martedì 9 febbraio 2016

12 consigli sull’arte di scrivere racconti brevi - Roberto Bolaño


Adesso che ho 44 anni offrirò alcuni consigli sull’arte di scrivere storie brevi.
1) Non approcciare mai le storie brevi una alla volta. Se uno approccia le storie brevi una alla volta può, in tutta onestà, anche scrivere la stessa storia fino al giorno della sua morte.
2) E’ meglio scrivere storie brevi tre o cinque alla volta. Se uno ha l’energia, ne scriva nove o quindici alla volta.
3) Sta attento: la tentazione di scrivere storie due alla volta è tanto pericolosa quanto tentare di scriverne una alla volta; è essenzialmente come il gioco degli innamorati allo specchio che producono una doppia immagine di melanconia.
4) Uno deve leggere Horacio Quiroga, Filisberto Hernandez e Jeorge Luis Borges. Deve leggere Juan Rulfo e Augusto Monterroso. Ogni scrittore di racconti brevi, che ha un po’ di apprezzamento per questi autori non ha ancora mai letto Camilo José Cela o Francisco Umbral, infatti, leggerà Cortazar e Adolfo Bioy Casares, ma in nessun modo Cela o Umbra.
5) Lo ripeto ancora una volta nel caso non fosse ancora chiaro: non considerate Cela o Umbra.

6) Uno scrittore di racconti brevi dovrebbe essere coraggioso. E’ una fatto triste da riconoscere, ma così stanno le cose.
7) Gli scrittori di storie brevi si vantano spesso di aver letto Petrus Borel. Infatti, molti scrittori tentano di imitarlo. Che grande sbaglio! Dovrebbero, invece, imitare il modo in cui Borel si veste. Ma la verità è che loro non sanno proprio niente di lui o di Théophile Gautier o di Gérard De Nerval.
8) Facciamo un accordo: leggete Petrus Borel, vestite come Petrus Borel, ma leggete anche Jules Renarde e Marcel Schwob. Soprattutto leggete Schwob, dopo passate ad Alfonso Reyes e da lui a Borges.
9) La verità è che con Edgard Allan Poe, avremmo materiale più che sufficientemente buono da leggere.
10) Volgi il pensiero al punto 9. Pensa e riflettici su. Hai ancora tempo. Pensa al numero 9 più a lungo possibile e fallo in ginocchio.
11) Uno dovrebbe leggere anche alcuni libri e autori altamente raccomandati – per esempio Del Sublime del notevole Pseudo Longino; i sonetti dello sfortunato e coraggioso Philip Sidney, la cui biografia scrisse Lord Brooke; l’Antologia di Spoon River (1916) di Edgard Lee Masters; Suicidi esemplari (1991) di Enrique Villa-Matas; Mientras ellas duermen (1990) di Javier Marias.
12) Leggi questi libri e leggi anche Anton Chekov e Raymond Carver, due dei migliori scrittori del ventesimo secolo.
“Bolaño entre parentesis: ensayos, articulos y discursos”, Anagrama 2004.

lunedì 8 febbraio 2016

Torture - Wislawa Szymborska

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne risponde era, è
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

Il detenuto-desaparecido Giulio Regeni poteva essere salvato - Gennaro Carotenuto

 

