La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
lunedì 18 maggio 2015
L’onore della casa - Halldor Laxness
Halldor Laxness ha vinto il premio Nobel per la letteratura, nel 1955, l'ho scoperto da poco.
ho letto questo libro per primo, davvero bello.
una storia di rispettabilità, libertà e violenza, universale, tutti la capiscono, anche se è ambientata un secolo fa in un'isoletta in mezzo all'oceano.
come non soffrire per Rannveig? - franz
…La grande scrittura di Halldór Laxness fa di questo crudele e divertente apologo una lettura indimenticabile. L’ipocrisia e il cinismo della minuscola società di Eyvik e della proba Thuritur sono descritti con un umorismo distaccato che non cede mai al moralismo, ma non impedisce al giudizio essere severo e senza scusanti.
Le belle storie, dice Laxness, cominciano d'estate, quando
gli uccelli cantano e il sole diffonde i suoi raggi su terra e mare. E così, in
un idilliaco clima estivo in cui il fascino della natura d'Islanda agisce come
un incantesimo, inizia, nei toni e nei modi della fiaba, il racconto dell'Onore
della casa. C'erano una volta due sorelle, Thurithur e Rannveig, una bruna e
una bionda, una volitiva e l'altra dolce, ma entrambe belle e ricche: il buon
prevosto, loro padre, è anche il capo della società di pesca locale, raro
esempio di un'ammirevole eccezione al detto evangelico sull'impossibilità di
servire due padroni. Mandata all'estero per l'inevitabile viaggio di formazione
a Copenaghen, Thurithur tornerà pronta per essere ben maritata, lussuosamente
accasata, riverita, considerata il più perfetto esempio delle norme del vivere
sociale, l'incarnazione stessa della Rispettabilità. Identica sorte dovrebbe
toccare alla sorella, ma, ahimè, ben diverso sarà il risultato del soggiorno
danese della buona Rannveig: tornerà incinta, portando un imperdonabile colpo
all'onore della Casa, una scandalosa macchia che va camuffata e nascosta agli
occhi degli altri. Comincia allora l'impari lotta di Thurithur contro i
"si dice" della gente, la sua strenua difesa. E così la fiaba si
capovolge: da rifugio degli affetti la casa si trasforma in prigione, la mite
Cenerentola non trova il principe azzurro, ma le vengono appioppati i più
svariati falliti per rimediare al suo errore, il lieto fine è una sinistra
riconciliazione quando il frutto del peccato sarà finalmente tolto di mezzo.
Sardonico e scanzonato, Laxness, col candore dello spettatore capace di
riferire con dichiarata indulgenza agghiaccianti episodi di cinismo e di
raccontare con l'occhio impassibile del vero umorista scene di grande comicità,
dipinge ipocrisie e ingiustizie in uno spietato "ritratto di
famiglia", che non perde però mai la lievità dell'ironia.
domenica 17 maggio 2015
Il semenzaio - Gustavo Esteva
La tormenta segnalata dalle sentinelle zapatiste si intensifica e
attacca. Pericoli immensi ci minacciano, le cose non torneranno alla
“normalità”, inutile aggrapparsi ai percorsi abituali. Dal 3 al 9 maggio s’è
tenuto il seminario intitolato “Il pensiero critico di fronte all’idra
capitalista”. Seminario, aveva spiegato l’Ezln, vuol dire semenzaio, il luogo
dove crescono i semi. Quello del Caracol di Oventic è stato solo l’avvio,
perché il semenzaio non è pensato per un solo luogo e un solo momento. Tornato
a Oaxaca, Gustavo Esteva ci racconta le prime impressioni: “Il compito più
urgente è moltiplicare i semenzai, perché altri semi possano crescere secondo
un proprio calendario e una propria geografia”. Gli zapatisti ci hanno tolto la
voglia e la capacità di idealizzarli, aggiunge, non dobbiamo imitarli. Portiamo
un gran peso sulle spalle ma sono spalle rinnovate e piene di coraggio
Il seminario stava per finire. In piena
cerimonia di chiusura, sabato 9 maggio, ci è arrivata la notizia della repressione sui compagni di San Quintín. Trovava conferma, nel modo
peggiore, ciò che avevamo appena analizzato. Il subcomandante Moisès lo aveva messo
in evidenza: forse non abbiamo più il tempo che credevamo di avere. La tormenta si intensifica e ci attacca. Si accumulano
le sofferenze. Non siamo ancora guariti da Ayotzinapa, siamo ancora in attesa
dei nostri 43, e già succede questo. E questo richiede una reazione immediata,
se abbiamo imparato qualcosa nel semenzaio, per trovare il modo di avvertirci,
di prenderci cura l’uno dell’altro, di … tessere le nostre storie.
