sabato 27 febbraio 2021

Ferlinghetti è morto, W FERLINGHETTI


 

Ecco – in ordine di arrivo – quel che la “bottega” ha ricevuto

da Michele Licheri

… è decollato altrove l’angelo di Coney Island:

resta la sua poesia – vera ricchezza condivisa –

tra cielo e mare

e si è incardinata ovunque

tra le anime e le arterie vitali della terra

generando fiori di libertà.

Addio fratello, zio, nonno, magico libertario:

la tua voce è in noi.

Eri forse caparbio? Avevi classe.

Un vento ponentino -stasera- mi sussurra i tuoi versi

ed io sorrido pensando alle tue forti spalle

da uomo della frontiera

da editore

da poeta

che l’Amerika perbenista dei kapò

non riuscì a piegare.

Prono mai! Piuttosto libero.

Ti sia lieve il volo, Lawrence:

leggera la terra.


da Giovanni Trimeri

redattore – a suo tempo – della rivista «abiti/lavoro»

Addio a te, Lawrence Ferlinghetti
della stirpe che ha segnato la strada
della poesia, che ha insegnato
la poesia della strada
nella luce fredda di anni miopi
nella luce fioca di città impaurite.
Addio a te, poeta, che i poeti
hai invitato a scendere
dalle torri d’avorio e boria
aprire le porte e le finestre
per liberare i versi nell’universo.


da Giorgio Chelidonio

“Lay me down”, un saluto mentale a Lawrence Ferlighetti

Ieri, alla veneranda età di 101 anni, Lawrence Ferlinghetti si è “trasferito” nella sua, personalissima “nowhereland” (1). Provo a salutarlo con un doppio link:
– 
“Non posso morire finchè c’è Trump” diceva a Giada Diano, sua stretta e fedelissima
collaboratrice per oltre 20 anni. ….Lawrence mi ha insegnato che il silenzio è sempre complicità e che la cosa più rivoluzionaria di tutti è la tenerezza. Mi ha insegnato la gentilezza e l’ostinazione
del sogno
“ (2).
– una suggestione, che la misteriosa complessità della mente, mi ha regalato stamattina: forse è
scaturita dall’associazione con la sua San Francisco e la “West Coast music”(3). Comunque sia, la
musica e il testo sono quelli di “Lay me down”, tratta dall’album “Crosby & Nash” (2004).
David Crosby (4) e Graham Nash sono fra gli ultimi rappresentanti di questo filone musicale, che amo definire “beat/Folk”, probabilmente per come l’ho percepita e “vissuta” fra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’70 “del secolo scorso” (che impressione dirlo!). E ascoltarla (5) mi ha confermato, anche emozionalmente, questa peculiare associazione mentale.
LINKS

1.      Non è facile tradurre il significato di “Nowhereland”: forse “non luogo” o forse la stessa “utopia”?… “Quanto è grande Nowhereland? Non ho idea di quanto lungo sia il viaggio che mi appresto a compiere. Non so se ci metterò un paio di giorni, oppure medi o anni. Ma sono giovane e non ho dove tornare. Il tempo non è un problema.”

2.      http://www.strettoweb.com/2021/02/lawrence-ferlinghetti-aneddoto-giada-diano-scilla-canto-sirene/1134967/

3.      https://it.wikipedia.org/wiki/West_Coast_(rock)

4.      https://it.wikipedia.org/wiki/David_Crosby

5.      https://it.wikipedia.org/wiki/Graham_Nash

6.      https://www.youtube.com/watch?v=NgIDLSvnENM + https://www.youtube.com/watch?v=Z3HyHetkk2A (dal vivo 22.3.2014)


Lay me down (testo)
Driving out through the windmills
And some of them were still
Sometimes it’s hard to catch the wind
And bend it to your will

Even though it’s hard to know
Just how the story ends
The road is long and it takes its time
On that you can depend

Lay me down in the river
And wash this place away
Break me down like sand from a stone
Maybe I’ll be whole again one day

Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again
Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again

Somewhere between Heaven and Hell
A soul knows where it’s been
I want to feel my spirit lifted up
And catch my breath again

Lay me down in the…


Traduzione (ricordando che tradurre è un po’ tradire)

Guidando attraverso i mulini a vento.

E alcuni di loro erano immobili.

A volte è difficile prendere il vento

E piegarlo alla tua volontà.

Anche se è difficile sapere

proprio come finisce la storia

La strada è lunga e ci vuole tempo,
su quello puoi fare affidamento.

Distendimi nel fiume

e lava via questo posto.

Frantumami come la sabbia da una pietra,

forse un giorno sarò di nuovo intero.

Distendimi, distendimi,
forse sarò di nuovo intero.

Distendimi, distendimi,

forse sarò di nuovo intero.

Da qualche parte tra il paradiso e l’inferno

un’anima sa dov’è stata,

voglio sentire il mio spirito sollevato

e riprendere il mio fiato.

Distendimi, distendimi …
Forse, un giorno, sarò tutto me stesso.



da Alberto Masala

Gli piaceva essere chiamato Lorenzo. Era fiero e felice delle sue origini italiane.

