mercoledì 17 settembre 2014

se lo dice Barack Obama

"The UK is an extraordinary partner for America and a force for good in an unstable world. I hope it remains strong, robust and united."

visto che Obama non ne azzecca una che è una, allora è fatta, la Scozia sarà indipendente.

Questioni di potere

Chi è al governo nell'ultimo anno è molto interessato alla gestione e ristrutturazione del potere (come dice Rodotà) , vedi riforma elettorale, del Senato, della giustizia e anche gestione e ristrutturazione del potere della (buona) scuola, in fondo, più poteri ai dirigenti scolastici,la costituzione della scuola in fondazione, il resto sono slogan e contorno (cosa dire di diverso dei bambini in sovrappeso?), aggiustamenti, liberazione da lacci e lacciuoli.
Ecco due cose che si possono e devono fare, già da molti anni, ma si dimenticano, poverini, giocano a fare le riforme, bisogna capirli, non possono interessarsi di due cose terra terra, lavoro sporco quotidiano burocratico.
La prima cosa è l'ora alternativa alla religione cattolica (IRC), in tutti i curricoli ci sono un certo numero di ore annuali, peccato che chi non fa IRC fa 33 ore di scuola in meno all'anno, un falso, quindi. Decine di ragazzi che vagano fuori dall'aula durante l'ora di IRC, senza che ci sia l'offerta istituzionale di un'attività formativa alternativa, grida vendetta. Ma si fa finta che vada tutto bene. Ci vuole un minuto per cambiare, da domani in tutte le scuole si svolgerà l'attività di "Diritti umani", di "Storia delle religioni", qualsiasi cosa, nel curricolo e nell'orario delle lezioni, senza se e senza ma. 
Non tutti sanno che gli studenti che frequentano IRC possono avere il soccorso "vaticano" quando rischiano di essere bocciati, qualcuno ha mai visto un insegnante di religione che alza la mano per non ammettere uno studente all'anno successivo, o per non dare un punticino in più di credito nell'ammissione agli esami di stato di quinta? Chi non frequenta l'ora di IRC non ha questa possibilità, ce l'avrebbe se frequentasse l'ora alternativa di religione, che esiste, in modo casuale, solo in pochissime scuole. Anche quell'aiutino possibile agli scrutini è marketing.

La seconda cosa è che da moltissimi anni, via CCNL, l'orario di lezione frontale, per i docenti della scuola secondaria, è di massimo 18 ore; negli ultimi CCNL è previsto che un docente, a richiesta, può insegnare fino a sei ore in più, con conseguente maggior retribuzione. 
Poi succede che il Miur, nella formazione delle cattedre inventa quelle di 19, 20, 21 e anche 22 ore, nonostante non sia previsto dalle norme. 
Il ragionamento è semplice, e lo dicono anche, a volte: solo il 5-10% dei docenti fa ricorso contro questa violazione del CCNL, e ottengono ragione solo ad anno inoltrato, e per responsabilità rinunciano ad andare avanti, per non lasciare le classi a metà anno; altri non fanno ricorso perché sanno che va a finire così. Trucco schifoso, ma ormai nella prassi. 
C'è (ci sarebbe) però un punto debole, se ci fosse un giudice a Berlino. Attribuire cattedre con ore oltre le 18, in presenza di docenti sovrannumerari o DOP, che spesso sono chiamati nelle scuole a fare sia ore di lezione che ore di sostituzione dei colleghi assenti, comporta un onere per lo Stato.
Lo spauracchio dell'onere per lo stato, per tutto quello che sono diritti dei lavoratori, ferie o permessi, sparisce appena l'Amministrazione viola il limite massimo delle ore di lezione stabilito dal CCNL.
Nel primo caso, per gli studenti, si viola il principio dell'uguaglianza di trattamento, prevista dalle norme, nel secondo caso, per i docenti, si viola il CCNL, come se niente fosse.
Mi viene adesso in mente che il mugnaio di Potsdam che cercava un giudice a Berlino era tedesco. Ci saranno giudici a Roma che leggono Brecht?

