La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
domenica 28 febbraio 2021
sabato 27 febbraio 2021
Ferlinghetti è morto, W FERLINGHETTI
Ecco – in ordine di arrivo – quel che la
“bottega” ha ricevuto
da Michele Licheri
… è decollato altrove l’angelo di
Coney Island:
resta la sua poesia – vera ricchezza
condivisa –
tra cielo e mare
e si è incardinata ovunque
tra le anime e le arterie vitali della
terra
generando fiori di libertà.
Addio fratello, zio, nonno, magico
libertario:
la tua voce è in noi.
Eri forse caparbio? Avevi classe.
Un vento ponentino -stasera- mi sussurra i
tuoi versi
ed io sorrido pensando alle tue forti
spalle
da uomo della frontiera
da editore
da poeta
che l’Amerika perbenista dei kapò
non riuscì a piegare.
Prono mai! Piuttosto libero.
Ti sia lieve il volo, Lawrence:
leggera la terra.
da Giovanni Trimeri
redattore – a suo tempo – della
rivista «abiti/lavoro»
Addio a te, Lawrence Ferlinghetti
della stirpe che ha segnato la strada
della poesia, che ha insegnato
la poesia della strada
nella luce fredda di anni miopi
nella luce fioca di città impaurite.
Addio a te, poeta, che i poeti
hai invitato a scendere
dalle torri d’avorio e boria
aprire le porte e le finestre
per liberare i versi nell’universo.
da Giorgio Chelidonio
“Lay me down”, un saluto mentale a Lawrence Ferlighetti
Ieri, alla veneranda età di 101 anni,
Lawrence Ferlinghetti si è “trasferito” nella sua, personalissima “nowhereland”
(1). Provo a salutarlo con un doppio link:
– “Non
posso morire finchè c’è Trump” diceva a Giada Diano, sua stretta e
fedelissima
collaboratrice per oltre 20 anni. ….Lawrence mi ha insegnato che il silenzio
è sempre complicità e che la cosa più rivoluzionaria di tutti è la tenerezza.
Mi ha insegnato la gentilezza e l’ostinazione
del sogno“ (2).
– una suggestione, che la misteriosa complessità della mente, mi ha regalato
stamattina: forse è
scaturita dall’associazione con la sua San Francisco e la “West Coast
music”(3). Comunque sia, la
musica e il testo sono quelli di “Lay me down”, tratta dall’album
“Crosby & Nash” (2004).
David Crosby (4) e Graham Nash sono fra gli ultimi rappresentanti di questo
filone musicale, che amo definire “beat/Folk”, probabilmente per come l’ho
percepita e “vissuta” fra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’70 “del secolo
scorso” (che impressione dirlo!). E ascoltarla (5) mi ha confermato, anche
emozionalmente, questa peculiare associazione mentale.
LINKS
1.
Non è facile tradurre il significato di “Nowhereland”: forse “non luogo” o
forse la stessa “utopia”?… “Quanto è grande Nowhereland?
Non ho idea di quanto lungo sia il viaggio che mi appresto a compiere. Non so
se ci metterò un paio di giorni, oppure medi o anni. Ma sono giovane e non ho
dove tornare. Il tempo non è un problema.”
3.
https://it.wikipedia.org/wiki/West_Coast_(rock)
4.
https://it.wikipedia.org/wiki/David_Crosby
5.
https://it.wikipedia.org/wiki/Graham_Nash
6.
https://www.youtube.com/watch?v=NgIDLSvnENM + https://www.youtube.com/watch?v=Z3HyHetkk2A (dal vivo 22.3.2014)
Lay me down (testo)
Driving out through the windmills
And some of them were still
Sometimes it’s hard to catch the wind
And bend it to your will
Even though it’s hard to know
Just how the story ends
The road is long and it takes its time
On that you can depend
Lay me down in the river
And wash this place away
Break me down like sand from a stone
Maybe I’ll be whole again one day
Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again
Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again
Somewhere between Heaven and Hell
A soul knows where it’s been
I want to feel my spirit lifted up
And catch my breath again
Lay me down in the…
Traduzione (ricordando che tradurre è un po’ tradire)
Guidando attraverso i mulini a vento.
E alcuni di loro erano immobili.
A volte è difficile prendere il vento
E piegarlo alla tua volontà.
Anche se è difficile sapere
proprio come finisce la storia
La strada è lunga e ci vuole tempo,
su quello puoi fare affidamento.
Distendimi nel fiume
e lava via questo posto.
Frantumami come la sabbia da una pietra,
forse un giorno sarò di nuovo intero.
Distendimi, distendimi,
forse sarò di nuovo intero.
Distendimi, distendimi,
forse sarò di nuovo intero.
Da qualche parte tra il paradiso e
l’inferno
un’anima sa dov’è stata,
voglio sentire il mio spirito sollevato
e riprendere il mio fiato.
Distendimi, distendimi …
Forse, un giorno, sarò tutto me stesso.
da Alberto Masala
Gli piaceva essere chiamato Lorenzo. Era
fiero e felice delle sue origini italiane.