Ora tanti ricordi…

Su tutti l’ultima visita in Italia. Mi era stato chiesto di tradurlo (Underwear) e accompagnarlo a Roma per affiancarlo nella lettura dei suoi testi in italiano. Lì ebbi una lezione di vita che non dimentico.
Insieme a Laura Zanetti ero nella hall del suo albergo al centro di Roma, poco prima di andare al Campidoglio dove gli avrebbero concesso la cittadinanza onoraria. Aspettavamo che venissero a prenderlo. Io stavo in un angolo della hall col muso lungo e soprappensiero, preda dei miei problemi di coscienza. Avevano appena eletto Gianni Alemanno a sindaco di Roma, il quale ereditava dalla precedente  amministrazione Veltroni le pratiche già in corso. Fra queste, appunto, la cittadinanza a Ferlinghetti.
“Io non vado da un sindaco fascista, non ci riesco” dissi a testa bassa senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi. Ma non volevo essere un problema né un fastidio, né tantomeno mettere ombra sulla contentezza di Lawrence, che si vedeva italianizzato e riconosciuto da quella che considerava la sua vera patria d’origine. Per lui questo evento era una festa grande e molto importante. “Ti accompagno lì e ti aspetto fuori. Quando hai finito mi trovi sulla porta”.
Lui mi guardò fisso con i suoi occhi di cielo e, con la sua voce velata e tranquilla, mi disse: “Io non vado a parlare con un sindaco, vado ad incontrare i romani”. Ecco smontate le mie stupide rigidità dalla sua dolce sicurezza e determinazione. Non avevo parole.
Entrai nella sala riempita da un centinaio di giornalisti che, come da sempre vedevo fare con i Beats, erano alla ricerca della nota di colore o in attesa della stranezza. Ferlinghetti si comportò con la solita eleganza di gesti che lo distingueva. Dopo una patetica introduzione di Alemanno, che aveva acrobaticamente preso a pretesto i Beats per parlare di Pound e dei campi Hobbit che avevano formato la sua gioventù, ci fu il suo discorso che cominciava così:
“Da giovane ero anarchico, poi contro la guerra in Vietnam e col movimento del sessantotto, poi col Che Guevara, infine col comandante Marcos. Adesso sono Zapatista”.
A quell’affermazione dalla schiera dei cento giornalisti si levò limpida una voce che ne definiva inesorabilmente la caratura: “Nel senso di Zapatero?”. L’improvvido giornalista si era consegnato all’eternità insieme al suo degno sindaco. Era il compendio che mi ripagava di tutti i precedenti dubbi: era stato giusto essere lì e poter vedere fino in fondo.

Chiudo questo discorso ricordandone la generosità…

A Lawrence Ferlinghetti devo molta riconoscenza: mi ha sempre sostenuto in tanti modi con quella sua leggerezza che non chiedeva mai niente in cambio.
A San Francisco, grazie alle traduzioni e alla cura del caro Jack Hirschman, ho pubblicato tre libri. Appena uscivano, trovavano immeritatamente posto nella vetrina di City Lights insieme ai prestigiosi titoli italiani di Dante, Calvino e Pasolini, suoi amori mai assenti. Mi emozionano ancora le foto che mi spediva Jack… Così 
In the Executioner’s house, Alphabet of Streets, e soprattutto Taliban (in due diverse edizioni)… si esaurivano in poco tempo. E da quella stessa libreria partirono gli assegni delle mie vendite a sostegno del RAWA…

A lui, oltre alla pubblicazione (tra gli altri) di Kerouac e Burroughs, il merito di aver combattuto e, dopo essere finito in prigione, aver vinto in tribunale per Howl, il grandissimo capolavoro di Allen Ginsberg, l’Urlo simbolo di un’intera generazione che è arrivato a noi grazie alla sua fermezza.
E come dimenticare che quando Gregory (Corso) abitava a casa mia era sempre lui il santo a cui si rivolgeva per ogni difficoltà? E che puntualmente lui rispondeva spedendogli soldi (insieme a qualche libro per me).

Grazie di tutto, Lorenzo… Grazie per sempre.


 

UNA POESIA SCELTA DA FABRIZIO “L’ASTROFILOSOFO”

Invecchiando percepisco

che la vita ha la coda in bocca

e gli altri poeti gli altri pittori

non significano più alcun genere di competizione

È il cielo a lanciare la sfida

il cielo ha bisogno di decifrare

anche se gli astronomi si sforzano di sentirlo

con le loro enormi orecchie elettriche

il cielo che ci sussurra costantemente

gli ultimi segreti dell’universo

il cielo che respira dentro e fuori

come fosse l’interno di una bocca

del cosmo

il cielo che è anche la sponda della terra

e anche quella del mare

il cielo con le sue molte voci e nessun dio

il cielo che racchiude un mare di suoni

e di echi che ci rimanda

come in un’onda contro la parete del mare

Poesie intere dizionari interi

arrotolati in un rombo di tuono

E ogni tramonto un action painting

e ogni nuvola un libro di ombre

attraverso le quali volano selvagge

le vocali degli uccelli che stanno per gridare

E il cielo è chiaro per il pescatore

anche se è coperto

Lo vede per quello che è:

