La crisi umanitaria a Cuba – da tempo obiettivo di Trump, Rubio e falchi vari della Contra cubano-americana – ha dunque una data ufficiale di inizio dell’attacco finale statunitense. Il 5 giugno -avverte Roberto Livi-, L’attacco non ancora armato ma distruttivo, il ‘bloqueo’ contro una popolazione già alla fame. E poi vedremo.
L’orco si
mangia l’indifeso
La catena
alberghiera canadese Blue Diamond ha annunciato che si ritira da Cuba. Analoga
decisione appare certa per alcune catene spagnole, in particolare Iberostar ha
annunciato ieri la rinuncia a gestire dodici hotel dell’isola. Migliaia di
lavoratori del settore turistico rimarranno senza lavoro, senza nulla da
mangiare.
L’Ordine del
padrone
Sono le reazioni
alla più recente decisione del presidente Trump di imporre sanzioni
extraterritoriali a partire dal 5 giugno per chi collabora con il Gruppo
militar- industriale cubano, Gaesa, presente nel settore turistico attraverso
la controllata Gaviota, il gruppo turistico controllato. «Per le stesse ragioni
le due grandi compagnie che controllano la distribuzone e il commercio dei
container, la francese CMP-CGM e la tedesca Hapag-Lloyd, hanno annunciato che
sospenderanno l’invio nei porti di Cuba», riferisce il Manifesto.
Gli amici
alla larga
La
petroliera russa Universal, inviata a Cuba per alleviare il blocco
statunitense, la settimana scorsa ha cambiato rotta verso il Sud America per
non essere intercettata dal blocco navale degli Usa, di recente rinforzato con
l’arrivo del gruppo d’assalto della portaerei Nimitz.
Le crisi
umanitarie, dopo Gaza, non contano più
Cuba vietata
per ordine di chi? Dalle due compagnie citate sopra e dai loro container
dipende il 60% del commercio navale dell’isola. Visto che a Cuba sia il governo
che i privati comprano all’estero circa l’80% dei beni di prima necessità, il
blocco dei container significa assenza di cibo e prezzi alle stelle per quel
poco che arriverà. Il collasso del turismo e lo strangolamento energetico
faranno il resto.
100mila in
attesa di cure
Intanto
negli ospedali con poca luce (quelli che hanno I pannelli solari) e ancor meno
medicine si registrano circa 100.000 pazienti in attesa di operazioni –
trapianti e urgenze comprese – e la mortalità infantile è raddoppiata (dati
forniti dal ministro degli Esteri, Rodríguez, al Consiglio di sicurezza
dell’Onu, convocato la settimana scorsa dalla Cina).
Il contesto
di morte del ‘bloqueo’ americano
Decina di
migliaia di vittime annunciate faranno dunque da corollario a un piano vecchio
di 67 anni – l’inizio del bloqueo nordamericano – con lo scopo di «creare fame
e disperazione a Cuba» perché la popolazione si rivolti e cambi governo. Lo
hanno confermato nei giorni scorsi, oltre al segretario di Stato, alcuni tra
gli analisti e influencer della Florida, come Juan Antonio Blanco, presidente
di “Cuba Siglo XXI”. A Cuba, affermano, non vi è un’opposizione (si tratta di
«piccoli gruppi» per di più «divisi» – dunque «è imprescindibile» l’intervento
degli Stati Uniti. Come lo fu – così afferma Blanco- quello voluto da Teodoro
Roosevelt nel 1898 per abbattere il potere coloniale della monarchia
assolutista spagnola (che già era sul punto di arrendersi ai mambises, i
guerriglieri indipendentisti cubani).
La via
americana alla democrazia
In attesa
della fame e della disperazione a livello di massa, a Cuba c’è il buio. Ogni
giorno il Sen, il Sistema nazionale di produzione e distribuzione di
elettricità, annuncia che a malapena potrà produrre la metà di quello che
servirebbe per alimentare l’isola. Il ministro dell’Energia Vicente de la O
Levy da più di due settimane ha informato che non vi è un goccio di petrolio di
riserva. Si tira avanti con il greggio di produzione nazionale (40% circa del
fabbisogno), quello che si può usare: è assai “pesante” e per pomparlo e usarlo
bisogna “scioglierlo” con nafta che il paese non può comprare; una piccola
parte di quella utilizzata è nafta criolla, prodotta con un’invenzione chimica
cubana. Per il resto, per cucinare, si usa il «gas associato» di alcuni pozzi
nella costa nord, come quello di Puerto Escondido.
Apagones,
fame e sete
«‘Apagones’, black out quotidiani
sempre più lunghi e – loro sì – stabili. E con i black out i cubani devo fare i
contri anche con l’assenza di acqua, che necessita di corrente per essere
pompata. Naturalmente aumentano i cacerolazos, le proteste popolari al suono
delle casseruole quasi quotidiane anche in zone ben presidiate come il centro
storico dell’Avana», segnala sempre Roberto Livi.
Dottrina
‘Donroe’
La
prospettiva annunciata da Washington è dunque buio, fame e sete nell’isola, a
meno che il governo non accetti le condizioni del tycoon-presidente, ovvero
«cambiamenti profondi», economici e politici. Dunque una resa al progetto
egemonico di Trump proiettato su tutto il continente americano (Canada e
Groenlandia compresi) che l’ideologo Maga ha ribattezzato «Donroe»
(modernizzazione della “dottrina Monroe” sul «destino manifesto» degli Usa di
dominare il Centro-Sud del continente, proclamato dal presidente Monroe all’inizio
del 1800).
Conquista
militare dopo l’umiliazione Iran?
I piani per
un intervento militare statunitense sono pronti, lo ha ripetuto il
ministro della guerra Pete Hegseth che lo scorso fine settimana si è
“addestrato” con i marine: alcune foto lo mostrano in maglietta verde, muscoli
e tatuaggi in rilievo, di fronte allo sguardo adorante di donne-marine. Fa
quasi tenerezza (e molta rabbia) confrontare tali foto con le immagini-diffuse
dalla tv cubana lo stesso fine settimana – del Día de la Defensa in Cuba, con
civili – in gran parte in età matura- che smontano kalashnikov del secolo
scorso e lanciano granate di addestramento che non scoppiano, perché bisogna
risparmiare esplosivo.
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