Ora tanti ricordi…
Su tutti l’ultima visita in Italia. Mi era
stato chiesto di tradurlo (Underwear) e accompagnarlo a Roma per affiancarlo
nella lettura dei suoi testi in italiano. Lì ebbi una lezione di vita che non
dimentico.
Insieme a Laura Zanetti ero nella hall del suo albergo al centro di Roma, poco
prima di andare al Campidoglio dove gli avrebbero concesso la cittadinanza
onoraria. Aspettavamo che venissero a prenderlo. Io stavo in un angolo
della hall col muso lungo e soprappensiero, preda dei miei problemi di
coscienza. Avevano appena eletto Gianni Alemanno a sindaco di Roma, il quale
ereditava dalla precedente amministrazione Veltroni le pratiche
già in corso. Fra queste, appunto, la cittadinanza a Ferlinghetti.
“Io non vado da un sindaco fascista, non ci riesco” dissi a testa
bassa senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi. Ma non volevo essere un
problema né un fastidio, né tantomeno mettere ombra sulla contentezza di
Lawrence, che si vedeva italianizzato e riconosciuto da quella che considerava
la sua vera patria d’origine. Per lui questo evento era una festa grande e
molto importante. “Ti accompagno lì e ti aspetto fuori. Quando hai
finito mi trovi sulla porta”.
Lui mi guardò fisso con i suoi occhi di cielo e, con la sua voce velata
e tranquilla, mi disse: “Io non vado a parlare con un sindaco,
vado ad incontrare i romani”. Ecco smontate le mie stupide rigidità dalla
sua dolce sicurezza e determinazione. Non avevo parole.
Entrai nella sala riempita da un centinaio di giornalisti che, come da sempre
vedevo fare con i Beats, erano alla ricerca della nota di colore o
in attesa della stranezza. Ferlinghetti si comportò con la solita
eleganza di gesti che lo distingueva. Dopo una patetica introduzione di
Alemanno, che aveva acrobaticamente preso a pretesto i Beats per parlare di
Pound e dei campi Hobbit che avevano formato la sua gioventù, ci fu il suo
discorso che cominciava così:
“Da giovane ero anarchico, poi contro la guerra in Vietnam e col movimento
del sessantotto, poi col Che Guevara, infine col comandante Marcos. Adesso sono
Zapatista”.
A quell’affermazione dalla schiera dei cento giornalisti si levò limpida una
voce che ne definiva inesorabilmente la caratura: “Nel senso di
Zapatero?”. L’improvvido giornalista si era consegnato all’eternità insieme
al suo degno sindaco. Era il compendio che mi ripagava di tutti i precedenti
dubbi: era stato giusto essere lì e poter vedere fino in fondo.
Chiudo questo discorso ricordandone la
generosità…
A Lawrence Ferlinghetti devo molta
riconoscenza: mi ha sempre sostenuto in tanti modi con quella sua leggerezza
che non chiedeva mai niente in cambio.
A San Francisco, grazie alle traduzioni e alla cura del caro Jack
Hirschman, ho pubblicato tre libri. Appena uscivano, trovavano
immeritatamente posto nella vetrina di City Lights insieme ai prestigiosi
titoli italiani di Dante, Calvino e Pasolini, suoi amori mai assenti. Mi
emozionano ancora le foto che mi spediva Jack… Così In the
Executioner’s house, Alphabet of Streets, e soprattutto Taliban (in due diverse edizioni)… si
esaurivano in poco tempo. E da quella stessa libreria partirono gli assegni
delle mie vendite a sostegno del RAWA…
A lui, oltre alla pubblicazione (tra gli
altri) di Kerouac e Burroughs, il merito di aver combattuto e, dopo essere
finito in prigione, aver vinto in tribunale per Howl, il grandissimo
capolavoro di Allen Ginsberg, l’Urlo simbolo di un’intera generazione che è
arrivato a noi grazie alla sua fermezza.
E come dimenticare che quando Gregory (Corso) abitava a casa mia era
sempre lui il santo a cui si rivolgeva per ogni difficoltà? E che puntualmente lui
rispondeva spedendogli soldi (insieme a qualche libro per me).
Grazie
di tutto, Lorenzo… Grazie per sempre.