uno specchio del mare sul punto di crollare su di lui

sulla barca di legno al cupo orizzonte

Dobbiamo pensarlo come poeta per sempre faccia a faccia con la vecchia realtà

dove gli uccelli non volano mai prima della tempesta

E lui sa quello che verrà giù

prima dell’alba

e lui è la sua migliore vedetta

ascoltando il suono dell’universo

e cantando le sue visioni

della terra dei vivi

Lawrence Ferlinghetti, “Poeta Pescatore“, tratto dalla raccolta “A Coney Island of The Mind” (Minimum Fax, 2018) nella traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


da Sandro Sardella

CARTOLINE PER FERLINGHETTI DISCANTO

1

oggi 24 febbraio 2021 mentre spargevo letame

nell’orto .. ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. mentre

tagliavo e spaccavo legna ti pensavo Lawrence

Ferlinghetti .. ti pensavo le tue pitture di vigorosi

nudi dai colori acidi .. ti pensavo le tue poesie pop

innervate di cultura francese e dai tuoi scatenati

amici beat .. ti pensavo in San Francisco nel 2012

quando Jack ti presenta il “poeta italiano” e ..

mentre stavo per farfugliare il mio maccheronico

inglese .. Tu candidamente che mi dici .. “Parlami

in italiano! Mi piace sentire la lingua italiana! .. “

ed io da antico rokkettaro che mi faccio poi firmare

la copertina di un tuo libro .. ti pensavo dentro ai

tanti passi della mia passione di poesia nella strada

fuori dalle muffe accademiche dalle conventicole ..

ti pensavo dentro il mondo e dalla parte degli

sfruttati degli ultimi …. contro il potere .. contro la

guerra .. ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. nelle

fotografie di Eric Toccaceli .. nelle parole di Nanda

Pivano .. nel brillio degli occhi di Omar Pedrini e di

Igor Costanzo .. nel fraterno potente Arcano che ti

dedicò Jack Hirschman per i celebrare il 50° della

City Light Books and Bookstore .. oggi 24 febbraio

2021 ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. ..

2

l’aria appiccicosa dei molti molteplici coccodrilli per

la morte di Lawrence Ferlinghetti .. è ricca di umori

di stornellate di oli imbalsamatori .. per forse voler

chiudere una epica epopea di controcultura .. ma

questo sfavillante sfarfallare di bla bla di pagine di

parole .. spargerà semi prolifici nei cuori e nelle

menti libertarie e desideranti e .. sabbia nei voraci

meccanismi del cataclismatico Kapitale .. ..

3

in una mail “Caro Augurio 2021” inviatami da Mauro

Aprile Zanetti .. segretario di Ferlinghetti .. il Poeta

Magnifico con vivace lirica ironia declama una quasi

rodariana strofetta zen : “Mangia bene / Ridi spesso

/ Ama molto “ .. i suoi occhi acquosi la voce flebile ..

la corona di alloro .. il recitare in italiano .. e ..

l’averlo stimato imparato incontrato non è poca

cosa in questo mondo .. che si può .. si deve cambiare

anche con la Poesia ..

4

brindo con un vivace spumante di Franciacorta .. terra

d’origine del tuo padre tanto cercato .. in un’Italia per

Lui sempre mitica .. brindo .. …

Ferlinghetti è morto W FERLINGHETTI …………………….


da Lucilla Red

«IL MONDO E’ UN POSTO BELLISSIMO»

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che la felicità
non sia sempre
così divertente
se non t’importa un po’ d’inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto va bene
perchè perfino in paradiso
non si canta tutto il tempo
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che qualcuno muoia sempre
o forse solo muoia di fame
ogni tanto
cosa che poi non è così terribile
se a morire non sei tu
Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa troppo
di alcune teste perse
nei posti di comando
e a una o due bombe
di tanto in tanto
sul tuo viso alzato
o ad altre simili scorrettezze
a cui questa nostra società “di marca”
si dedica
con i suoi uomini che vogliono distinguersi
e con quelli destinati a estinguersi
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
di cui la nostra povera carne è erede
Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di motivi come
far una scena da ridere
e far una scena d’amore
far una scena di tristezza
e cantare canzoni con toni bassi
e avere l’ispirazione
e andare in giro
e guardare tutto
e odorare i fiori
e dare una pacca sul sedere alle statue
e perfino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andar a nuotare nei fiumi
o durante i picnic
nel pieno dell’estate
e così in generale
“viversela”
Sì
ma proprio sul più bello
arriva ridendo
l’impresario delle pompe funebri

Oggi (26 febbraio) sul quotidiano «il manifesto» un articolo di Alberto Negri riprendeva questi versi: “Il mondo è un posto bellissimo / in cui nascere / se non t’importa che qualcuno muoia sempre / o forse solo muoia di fame / ogni tanto / cosa che poi non è così terribile / se a morire non sei tu”. Ironia e consapeolezza politica di un grande poeta e un grande uomo. Rileggete tutti i versi e fermatevi su «i suoi preti e altri poliziotti» oppure su«persino pensare» [nota di Lucilla che la “bottega” ringrazia doppiamente anche perchè si fa viva… una volta l’anno. La nostra proposta però è di cambiare il calendario: per Lucilla anni più brevi, tutti di 19 giorni].


