un libro che racconta la storia dell'amicizia di Tibi e Tàscia, ma anche di tutti gli altri bambini e bambine del loro villaggio.
e però raccontando quella storia Saverio Strati racconta anche una storia di povertà estrema, ai limiti della sopravvivenza, di ricconi che sono i padroni delle terre, e di tutto, che sfruttano e insieme fanno i buoni, una storia politica, insomma, in una Calabria che non sembra uscire dal feudalesimo.
a Tibi e Tàscia (diminutivi di Tiberio e Teresa) non potrai non affezionarti, se ancora ti scorre il sangue.
Tibi e Tàscia è un libro imperdibile, per grandi e non solo, dovrebbe essere un libro di testo per i bambini delle medie, come I promessi sposi e La Divina Commedia lo sono alle scuole superiori, finchè non saranno sostituiti da Il signore degli anelli.
Prefazione di Goffredo
Fofi:
"C'è forse un altro romanzo italiano così fitto di
dialoghi, così impastato di un presente diretto, di concreta quotidianità, di
infantile (e dunque assoluta) verità? Ritorna Tibi e Tàscia di Saverio Strati,
fitto di cose piccole e necessarie, uno dei più significativi romanzi del
nostro Novecento e della letteratura che ha raccontato il mondo com'era, in
particolare il mondo contadino. Quel che Tibi e Tàscia apprendono
dell'esistenza - la natura e il lavoro, la terra e il paese, i simili e i
diversi, i servi e i padroni, la fame e la festa, la prepotenza e l'amore, il
femminile e il maschile - non è qualcosa che appartiene solo a loro, riguarda
anche i loro coetanei e riguarda l'interezza dell'uomo, nello specifico
dell'età del gioco e della scoperta. Ben pochi romanzi italiani sono
paragonabili a questo, nella sua capacità di aprirci a un paesaggio completo e
complesso, e però affrontato con la balda capacità dei bambini di farlo
proprio, di acquisirlo ed esperirlo giorno per giorno, nel variare delle
stagioni e nella costanza dei confronti. Questo «romanzo dell'infanzia» scritto
da un giovane calabrese che ha potuto accedere agli studi (e all'emigrazione
come scoperta e come possibilità) difficilmente chi oggi lo scopre potrà
dimenticarlo. Questa scoperta sarà per lui qualcosa di più che la scoperta di
un buon romanzo, bensì quella di uno dei più bei romanzi sull'infanzia che si
conoscano, degno dei più grandi, ma con una sua diversità tutta nostra, tutta
italiana".
…Nell’interstizio tra
l’infanzia e l’adolescenza, i bambini che non vanno a scuola restano soli tutto
il giorno e s’incontrano a giocare nella piazzola. Tascia, ovvero Teresa
Ventura, è vivace e linguacciuta, in perenne polemica con la madre e il
fratello maggiore e sempre protetta dal padre, che ha un debole per lei. Le
pesa accudire il più piccolo dei suoi fratelli, Ciccio, di due anni, e dover
fare piccoli servizi, come prendere l’acqua alla fontana e accendere il fuoco
per cuocere i legumi per la sera, ma i suoi doveri non le impediscono di
passare buona parte del suo tempo a giocare a nocciole. Quando accumula castelli («un
castello è composto di quattro nocciole»; e lei arriva anche a cento) si sente
«la più ricca di tutte le ragazze del mondo». Tibi, ovvero Tiberio Fideli,
orfano di padre, è andato a scuola «sino alla terza, sino a due anni fa. Poi
mia madre non mi ha più mandato a scuola, perché non aveva i soldi per i libri
e per la tessera. I libri costano molto, lo sai tu? E per la tessera il maestro
pretendeva cinque lire e mia madre mai aveva da darmele.» L’incontro tra Tascia
e Tibi apre la solitudine dei due ragazzini ad una condivisione non solo di
giochi e di piccoli lavori ma di pensieri ed emozioni: «Andavano alla fontana
assieme e parlavano di tante cose: di Dio, del cielo, delle stelle, degli
uccelli e del mare, dei loro amici, parlavano.».
La loro voglia di
giocare e ancora giocare è attraversata dalla consapevolezza, venata di
malinconia, che, questo, sarà il loro ultimo Natale spensierato: si appresta
per entrambi il tempo del lavoro: che è sì, diventare grandi, ma, anche e forse
soprattutto, essere sotto il giogo di una fatica senza respiro…
Nessun commento:
Posta un commento