UNA POESIA SCELTA DA FABRIZIO
“L’ASTROFILOSOFO”
Invecchiando percepisco
che la vita ha la coda in bocca
e gli altri poeti gli altri pittori
non significano più alcun genere di
competizione
È il cielo a lanciare la sfida
il cielo ha bisogno di decifrare
anche se gli astronomi si sforzano di
sentirlo
con le loro enormi orecchie elettriche
il cielo che ci sussurra costantemente
gli ultimi segreti dell’universo
il cielo che respira dentro e fuori
come fosse l’interno di una bocca
del cosmo
il cielo che è anche la sponda della terra
e anche quella del mare
il cielo con le sue molte voci e nessun
dio
il cielo che racchiude un mare di suoni
e di echi che ci rimanda
come in un’onda contro la parete del mare
Poesie intere dizionari interi
arrotolati in un rombo di tuono
E ogni tramonto un action painting
e ogni nuvola un libro di ombre
attraverso le quali volano selvagge
le vocali degli uccelli che stanno per
gridare
E il cielo è chiaro per il pescatore
anche se è coperto
Lo vede per quello che è:
uno specchio del mare sul punto di
crollare su di lui
sulla barca di legno al cupo orizzonte
Dobbiamo pensarlo come poeta per sempre
faccia a faccia con la vecchia realtà
dove gli uccelli non volano mai prima
della tempesta
E lui sa quello che verrà giù
prima dell’alba
e lui è la sua migliore vedetta
ascoltando il suono dell’universo
e cantando le sue visioni
della terra dei vivi
Lawrence Ferlinghetti, “Poeta Pescatore“,
tratto dalla raccolta “A Coney Island of The Mind” (Minimum Fax, 2018)
nella traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan
da Sandro Sardella
CARTOLINE PER FERLINGHETTI DISCANTO
1
oggi 24 febbraio 2021 mentre spargevo
letame
nell’orto .. ti pensavo Lawrence
Ferlinghetti .. mentre
tagliavo e spaccavo legna ti pensavo
Lawrence
Ferlinghetti .. ti pensavo le tue pitture
di vigorosi
nudi dai colori acidi .. ti pensavo le tue
poesie pop
innervate di cultura francese e dai tuoi
scatenati
amici beat .. ti pensavo in San Francisco
nel 2012
quando Jack ti presenta il “poeta
italiano” e ..
mentre stavo per farfugliare il mio
maccheronico
inglese .. Tu candidamente che mi dici ..
“Parlami
in italiano! Mi piace sentire la lingua
italiana! .. “
ed io da antico rokkettaro che mi faccio
poi firmare
la copertina di un tuo libro .. ti pensavo
dentro ai
tanti passi della mia passione di poesia
nella strada
fuori dalle muffe accademiche dalle
conventicole ..
ti pensavo dentro il mondo e dalla parte
degli
sfruttati degli ultimi …. contro il potere
.. contro la
guerra .. ti pensavo Lawrence Ferlinghetti
.. nelle
fotografie di Eric Toccaceli .. nelle
parole di Nanda
Pivano .. nel brillio degli occhi di Omar
Pedrini e di
Igor Costanzo .. nel fraterno potente
Arcano che ti
dedicò Jack Hirschman per i celebrare il
50° della
City Light Books and Bookstore .. oggi 24 febbraio
2021 ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. ..
2
l’aria appiccicosa dei molti molteplici
coccodrilli per
la morte di Lawrence Ferlinghetti .. è
ricca di umori
di stornellate di oli imbalsamatori .. per
forse voler
chiudere una epica epopea di controcultura
.. ma
questo sfavillante sfarfallare di bla bla
di pagine di
parole .. spargerà semi prolifici nei
cuori e nelle
menti libertarie e desideranti e .. sabbia
nei voraci
meccanismi del cataclismatico Kapitale ..
..
3
in una mail “Caro Augurio 2021” inviatami
da Mauro
Aprile Zanetti .. segretario di
Ferlinghetti .. il Poeta
Magnifico con vivace lirica ironia declama
una quasi
rodariana strofetta zen : “Mangia bene /
Ridi spesso
/ Ama molto “ .. i suoi occhi acquosi la
voce flebile ..
la corona di alloro .. il recitare in
italiano .. e ..
l’averlo stimato imparato incontrato non è
poca
cosa in questo mondo .. che si può .. si
deve cambiare
anche con la Poesia ..
4
brindo con un vivace spumante di
Franciacorta .. terra
d’origine del tuo padre tanto cercato ..
in un’Italia per
Lui sempre mitica .. brindo .. …
Ferlinghetti è morto W FERLINGHETTI
…………………….
da Lucilla Red
«IL MONDO E’ UN POSTO
BELLISSIMO»
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che la felicità
non sia sempre
così divertente
se non t’importa un po’ d’inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto va bene
perchè perfino in paradiso
non si canta tutto il tempo
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che qualcuno muoia sempre
o forse solo muoia di fame
ogni tanto
cosa che poi non è così terribile
se a morire non sei tu
Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa troppo
di alcune teste perse
nei posti di comando
e a una o due bombe
di tanto in tanto
sul tuo viso alzato
o ad altre simili scorrettezze
a cui questa nostra società “di marca”
si dedica
con i suoi uomini che vogliono distinguersi
e con quelli destinati a estinguersi
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
di cui la nostra povera carne è erede
Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di motivi come
far una scena da ridere
e far una scena d’amore
far una scena di tristezza
e cantare canzoni con toni bassi
e avere l’ispirazione
e andare in giro
e guardare tutto
e odorare i fiori
e dare una pacca sul sedere alle statue
e perfino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andar a nuotare nei fiumi
o durante i picnic
nel pieno dell’estate
e così in generale
“viversela”
Sì
ma proprio sul più bello
arriva ridendo
l’impresario delle pompe funebri
Oggi (26 febbraio) sul quotidiano «il
manifesto» un articolo di Alberto Negri riprendeva questi versi: “Il mondo è un
posto bellissimo / in cui nascere / se non t’importa che qualcuno muoia sempre
/ o forse solo muoia di fame / ogni tanto / cosa che poi non è così terribile /
se a morire non sei tu”. Ironia e consapeolezza politica di un grande poeta e
un grande uomo. Rileggete tutti i versi e fermatevi su «i suoi preti e altri
poliziotti» oppure su«persino pensare» [nota di Lucilla che la “bottega” ringrazia
doppiamente anche perchè si fa viva… una volta l’anno. La nostra proposta però
è di cambiare il calendario: per Lucilla anni più brevi, tutti di 19 giorni].