Credo che a nessuno sia tremata la penna
o la parola quando si è trattato di descrivere l’orrore. Eravamo carichi di
emozione, però anche di rigore analitico e storico. Eravamo riusciti a
mostrare, senza ambiguità, molte delle teste dell’idra e anche il modo in cui
nel tagliarle se ne moltiplica il numero. Ci era anche chiaro che, nonostante
le brillanti, molteplici e solide analisi, siamo ancora molto indietro: abbiamo
appena cominciato. Per lo meno, però, è stato possibile stendere il terreno teorico e pratico nel quale
poter deporre i semi della conoscenza che abbiamo appreso, per poterlo
coltivare, ognuno a modo suo, nei vivai che possiamo aprire ovunque.
Il compito più pressante è chiaro:
tornando a casa, senza irresponsabili precipitazioni, ma con la consapevolezza
dell’urgenza, dobbiamo moltiplicare i semenzai. Quelli di noi che partecipano a collettivi, ad
assemblee, a loro spazi di riflessione, a forme autonome del pensare e
dell’agire, devono mettere in comune in esse quello che hanno appreso, sia per
avventurarsi sulle nuove strade che si sono aperte, sia per percorrere nuovamente,
con rinnovati sguardi, quelle che hanno percorso mille volte. Coloro che non
hanno di questi spazi, devono crearne, anche fosse … con due amici o amiche
prossimi.
Tra le cose più importanti del semenzaio
c’è stata la concordanza puntuale sulla gravità del momento. Dalle posizioni
più diverse, in un ampio ventaglio in cui sono state rese evidenti differenze
importanti, abbiamo riconosciuto pericoli immensi che gravano su noi tutti,
nessuno è escluso.
E si, è stato affascinante. Ma la verità
è che all’incontro siamo arrivati inquieti. Che fare di fronte a questa
situazione tanto opprimente, minacciosa, immediatamente catastrofica, una
condizione che non lascia alcuno spazio all’ottimismo e ne lascia appena un po’
alla speranza?
Continuavamo a farci e rifarci la vecchia
domanda, perché sapevamo che le vecchie risposte non funzionano più ma pesano ancora: l’immaginazione si paralizza se vengono abbandonate
radicalmente.
Non abbiamo ottenuto una
risposta. Ne abbiamo ascoltate molte. E’ questa la natura delle resistenze e delle ribellioni di oggi. Non consistono solamente nell’opporsi a qualcosa, per
resistere all’aggressione di una qualsiasi delle teste dell’idra. E’ stato
chiaro, per molte e molti dei partecipanti al semenzaio, che l’unico modo
efficace di agire è quello di moltiplicare i No, i rifiuti radicali a quello
che ci minaccia e ci opprime, e in quella stessa operazione, moltiplicare i Sì,
i diversi modi di costruire il mondo nuovo.
Credo che molte e molti di noi abbiano
imparato anche una lezione essenziale: non avvinghiarsi a una posizione su ciò
che potrebbe essere meglio.
Molte volte, nelle parole ripetute del subcomandante Moises, gli zapatisti ci hanno tolto la voglia e la capacità di idealizzarli e ci hanno fatto capire che non dobbiamo nemmeno imitarli. Era necessario sottoporci a questa operazione quasi chirurgica. L’emozione di essere nel territorio zapatista, l’impronta che la escuelita ha lasciato in tanti partecipanti, le gesta di questi 30 anni, la vitalità di un’iniziativa che sembra essere la più radicale e importante al mondo, e persino il fatto stesso che gli zapatisti ci abbiano convocato questo semenzaio con il loro tradizionale senso della opportunità politica, tutto questo portava a una perdita del senso della realtà. Anche fosse stato possibile e sensato riprodurre questa esperienza tale e quale, ciascuno nei suoi territori, non abbiamo più il tempo che hanno avuto loro.
Molte volte, nelle parole ripetute del subcomandante Moises, gli zapatisti ci hanno tolto la voglia e la capacità di idealizzarli e ci hanno fatto capire che non dobbiamo nemmeno imitarli. Era necessario sottoporci a questa operazione quasi chirurgica. L’emozione di essere nel territorio zapatista, l’impronta che la escuelita ha lasciato in tanti partecipanti, le gesta di questi 30 anni, la vitalità di un’iniziativa che sembra essere la più radicale e importante al mondo, e persino il fatto stesso che gli zapatisti ci abbiano convocato questo semenzaio con il loro tradizionale senso della opportunità politica, tutto questo portava a una perdita del senso della realtà. Anche fosse stato possibile e sensato riprodurre questa esperienza tale e quale, ciascuno nei suoi territori, non abbiamo più il tempo che hanno avuto loro.
