedimenti ti aspetti che adotti per migliorare il funzionamento della
giustizia chi resta saldamente alleato di paesi che bombardano a tappeto
scuole, ospedali, ponti, città, case, caffè in riva al mare con tutte le
persone che ci sono dentro?! Cosa vuoi discuterci? Quali riforme vuoi affidare
a gente simile? La fermi e basta, pianti la matita sulla scheda come
un bastoncino nell’ingranaggio e questo è il trionfo del “No”. Un trionfo del
“basta”.
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