Ferlinghetti, quando «Autobiography» aveva il ritmo del jazz
di Luigi Onori (*)
Possono la poesia e la narrativa beat
essere intese senza un rapporto sinergico con la musica, soprattutto jazz (non
trascurando il rock)? Fin dal 1951 Jack Kerouac aveva scoperto quella che
chiamava prosa spontanea-forma pazza-prosodia bop, teorizzando il flusso di
scrittura al pari dell’assolo di un sassofonista. Del resto lo stesso Kerouac
aveva celebrato San Francisco con i suoi «San Francisco Blues» e la Città della
Baia ci porta dritti a Lawrence Ferlinghetti.
Il poeta, libraio, editore appena scomparso
condivideva con molti scrittori beat la passione per Count Basie, Thelonious
Monk e, naturalmente, Charlie Parker. Del resto Ferlinghetti considerava la sua
poesia «materia orale», cui bisognava dar vita attraverso i reading nei club di
San Francisco dove poeti e soprattutto jazzisti – accomunati da una similare
visione della vita – si mescolavano. Al The Cellar Lawrence Ferlinghetti
leggeva i suoi «messaggi orali» e l’esteso Autobiography, accompagnato
da una band.
Alla metà degli anni Cinquanta il fenomeno
dei reading – sia sulla East ma soprattutto sulla West Coast – divenne di moda
(si possono ascoltare The Jack Kerouac Collection e The
Beat Generation, editi dall’etichetta Rhino); aveva importanti precedenti
nell’opera del poeta afroamericano James Langston Hughes.
Uno degli epicentri californiani fu proprio The Cellar, luogo per gente che non
aveva sonno, per seminari di poesia, reading, recital jazz e rock. La strada e
i club furono, in un certo senso, i luoghi topici e tipici della Beat
Generation e, per rimanere a San Francisco, ce n’erano svariati come Coffee
Gallery, El Matador, Jazz Workshop (vi suonava spesso Ornette Coleman che diede
vita al suo «free jazz» in California).
Oralità e poesia, musica e versi si
intrecciarono altre volte nell’esistenza di Lawrence Ferlinghetti: il 13
ottobre 1955 si tenne alla Six Gallery di San Francisco un reading di poesia in
cui Allen Ginsberg lesse per la prima volta in pubblico Howl!,
poema denso di materia sonora e feeling. Il testo venne pubblicato dalla casa
editrice di Ferlinghetti, collegata alla sua libreria City Lights Books, nella
serie Pocket Poets Series; gli scandali che ne seguirono
determinarono l’inizio del successo del Ferlinghetti editore e della sua
libreria, vero punto di coagulo e riferimento per le avanguardie letterarie, e
non solo, statunitensi.
In area californiana mosse del resto i
suoi primi passi il contrabbassista e compositore Charles Mingus che nel 1958
incise con il citato poeta Langston Hughes l’album The Weary Blues, divenendo
una figura chiave nel movimento che avvicinava jazz e poesia. In precedenza
Mingus aveva suonato con Kenneth Patchen, inciso jazz poetry insieme a Melvin
Stewart (testi di Lonnie Elder, Scenes in the City, 1957). Come afferma il
critico Krin Gabbard, «i ‘beat’ lo conoscevano e gli mandavano i loro libri. Le
pareti del suo appartamento erano coperte di volumi di Ferlinghetti, Patchen,
Rexroth, Corso e Ginsberg».
Gran parte di quei volumi erano stati
pubblicati proprio dal fondatore della City Lights Books, perché poesia beat e
jazz avevano molto comune.
(*) pubblicato su «il manifesto» del 25
febbraio
«Non ne possiamo più»: giovani corpi… - Leonardo Albertazzi, Andreas Argiropoulos e Joy Pepe
Non ne posssiaaamooo piùùù
– non sappiamo neppure chi
siamo diventati- ci sentiamo soffocare- Perché adesso non serviamo più dopo
anni di giovanilismo di corteggiamento dei giovani come modello di vita, per
spingere al consumo di merce prodotta appositamente per un target studiato e
voluto a tavolino da grandi imprese della moda ? Perché su di noi fanno cadere
responsabilità immense come l’ aumento del debito pubblico o la protezione dei
nonni perché persone fragili ? Siamo considerati vuoti a perdere? Senza
corpo con i suoi bisogni- senza sentimenti senza capacità di elaborare
pensiero, senza possibilità di accedere alla cultura cui abbiamo diritto? Molti
di noi, sono ancora minorenni e allora qualche responsabilità ci sarà pure per
abbandono nei loro confronti. E’ un problema di responsabilità da parte di chi
ha il dovere di intervenire e invece finge di non vedere e non sentire. Mentre
i costi della scuola, in questo periodo, PER NOI senza senso, continuano a
pesare sulle nostre famiglie impoverite
NOI TRE chi siamo
Joy Pepe 21 anni secondo anno
DAMS
Oggi più che mai noi giovani
viviamo una condizione di forte precarietà che ci colpisce su tutti i fronti
del quotidiano. La dinamicità e la forza vitale che invadono i nostri corpi e
le nostre menti di universitari sono smorzati da
questa situazione pandemica e da tutti coloro che hanno paura di avvicinarci in
quanto considerati gli untori di turno praticanti di una promiscua socialità
non protetta…
Siamo caricati di tutte le
responsabilità che questa situazione comporta, ma cosa ci lasciate, cosa ci
rimane? Nessuna garanzia, nessuna tutela- e bruciate molte delle occasioni di
confronto nelle quali la nostra identità di studenti, lavoratori, persone… si
costruisce.