Ferlinghetti, quando «Autobiography» aveva il ritmo del jazz

di Luigi Onori (*)

Possono la poesia e la narrativa beat essere intese senza un rapporto sinergico con la musica, soprattutto jazz (non trascurando il rock)? Fin dal 1951 Jack Kerouac aveva scoperto quella che chiamava prosa spontanea-forma pazza-prosodia bop, teorizzando il flusso di scrittura al pari dell’assolo di un sassofonista. Del resto lo stesso Kerouac aveva celebrato San Francisco con i suoi «San Francisco Blues» e la Città della Baia ci porta dritti a Lawrence Ferlinghetti.

Il poeta, libraio, editore appena scomparso condivideva con molti scrittori beat la passione per Count Basie, Thelonious Monk e, naturalmente, Charlie Parker. Del resto Ferlinghetti considerava la sua poesia «materia orale», cui bisognava dar vita attraverso i reading nei club di San Francisco dove poeti e soprattutto jazzisti – accomunati da una similare visione della vita – si mescolavano. Al The Cellar Lawrence Ferlinghetti leggeva i suoi «messaggi orali» e l’esteso Autobiography, accompagnato da una band.

Alla metà degli anni Cinquanta il fenomeno dei reading – sia sulla East ma soprattutto sulla West Coast – divenne di moda (si possono ascoltare The Jack Kerouac Collection e The Beat Generation, editi dall’etichetta Rhino); aveva importanti precedenti nell’opera del poeta afroamericano James Langston Hughes.
Uno degli epicentri californiani fu proprio The Cellar, luogo per gente che non aveva sonno, per seminari di poesia, reading, recital jazz e rock. La strada e i club furono, in un certo senso, i luoghi topici e tipici della Beat Generation e, per rimanere a San Francisco, ce n’erano svariati come Coffee Gallery, El Matador, Jazz Workshop (vi suonava spesso Ornette Coleman che diede vita al suo «free jazz» in California).

Oralità e poesia, musica e versi si intrecciarono altre volte nell’esistenza di Lawrence Ferlinghetti: il 13 ottobre 1955 si tenne alla Six Gallery di San Francisco un reading di poesia in cui Allen Ginsberg lesse per la prima volta in pubblico Howl!, poema denso di materia sonora e feeling. Il testo venne pubblicato dalla casa editrice di Ferlinghetti, collegata alla sua libreria City Lights Books, nella serie Pocket Poets Series; gli scandali che ne seguirono determinarono l’inizio del successo del Ferlinghetti editore e della sua libreria, vero punto di coagulo e riferimento per le avanguardie letterarie, e non solo, statunitensi.

In area californiana mosse del resto i suoi primi passi il contrabbassista e compositore Charles Mingus che nel 1958 incise con il citato poeta Langston Hughes l’album The Weary Blues, divenendo una figura chiave nel movimento che avvicinava jazz e poesia. In precedenza Mingus aveva suonato con Kenneth Patchen, inciso jazz poetry insieme a Melvin Stewart (testi di Lonnie Elder, Scenes in the City, 1957). Come afferma il critico Krin Gabbard, «i ‘beat’ lo conoscevano e gli mandavano i loro libri. Le pareti del suo appartamento erano coperte di volumi di Ferlinghetti, Patchen, Rexroth, Corso e Ginsberg».

Gran parte di quei volumi erano stati pubblicati proprio dal fondatore della City Lights Books, perché poesia beat e jazz avevano molto comune.

(*) pubblicato su «il manifesto» del 25 febbraio

da qui

«Non ne possiamo più»: giovani corpi… - Leonardo Albertazzi, Andreas Argiropoulos e Joy Pepe

 


 

Non ne posssiaaamooo piùùù

– non sappiamo neppure chi siamo diventati- ci sentiamo soffocare- Perché adesso non serviamo più dopo anni di giovanilismo di corteggiamento dei giovani come modello di vita, per spingere al consumo di merce prodotta appositamente per un target studiato e voluto a tavolino da grandi imprese della moda ? Perché su di noi fanno cadere responsabilità immense come l’ aumento del debito pubblico o la protezione dei nonni perché persone fragili ? ­­­Siamo considerati vuoti a perdere? Senza corpo con i suoi bisogni- senza sentimenti senza capacità di elaborare pensiero, senza possibilità di accedere alla cultura cui abbiamo diritto? Molti di noi, sono ancora minorenni e allora qualche responsabilità ci sarà pure per abbandono nei loro confronti. E’ un problema di responsabilità da parte di chi ha il dovere di intervenire e invece finge di non vedere e non sentire. Mentre i costi della scuola, in questo periodo, PER NOI senza senso, continuano a pesare sulle nostre famiglie impoverite

 

NOI TRE chi siamo

Joy Pepe 21 anni secondo anno DAMS

Oggi più che mai noi giovani viviamo una condizione di forte precarietà che ci colpisce su tutti i fronti del quotidiano. La dinamicità e la forza vitale che invadono i nostri corpi e le nostre menti di universitari sono smorzati da questa situazione pandemica e da tutti coloro che hanno paura di avvicinarci in quanto considerati gli untori di turno praticanti di una promiscua socialità non protetta…

Siamo caricati di tutte le responsabilità che questa situazione comporta, ma cosa ci lasciate, cosa ci rimane? Nessuna garanzia, nessuna tutela- e bruciate molte delle occasioni di confronto nelle quali la nostra identità di studenti, lavoratori, persone… si costruisce.