Una delle sfide più difficili, tra le
tante che ci portiamo a casa, è quella di condividere queste riflessioni e perfino il senso dell’urgenza con
compagni e fratelli che sembrano distratti, che non percepiscono né sentono la
gravità del momento attuale, che
hanno ancora speranze che le cose tornino alla normalità e che, per questo,
possano aggrapparsi ancora ai percorsi abituali. Come trovare le parole
semplici che consentano di condividere senza offendere e di aprire al risveglio
le altre menti e gli altri cuori con i quali abbiamo bisogno di diventare
fratelli?
Portiamo un gran peso sulle spalle. Ma
sono spalle rinnovate e piene di coraggio. Possiamo camminare e persino andare
al trotto con questo nuovo peso.
Fonte: la Jornada traduzione per Comune-info: Camminar domandando
omaggio a Luis Villoro Toranzo e al maestro zapatista Galeano, dal Caracol di Oventic (Chiapas)
Si è svolto sabato 2 maggio nel Caracol
di Oventic il tributo a Luis Villoro Toranzo e al maestro zapatista Galeano,
atto che ha aperto le giornate del seminario “Il pensiero critico di fronte
all’idra capitalista".
Più di mille partecipanti insieme a
tremila basi d’appoggio hanno riempito il Caracol per ascoltare i numerosi
interventi. Aperto dall’inno messicano l’atto è cominciato con la lettura di
uno scritto di Pablo González Casanova, letto dal comandante David.
Sono intervenuti poi Adolfo Gilly, che ha ricordato il pensiero di Luis
Villoro, Fernanda Navarro, la compagna di Don Luis e Juan
Villoro,suo figlio.
Ha poi parlato il Subcomandante
Insurgente Galeano.
Prima ha letto l’intervento che aveva preparato il Subcomandante Marcos per il seminario dello scorso 2 maggio 2014 al Cideci e che finora non era stato reso pubblico e che racconta come Luis Villoro Toranzo fosse uno zapatista, "Luis lo zapatista".
Poi ha ricordato con "Maestro Zapatista Galeano: Apuntes de una vida" lo zapatista ucciso alla Realidad nell’attacco paramilitare del maggio 2014, attraverso la lettura di alcune parti del suo diario.
Prima ha letto l’intervento che aveva preparato il Subcomandante Marcos per il seminario dello scorso 2 maggio 2014 al Cideci e che finora non era stato reso pubblico e che racconta come Luis Villoro Toranzo fosse uno zapatista, "Luis lo zapatista".
Poi ha ricordato con "Maestro Zapatista Galeano: Apuntes de una vida" lo zapatista ucciso alla Realidad nell’attacco paramilitare del maggio 2014, attraverso la lettura di alcune parti del suo diario.
Dopo questi due interventi hanno preso
la parola la compañera escucha zapatista Selena e
ilcompañero Manolo di Nueva Victoria,
villaggio di Galeano che ha portato il contributo de La Realidad, ricordando
l’esempio di Galeano e denunciando le responsabilità dei paramilitari e dei
vari livelli del governo nell’assasinio del maestro il 2 maggio nell’attacco a
La Realidad. I figli di Galeano la compañera Lisbet e
il compañero Mariano hanno ricordato la
vita, l’esempio, l’insegnamento del loro padre.
Il Subcomandante Insurgente
Moisés ha chiuso gli
interventi, prima dell’inno zapatista, parlando dell’importanza di
organizzarsi con dignità per lottare.
da qui e da qui (completo, in spagnolo)qui un'intervista "filosofica" con Luis Villoro (in spagnolo)
sabato 16 maggio 2015
Non siate troppo entusiasti del riconoscimento dello stato Palestinese che ha fatto il Vaticano – Miko Peled (trad. Gianni Lixi)
Questo è un articolo di Miko Peled comparso sul suo
blog (originale più sotto) e che ho tradotto. Il tweet che rimandava
all’articolo aveva il titolo che compare qui sopra ma il pezzo è stato scritto
prima del riconoscimento dello stato palestinese da parte del vaticano.
Miko lo ha riteewttato perché gli argomenti che inducevano alla prudenza
quando è stato scritto (dopo il riconoscimento della GB e della Svezia)
sono forse ancora più attuali dopo l’adesione del Vaticano. Buona lettura e
scusate gli eventuali errori. Gianni Lixi (un consiglio in particolare a chi ha qualche mal di
pancia quando parla un Israeliano, sopratutto figlio di un Generale:leggete
l’articolo sino alla fine).