Per Aristotele l’uomo è un
animale sociale, per Lorenz un animale culturale. Come possiamo crescere e
diventare la versione migliore di noi stessi se i due presupposti su cui si
fonda la nostra natura di esseri umani vengono a mancare?
I nostri rapporti sociali sono
ridotti all’osso: ormai definiamo amici soltanto coloro che sono più prossimi
alla nostra abitazione, almeno riusciamo a dedicare loro una quantità di tempo
“live” sufficiente per essere considerati amici
in carne e ossa e non ologrammi sul telefono. “Fare nuove amicizie”non rientra
in nessuna regola comportamentale di un qualsiasi DPCM. E soprattutto per chi è
solo (di ogni età) come la mettiamo? Gli eventi culturali ora sono del tutto
fuori portata in primo luogo perchè sabato e domenica tutti i musei sono chiusi
e poi perchè con così poche possibilità di arrotondare, i prezzi sono del tutto
fuori portata.
Confermando ancora una volta
che il sapere è prerogativa dei più abbienti; certamente le iniziative online
sono tantissime, e forse è ciò che ci salva dalla monotonia di alzarsi,
studiare, seguire lezione… e così via!
Meglio un seminario a distanza
che n-ulla.
Ma il punto cruciale è
l’università, ore di lezioni al computer, nessun compagno, esami online che
penalizzano in funzione della connessione (pagata da noi). La nostra laurea
online varrà quanto le altre?
Tali questioni, ci fanno
esplodere, mettono in evidenza una comune esigenza: vederci dal vivo, sentire
l’odore degli altri, udire voci non ovattate dal microfono di un telefono…
abbracciarci.
Questi sono esempi di come
siamo i primi contro cui puntare il dito e gli ultimi verso cui tendere lamano.
Da sempre e soprattutto ora.
Io abito a Padulle un paesino fuori Bologna vicino S.Giovanni in
Persiceto e spesso la connessione non arriva rischiando così la perdita degli
esami e di conseguenza l’aggravio delle tasse universitarie. Poi di fatto la
presente crisi ha prodotto e continua a produrre problemi in molte famiglie
come malattie perdita di lavoro dei genitori e altre difficoltà che ovviamente
incidono su tutti gli appartenenti al nucleo familiare e la mia famiglia non è
esente. Io cerco di seguire l’informazione nella quotidianità anche per capire
come siamo arrivati a questo punto e come i diversi Paesi del globo stanno
reagendo. E’ vero nel disastro siamo in buona compagnia ma questo non consola.
C’è in atto una ridefinizione degli Stati con una divisione netta tra i potenti
della terra da una parte e i miserabili dall’altra . Questi ultimi ovviamente
devono essere controllati per una totale sottomissione; volenti o nolenti. Ogni
insubordinazione viene repressa anche nel sangue con efferata violenza. Nella
geo – politica internazionale per i poveri e nuovi poveri non c’è speranza.
SORVEGLIARE E REPRIMERE In pratica siamo terrorizzati dal terrorismo. L’altra
sera, quando ancora Bologna era in zona gialla, ho visto in piazza Maggiore un
uomo sui 50 anni puntare una pistola alle tempie di un giovane che non aveva la
mascherina. In questo clima come posso pensare al mio futuro e mettere a fuoco
le mie energie per una ri-costruzione del paese … se non so neppure se il
giorno dopo sarò viva ? So soltanto che non mi piegherò a nessuna sottomissione
nell’eventuale mia vita futura lavorativa . Ma quale futuro?
Andreas Argiropoulos – 16 anni secondo anno scuola tecnica
professionale
All’inizio della pandemia,
causa il fatto che le scuole di Bologna non accoglievano più studenti mi
sono dovuto trasferire in una scuola che dista da casa
mia 50 km e il viaggio in autobus mi porta via molto tempo oltre al fatto
che sono costretto ad alzarmi presto con ore sottratte al sonno. A scuola
lezioni con professori svogliati impreparati , poco interessati al loro
lavoro, capaci soltanto di rendere le lezioni noiose e insignificanti
culturalmente. Ho provato “difendermi” cercando di vivere il meglio di
tale situazione , così ho deciso di seguire solamente le lezioni che
ritenevo utili per il mio interesse e per la mia formazione . In
tutte le altre ore di lezione , del tutto insignificanti, ero presente in
maniera totalmente passiva. Non partecipavo e non interagivo. Quello che
mi è mancato di più in questo periodo di crisi pandemica è stato il
rapporto con i miei amici e con tutti i miei conoscenti, tale mancanza di
fisicità sta mostrando delle conseguenze; la maggior parte
delle persone , per contrastare la solitudine ha cominciato a sentirsi sempre
più frequentemente via internet in modo da tenere sempre vivo
l’interesse per quello che succede nel mondo e quello che si fa.