anche qui

martedì 16 settembre 2014

Un appello per riabilitare i «decimati», i disertori, i disobbedienti di guerra

BREVE PREMESSA
In una lettera
del 12 settembre 2014 firmata da Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace con altri 10 preti ed indirizzata a papa Francesco, in occasione della sua visita a Redipuglia, il 13 settembre 2014, si afferma: «Migliaia e migliaia di soldati sono stati processati e uccisi perché si sono rifiutati di ubbidire a ordini contro l’umanità. Sono stati bollati come vigliacchi e disertori, per noi sono profetici testimoni di umanità e di pace, meritano di essere esplicitamente ricordati nella celebrazione della memoria». Papa Francesco, pur pronunciando un forte discorso contro la guerra («Trovandomi qui,in questo luogo, trovo da dire soltanto una cosa: la guerra è una follia. La guerra distrugge l’essere umano») non ha raccolto l’invito. Noi crediamo che i fucilati per “codardia” o “disobbedienza” durante il grande massacro del 1914-18 vadano riabilitati storicamente e giuridicamente in tutti i Paesi. Per questo abbiamo redatto una lettera che pubblichiamo qui per raccogliere adesioni. Quest’azione va considerata all’interno di un più grande impegno quotidiano contro gli armamenti e contro tutte le guerre.

PER LA RIABILITAZIONE STORICA E GIURIDICA DEI SOLDATI ITALIANI FUCILATI PER DISOBBEDIENZA O DECIMATI NEL PERIODO 1915-18
Signor presidente del Consiglio, Matteo Renzi
Signora ministra della Difesa, Roberta Pinotti
e per conoscenza, signor presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Il centenario della Prima Guerra Mondiale deve essere l’occasione per fare i conti con un capitolo doloroso e rimosso dalla memoria nazionale, quello di mille e più soldati italiani – il numero esatto non è conosciuto – fucilati e comunque uccisi dal piombo di altri soldati italiani perché ritenuti colpevoli di codardia, diserzione o disobbedienza. Fra di loro ci sono anche i decimati, estratti a sorte da reparti ritenuti “vigliacchi” e passati per le armi «per dare l’esempio».
L’ Italia detiene il record pesante di essere al primo posto. In un esercito di 4 milioni e 200 mila soldati al fronte ne “giustiziò” circa 1000. L’esercito francese che iniziò la guerra nel 1914, un anno prima, ebbe 6 milioni di soldati e 700 fucilati. Nell’esercito inglese furono 350 e in quello tedesco una cinquantina.
La Gran Bretagna ha adottato nel 2006 un provvedimento sulla grazia dei soldati dell’ Impero Britannico durante la guerra 14-18. In Francia dopo un discorso di Jospin del 1998 se ne sta discutendo e avanzando verso una soluzione politico-giuridica che potrebbe essere presa a breve.
Pur tenendo conto delle differenze politiche, culturali e giuridiche tra i vari Paesi attendiamo dal Parlamento italiano una decisione che faccia giustizia di quell’immensa ingiustizia.
Cioè di esseri umani che furono “giustiziati” perché sostanzialmente:
·         Si rifiutarono di battersi e di morire per niente.
·         Vollero mettere fine ai massacri
·         Rifiutarono di uccidere altri esseri umani con differenti uniformi
·         Fraternizzarono oltre le trincee,
La riabilitazione deve essere collettiva:
·         Perché è impossibile differenziare i casi dei fucilati. Molti documenti sono andati persi e gli archivi nel kaos.
·         Perché i soldati spesso sono stati fucilati collettivamente da plotoni d’ esecuzione alla presenza di truppe radunate per l’occasione
·         Perché quelle esecuzioni dovevano terrorizzare la coscienza collettiva dei soldati.
La riabilitazione di questi cittadini italiani fucilati ingiustamente richiede probabilmente un’apposita legge.
Possiamo contare sulla vostra sensibilità e disponibilità?
Grazie per l’attenzione,
Daniele Barbieri, giornalista
David Lifodi, giornalista
Francesco Cecchini, scrittore
Inviare adesioni a: <francesco_cecchini2000@yahoo.com>

