lunedì 7 aprile 2025

Il mestiere di giornalista raccontato da Riccardo Orioles

Vivere per fare le cose giuste

"Vogliamo vivere, ci piace stare al mondo, vorremmo continuare a starci il più a lungo e il meglio possibile, e tutto sommato non abbiamo voglia di fare male ad altre persone come noi. Ecco, questa è l'elementarità della condizione umana".

In questo video

che Riccardo Orioles ha inserito ieri su Youtube, viene tracciata a zig-zar, fra ricordi e riflessioni veloci, la sua visione del mondo.

Già giornalista dei Siciliani e caporedattore del settimanale "Avvenimenti", si esprime nel video in un flusso di coscienza ininterrotto, legato da un filo conduttore: la scelta di vivere per uno scopo, spesso da ricercare mentre si vive. E' un flusso di pensieri che attraversa la sua vita e quella di tanti altri. La sua voce, a tratti malinconica ma mai priva di speranza, costruisce una conversazione con i suoi amici di lunga data.

E si chiede ad un certo punto: "Stiamo facendo qualcosa di utile o stiamo semplicemente perdendo tempo? Come facciamo a saperlo?"

È il dubbio che attraversa chi, come lui, ha dedicato la vita al giornalismo d'inchiesta, a quel "mestiere" che dà il titolo al suo programma.

"Naturalmente - aggiunge - siamo impegnati per cercare di mantenere le cose civili".

Il suo pensiero va alle persone che, in diverse parti d'Italia e del mondo, portano avanti questo impegno, spesso senza conoscersi tra loro. "È un meccanismo buffo e divertente," osserva, "queste connessioni casuali tra persone distanti che si ritrovano a collaborare su iniziative legate alla storia dei Siciliani e all'impegno civile."

Orioles parla del "nostro giornale", un "modestissimo foglio di quattro paginette" che cerca di mantenere viva la memoria e di collegare queste persone sparse. Un piccolo faro nella tempesta dei tempi, in un'epoca in cui "i re sono diventati più cattivi e gli imperi adesso sono molto più aggressivi". Un'epoca in cui ritornano mentalità fasciste che rimettono in discussione tabù fondamentali, come il rispetto della vita dei bambini.

Il pensiero corre a Pippo Fava, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, e alle sue lezioni di "buon giornalismo" a Catania e Palermo. Orioles ricorda la definizione che Fava dava della mafia: "Una cosa che fa parte della nostra società, del nostro mondo, delle banche, del Parlamento, del governo." Una visione lucida di un sistema di potere che va ben oltre la criminalità organizzata.

Eppure, nonostante tutto, nelle parole di Orioles c'è spazio per una speranza testarda: "Possiamo essere ottimisti perché non si è fermato assolutamente né si fermerà questo meccanismo fondamentale di noi esseri umani". La speranza che le piccole azioni di oggi, i tentativi di vivere "coraggiosamente cercando di fare qualcosa di utile, di non fare male a nessuno e in qualche modo di sopravvivere," porteranno frutti che i "nipotini tra una quarantina d'anni" potranno raccogliere.

"Vogliamo vivere, ci piace stare al mondo, vorremmo continuare a starci il più a lungo e il meglio possibile, e tutto sommato non abbiamo voglia di fare male ad altre persone come noi," conclude Orioles. "Ecco, questa qui è l'elementarità della condizione umana".

Una verità semplice per chi non ha mai smesso di credere nel valore della memoria, della connessione umana e dell'impegno civile.


Riccardo Orioles, nato a Milazzo nel 1949, ha iniziato a scrivere come giornalista negli anni Settanta collaborando con piccoli giornali locali e partecipando alle prime esperienze delle radio libere. Nel 1982, insieme a Pippo Fava, ha fondato "I Siciliani", un mensile edito a Catania. Il giornale, unico nel panorama cittadino dell’epoca, denunciava apertamente le attività illecite di Cosa Nostra. Il giornale affrontava temi come mafia, massoneria e politica, con l’obiettivo dichiarato di condurre inchieste rigorose e portare alla luce ciò che per anni era rimasto nell’ombra. A poco più di un anno dalla nascita del giornale, nel gennaio 1984, Pippo Fava fu assassinato dalla mafia.

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