giovedì 20 giugno 2019

Sui monumenti che ancora oggi ritraggono gli alti comandanti, bisognerebbe scrivere sotto: "criminale di guerra" - Ermanno Olmi

“Ogni colpo che viene esploso, ogni nave da guerra che viene inviata, ogni razzo che viene sparato, significa, in ultima analisi, un furto a coloro che soffrono la fame e non sono nutriti, coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Il mondo in armi non sta spendendo soltanto dei soldi. Sta spendendo il sudore dei suoi lavoratori, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi bambini.” - Dwight Eisenhower






Difesa e MISE sbloccano 7,2 miliardi di euro per progetti militari - Francesco Vignarca

E’ stato annunciato ieri 13 giugno 2019 congiuntamente dal Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE)  e dal Ministro della Difesa un impegno di spesa pluriennale di circa 7,2 miliardi di euro per investimenti relativi a programmi nel settore militare e degli armamenti. Circa 2,2 miliardi di euro saranno destinati a Iveco Defence Vehicles per la produzione di due tipologie di automezzi militari (VBM 8×8 “Freccia” e Blindo Centauro II) dal 2020 fino al 2032. Il MISE ha sottolineato come motivazione principale di questa scelta l’esigenza di risolvere la crisi produttiva e occupazionale dell’azienda (e dunque non tanto un’esigenza di capacità delle Forze Armate).
A quanto è dato di sapere al momento quello annunciato sarebbe solo un impegno politico e non di un’allocazione di fondi reale, allocazione che dovrebbe invece essere concretizzata con la prossima Legge di Bilancio (e dunque si andrebbe a sommare ai circa 13 miliardi di euro già previsti a favore della Difesa negli ultimi anni dal Fondo Investimenti MEF). Secondo le informazioni fin qui raccolte dal nostro Osservatorio Mil€x una parte delle cifre che verranno iscritte a bilancio dovrebbe provenire dallo sblocco di vecchie partite, mentre per la restante parte (anche se non è dato di sapere in che misura) dovrebbe trattarsi di un rifinanziamento della Legge 808/1985. Tale norma è lo strumento principale utilizzato negli ultimi decenni come sostegno alla ricerca e produzione in campo aerospaziale, che ha favorito non poco l’acquisizione di armamenti da parte della Difesa italiana. Una legge in cui entra in gioco anche il MISE e che nel corso degli anni ha permesso il finanziamento di aerei militari come l’Eurofighter e il Tornado e di elicotteri militari come l’NH90, oltre che sistemi integrati per la sicurezza e la difesa tra cui Unmanned Aircraft Systems (i cosiddetti droni) di impiego duale. Sui fondi erogati negli anni a sostegno delle imprese pesa la recentissima deliberazione (ottobre 2018) della Corte dei Conti che nella dettagliata ricognzione effettuata sulle dinamiche di applicazione della Legge 808 negli ultimi lustri ha raccomandato di “dare immediato corso ad iniziative” volte alla definizione “in maniera conclusiva e dettagliata dellle situazioni relative alle restituzioni scadute e non effettuate” che secondo la Corte riguarderebbero oltre l’80% dei fondi erogati. Tutto ciò notando esplicitamente come “l’attività di monitoraggio è risultata, e risulta, particolarmente lacunosa e trascurata, nonostante le relative inefficienze fossero state segnalate e stigmatizzate dalla Corte fin dal 2003 e non permette di esprimere una completa valutazione, specie in punto delle doverose azioni da svolgere per stimolare le restituzioni delle agevolazioni ma, per la sua inconsistenza, induce a considerare possibili, anzi probabili ritardi di tali adempimenti, sin qui non emersi e dunque non affrontati e gestiti”. Inoltre “l’attività di controllo, come più volte affermato dallo stesso Dicastero, non ha mai riguardato concrete verifiche ma solo riscontri amministrativi documentali”. Trasparenza e controllo non sembrano essere mai di casa quando si tratta di ricerca e produzione militare.
Secondo i dettagli diffusi dal Ministero della Difesa il fondo da 7,2 miliardi dovrebbe essere destinato, oltre che ai già ricordati automezzi militari, a programmi di ammodernamento e adeguamento degli equipaggiamenti delle Forze Armate come F2000 (il caccia Eurofighter), TORNADO MLU, M345, NH90, N-ESS, HH101, FREMM E FSAF/AAMS B1-NT nonché all’avvio del programma Cosmo-SkyMed 2nd generation e a sostegno dell’acquisizione di sommergibili U212 NSF, del sistema SICOTE per l’Arma dei Carabinieri ed il sistema Teseo Mk2.
Maggiori informazioni e la reale allocazione delle risorse oltre che la distribuzione delle provenienze finanziarie (dato importante per capire di che tipo e dimensione sarà l’aumento di spesa militare di cui stiamo parlando) dovrebbero essere riportate nel Documento Programmatico Pluriennale della Difesa in corso di pubblicazione (con ormai l’usuale e grave ritardo rispetto alla scadenza del 30 aprile prevista per legge).