I primi risultati dell’autopsia a Giulio Regeni, che datano la morte a poche ore prima del ritrovamento del corpo, affermano senza equivoci che il dottorando friulano è stato per circa nove giorni un detenuto-desaparecido nelle mani di qualche polizia o corpo paramilitare della dittatura amica di Al Sisi, al quale l’ambasciatore Massari rende addirittura il merito per aver contribuito a ritrovarne i resti.
In questi nove giorni Regeni è stato torturato, umiliato, massacrato, ma è rimasto in vita extragiudizialmente in una caserma o in una prigione clandestina all’interno di un contesto tutt’altro che caotico, ma organizzato e metodico come è SEMPRE organizzata e metodica la repressione del dissenso nei regimi di polizia quali quello egiziano. Dei discorsi di oggi, in presenza del corpo massacrato di Giulio, delle richieste di verità importa poco, ministro Gentiloni. È di quando la notizia faceva fatica a farsi strada che dovremmo parlare. Lo sapete o no che, con Giulio ancora in vita, i messaggi sui social che si appellavano a #whereisgiulio, compresi i miei se posso, raccoglievano un infinitesimo di condivisioni rispetto a qualunque stupidaggine?
Durante i nove giorni nei quali Giulio Regeni è rimasto vivo nelle mani dei suoi torturatori, un gran numero di persone, con vari livelli di responsabilità, all’interno della catena di comando che da Al Sisi portava giù fino a chi gli ha spezzato l’osso del collo, e poi ha buttato i suoi resti in quel fosso della periferia del Cairo, sapevano chi fosse e dove fosse. Qualcuno ha sequestrato Giulio Regeni extragiudizialmente, qualcuno gli ha presumibilmente estorto informazioni con la tortura, qualcuno ha avuto interesse a tenerlo in vita per nove giorni e infine deciso che dovesse morire. Qualcuno ha ritenuto più opportuno che il corpo fosse ritrovato invece di farlo sparire per sempre. Tutte queste persone fanno parte di un’organizzazione criminale nota che chiamiamo “Terrorismo di Stato”. Quando il Terrorismo di Stato è applicato da governi amici, non necessariamente dittatoriali, come fu per il GAL spagnolo, si chiude sempre un occhio.
Tutto ciò dimostra che Giulio poteva essere salvato. Bastava toccare i fili giusti; e sia il corpo diplomatico che i servizi segreti sono pagati per saperli toccare. Nelle strade può succedere di prendere una pallottola destinata ad altri, ma nelle camere di tortura non si muore per sbaglio o per caso. Fosse morto immediatamente, avremmo ancora potuto nasconderci dietro a un dito. Ma nove giorni è durato il calvario del ragazzo.
Quanta pressione la Farnesina e il governo italiano hanno messo sul governo egiziano in quei nove interminabili giorni nei quali Giulio agonizzava nelle mani degli aguzzini? Quanti titoli sui giornali ci sono stati sulla sua sparizione dal 25 gennaio al 3 febbraio, mentre il supplizio di questo ragazzo italiano si compiva? Perché finché era in vita non è diventato un caso nazionale? Quanta pressione ha messo l’opinione pubblica sui giornali e sulla politica perché in ognuno di quei nove lunghissimi giorni è stato possibile salvargli la vita e non è stato fatto? Perché Giulio Regeni non è diventato il fratello e il figlio di tutti, come lo diventò Valeria Solesin assassinata il 13 novembre al Bataclan di Parigi? Perché non era un marò o un giornalista con l’articolo uno ma un lavoratore precario della ricerca nelle neglette scienze umane e sociali? Era uno che se l’è cercata, che faceva un’inutile ricerca su chissà chi, stando a spasso per il mondo a spese del governo inglese? Perché il detenuto-desaparecido Giulio Regeni non era importante e il morto ammazzato Giulio Regeni lo è almeno in parte diventato?
La risposta a tutte queste domande è scontata. La pressione fatta dalla nostra ambasciata e dal nostro governo a un regime autoritario, al quale abbiamo appaltato la tenuta dell’ordine in quell’area disordinata e firmato lucrosi contratti, non è stata sufficiente a salvargli la vita. Il governo egiziano è sì un’idra, ma bisogna avere pazienza. I giornali non sono pervenuti, i corpi intermedi, associazioni e movimenti sono stati bastonati per anni nella loro credibilità e forse l’hanno davvero un po’ perduta, l’opinione pubblica da tempo non ha più un’agenda autonoma dal potere mainstream, nonostante la Disneyland dei social network farebbe pensare il contrario.
La non fatalità della morte di Giulio Regeni rende così ancora più emblematico il suo caso. Giulio paga il voler capire e studiare un mondo, nel suo caso quello arabo, che all’italiano e all’occidentale medio viene rappresentato come il regno degli stereotipi, tutti negativi, come testimoniò il famoso editoriale di Maurizio Molinari su «La Stampa» sui presunti stupratori di Colonia. È questo il grande inganno della cosiddetta libertà di stampa, non deviare mai da una rassicurante conferma degli stereotipi e delle semplificazioni accomodanti. Chi come Giulio consuma scarpe per capire realtà complesse e smontare stereotipi non è utile, anzi.
Non solo sui giornali, anche nell’università italiana non c’era posto per Giulio Regeni, nel Paese che da decenni forma studiosi e li regala, alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Germania, perché ha deciso di disinvestire sulla comprensione del mondo. A cosa serve studiare l’Egitto? Li regala l’università italiana questi studiosi, così come ha regalato il battito del cuore di Giulio ai suoi aguzzini per quei nove interminabili giorni. Nel frattempo, quegli stessi che nell’era Bush si erano riempiti la bocca della retorica perversa dell’esportazione della democrazia, oggi si contentano di sostenere i nostri “figli di puttana”, da Al Sisi a Erdogan, come degli Anastasio Somoza qualsiasi, e la grande stampa dà loro ragione: ci vuol pazienza con Al Sisi, scrivono quelli abilitati a scrivere sui giornali. Meglio lui che il caos per quei popoli incivili. Purtroppo sì, in questo mondo e in questa Italia Giulio Regeni se l’era cercata.

