domenica 21 giugno 2026

Tibi e Tàscia - Saverio Strati

un libro che racconta la storia dell'amicizia di Tibi e Tàscia, ma anche di tutti gli altri bambini e bambine del loro villaggio.

e però raccontando quella storia Saverio Strati racconta anche una storia di povertà estrema, ai limiti della sopravvivenza, di ricconi che sono i padroni delle terre, e di tutto, che sfruttano e insieme fanno i buoni, una storia politica, insomma, in una Calabria che non sembra uscire dal feudalesimo.

a Tibi e Tàscia (diminutivi di Tiberio e Teresa) non potrai non affezionarti, se ancora ti scorre il sangue.

Tibi e Tàscia è un libro imperdibile, per grandi e non solo, dovrebbe essere un libro di testo per i bambini delle medie, come I promessi sposi e La Divina Commedia lo sono alle scuole superiori, finchè non saranno sostituiti da Il signore degli anelli.



 

Prefazione di Goffredo Fofi:

"C'è forse un altro romanzo italiano così fitto di dialoghi, così impastato di un presente diretto, di concreta quotidianità, di infantile (e dunque assoluta) verità? Ritorna Tibi e Tàscia di Saverio Strati, fitto di cose piccole e necessarie, uno dei più significativi romanzi del nostro Novecento e della letteratura che ha raccontato il mondo com'era, in particolare il mondo contadino. Quel che Tibi e Tàscia apprendono dell'esistenza - la natura e il lavoro, la terra e il paese, i simili e i diversi, i servi e i padroni, la fame e la festa, la prepotenza e l'amore, il femminile e il maschile - non è qualcosa che appartiene solo a loro, riguarda anche i loro coetanei e riguarda l'interezza dell'uomo, nello specifico dell'età del gioco e della scoperta. Ben pochi romanzi italiani sono paragonabili a questo, nella sua capacità di aprirci a un paesaggio completo e complesso, e però affrontato con la balda capacità dei bambini di farlo proprio, di acquisirlo ed esperirlo giorno per giorno, nel variare delle stagioni e nella costanza dei confronti. Questo «romanzo dell'infanzia» scritto da un giovane calabrese che ha potuto accedere agli studi (e all'emigrazione come scoperta e come possibilità) difficilmente chi oggi lo scopre potrà dimenticarlo. Questa scoperta sarà per lui qualcosa di più che la scoperta di un buon romanzo, bensì quella di uno dei più bei romanzi sull'infanzia che si conoscano, degno dei più grandi, ma con una sua diversità tutta nostra, tutta italiana".

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Nell’interstizio tra l’infanzia e l’adolescenza, i bambini che non vanno a scuola restano soli tutto il giorno e s’incontrano a giocare nella piazzola. Tascia, ovvero Teresa Ventura, è vivace e linguacciuta, in perenne polemica con la madre e il fratello maggiore e sempre protetta dal padre, che ha un debole per lei. Le pesa accudire il più piccolo dei suoi fratelli, Ciccio, di due anni, e dover fare piccoli servizi, come prendere l’acqua alla fontana e accendere il fuoco per cuocere i legumi per la sera, ma i suoi doveri non le impediscono di passare buona parte del suo tempo a giocare a nocciole. Quando accumula castelli («un castello è composto di quattro nocciole»; e lei arriva anche a cento) si sente «la più ricca di tutte le ragazze del mondo». Tibi, ovvero Tiberio Fideli, orfano di padre, è andato a scuola «sino alla terza, sino a due anni fa. Poi mia madre non mi ha più mandato a scuola, perché non aveva i soldi per i libri e per la tessera. I libri costano molto, lo sai tu? E per la tessera il maestro pretendeva cinque lire e mia madre mai aveva da darmele.» L’incontro tra Tascia e Tibi apre la solitudine dei due ragazzini ad una condivisione non solo di giochi e di piccoli lavori ma di pensieri ed emozioni: «Andavano alla fontana assieme e parlavano di tante cose: di Dio, del cielo, delle stelle, degli uccelli e del mare, dei loro amici, parlavano.».

La loro voglia di giocare e ancora giocare è attraversata dalla consapevolezza, venata di malinconia, che, questo, sarà il loro ultimo Natale spensierato: si appresta per entrambi il tempo del lavoro: che è sì, diventare grandi, ma, anche e forse soprattutto, essere sotto il giogo di una fatica senza respiro…

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