Per Aristotele l’uomo è un animale sociale, per Lorenz un animale culturale. Come possiamo crescere e diventare la versione migliore di noi stessi se i due presupposti su cui si fonda la nostra natura di esseri umani vengono a mancare?

I nostri rapporti sociali sono ridotti all’osso: ormai definiamo amici soltanto coloro che sono più prossimi alla nostra abitazione, almeno riusciamo a dedicare loro una quantità di tempo “live” sufficiente per essere considerati amici in carne e ossa e non ologrammi sul telefono. “Fare nuove amicizie”non rientra in nessuna regola comportamentale di un qualsiasi DPCM. E soprattutto per chi è solo (di ogni età) come la mettiamo? Gli eventi culturali ora sono del tutto fuori portata in primo luogo perchè sabato e domenica tutti i musei sono chiusi e poi perchè con così poche possibilità di arrotondare, i prezzi sono del tutto fuori portata.

Confermando ancora una volta che il sapere è prerogativa dei più abbienti; certamente le iniziative online sono tantissime, e forse è ciò che ci salva dalla monotonia di alzarsi, studiare, seguire lezione… e così via!

Meglio un seminario a distanza che n-ulla.

Ma il punto cruciale è l’università, ore di lezioni al computer, nessun compagno, esami online che penalizzano in funzione della connessione (pagata da noi). La nostra laurea online varrà quanto le altre?

Tali questioni, ci fanno esplodere, mettono in evidenza una comune esigenza: vederci dal vivo, sentire l’odore degli altri, udire voci non ovattate dal microfono di un telefono… abbracciarci.

Questi sono esempi di come siamo i primi contro cui puntare il dito e gli ultimi verso cui tendere lamano. Da sempre e soprattutto ora.

 

Io abito a Padulle un paesino fuori Bologna vicino S.Giovanni in Persiceto e spesso la connessione non arriva rischiando così la perdita degli esami e di conseguenza l’aggravio delle tasse universitarie. Poi di fatto la presente crisi ha prodotto e continua a produrre problemi in molte famiglie come malattie perdita di lavoro dei genitori e altre difficoltà che ovviamente incidono su tutti gli appartenenti al nucleo familiare e la mia famiglia non è esente. Io cerco di seguire l’informazione nella quotidianità anche per capire come siamo arrivati a questo punto e come i diversi Paesi del globo stanno reagendo. E’ vero nel disastro siamo in buona compagnia ma questo non consola. C’è in atto una ridefinizione degli Stati con una divisione netta tra i potenti della terra da una parte e i miserabili dall’altra . Questi ultimi ovviamente devono essere controllati per una totale sottomissione; volenti o nolenti. Ogni insubordinazione viene repressa anche nel sangue con efferata violenza. Nella geo – politica internazionale per i poveri e nuovi poveri non c’è speranza. SORVEGLIARE E REPRIMERE In pratica siamo terrorizzati dal terrorismo. L’altra sera, quando ancora Bologna era in zona gialla, ho visto in piazza Maggiore un uomo sui 50 anni puntare una pistola alle tempie di un giovane che non aveva la mascherina. In questo clima come posso pensare al mio futuro e mettere a fuoco le mie energie per una ri-costruzione del paese … se non so neppure se il giorno dopo sarò viva ? So soltanto che non mi piegherò a nessuna sottomissione nell’eventuale mia vita futura lavorativa . Ma quale futuro?

 

 

Andreas  Argiropoulos – 16 anni secondo anno scuola tecnica professionale


All’inizio della pandemia, causa il fatto che le scuole di Bologna non accoglievano più studenti  mi sono dovuto trasferire in una scuola  che dista    da casa mia 50 km  e il viaggio in autobus mi porta via molto tempo oltre al fatto che sono costretto ad alzarmi presto con ore sottratte al sonno. A scuola lezioni  con professori svogliati impreparati , poco interessati al loro lavoro, capaci soltanto di rendere le lezioni noiose e insignificanti  culturalmente. Ho provato “difendermi” cercando di vivere  il meglio di tale situazione , così ho deciso di seguire  solamente le lezioni che ritenevo utili  per il mio interesse  e per la mia formazione . In tutte le altre ore di lezione , del tutto insignificanti, ero presente in maniera totalmente passiva. Non partecipavo  e non interagivo. Quello che mi è mancato di più in questo periodo di crisi pandemica è stato il rapporto  con i miei amici e con tutti i miei conoscenti, tale mancanza di fisicità   sta mostrando delle conseguenze;  la maggior parte delle persone , per contrastare la solitudine ha cominciato a sentirsi sempre più frequentemente via internet in modo da tenere  sempre  vivo  l’interesse per quello che succede nel mondo e  quello che si fa.