VERSO IL 14 FEBBRAIO – ONE BILLION RISING



EVE ENSLER: AGISCI, BALLA, RIBELLATI
Credo che in questo momento dobbiamo vivere sul filo di una incomprensibile follia, rifiutando sia di arrenderci, sia di far finta di niente. Ci troviamo a danzare sul baratro dell’annichilimento, ma allo stesso tempo con passione incoraggiamo e accogliamo un nuovo modello di riferimento. Cosa molto difficile in un mondo, in un sistema che ci ha rigidamente indottrinato alla negazione del pensiero, a parlare per citazioni, a ragionare in modo schematico tra si’ e no, mi piace e non mi piace, in una dicotomia dell’«o con noi o contro di noi», insomma secondo assolutismi stupidi e riduttivi, strumenti di manipolazione consumistica.
L’entusiasmo dell’assurdità richiede di fare propria l’ambiguità, l’insicurezza e significa guardare a testa alta il drammatico frangente in cui ci troviamo. Significa dimenarsi e prevedere che cadrai, danzando nell’impossibile caos di un appassionato possibile.
Dobbiamo quindi imparare l’arte e mettere in opera la “distruzione”. Dobbiamo lasciare andare le nostre false sicurezze e dirottare la nostra percezione del mondo. Dobbiamo dare per scontato che ovunque noi viviamo e qualsiasi cosa facciamo puo’ cambiare e sgretolarsi e dobbiamo abituarci al cambiamento e al lasciare andare le cose. A vivere come se non ci fosse altro futuro se non quello che noi creiamo. Con nessuna garanzia se non la nostra determinazione a vivere come pionieri di una nuova consapevolezza e di una nuova strada. Dobbiamo diventare persone che vanno controcorrente.
Questo e’ il potere della resilienza creativa. Smettere la solita routine e prendere posizioni contro la nostra accettazione o contro una crescita economica, rischiare di ricevere disapprovazione e polemiche, prendere parte ad azioni che allentano la morsa verso derive suicide e abbattere ogni tirannia.
Distruggere, combattere e danzare con tutte le nostre risorse per una vita che vada oltre la comodita’.
EVE ENSLER è drammaturga, poetessa, sceneggiatrice e regista, docente universitaria, attivista per i diritti delle donne, fondatrice e direttrice artistica di “V-Day”, movimento globale che combatte la violenza alle donne e alle bambine, vive a New York. Tra le opere di Eve Ensler: «I monologhi della vagina», Marco Tropea Editore, Milano 2000; «Il corpo giusto», Marco Tropea Editore, Milano 2005. Come e’ noto «I monologhi della vagina» ha ricevuto nel 1997 il prestigioso Obie Award, ed e’ stato portato in scena con grande successo a Broadway (con star come Susan Sarandon, Glenn Close, Melanie Griffith e Winona Ryder), a Londra (con Kate Winslet e Cate Blanchett) e in diverse altre citta’ del mondo. “V-Day”, il movimento internazionale contro la violenza su donne e bambine, di cui Eve Ensler e’ fondatrice, dal 1999 ha finanziato piu’ di 10.000 rifugi e programmi antiviolenza (per informazioni: www.vday.org). Su sua iniziativa il 14 febbraio 2013 in tutto il mondo si e’ svolta la manifestazione “One Billion Rising” contro la violenza sulle donne (per informazioni: http://onebillionrising.org) che da allora si ripete ogni anno. Cfr. anche il sito di Eve Ensler: www.eveensler.org
[Da Nicoletta Billi e Nicoletta Corradini del Coordinamento One Bilion Rising Italia: per contatti: nico@onebillionrising.org, nicolettabilli@gmail.com]

2. ONE BILLION RISING REVOLUTION 2016
Insieme a 200 nazioni nel mondo, in più di 90 citta’ e paesi in Italia il 14 febbraio 2016 si ballerà di nuovo per dire basta alla violenza contro le donne e le bambine.
Torna per il quarto anno consecutivo “One Billion Rising”, la campagna ideata da Eve Ensler che spinge oltre un miliardo di persone a danzare e manifestare la volonta’ di cambiamento, scegliendo l’arte, la musica e la poesia come segno di sfida e di celebrazione.
One Billion Rising Revolution è un movimento globale, una rivoluzione che comincia dal corpo; è spontaneità e rumore, energia, ritmo di tamburi, per trasformare il dolore in potere, per affermare che ogni donna ha il diritto di vivere e decidere del proprio corpo e del proprio destino.
Iniziata nel 2013 e diventata da subito la piu’ grande manifestazione di massa della storia dell’umanità, One Billion Rising rinnova alle donne e agli uomini di tutto il mondo l’appuntamento per il 14 febbraio 2016, il giorno di San Valentino: non fiori e cioccolatini, quindi, ma ancora una volta la testimonianza dell’impegno e della volontà profonda di fermare con ogni mezzo culturale, legale e civile la violenza sulle donne e sulle bambine.
One Billion Rising nasce da un’idea della scrittrice statunitense Eve Ensler, fondatrice del movimento V-Day e autrice de «I monologhi della vagina», partendo dalla sconvolgente statistica delle Nazioni Unite che stimano che una donna su tre sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita.
Questo significa un miliardo di donne e bambine.
Dopo l’exploit del 2013, nel 2014 e nel 2015 One Billion Rising ha continuato la sua battaglia con un’adesione crescente a livello globale, aprendo un nuovo dibattito sui diritti, il razzismo, le disuguaglianze economiche e le guerre dichiarate sui corpi delle donne in tutto il mondo.
Il 14 febbraio 2016 sarà il giorno del quarto appuntamento con One Billion Rising e il tema della Rivoluzione, già protagonista nel 2015, continua anche quest’anno. In Italia l’attenzione si concentrerà sulle donne che vivono una condizione di paura ed emarginazione come le donne migranti, che costrette ad abbandonare il loro Paese per sfuggire a guerre e condizioni di vita inaccettabili, subiscono violenza fisica e psicologica durante i loro lunghi e dolorosi spostamenti.
Ricco e ampio e’ l’elenco degli eventi che animeranno questa giornata di festa e di impegno in tutto il territorio nazionale. Cortei, concerti, flash mob, danze, spettacoli, proiezioni e canti si susseguiranno in tutte le regioni italiane, da Trieste a Palermo, da Trento a Sassari da Galatina a Rimini, idealmente unite in un corpo unico, in un’unica voce potente ma gentile, che il 14 febbraio prenderà vita tra le strade del mondo intero.