Indipendenza? A me preoccupano i bambini... - Fabio de Sicot

Cari acquirenti di questo microsolco (cit.), sono in Glasgow. Eh si. Dopo aver imballato tutto quello che c'era da imballare, venduto tutto quello che c'era da vendere, e cancellato tutto quello che c'era da cancellare, ho preso un volo di sola andata (si spera) dall'Italia verso la Scozia, con la speranza in tasca e l'incoscienza nello zaino. La Scozia. Si, sapete, quel pezzo di terra che sta a metà strada fra la Norvegia e l'Islanda (??); quella zona tanto vicina all'Irlanda che, se si va verso il nord, si scoprono paesaggi quasi identici fra i due paesi; quella parte di mondo dove son vissuti i Pitti, e i Caledoni, e i Vichinghi, e i Celti, e i Sassoni, e poi, ma solo poi, gli Scozzesi con il regno d'Alba. La patria di Mel Gibson insomma, ops, volevo dire William Wallace... Anyway, per qualche motivo, e non so bene quale, questo paese dalle mille culture ha accettato benvolentieri la mia presenza, e finché lo farà con questo trasporto, da qui non ho intenzione di tornare indietro. Perché farlo poi? Sentirsi a casa, un'altra volta, e' una bella sensazione che, per ora, ho intenzione di tenermi ben stretta.

Come molti di voi sapranno, il 18 settembre, cioè fra pochi/pochissimi giorni, il popolo di Scozia andrà alle urne per un referendum ampiamente richiesto e conquistato con certosina pazienza durante gli anni. Argomento del contendere: vuoi tu Scozia, in nome della devolution, del tuo parlamento, e di un sogno passato, presente e futuro, rispondere SI alla domanda: Dovrebbe la Scozia essere uno stato indipendente? La risposta e' talmente ardua che richiederebbe un intero foglio protocollo per essere sviluppata adeguatamente. Chi parteggia per il SI argomenta dicendo che soltanto un popolo sovrano, e nessun altro, può' decidere per il suo futuro. Chi parteggia per il NO sostiene che la Scozia e' un grande paese non malgrado il Regno unito ma grazie al Regno Unito. Senza ombra di dubbio, e' molto chiaro che in questo dibattere ha un suo enorme peso la storia, l'ingente riserva petrolifera presente nel Mare del Nord, e le politiche di austerity della signora Thatcher. In fondo, si dice che qui in Scozia ci siano più Panda che Tory. Ed è talmente vera la storia dei panda che l'UKIP, il partito di destra estrema dell'innominabile xenofobo, in Inghilterra ha collezionato il 27% dei voti, mentre in Scozia soltanto il 10%. Qui l'animo e' tendente al socialismo, ma con un filo di nazionalismo e di fierezza per il proprio paese. Che, a pensarci bene, a volte, non farebbe male neanche a noi...

lunedì 15 settembre 2014

La riforma degli esami di una ministra immatura - bortocal

ci risiamo, e rompo il silenzio sulle cose di scuola che mi sono imposto come preside in pensione perche` la situazione fa veramente schifo.
reduce dalle foto in topless dell’estate e dai successivi annunci di una riforma della scuola fantasma, la s-ministra Giannini annuncia giuliva che si prepara a terremotare la scuola italiana (l’entusiamo e` tutto diRepubblica): la scuola, terremotata ripetutamente da vent’anni e massacrata da un taglio di risorse continuo, ascolta rassegnata.
“Siamo avanti nella definizione di una nuova maturità”.
qualcuno informi la mistra che gli esami non si chiamano piu` cosi` da vent’anni, per favore.
“Non abbiamo voluto inserirne i dettagli nel dossier presentato il 3 settembre -  e perche`? -, ma non è detto - ! - che non possa entrare nel decreto legge che vareremo a inizio gennaio”.
leggo con curiosita` allora le anticipazioni della bomba…
Niente più convocazioni da lontano.
cioe` nella stessa provincia…
Nella stagione 2015-2016 dovremo tornare ai commissari interni,
ah gia`, la riforma degli esami fatta da Berlusconi, e poi cancellata perche` disastrosa e un regalo perfetto per scuole private e diplomifici vari; sai la novita`.
“L’esame di maturità deve perdere quell’aspetto da giudizio divino, che tra l’altro lo ha fatto diventare costoso.
Deve riprendere un ruolo di appuntamento di sintesi di un anno scolastico, addirittura di un ciclo”.
l’unica idea visibile e` chiaramente quella del risparmio, che per carita` potrebbe anche starci se una ministra avesse il coraggio di dire: siamo con le pezze al culo, per qualche anno dobbiamo raschiare il fondo del barile e dobbiamo per forza tornare ai commissari interni per risparmiare pochi milioni di euro: ci dispiace rendere gli esami una farsa, ma non possiamo eliminarli del tutto perche` stanno in Costituzione e questo articolo non abbiamo ancora pensato di cambiarlo...