All’inizio un po’ di
disorientamento non potendo più uscire, fare movimento all’aperto o
andare in palestra … poi la cerchia degli internet-dipendenti si è sempre più
allargata conoscendo nuove persone e altri ragazzi anche a livello
internazionale. E’ successo anche che molti studenti si sono allontanati
, estraneati completamente dalla scuola soprattutto a causa
dell’inadeguatezza dei professori che hanno dimostrato fragilità emotiva
e incapacità a gestire il gruppo classe con una didattica adeguata e maggiore
interesse per gli studenti anche come persone. Conosco molti miei coetanei
–studenti che hanno deciso di lasciare la scuola per dedicarsi ad altro.
Io ricordo una insegnate che addirittura piangeva in classe lasciandoci
soli a guardare dei video a distanza. Senza discussione senza porsi il
problema di come stavamo vivendo noi ragazzi Personalmente io, a parte la
delusione , non credo di aver vissuto particolari traumi in tale situazione,
del resto la mia scuola che è un istituto tecnico professionale A Cento e
il gruppo docenti, apparivano già disastrati da tempo e questo aggiunto
all’incertezza di un futuro lavorativo hanno prodotto
ulteriore abbandono degli studi. Molti ragazzi, anche differenti
fra di loro, hanno mollato gli studi e vagano in per le più
strane aggregazioni o anche da soli, in stato di isolamento e
solitudine In giro si vedono giovani abbandonati a loro
stessi . Vivono alla giornata. Non riescono neppure a realizzare
lavoretti saltuari per la loro sopravvivenza, nell’abbandono totale anche
da parte delle istituzioni che dovrebbero curarsi di loro. Io nel mio piccolo
ho scelto di non disperdere il mio tempo ma utilizzarlo per studiare ,
imparare cose che desideravo sapere e che mi gratificano adesso
come conquista culturale e delle quali necessiterò in un mio futuro
lavorativo. Posso affermare che continuo ad andare a scuola per
avere il diploma e non per imparare. Questo produce anche una mia
posizione altalenante , al momento delle verifiche, a quanto pare siano
le uniche prove alle quali gli insegnanti tendono . Il loro
giudizio nei miei confronti non sempre è sufficiente.
Comunque complessivamente
la situazione, di vita, non è positiva. A me piace fotografare come imparare
tutto ciò che è meccanico tecnologico, elettronico che può avere un riscontro
immediato nella pratica. Ho voluto fare un giro nel centro storico di Bologna e
in alcune aree periferiche e la situazione costruita dall’amministrazione
comunale, appare edulcorata , rassicurante con messaggi attraenti come ad
indicare vita presente e futura rosea. Mi sembrava tutto bello, luminarie,
messaggi di amore e convivenza pacifica… benessere, con i negozi di lusso
affollati… Tutto il contrario di quello che stiamo vivendo, noi
deprivati e rinchiusi nelle nostre camerette.
Ho incontrato gruppi di giovani
di origine migrante, musulmani , appartati isolati davanti a
bottiglie di alcool e diffidenti anche nei miei confronti. Rifiutavano
qualunque contatto con “ altri “ da loro. E’ stata una grande impresa
conquistare la loro fiducia e poterli fotografare .
Delle cause che hanno
determinato LO STRANO PERIODO CHE STIAMO VIVENDO sto prendendo coscienza
via via, studiando e nei pochi incontri con altri giovani conosciuti durante il
periodo “giallo” in cui ho cominciato a frequentare anche un centro culturale
privato aperto anche ai giovani per studiare , stare assieme senza
vincoli e spese … ma nel rispetto –riconoscimento reciproci e osservando le
norme di sicurezza.
Frequentandolo ho scoperto il
piacere di essere autonomo,uscire da casa e sapere dove andare, di poter
conoscere altri ragazzi o semplicemente studiare senza il controllo dei
familiari. Ci andavo con un mio amico per studiare assieme lo spagnolo e
così ho incontrato anche un altro ragazzo che è stato molto tempo in America
latina che si è dichiarato pronto a mettere a disposizione la sua
conoscenza dello spagnolo , per aiutarci in una più corretta pronuncia .
Straordinario per me che ero stato anche settimane chiuso in camera mia, di
notte e di giorno, fra didattica a distanza e collegamento telematico.
A dire il vero mi sento
tranquillo , e vedo positivamente il mio futuro che io stesso voglio
costruire. Da sempre ho vissuto spronato ad essere autonomo e a saper
fare di tutto per gestire la mia quotidianità. So cosa significa non sprecare
cibo e risorse ed- essere oculato- saper individuare le priorità essenziali,
credere in una economia circolare, sapere riciclare barattare ,
donare e ricevere nelle relazioni interpersonali. Vedo che in giro molti
ragazzi sono disposti a tutto per indossare vestiti all’ultima moda,
firmati e anche se sono tutti omologati credono che così il loro
valore aumenti. Come se gli abiti che costano molto dessero più valore.
