Un j’accuse sfuggito quasi a tutti. Dai media internazionali fino ai diretti interessati. Eppure l’occasione era quella più unica che rara del concistoro straordinario dei cardinali convocato da papa Leone XIV per esaminare quella che Prevost ha definito “la cultura del potere” globale che alimenta i conflitti moderni e aprire così una riflessione su come la Chiesa dovrebbe rispondere.
Ebbene, è
successo giovedì,
ancora prima dell’apertura dei lavori da parte del Pontefice, che tanto
scalpore ha suscitato con le sue parole di attacco allo stesso concetto di
“guerra giusta”, a detta di Leone invocata troppo spesso per giustificare
azioni militari, è accaduto un altro fatto. Esordendo alla conferenza a porte
chiuse, il prefetto del dicastero vaticano per la Dottrina della fede (l’ex
Sant’Uffizio), Víctor Manuel Fernández, ha scagliato l’accusa più diretta
all’Unione europea. Secondo il presule ‘argentino, l’Ue è rea di applicare il
diritto internazionale in modo selettivo, legittimando alcune invasioni
militari e derubricandone altre a sottocategorie.
Secondo
Fernández, custode dell’ortodossia della Chiesa cattolica, i governi applicano
sempre più spesso i principi morali e giuridici in base alla convenienza
politica piuttosto che a standard universali. La notizia – rilanciata ieri
da Politico, il giornale di Bruxelles – anche solo per questo
acquista il potenziale di uno scontro diplomatico, dopo quello che già il
Pontefice ha innescato a distanza con il vicepresidente Usa, JD Vance,
utilizzatore finale proprio del concetto di “guerra giusta” contro l’Iran
attaccato dal papa al Concistoro. “Se un Paese è nemico, viene condannato come
antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che
manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato”,
ha denunciato ancora Fernández nel suo discorso iniziale ai cardinali
rivolgendosi all’Europa “incoerente in politica estera”. “L’Unione europea,
infatti, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi
a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più
gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni”, ha aggiunto
il prefetto. Impossibile non vedere nel primo caso la guerra russo-ucraina e
nel secondo gli attacchi di Israele a Gaza e ai Paesi circostanti e quelli di
Usa&Israele all’Iran. Per Fernández in questo modo “le contraddizioni
suggeriscono che, in pratica, le preoccupazioni si riducono agli interessi politici
ed economici delle diverse regioni del mondo” e che “non esiste più un quadro
di verità e di valori reale e stabile”. Fernández cita la Russia, gli Stati
Uniti e altre potenze che si affidano a generiche rivendicazioni di autodifesa
per giustificare interventi militari dall’Ucraina al Medio Oriente, in
un’accusa molto puntuale al quadro attuale e lo fa di fronte ai cardinali di
tutto il mondo.
L’altra
notizia è che a quanto risulta, le osservazioni di Prevost hanno trovato
riscontro nel collegio cardinalizio mondiale, e, secondo Politico,
al termine dei colloqui il Vaticano ha fatto sapere, in una sintesi delle
discussioni, che “molti” dei gruppi di lavoro cardinalizi concordavano sulla
necessità di andare oltre la dottrina tradizionale della guerra giusta.
Dibattito che anche secondo fonti vaticane non si è esaurito, ma continuerà. Il
Papa nel discorso conclusivo infatti ha rilanciato, facendolo proprio,
“l’appello unanime che è salito da questo Concistoro”, così da propagarlo ai
vescovi, alle Chiese, a tutti i popoli della terra: Dio desidera la pace per
ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla
violenza. La violenza non avrà l’ultima parola”. Non a caso, papa Leone ha
anche ricevuto in udienza nella stessa settimana del Concistoro non solo
Fernández, ma anche monsignor Visvaldas Kulbokas, arcivescovo titolare di
Martana, Nunzio Apostolico in Ucraina. È tornato invece a invocare una “pace
disarmata e disarmante” di bergogliana memoria, ieri il ministro degli Esteri
del Vaticano, Paul Richard Gallagher, che ha presieduto una messa nella
cattedrale di Kaunas, in Lituania.
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