“One Billion Rising Italia” vede l’adesione e la partecipazione di Differenza Donna, D.I.Re, Emergency, Cgil, Terre des hommes, ArciLesbica e molte altre associazioni e scuole...


domenica 7 febbraio 2016

Al telefono con un sepolto vivo

Condannato nel 1967 per rapina, Herman Wallace restò poi in carcere per l’omicidio di un secondino, che Wallace negò di aver commesso, dichiarandosi vittima di una persecuzione politica. Herman Wallace subì una delle condanne più severe mai emesse negli Stati Uniti: quarant’anni di cella di isolamento.
Come si sopravvive in simili condizioni? Nelle telefonate, registrate nel corso degli anni e ora disponibili in questa produzione del National film board of Canada, lo racconta lui stesso, descrivendo come la fantasia di una casa ideale lo avesse sostenuto. Herman Wallace è stato scarcerato per un vizio di forma, scoperto nell’ottobre 2013. È morto appena tre giorni dopo.

un’intervista a Edward Snowden

Come difendere la nostra privacy dal "Grande Fratello" - Micah Lee intervista Edward Snowden

(Avvertenza: nel seguito, quanto è in corsivo tra parentesi quadre, è di Micah Lee; quanto è in tondo corpo 8 tra parentesi quadre, è del traduttore.)
Il mese scorso ho incontrato Edward Snowden* in un hotel nel centro di Mosca, a pochi isolati dalla Piazza Rossa. Era la prima volta che ci incontravamo di persona. Mi aveva scritto un paio di anni fa, poi avevamo creato un canale di comunicazione criptato per i giornalisti Laura Poitras e Glenn Greenwald, ai quali Snowden voleva rivelare la dilagante e frenetica sorveglianza di massa messa in atto dalla National Security Agency (NSA) e dal suo equivalente britannico GCHQ (Government Communications Headquarters).
Oramai Snowden non era più nascosto nell’anonimato. Tutti sapevano chi era, molte delle informazioni che aveva rivelato erano di dominio pubblico ed era noto che viveva in esilio a Mosca, dove era rimasto bloccato quando il Dipartimento di Stato USA gli aveva annullato il passaporto mentre stava recandosi in America Latina. La sua situazione adesso era più stabile e le minacce contro di lui un po’ più facili da prevedere. Quindi ho incontrato Snowden con meno paranoia di quella che era invece giustificata nel 2013, ma con più precauzioni per la nostra sicurezza personale, visto che questa volta le nostre comunicazioni non sarebbero state telematiche ma di persona.
Il primo incontro è avvenuto nella hall dell’hotel. Mi ero portato dietro tutto il mio armamentario elettronico. Avevo spento il mio smartphone e l’avevo messo in una gabbia di Faraday, uno strumento progettato per bloccare tutte le emissioni radio. La gabbia era nello zaino assieme al mio computer portatile (che avevo configurato e reso più sicuro appositamente per questo viaggio in Russia). Sia il computer che lo smartphone erano spenti. Entrambi erano configurati in modo da stoccare le informazioni in forma criptata, ma il sistema di criptazione non è inattaccabile <https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/#attacks>  e lasciarli in camera sarebbe stato un invito alla manomissione.
La maggior parte dei divani della hall erano occupati da russi ben vestiti che sorseggiavano cocktail. Mi sono installato su un divano vuoto, appartato e fuori dal campo di sorveglianza dell'unica telecamera di sicurezza che sono riuscito a individuare. Snowden mi aveva detto che avrei dovuto aspettare un po’ prima di incontrarlo e per un attimo mi sono chiesto se fossi sorvegliato. Un uomo con la barba, occhiali e impermeabile, stava in piedi a pochi passi da me, senza far altro che fissare una vetrata colorata. Dopo un po’ ha fatto un giro attorno al divano dove ero seduto e, quando i nostri sguardi si sono incrociati, se n’è andato.
Finalmente è comparso Snowden. Ci siamo sorrisi e ci siamo detti quanto ci facesse piacere incontrarci. Prima di incominciare a parlare sul serio, siamo saliti per una scala a chiocciola accanto a un ascensore fino alla camera dove avrei fatto l’intervista.
Poi è risultato che avrei potuto prendere meno precauzioni a proposito della sicurezza. Snowden mi ha detto che potevo servirmi del mio telefono, così ho potuto combinare un appuntamento con alcuni amici comuni che erano in città. La sicurezza operativa [operational security, opsec] è stato uno dei temi ricorrenti delle diverse conversazioni che abbiamo avuto a Mosca.
Nella maggior parte delle sue precedenti dichiarazioni, Snowden ha parlato dell’importanza della privacy, del bisogno che ci sia una riforma dei sistemi di sorveglianza e della criptazione. Ma raramente ha avuto l’occasione di entrare nei dettagli e aiutare anche persone prive di una grande formazione tecnica a capire i metodi della sicurezza operativa e quindi a rafforzare la propria sicurezza e la propria privacy.
Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la nostra intervista si dovesse incentrare più sulle questioni da nerd [fanatici dell’informatica] che su quelle politiche, perché siamo entrambi dei nerd e non c’erano altre interviste su questo tono. Credo che Snowden abbia voluto usare il nostro incontro per promuovere progetti all’avanguardia nella sicurezza e per spingere la gente a usarli. 
Ad esempio, Snowden mi ha detto che prima del nostro incontro aveva scritto su Twitter a proposito di TOR, il sistema per usare Internet mantenendo l’anonimato e che era rimasto sorpreso di quante persone pensano che TOR è un complotto del governo. Voleva dissipare questo genere di fraintendimenti.
La nostra intervista, realizzata mentre mangiavamo hamburger serviti in camera, è iniziata discutendo di alcune nozioni di base.
 ***