Non si rendono conto che il sistema capitalistico di cui la nostra
società è espressione li sfrutta e li opprime sempre più. Nelle dinamiche
sociali – chi ha il potere è chi gestisce l’economia, la produzione delle
merci, impartisce gli ordini e controlla chi deve ubbidire e
lasciarsi controllare.
Io sul mio futuro ho chiarezza. Intendo puntare
ad una fetta di potere per condurre in maniera autonoma un’attività
imprenditoriale . Non voglio fare un lavoro intellettuale. Intendo
perfezionarmi nelle competenze tecniche informatiche e tecnologiche, verso cui
sono portato e che mi appassionano. Io intendo elevarmi per me, in modo
da non essere subordinato a nessuno, essere libero di fare ciò che
ritengo giusto. Sarò soddisfatto se riuscirò a garantire lavoro ad altri,
aiutare le persone meritevoli non come miei subordinati ma collaboratori,
sostenendoli in modo proporzionale alle loro necessità. So che continuerò a
studiare ciò che mi è utile per il mio lavoro e per capire quello che
accade fuori, intorno a me. Punto ad essere anche un
imprenditore stimato e rispettato, e capisco perché la
cultura rende anche autorevoli. L’ignoranza e l’incultura favoriscono
l’oppressione e lo sfruttamento.
Leonardo Albertazzi 20 anni—
secondo anno facoltà scienze politiche
Sinceramente è tale il mio disgusto per tutto quello che sta
accadendo , dalla gestione della pandemia alle inefficienze-incapacità- finte
opposizioni nel governo italiano, conflitti internazionali, affermazione delle
multinazionali,non inclusione dei migranti e loro sfruttamento, non
professionalità di chi ha poteri decisionali, pressappochismo , incoerenza,
de-umanizzazione, leggi non applicate, violazione dei diritti umani … che
l’unico desiderio che sento, è suonare
e fare un grande concerto con i miei amici Penso che la mia vita e
quella di tanti giovani stia avendo una grande lacerazione, delle ferite che
sarà difficile risanare. Ce le porteremo dietro per molto tempo se riusciremo a sopravvivere.
Per me il disastro è oltre la negazione del diritto allo studio,
delle privazioni cui siamo costretti , sostare del recinto in cui ci hanno
collocati. La mia rabbia è su e come si è arrivati a tanto. La fiducia riposta
tacitamente nei governati , negli amministratori locali, nell’essere
complicemente ciechi di fronte alla criminalità organizzata e alla corruzione.
E adesso continuano a chiedere consenso ai cittadini, in una finta democrazia,
implorando la partecipazione di tutti con volontariato , donazioni , idee ,
progetti … Come possono ingannarci ancora?
Io pur avendo da sempre consapevolezza sulle disuguaglianze
sociali , le ingiustizie il razzismo etc non pensavo proprio potessero giungere
a tanto il livello di perversione e bestialità del potere politico, l’odio fra
gli Stati, i delitti e stragi tremende, commessi per il profitto. Per accumulo
di ricchezza. Per avere dei monopoli ed esercitare potere sempre più forte su
cittadini inermi.. Io ero affascinato dalle lotte di liberazione, dai grandi
movimenti dei giovani come quelli del 68 e del 77 .Pensavo che si potesse fare
pressione dall’interno per ottenere magari nuove leggi o riforme a favore dei
più deboli, delle categorie marginali, degli esclusi . Oggi penso che di questa
società , non ci sia nulla da salvare . Ho studiato molto in questo ultimo anno
di “ clausura” e capito che le contraddizioni che emergono, dentro il presente
sistema economico-politico sono irrisolvibili … Si può parlare anche di morte
della politica così come l’abbiamo intesa fino ad ora. Economia e politica sono
la stessa cosa ; nel senso che i grandi monopoli finanziari gestiscono il tutto
servendosi di una parvenza di democrazia parlamentare , utilizzando gli
esponenti di partito come esecutori controfigure servi cui impartire ordini da
eseguire , in una parvenza di democrazia parlamentare. Molta retorica ,
comunicazione mirata per illudere gli elettori , intellettuali asserviti e
politici da spettacolo. La comunicazione è invasiva e decisionale . E’ di fatto
manipolazione e controllo mirata anche alla disgregazione sociale. Mi sembra
che tutti siano contro tutti e rinchiusi nel proprio individualismo. Diffidano
e sono anche pronti a denunciare chi vedono non allineato. Ho visto cambiare i
miei stessi amici. Isolarsi sempre di più per proteggersi e non solamente dal
covid e dalle sue varianti. Ho visto allontanrsi i miei amici di origine
migrante per paura di essere espulsi. Compagni carissimi con i quali ho giocato
e studiato fin dalla scuola materna, svanire e non credo chiusi in casa.
Ritengo che il nostro sia un sistema economico sociale totalitario, in una
competizione globale. A tutto questo mi sento completamente estraneo. Ne devo
rimanere fuori, in disparte . Non ascolto , non credo alle frottole, non
consumo, non ubbidisco.