All’inizio un po’ di disorientamento  non potendo più uscire, fare movimento all’aperto o andare in palestra … poi la cerchia degli internet-dipendenti si è sempre più allargata  conoscendo nuove persone e  altri ragazzi anche a livello internazionale. E’ successo anche che  molti studenti si sono allontanati , estraneati completamente dalla scuola  soprattutto a causa dell’inadeguatezza dei professori  che hanno dimostrato fragilità emotiva e incapacità a gestire il gruppo classe con una didattica adeguata e maggiore interesse per gli studenti anche come persone. Conosco molti miei coetanei –studenti  che hanno deciso di lasciare la scuola per dedicarsi ad altro. Io ricordo una insegnate che addirittura piangeva in classe lasciandoci  soli a guardare dei video a distanza. Senza discussione senza porsi il problema di come stavamo vivendo noi ragazzi Personalmente  io, a parte la delusione , non credo di aver vissuto particolari traumi in tale situazione, del resto  la mia scuola che è un istituto tecnico professionale A Cento e il gruppo docenti, apparivano già  disastrati da tempo e questo aggiunto all’incertezza di un futuro lavorativo   hanno prodotto ulteriore  abbandono degli studi. Molti ragazzi, anche  differenti fra di loro, hanno mollato gli studi   e vagano in  per le più strane  aggregazioni  o anche da soli, in  stato di isolamento e solitudine  In giro si vedono  giovani abbandonati a loro stessi  . Vivono alla giornata. Non riescono neppure a realizzare lavoretti saltuari per la loro sopravvivenza,  nell’abbandono totale anche da parte delle istituzioni che dovrebbero curarsi di loro. Io nel mio piccolo ho scelto  di non disperdere il mio tempo ma utilizzarlo per studiare , imparare  cose che desideravo sapere  e che mi gratificano adesso come conquista culturale  e delle quali necessiterò in un mio futuro lavorativo. Posso affermare  che continuo ad andare a scuola  per avere il diploma e non per imparare. Questo produce anche  una mia posizione altalenante , al momento delle verifiche, a quanto pare siano  le uniche prove alle quali gli insegnanti   tendono . Il loro giudizio nei miei confronti non sempre è sufficiente.

Comunque complessivamente  la situazione, di vita, non è positiva. A me piace fotografare come imparare tutto ciò che è meccanico tecnologico, elettronico che può avere un riscontro immediato nella pratica. Ho voluto fare un giro nel centro storico di Bologna e in alcune aree periferiche  e la situazione costruita dall’amministrazione comunale, appare edulcorata , rassicurante  con messaggi attraenti come ad indicare vita presente e futura rosea. Mi sembrava tutto bello, luminarie, messaggi  di amore e convivenza pacifica… benessere, con i negozi di lusso affollati…  Tutto il contrario di quello che stiamo vivendo, noi  deprivati e rinchiusi nelle nostre camerette.

Ho incontrato gruppi di giovani di origine migrante, musulmani ,  appartati isolati  davanti a bottiglie di alcool  e diffidenti anche nei miei confronti. Rifiutavano qualunque contatto con “ altri “ da loro. E’ stata una grande impresa conquistare la loro fiducia e poterli fotografare .

Delle cause che  hanno determinato LO STRANO PERIODO CHE STIAMO VIVENDO  sto prendendo coscienza via via, studiando e nei pochi incontri con altri giovani conosciuti durante il periodo “giallo” in cui ho cominciato a frequentare anche un centro culturale  privato aperto anche  ai giovani per studiare , stare assieme senza vincoli e spese … ma nel rispetto –riconoscimento reciproci e osservando le norme di sicurezza.

Frequentandolo ho scoperto il piacere di essere autonomo,uscire da casa e sapere dove andare,  di poter conoscere altri ragazzi  o semplicemente studiare senza il controllo dei familiari. Ci andavo con un mio amico per studiare assieme lo spagnolo  e così ho incontrato anche un altro ragazzo che è stato molto tempo in America latina che si è dichiarato  pronto a mettere a disposizione la sua conoscenza dello spagnolo , per aiutarci in una più corretta pronuncia . Straordinario per me che ero stato anche settimane chiuso in camera mia, di notte e di giorno, fra didattica a distanza e collegamento telematico.

A dire il vero mi sento tranquillo , e vedo  positivamente il mio futuro che io stesso voglio costruire. Da sempre ho vissuto  spronato ad essere autonomo e a saper fare di tutto per gestire la mia quotidianità. So cosa significa  non sprecare cibo e risorse ed- essere oculato- saper individuare le priorità essenziali, credere in una economia circolare, sapere riciclare   barattare , donare e ricevere  nelle relazioni interpersonali. Vedo che in giro molti ragazzi  sono disposti a tutto per indossare vestiti all’ultima moda, firmati  e anche se sono tutti omologati credono che così il loro  valore aumenti. Come se  gli abiti che costano molto dessero più valore. Non si rendono conto che il sistema capitalistico  di cui la nostra società è espressione li sfrutta e li opprime sempre più.  Nelle dinamiche sociali –  chi ha il potere è chi gestisce l’economia, la produzione delle merci, impartisce  gli ordini e controlla  chi deve ubbidire e lasciarsi controllare.