Micah Lee: Quali sono le pratiche di sicurezza operativa che tutti dovrebbero adottare? Diciamo quelle utili per un utente medio.

Edward Snowden: La sicurezza operativa è una cosa importante, anche se non ci si sente preoccupati per lo spionaggio della NSA. Perché quando si parla di vittime di sorveglianza abusiva, si deve pensare a persone che hanno relazioni extra-coniugali, a vittime di stalking, a giovani preoccupati dell’invadente controllo dei genitori. Si tratta innanzitutto di pretendere un certo grado di privacy.

- Un primo passo che chiunque può fare è quello di criptare le telefonate e i messaggi di testo (sms). Si può farlo usando l’app *[l’application, il programma specifico] per smartphone Signal, messa a punto dalla Open Whisper Systems. È gratuita, basta scaricarla. Anche se le vostre conversazioni sono intercettate, non possono essere comprese da un eventuale spione.[Signal <https://theintercept.com/2015/03/02/signal-iphones-encrypted-messaging-app-now-supports-text/>  è disponibile per iOS <https://itunes.apple.com/us/app/signal-private-messenger/id874139669?mt=8>  e Android <https://play.google.com/store/apps/details?id=org.thoughtcrime.securesms>  e, a differenza di molti altri strumenti per la sicurezza, è molto facile da usare]

 - Si dovrebbe anche criptare il disco rigido in modo che, se il computer viene rubato, le informazioni registrate su di esso non sono leggibili - foto, indirizzo di casa, indirizzo del posto di lavoro, i luoghi che frequentano i vostri figli, dove si trova la vostra università, ecc. [Ho scritto una guida per la criptazione del disco per Windows, Mac e Linux reperibile inhttps://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/<https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/> ]

- Utilizzare un gestore di password. Una delle cose che rende le informazioni personali più esposte, anche agli spioni meno dotati, sono i data dump *[ad esempio i flussi di dati trasferiti da un computer all’altro, i dati che i computer registrano quando vanno in tilt e creano copie della memoria sul disco]. Le vostre credenziali (come username e password) possono essere ottenute anche da qualcuno che hackera un sito che voi avete smesso di usare, poniamo, nel 2007, ma ad esempio la password a suo tempo utilizzata per quel sito Internet è la stessa che state ancora usando per la vostra casella Gmail. Un gestore di password consente di creare password sicure, ognuna dedicata a un solo sito Internet, ma senza il problema di doverle memorizzare. [Il gestore di password KeePassX <https://www.keepassx.org/>  è gratuito, open source, funziona su Windows, Linux e Apple e non memorizza nulla su Internet]

- Un’altra misura da adottare è l’identificazione a due fattori. Il punto di forza di questo metodo è che se qualcuno si appropria della vostra password, oppure se avete lasciato la password in bella mostra l’identificazione a due fattori consente al provider *[al fornitore di servizi Internet] di fornirvi un mezzo alternativo di identificazione - per esempio un sms o qualcosa di simile. [Se attivate l'identificazione a due fattori, un hacker avrà bisogno sia della password (primo fattore), sia di un dispositivo fisico, come il vostro telefono, come secondo fattore. Gmail, Facebook, Twitter, Dropbox, GitHub, Battle.net e una miriade di altri servizi permettono l’utilizzo dell’identificazione a due fattori (una lista di questi servizi la trovate sul sito: https://twofactorauth.org/<https://twofactorauth.org/> )]

 Non dobbiamo vivere come se fossimo elettronicamente nudi. Dobbiamo corazzarci con sistemi su cui possiamo contare nella vita di tutti i giorni. Questo non deve comportare un enorme cambiamento nello stile di vita. Non deve essere qualcosa che sconvolge le nostre abitudini. Deve essere invisibile, far parte della quotidianità, deve essere qualcosa che si attua in maniera indolore, senza sforzo. Questo è il motivo per cui mi piacciono i programmi per smartphone come Signal, perché sono facili. Non vi chiedono di cambiare le vostre abitudini. Non richiedono un cambiamento nella vostra maniera di comunicare. Li potete usare già da subito per comunicare con gli amici.