Io devo ancora capire molte cose , devo studiare, devo avere più
strumenti di conoscenza per potere elaborare riflessioni e possibilità di
intervento. Diffondere analisi- giuste è anche un mezzo di denuncia , le idee
si propagano , il contagio del pensiero è possibile. Nella presente fase la
D-ESISTENZA è la linea giusta . Mi costruisco un’esistenza diversa ma non
passiva. Non intendo sopportare né collaborare. Sto studiando anche chi ha
immaginato società diverse sfociando nell’UTOPIA , come Tommaso Moro e capire
bene se la ricerca di un “non luogo” è sempre destinata all’annientamento.
Anche se sto incassando tanti pugni allo stomaco non credo ancora
in una sconfitta della mia vita, io metto in discussione i principi del sistema
che reprimono gli ideali che sento dentro di me, il mio desiderio di giustizia
e pace sociale, di sviluppo del pensiero , di produzione di una nuova cultura
all’altezza dei tempi, in una vita che riesca a spezzare le drammaticità per
produrre speranza e cambiamento …
Lo spaesamento e la distruzione dei giovani è un fenomeno non
recente, da decenni si parla di crisi dell’uomo moderno … la letteratura ne è
ampia espressione. Io ero ancora al liceo quando scrivevo raccontini di cui mi
piace fornire, di seguito,
un assaggio… Ovviamente nulla di autobiografico ma la percezione di certe
realtà . Considero da sempre, il favorire l’uso della droga fra i giovani, un
mezzo per distruggerli, nei corpi e nella volontà per non averli come
antagonisti.
Arthur e il suo mondo
Loro, le ciminiere erano relegate esclusivamente nelle vie
principali del luogo ed emettevano fumi talmente densi da appiccicarsi ad ogni
cosa, come un secondo strato di pelle che imbruniva le superfici, creando un
manto scuro e oleoso su tutta la città e confinando ai vicoli labirintici il
flusso incessante di persone che ad ogni ora del giorno e della notte
consumavano le loro suole, con un via vai privo di senso e funzionalità.
Arthur passava molte giornate davanti al ceruleo vetro della sua “
camera” ad osservare la discarica a cielo aperto che gli si parava davanti e la
mandria di gente nevrotica smarrita fra le vie o immersa nei propri pensieri e
nel calcolo mentale del percorso più veloce da intraprendere,come topi in un
labirinto, spasmodici di raggiungere il loro pezzetto di formaggio. Arthur, suo
malgrado, non faceva eccezione, costretto a dovere uscire dalle mura domestiche
per potere soddisfare per lo più le sue dipendenze e per potersi cibare di
tutto ciò che fosse stato in grado di sottrarre abilmente dalla miriade di
negozi che costellavano gli argini delle strade. Questo non perché non avesse
soldi per pagare, né tanto meno per provare un minimo di adrenalina , che
comunque quel mondo aveva ormai annichilito, ma per il semplice auto-diktat di
combattere in ogni momento, con ogni singolo gesto, la fraudolenta società in
cui viveva e l’insieme di tutti i cerebrolesi che avevano permesso
l’affermazione di ciò.
Ore 6.00 la sveglia suona, inutile in settimane bagnate e suonanti
come queste, ma necessaria per riportare la mente lucida e cosciente. Arhur
spegnendola disattiva l’allarme ed attiva, al contempo,un susseguirsi di brani
particolarmente bruschi e metallici che accompagneranno la sua routine mattutina
“ cazzo – sono passati degli anni e questa roba mi manda ancora fuori di testa”. Descrizione più che
adeguata per i Prodigy, probabilmente incentivata dal miscuglio di eccitanti
ancora in corpo dalla sera prima.
Il volume della musica tanto alto sovrasta quello della
televisione che, nel suo appartamento come in ogni altro alla medesima ora
viene attivato, vomitando nei canali uditivi di tutti, pubblicità e
telegiornalismo di regime. Questo non stop sino al termine della giornata,
stabilito dal coprifuoco alle ore 22.00
I colori vividi dei vari spot che si susseguivano contrastavano
con il grigiume del telegiornale che, in tono solenne alternava notizie di
reati commessi, esemplificati per potere ripetere allo sfinimento le rigide
limitazioni imposte ed esaltare le nobili azioni dei cittadini più ligi ad
eseguirle.
Arthur li odiava, odiava incondizionatamente tutti; anche sua
madre , soprattutto sua madre , che mai era riuscita a superare l’abbandono del
padre, suo marito. Arthur le rimproverava di non essere cosciente di se stessa,
della sua condizione di donna autonoma e indipendente … ma Arthur era giovane ,
colmo di odio che però riusciva ad incanalare in voglia di cambiamento di un
sistema ancora agli albori ma già pronto ad annichilire tutti i valori e le
conquiste realizzate fino a quel momento;una vera regressione tra misoginia,
razzismo, omofobia basati soltanto sul lavoro che nobilita e sul principio
dello sfruttamento in virtù del profitto …
L’odio di Arthur ora è rabbia, dolore, rassegnazione, nichilismo.
Ciò che aveva attuato era una sorta di ascesi
materiale eliminando tutte quelle cazzate con le quali le altre
persone farcivano le loro minuscole stanze .Arthur no. Lui godeva soltanto di
ciò che riteneva strettamente necessario : MUSICA E DROGHE