Il riconoscimento da parte dei paesi europei di un
cosiddetto “Stato Palestinese”, sta mettendo sempre più in evidenza che questo
non è altro che un vecchio trucco del colonialismo spolverato e riutilizzato.
Il fatto che gli ipocriti scrittori Sionisti (liberali?) Amos Oz e David
Grossman sono entusiasticamente d’accordo la dice lunga sulla iniziativa . Nei
rapporti triangolari tra gli europei, il regime coloniale in Palestina
(Israele), ed i palestinesi, tutto rimane lo stesso.
Come al solito, per interessi
europei , ad Israele è consentito di continuare il suo brutale regime coloniale
sulla Palestina, ed i palestinesi sono sempre lasciati soli. Il riconoscimento
dello “Stato di Palestina” non è altro che quello che Franz Fanon chiama “la
farsa dell’indipendenza nazionale” (Franz Fanon, “I dannati della terra”). Esso
assicura ad un selezionato gruppo di palestinesi l’illusione del potere
con titoli come “presidente” “ministro” “ambasciatore”, insieme al solito
titolo più ambito di tutti che rimane sempre “Responsabile della
Sicurezza”, ed assolve gli europei dalla loro complicità con Israele.
Per alcuni paesi europei ora la
Palestina è uno stato . Per paesi come la Gran Bretagna, la Svezia e gli altri
che si sono aggiunti (ora anche il Vaticano ndt) hanno anche un “Presidente!”.
Non importa che nulla sia cambiato. Gaza è ancora sotto assedio senza che
in vista ci sia una soluzione, i prigionieri palestinesi si consumano nelle
carceri dei colonizzatori, bande di israeliani armati e l’organizzazione
terroristica conosciuta come l’IDF (l’esercito israeliano ndt) stanno
terrorizzando i palestinesi, nella Knesset vengono approvate leggi sempre più
razziste, e a nessun rifugiato è permesso il diritto al ritorno. Dovremo
tutti aprire gli occhi e ricordarci che nella storia il
riconoscimento di uno “Stato” che non esiste non è una novità ed ha il solo
scopo di delegittimare la resistenza ad un regime coloniale razzista.
E’stato utilizzato dagli europei in Africa nelle ex colonie ed in altre parti
del mondo ed è una soluzione che è stata sempre accolta con entusiasmo dai
colonialisti liberali.
I“Liberal” israeliani che
godono dei privilegi del regime razzista in Palestina, citano persone come mio
padre, il generale in pensione Matti Peled, e altri come lui, che nonostante
non sconfessino il sionismo chiedono che sia concesso ai palestinesi il
diritto all’autodeterminazione, ma solo all’interno di un piccola zona,
definita naturalmente da Israele, in modo da poter mantenere il nostro regime
razzista ed allo stesso tempo mostrarsi di vedute aperte.
Questo è quello che pensano
quegli israeliani che pur condannando le politiche israeliane continuano
a vedere lo stato di Israele come parte della soluzione. Credono che la
soluzione dei “due Stati” sia il primo passo verso una singola democrazia
unificata, una dichiarazione che dimostra solo l’ignoranza di queste persone.
Per i Palestinesi non ha
più senso esprimersi a parole contro l’ingiustizia. Ed in realtà questo
non è mai stato sufficiente. Come persone di coscienza dobbiamo agire per la
rimozione dell’ingiustizia e la sua sostituzione con un sistema democratico
libero. Ma molti dimenticano che questo obiettivo può essere raggiunto
solo attraverso una lotta. Non una versione intellettualizzata di una lotta,
come spesso suggerito da alcuni liberali israeliani, ma una vera e propria
lotta che è l’unico modo per sconfiggere i regimi razzisti coloniali.
Sia i Sionisti liberal (?
ossimoro ndt), e anche alcuni considerati progressisti sono convinti che
la soluzione si possa trovare continuando a parlare ed a dibattere con
discussioni infinite. Ed è per questo che organizzazioni come l’Autorità
Palestinese, o anche alcune organizzazioni non governative che sono fiorite in
Palestina sono molto apprezzate da questi israeliani. Riducono la lotta ad un
dibattito filosofico – politico sui temi dei diritti umani e dell’autodeterminazione.
Consentono alle persone di vivere nell’illusione che il colonialismo può essere
risolto al tavolo dei negoziati. Promuovono l’inganno che, se solo i giovani
ragazzi e ragazze palestinesi potessero incontrarsi e giocare con ragazzi e ragazze
israeliani in un campo estivo, poi un giorno tutto si risolverà. Ma i giovani
israeliani ritornano e servire il brutale esercito del regime coloniale ed i
giovani palestinesi ritornano ai campi profughi, ai vari campi di
concentramento e alle prigioni a cielo aperto che Israele ha creato per loro, e
ad essere residenti indesiderati nella propria terra.