Lee: Cosa pensi di TOR? Pensi che tutti dovrebbero avere familiarità con esso o che lo deve usare solo chi ne ha assoluto bisogno?

Snowden: Penso che TOR sia il progetto più importante che oggi abbiamo a disposizione per quanto concerne la tutela della privacy. Io uso sempre TOR. Sappiamo che funziona, lo abbiamo verificato almeno in un caso esemplare <https://theintercept.com/2014/10/28/smuggling-snowden-secrets/>  che ora molti ben conoscono [Snowden si riferisce all’operazione con cui ha reso pubbliche le informazioni che ha sottratto ai servizi segreti USA]. Questo non vuol dire che TOR sia a prova di bomba. TOR è solo una misura di sicurezza che consente di dissociare la vostra posizione geografica dalla vostra attività su Internet. 

Ma l’idea di base, il concetto che fa di TOR uno strumento così prezioso, è che la rete TOR è gestita da volontari. Chiunque può attivare un nuovo nodo della rete TOR, che si tratti di un nodo d’ingresso, intermedio o di uscita, basta che accetti di correre un certo rischio. La natura volontaria di questa rete significa che è capace di far fronte a ogni colpo, è resistente, è flessibile.

[TOR Browser <https://www.torproject.org/>  è un ottima via per l’uso di TOR per accedere a un dato su Internet senza lasciare traccia. Può anche aiutare ad aggirare la censura quando siete in una rete in cui alcuni siti sono bloccati. Se desiderate coinvolgervi di più, si può volontariamenteavviare il proprio nodo TOR, <https://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.en>  come faccio io: questo aumenta le capacità di comunicazione e la sicurezza della rete TOR]

Elmetti e moschetti per la Buona Scuola di Renzi & C.- Antonio Mazzeo

Elmetti e moschetti per la Buona Scuola di Renzi & C.

Lezioni di Costituzione affidate a generali e ammiragli, concorsi spaziali con tanto di premi offerti dalle aziende produttrici di sistemi di morte, seminari e conferenze sulle missioni “umanitarie” delle forze armate italiane in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libano e nei Balcani. La buona scuola dell’era Renzi sarà sempre più militare e militarizzata, riserva di caccia del complesso militare-industriale-finanziario e megafono dei pedagogisti-strateghi della guerra globale. Dopo il Protocollo d’Intesa sottoscritto nel settembre 2014 dalle ministre Stefania Giannini e Roberta Pinotti, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica (MIUR) e quello della Difesa varano una serie di iniziative “didattiche e formative” per gli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, con lo scopo di “favorire l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani per educare gli alunni all’esercizio della democrazia e favorire l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo delle competenze relative per l’esercizio di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale”.

Con circolare inviata il 15 dicembre 2015 dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti e la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione, i dirigenti scolastici e gli insegnanti di tutta Italia sono stati invitati a contribuire al successo delle proposte educative della nuova partnership libri-moschetto. Le iniziative per l’anno scolastico in corso e per quello 2016-1017 occupano quasi tutti i campi disciplinari: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport all’educazione stradale. Per celebrare i 70 anni della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, MIUR e forze armate hanno promosso il concorso Nazioni Unite per la pace: entro la data del 31 marzo, alunni e studenti sono chiamati a presentare composizioni scritte o figurative, progetti multimediali e/o interattivi sulle “sfide relative alla sicurezza di tutti gli Stati”. “In occasione della ricorrenza del 70° anniversario dell’ONU, nonché della prosecuzione delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, appare opportuno che gli studenti riflettano sul contributo che le Forze Armate hanno offerto in questo periodo per la difesa della Patria e delle libere Istituzioni e per la tutela degli interessi nazionali nel più ampio contesto delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte”, riporta il comunicato a firma del MIUR e della Difesa. “Le tracce proposte dal bando di concorso Nazioni Unite per la pace costituiranno l’occasione per una riflessione sulla più grande organizzazione intergovernativa mondiale, con particolare riferimento all’impulso che essa ha esercitato nel tempo e ancora oggi esercita (anche attraverso i suoi organismi, fondi e agenzie specializzate) nella cooperazione internazionale, in difesa dei diritti umani e della sicurezza internazionale”. Negli elaborati – si legge ancora nel bando di concorso - gli studenti dovranno focalizzare la loro attenzione sul “contributo specifico fornito dai caschi blu dell’ONU, ivi compreso il concorso delle Forze Armate italiane in missioni di pace nelle aree di crisi, nella promozione e salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza internazionale”. Guai dunque a far menzione ai crimini, alle violazioni e alle gravi omissioni commessi dai militari italici o stranieri nei loro interventi sotto l’egida delle Nazioni Unite, ai bombardamenti contro i civili in Iraq, Afghanistan, ex Yugoslavia, Libia e Corno d’Africa, agli stupri dei tanti caschi blu in Somalia, nella regione dei Grandi Laghi o ad Haiti…   

Nell’anno scolastico in corso proseguiranno inoltre gli incontri tra studenti di ogni ordine e grado e il personale militare interforze fornito dai Comandi di Regione competenti a livello territoriale sui temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, “con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese, nonché alla ricorrenza del centenario della Grande Guerra”. Secondo i dati forniti dal ministero della Difesa, sino ad oggi sono stati realizzati negli istituti italiani 3.100 dibattiti con la partecipazione di circa 254.000 studenti. Parte delle conferenze sarà affidata ai militari del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa e verterà in particolare sulle “attività sportive militari e lo specifico settore paralimpico” e “sul ruolo che le Forze armate svolgono a livello nazionale e internazionale (in particolare sull’Art. 11 della Costituzione) e quindi alle operazioni umanitarie di pace”. Per il 2015-2016, comunque, questi ultimi interventi “formativi” saranno limitati a 8 regioni: Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.