Io sul mio futuro ho chiarezza. Intendo  puntare  ad una fetta di potere per  condurre in maniera autonoma un’attività imprenditoriale  . Non voglio fare un lavoro intellettuale. Intendo perfezionarmi nelle competenze tecniche informatiche e tecnologiche, verso cui sono portato e che mi appassionano.  Io intendo elevarmi per me, in modo da non essere subordinato a nessuno, essere libero di fare  ciò che ritengo giusto. Sarò soddisfatto se riuscirò a garantire lavoro ad altri, aiutare le persone meritevoli non come miei subordinati  ma collaboratori, sostenendoli in modo proporzionale alle loro necessità. So che continuerò a studiare ciò che mi è utile per il mio lavoro e per capire quello che  accade fuori, intorno a me.   Punto ad essere anche un imprenditore  stimato e rispettato,  e capisco perché  la cultura rende anche autorevoli. L’ignoranza e l’incultura favoriscono  l’oppressione e lo sfruttamento.

 

 

Leonardo Albertazzi 20 anni— secondo anno facoltà scienze politiche

 

Sinceramente è tale il mio disgusto per tutto quello che sta accadendo , dalla gestione della pandemia alle inefficienze-incapacità- finte opposizioni nel governo italiano, conflitti internazionali, affermazione delle multinazionali,non inclusione dei migranti e loro sfruttamento, non professionalità di chi ha poteri decisionali, pressappochismo , incoerenza, de-umanizzazione, leggi non applicate, violazione dei diritti umani … che l’unico desiderio che sento, è suonare e fare un grande concerto con i miei amici Penso che la mia vita e quella di tanti giovani stia avendo una grande lacerazione, delle ferite che sarà difficile risanare. Ce le porteremo dietro per molto tempo se riusciremo a sopravvivere.

Per me il disastro è oltre la negazione del diritto allo studio, delle privazioni cui siamo costretti , sostare del recinto in cui ci hanno collocati. La mia rabbia è su e come si è arrivati a tanto. La fiducia riposta tacitamente nei governati , negli amministratori locali, nell’essere complicemente ciechi di fronte alla criminalità organizzata e alla corruzione. E adesso continuano a chiedere consenso ai cittadini, in una finta democrazia, implorando la partecipazione di tutti con volontariato , donazioni , idee , progetti … Come possono ingannarci ancora?

Io pur avendo da sempre consapevolezza sulle disuguaglianze sociali , le ingiustizie il razzismo etc non pensavo proprio potessero giungere a tanto il livello di perversione e bestialità del potere politico, l’odio fra gli Stati, i delitti e stragi tremende, commessi per il profitto. Per accumulo di ricchezza. Per avere dei monopoli ed esercitare potere sempre più forte su cittadini inermi.. Io ero affascinato dalle lotte di liberazione, dai grandi movimenti dei giovani come quelli del 68 e del 77 .Pensavo che si potesse fare pressione dall’interno per ottenere magari nuove leggi o riforme a favore dei più deboli, delle categorie marginali, degli esclusi . Oggi penso che di questa società , non ci sia nulla da salvare . Ho studiato molto in questo ultimo anno di “ clausura” e capito che le contraddizioni che emergono, dentro il presente sistema economico-politico sono irrisolvibili … Si può parlare anche di morte della politica così come l’abbiamo intesa fino ad ora. Economia e politica sono la stessa cosa ; nel senso che i grandi monopoli finanziari gestiscono il tutto servendosi di una parvenza di democrazia parlamentare , utilizzando gli esponenti di partito come esecutori controfigure servi cui impartire ordini da eseguire , in una parvenza di democrazia parlamentare. Molta retorica , comunicazione mirata per illudere gli elettori , intellettuali asserviti e politici da spettacolo. La comunicazione è invasiva e decisionale . E’ di fatto manipolazione e controllo mirata anche alla disgregazione sociale. Mi sembra che tutti siano contro tutti e rinchiusi nel proprio individualismo. Diffidano e sono anche pronti a denunciare chi vedono non allineato. Ho visto cambiare i miei stessi amici. Isolarsi sempre di più per proteggersi e non solamente dal covid e dalle sue varianti. Ho visto allontanrsi i miei amici di origine migrante per paura di essere espulsi. Compagni carissimi con i quali ho giocato e studiato fin dalla scuola materna, svanire e non credo chiusi in casa. Ritengo che il nostro sia un sistema economico sociale totalitario, in una competizione globale. A tutto questo mi sento completamente estraneo. Ne devo rimanere fuori, in disparte . Non ascolto , non credo alle frottole, non consumo, non ubbidisco.