sabato 13 settembre 2014

14 settembre 1973: viene ammazzato Victor Jara

De Gregori in una canzone cantava “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo!”, per Victor Jara vale lo stesso, “Hanno ammazzato Victor, Victor è vivo!”

Luis Sepulveda lo ricorda e Stefano Giaccone gli dedica una canzone


“Victor Jara era il compagno artista, dirigente, intellettuale di alto livello, ma soprattutto, era l’aria pura di campagna, la voce di mille compagni che non avevano voce. Generoso, coerente, allegro, serio, fraterno, Victor simboleggiava la parte migliore della mia generazione e oggi è l’esempio migliore del valore di quella generazione. A volte, Victor, quando la tua voce riempie la sala di casa mia o quando pulisco i vecchi dischi, uno dei miei figli domanda chi canta, e la risposta è sempre la stessa: quest’uomo è mio fratello e in ognuna delle mie carezze ci sono anche le sue mani. La sua morte, il suo atroce assassinio, ordinato di persona da Pinochet, è una ferita aperta nel cuore di tutto il popolo cileno, una ferita che si rimarginerà solo quando tutti i criminali saranno stati giudicati e condannati. Le sue mani tozze vivono in tutti i pugni levati, nel lavoro quotidiano di tutti i democratici, di tutti coloro che non rinnegano il proprio passato e le proprie idee. La tua voce continua a pervadere tutto, fratello. La tua voce si chiama sindacato, manifestazione, resistenza, speranza, generosità, libro aperto, pane in tavola”.

un concerto di Victor Jara



nelle parole di Joan Jara, moglie e vedova di Victor



Victor Jara e Pete Seeger (Las casitas del barrio alto .. little boxes)



Estadio de Chile (L’ultima canzone)
L’11 settembre 1973 Víctor Jara fu arrestato dai militari fascisti di Pinochet. La maggior parte dei prigionieri politici vennero rinchiusi nel grande Estadio Nacional; altri in un piccolo complesso sportivo (non calcistico: vi si tengono partite di pallacanestro, pallavolo e calcetto e, all’epoca, serviva anche per le riunioni di pugilato; si tratta quindi di un palazzetto dello sport) detto “Estadio Chile”. Situato nella parte occidentale di Santiago, era stato inaugurato nel 1949.Víctor Jara vi rimase e vi fu assassinato. La data della sua morte è incerta: per alcuni risale al 16 settembre, ma non si tratta probabilmente della data esatta. Con mezzi di fortuna, continuò a comporre canzoni e poesie; questa è la sua ultima.
Gli furono prima spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno di quei militari di merda (“Su, cantaci una canzoncina ora!”), poi gli furono tagliate. Fu poi ucciso. Gli fu trovato in tasca, dalla moglie Joan Turner che era venuta a riprendere il cadavere, un foglietto con questa canzone, recante la data del 23 settembre 1973; questa è probabilmente la data della sua morteLo “Stadio Chile” si chiama, dal settembre 2003, trentennale del golpe fascista e dell’assassinio di migliaia di prigionieri politici, Estadio Víctor Jara.Una canzone senza musica, sebbene Pete Seeger la abbia poi musicata e cantata in inglese. L’estremo atto di sfida di un uomo coraggioso e intelligente ai suoi stupidi aguzzini. [RV]
Estadio de Chile
Somos cinco mil aquí
en esta pequeña parte la ciudad.
Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.
Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.
Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.
Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento…
Versione italiana di Riccardo Venturi (2002)
Estadio de Chile
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl’importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c’è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all’improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
Pete Seeger recita”Estadio de Chile”