Onde sviluppare nel modo migliore i “percorsi di approfondimento e documentazione relativi alla Grande Guerra”, il ministero dell’Istruzione e quello della Difesa hanno invitato le istituzioni scolastiche a visionare il portalewww.articoI09dellacostituzione.it  appositamente creato nel 2012 in collaborazione con la Fondazione Benetton Studi Ricerche e il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. “In particolare – riporta la circolare del 15 dicembre 2015 - gli studenti e i docenti possono trovare nell’apposita sezione del sito del Progetto Articolo 9 della Costituzioneuna serie di strumenti utili per la riflessione e l’approfondimento e la documentazione d’archivio e museale custodita dalle Forze Armate, sia a livello centrale che territoriale”. Un invito viene fatto infine perché gli istituti scolastici delle città di Salerno, Marsala, Cattolica, Senigallia, Arezzo, Ascoli Piceno, Genova e Novara partecipino in massa allo spettacolo teatrale Voci e suoni della Grande Guerra, realizzato dalla compagnia Animazione 90 “sotto l’alto patrocinio del Ministero della Difesa”.

Agli alunni delle scuole primarie è riservato un ciclo di lezioni di educazione stradale della durata di 8 ore, denominato La buona strada della sicurezza, sempre a cura di esperti con tanto di stellette. “Questo progetto sperimentale – spiega la circolare del MIUR – è finalizzato ad educare i bambini al tema della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva e uno stile di comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona”. Per gli studenti delle classi IV e V delle scuole secondarie superiori ci sarà invece il concorso dal titoloScuola: spazio al tuo futuro. La ISS: innovatio, scientia, sapientia. “Il Ministero della Difesa intende offrire la propria collaborazione anche nella realizzazione di progetti di prestigio e ad alta valenza istituzionale a favore dei giovani, in particolare promuovendo la partecipazione in attività formative di eccellenza”, si legge nel bando. “Attraverso il concorso, gli studenti verranno chiamati ad elaborare proposte di sperimentazione innovative (manufatti veri e propri e/o protocolli di sperimentazione), da portare a bordo dellaInternational Space Station (ISS) nazionale”. Quello relativo alla Stazione spaziale internazionale è certamente uno dei programmi più controversi e dispendiosi della recente storia mondiale: avviato nel 1998 dopo la firma di un accordo intergovernativo tra Stati Uniti d’America, Giappone, Canada, Russia e i Paesi europei membri dell’agenzia spaziale europea (ESA), l’ISS punta a sviluppare la ricerca e la sperimentazione scientifica e tecnologica in ambito civile-militare. Il contributo diretto italiano all’International Space Station è assicurato dall’Aeronautica militare, dalle industrie del settore aerospaziale e dall’Agenzia spaziale italiana, grazie soprattutto alle risorse finanziarie attinte dal bilancio annuale del MIUR. Per il concorso Scuola: spazio al tuo futuro, gli studenti partecipanti “potranno avvalersi, durante la fase di progettazione, del supporto del cosmonauta tenente colonnello Walter Villadei, ingegnere aerospaziale dell’Aeronautica Militare”. Ai primi tre classificati nella graduatoria di merito di ciascuna area tematica andranno rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro, somme messe a diposizione da Thales Alenia Space S.p.A., azienda aerospaziale controllata dai colossi militari-industriali Thales e Finmecannica, “partecipante al progetto anche in veste di tutorship tecnica”. La premiazione dei vincitori avverrà all’interno di un evento appositamente programmato all’interno del Salone del Libro 2016 di Torino.