Il costo totale dell’impegno militare italiano in Afghanistan - Francesco Vignarca 

La missione militare italiana in Afghanistan (impegno portato avanti dal 2001 nell’ambito di interventi internazionali di diversa natura) è tornato all’attenzione delle cronache dopo l’annuncio della Ministro della Difesa Elisabetta Trenta di aver commissionato allo Stato Maggiore della Difesa uno studio per un possibile ritiro delle truppe entro un anno.
Riteniamo quindi utile riproporre la nostra analisi (inserita nel Rapporto Mil€x 2018) dei costi complessivi che il nostro Paese ha sostenuto in questi 17 anni di iniziativa militare. Non è al momento possibile nemmeno stimare l’impegno previsto per il 2019, che è stato sicuramente votato con la Legge di Bilancio ma che non è determinabile in quanto il Governo non ha ancora inviato al parlamento (come sarebbe previsto per legge entro il 31 dicembre) la “Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso” e i documenti finanziari necessari al voto di proroga e rifinanziamento.
Per una valutazione dei risultati e degli impatti della missione italiana e, in generale, dell’intervento occidentale nel paese asiatico rimandiamo anche al Report da noi pubblicato nell’ottobre 2017 (che ovviamente non contiene gli aggiornamenti degli ultimi 15 mesi).
Calcolare in modo preciso ed esaustivo il costo finanziario di una campagna militare all’estero è molto difficile, dato che ai costi ufficiali “diretti” si aggiungono costi “indiretti” che non sono riportati nei documenti pubblici e che sono quindi impossibili da quantificare. Ci riferiamo a costi di tipo sistemico (acquisizione nuovi mezzi da combattimento e nuovi armamenti, aggiornamento sistemi d’arma esistenti in relazioni alle esigenze emerse nel corso dell’impiego in teatro operativo, ripristino scorte munizioni, addestramento specifico del personale e costi sanitari delle cure per i reduci feriti e mutilati) che l’apparato della Difesa e altre amministrazioni pubbliche devono sostenere per esigenze direttamente connesse alle operazioni in corso, ma che non figurano come tali e che quindi non sono computabili.
Tralasciando tutti questi costi indiretti, il costo ufficiale della partecipazione alle missioni militari in Afghanistan a partire dal novembre 2001 (Enduring Freedom fino al 2006, ISAF fino 2014, Resolute Support dal 2015) è di 6,5 miliardi di euro, vale a dire oltre un milione di euro al giorno in media. Agli stanziamenti vanno  aggiunti tutti i costi extra delle missioni, e cioè l’esborso di 480 milioni a sostegno delle forze armate afgane (120 milioni l’anno a partire dal 2015) e circa 900 milioni di spese aggiuntive relative al trasporto truppe, mezzi e materiali da e per l’Italia, alla costruzione di basi e altre infrastrutture militari in teatro, al supporto operativo della Task Force Air (Emirati, Qatar e Bahrein) e degli ufficiali di collegamento distaccati presso Comando Centrale USA di Tampa, Florida, al supporto d’intelligence degli agenti AISE, della protezione attiva e passiva delle basi, al supporto sanitario del personale della Croce Rossa Italiana, alla protezione delle sedi diplomatiche nazionali e alle attività umanitarie militari strumentali (CIMIC, ovvero “attività a immediato impatto sulla dimensione civile, volti ad acquisite, mantenere, incrementare il consenso nei confermi del contingente militare nazionale”). Si arriva così a oltre 7,8 miliardi in 16 anni, a fronte di 280 milioni investiti in iniziative di cooperazione civile.


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