Io devo ancora capire molte cose , devo studiare, devo avere più strumenti di conoscenza per potere elaborare riflessioni e possibilità di intervento. Diffondere analisi- giuste è anche un mezzo di denuncia , le idee si propagano , il contagio del pensiero è possibile. Nella presente fase la D-ESISTENZA è la linea giusta . Mi costruisco un’esistenza diversa ma non passiva. Non intendo sopportare né collaborare. Sto studiando anche chi ha immaginato società diverse sfociando nell’UTOPIA , come Tommaso Moro e capire bene se la ricerca di un “non luogo” è sempre destinata all’annientamento.

Anche se sto incassando tanti pugni allo stomaco non credo ancora in una sconfitta della mia vita, io metto in discussione i principi del sistema che reprimono gli ideali che sento dentro di me, il mio desiderio di giustizia e pace sociale, di sviluppo del pensiero , di produzione di una nuova cultura all’altezza dei tempi, in una vita che riesca a spezzare le drammaticità per produrre speranza e cambiamento …

Lo spaesamento e la distruzione dei giovani è un fenomeno non recente, da decenni si parla di crisi dell’uomo moderno … la letteratura ne è ampia espressione. Io ero ancora al liceo quando scrivevo raccontini di cui mi piace fornire, di seguito, un assaggio… Ovviamente nulla di autobiografico ma la percezione di certe realtà . Considero da sempre, il favorire l’uso della droga fra i giovani, un mezzo per distruggerli, nei corpi e nella volontà per non averli come antagonisti.

 

Arthur e il suo mondo

Loro, le ciminiere erano relegate esclusivamente nelle vie principali del luogo ed emettevano fumi talmente densi da appiccicarsi ad ogni cosa, come un secondo strato di pelle che imbruniva le superfici, creando un manto scuro e oleoso su tutta la città e confinando ai vicoli labirintici il flusso incessante di persone che ad ogni ora del giorno e della notte consumavano le loro suole, con un via vai privo di senso e funzionalità.

Arthur passava molte giornate davanti al ceruleo vetro della sua “ camera” ad osservare la discarica a cielo aperto che gli si parava davanti e la mandria di gente nevrotica smarrita fra le vie o immersa nei propri pensieri e nel calcolo mentale del percorso più veloce da intraprendere,come topi in un labirinto, spasmodici di raggiungere il loro pezzetto di formaggio. Arthur, suo malgrado, non faceva eccezione, costretto a dovere uscire dalle mura domestiche per potere soddisfare per lo più le sue dipendenze e per potersi cibare di tutto ciò che fosse stato in grado di sottrarre abilmente dalla miriade di negozi che costellavano gli argini delle strade. Questo non perché non avesse soldi per pagare, né tanto meno per provare un minimo di adrenalina , che comunque quel mondo aveva ormai annichilito, ma per il semplice auto-diktat di combattere in ogni momento, con ogni singolo gesto, la fraudolenta società in cui viveva e l’insieme di tutti i cerebrolesi che avevano permesso l’affermazione di ciò.

Ore 6.00 la sveglia suona, inutile in settimane bagnate e suonanti come queste, ma necessaria per riportare la mente lucida e cosciente. Arhur spegnendola disattiva l’allarme ed attiva, al contempo,un susseguirsi di brani particolarmente bruschi e metallici che accompagneranno la sua routine mattutina

“ cazzo – sono passati degli anni e questa roba mi manda ancora fuori di testa”. Descrizione più che adeguata per i Prodigy, probabilmente incentivata dal miscuglio di eccitanti ancora in corpo dalla sera prima.

Il volume della musica tanto alto sovrasta quello della televisione che, nel suo appartamento come in ogni altro alla medesima ora viene attivato, vomitando nei canali uditivi di tutti, pubblicità e telegiornalismo di regime. Questo non stop sino al termine della giornata, stabilito dal coprifuoco alle ore 22.00

I colori vividi dei vari spot che si susseguivano contrastavano con il grigiume del telegiornale che, in tono solenne alternava notizie di reati commessi, esemplificati per potere ripetere allo sfinimento le rigide limitazioni imposte ed esaltare le nobili azioni dei cittadini più ligi ad eseguirle.

Arthur li odiava, odiava incondizionatamente tutti; anche sua madre , soprattutto sua madre , che mai era riuscita a superare l’abbandono del padre, suo marito. Arthur le rimproverava di non essere cosciente di se stessa, della sua condizione di donna autonoma e indipendente … ma Arthur era giovane , colmo di odio che però riusciva ad incanalare in voglia di cambiamento di un sistema ancora agli albori ma già pronto ad annichilire tutti i valori e le conquiste realizzate fino a quel momento;una vera regressione tra misoginia, razzismo, omofobia basati soltanto sul lavoro che nobilita e sul principio dello sfruttamento in virtù del profitto …

L’odio di Arthur ora è rabbia, dolore, rassegnazione, nichilismo. Ciò che aveva attuato era una sorta di ascesi materiale eliminando tutte quelle cazzate con le quali le altre persone farcivano le loro minuscole stanze .Arthur no. Lui godeva soltanto di ciò che riteneva strettamente necessario : MUSICA E DROGHE

da qui