Intanto si moltiplicano in tutta Italia le visite guidate di intere scolaresche a caserme, aeroporti e porti militari, installazioni radar, poligoni e industrie belliche. Merita certamente una menzione per l’alto profilo “educativo militare” l’ispezione a fine ottobre degli allievi dell’Istituto tecnico tecnologico “Leonardo da Vinci” di Viterbo all’aeroporto cittadino “Fabbri” e successivo incontro con il personale del 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares” e i responsabili del progetto industriale del distretto tecnologico aerospaziale della Regione Lazio. “Ai giovani sono state illustrate tutte le novità tecnologiche, rimarcando, nel contempo, il ruolo educativo della scuola e lo stretto legame che intercorre fra crescita culturale, formazione ed istituzioni, anche alla luce dei progetti di alternanza scuola/lavoro previsti nella legge 107/2015 Buona Scuola”, riporta il comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’Esercito. “Il 1° reggimento“Antares” ha ospitato la NH-90 Users Conference 2015, l’evento annuale organizzato dal consorzio industriale NHI e ciò ha permesso di offrire una panoramica tecnologica particolarmente ampia e qualificata nonché un’opportunità per i giovani studenti dell’indirizzo di Costruzioni Aeronautiche”. Per la cronaca, l’NH-90 è il cosiddetto NATO Helicopter per gli anni novanta, l’elicottero multiruolo medio-pesante sviluppato dal consorzio internazionale NHIndustries, costituito da AgustaWestland (Finmeccanica) e dalle aziende Eurocopter e Stork Fokker Aerospace. L’elicottero da guerra è stato acquistato a partire dal 2008 dall’Esercito italiano e dalle forze armate di Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda, Oman, ecc.. L’Italia ha ordinato sino ad oggi 116 NH-90 per una spesa complessiva che ha abbondantemente superato i 3,2 miliardi di euro.
Il 21 gennaio 2016, il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, dopo aver visitato l’ex installazione missilistica nucleare di Comiso (oggi aeroporto civile) è stato ospite dell’Istituto aeronautico “Fabio Besta” di Ragusa dove ha tenuto una Lectio Magistralis sul ruolo e le missioni dell’Aeronautica militare italiana. “La conferenza – riporta il sito della Difesa - è proseguita con la proiezione di video e una presentazione sulla nanotecnologia e il saluto dei fortunati studenti che con un’esperienza unica lo scorso ottobre hanno effettuato un’attività di familiarizzazione al volo sul velivolo Atlantic del 41° Stormo di Sigonella per andare a visitare la fabbrica degli F-35 (FACO) di Cameri”. Labuona scuola di Renzi, Pinotti & soci è sempre più industria di consenso e cacciabombardieri di morte.

sabato 6 febbraio 2016

Gli israeliani ignorano il Ghetto di Gaza fino a quando non risuonano i tamburi di guerra - Gideon Levy

Le ultime notizie sul ghetto vengono , come di consueto, dal di fuori. Solo la paura in Israele fa ricordare questa realtà . L'Iran non è più all' ordine del giorno. La Svezia non è abbastanza spaventosa. Gli Hezbollah sono occupati . Quindi torniamo a Gaza. Commentatori annoiati, editori , politici , generali assetati di sangue vogliono trascinare Israele in un'altra "guerra" a Gaza. dove la "guerra" è sempre un altro massacro sotto controllo ,dove i risultati sono misurati nel numero di cadaveri e nella quantità di edifici .distrutti  Isaac Herzog lo ha già promesso . Le novità di Gaza non raggiungono gli israeliani. Qualcuni sa degli arei dell'esercito più morale del mondo che hanno avvelenato nelle ultime settimane i campi di una "zona cuscinetto", dove Israele ha dichiarata unilateralmente una distanza di 300 metri dalla recinzione? Il veleno viene diffuso fino a 500 metri, 1.187 dunams (293 acri) sono stati danneggiati nel corso nel mese di dicembre. I piloti hanno colpito i loro bersagli con precisione.
Ai pescatori è vietato avventurarsi a più di sei miglia nautiche dalla costa. A volte arrestano un pescatore o gli sparano. . Tutto è fatto per servire la sicurezza di Israele e l'occupazione della Striscia di Gaza si è conclusa molto tempo fa secondo i media .
A solo un'ora di auto da Tel Aviv vi è un ghetto dove quasi nulla cresce. L'associazione Gisha- indica che la disoccupazione è al 43 per cento, il 70 per cento degli abitanti di Gaza ha bisogno di assistenza umanitaria e il 57 per cento soffre di sottoalimentazione .
E poi c'è il rapporto agghiacciante delle Nazioni Unite: "Gaza 2020:? Un luogo vivibile?" A quel punto il danno alle infrastrutture dell' acqua sarà irreversibile. L'acqua oggi come oggi non è più potabile. Il PIL pro capite è di $ 1273, meno di quanto non fosse 25 anni fa,.1.000 medici e 2.000 infermieri saranno necessari per il sistema sanitario al collasso. L' Egitto stringe la sua presa, il mondo si è sottratto ai suoi impegni e Israele sfrutta questo per continuare il blocco.
I residenti ottengono tre ore di energia elettrica, a volte sei, nonostante il freddo e la pioggia. Dopo di che non c'è elettricità per 12 ore giorno dopo giorno. Ci sono circa due milioni di persone, un milione di loro sono rifugiati, profughi direttamente o indirettamente a causa di Israele. Circa un milione di loro sono bambini. Nessun israeliano immagina questo . Pochi israeliani si sentono in colpa per questo o si preoccupano per questo
Quando la prossima catastrofe colpirà nel mondo , sia esso un terremoto o un'alluvione, saremo lì con una delegazione delle Forze di Difesa israeliane, la stessa IDF che avvelena i campi a Gaza. .
E intanto nel ghetto due milioni di esseri umani,vivono in condizioni di estrema povertà e nella disperazione pietrificante, soprattutto a causa del blocco israeliano.
"Abbiamo lasciato Gaza" . L' operazione è completata. Ora abbiamo solo bisogno di aspettare che i tunnel siano terminati per iniziare a bombardare di nuovo.