Ma, come Franz Fanon scrive in “I
dannati della Terra”, “Il colonialismo non è una macchina in grado di pensare,
un corpo dotato di ragione. E ‘ la violenza nuda e cede solo quando si
confronta con una violenza maggiore” . Mio padre e gli altri sionisti liberali
sbagliavano allora ed i loro successori sbagliano adesso. Perchè non c’è modo
di fermare la macchina coloniale una volta avviata. Non si può contenere la sua
fame insaziabile, la sua sete di potere e la sua forza brutale. Questo è il
motivo per cui un “campo della pace sionista” è una farsa, è per questo che non
vi è alcuna possibilità di pace con il regime dell’apartheid noto come Israele.
I governi europei hanno sempre
storicamente disprezzato le persone che non erano bianche e cristiane come
loro. La loro è una storia di colonialismo brutale, di furto di terre e
di risorse e ci si chiede se l’Africa e parte del Medio Oriente non sarebbero
adesso delle prosperose democrazie se non fosse stato per le politiche avide ed
assassine dei colonizzatori del passato. Quelli di noi che hanno a cuore e anzi
lottano per la giustizia in Palestina sarebbe bene che non cadano nei
vecchi trucchi coloniali. Piuttosto dovremmo richiedere che si riconosca che
Israele è terra occupata della Palestina, che tutte le città israeliane sono
insediamenti illegali, e che è il momento di liberare la Palestina e il suo
popolo dal regime coloniale illegittimo noto come Israele.
Per la verità sul debito greco
Al popolo europeo e al mondo intero
A tutti gli uomini e le donne che rifiutano le
politiche di austerità, che non vogliono pagare un debito pubblico
che ci strangola e che è stato deciso alle nostre spalle e contro i nostri interessi.
Noi, firmatari di questo appello, siamo a fianco del
popolo greco che, con il suo voto nelle elezioni del 25 gennaio 2015, è
diventato il primo popolo in Europa e nell’Emisfero Nord a rigettare
le politiche di austerità imposte per pagare un presunto debito pubblico
che è stato negoziato da vertici senza il popolo e contro il popolo.
Allo stesso tempo, noi crediamo che la istituzione
della Commissione per la Verità sul Debito Pubblico Greco per iniziativa del
Parlamento Greco costituisca un evento storico, di cruciale importante non
solo per il popolo greco ma anche per i popoli di Europa e per il mondo intero.
La Commissione per la Verità del Parlamento Greco,
composta da cittadini volontari di tutto il mondo, è destinata ad essere
replicata in altri paesi. In primo luogo, perché il problema del debito è
un flagello che piaga la maggior parte dell’Europa e del mondo, e in
secondo luogo perché ci sono milioni e milioni di cittadini che stanno
giustamente ponendo domande basilari e fondamentali sul debito:
“Cosa è successo al denaro che ha costituito questo
debito? Quale sono state le condizioni ad esso legate? Quanto interesse è stato
pagato, e a quale tasso? Quanto capitale è stato ripagato? Come è stato
possibile accumulare debito senza che il popolo ne abbia beneficiato? Dove è
andato a finire il capitale? Per che cosa è stato usato? Quanto è stato
distorto, da chi, e come?
E anche: chi ha preso questi prestiti e a nome di chi?
Chi ha garantito il debito e che ruolo ha avuto in questa storia? Come è stato
coinvolto lo stato? Attraverso quale decisione, e con
quale autorizzazione? Come hanno fatto debiti privati a diventare
pubblici? Chi ha stabilito questi meccanismi inappropriati, chi ha spinto in
questa direzione, chi ha tratto profitto da essi? Con questi soldi sono
stati commessi reati o crimini? Perché non sono state stabilite responsabilità
penali, criminali e amministrative?”
Tutte queste domande saranno soggette a rigorose
analisi dalla Commissione, che ha un mandato ufficiale a “raccogliere tutte le
informazioni rilevanti riguardo la costruzione e la
sproporzionata crescita del debito pubblico”, e saranno sottoposte a
verifica scientifica per determinare quale parte di quel debito può essere
identificato come illegittimo e illegale, odioso o insostenibile, durante
il periodo dei Memorandum, da maggio 2010 a gennaio 2015 così come negli
anni precedenti.
Saranno anche pubblicate informazioni precise – che
saranno accessibili a tutti i cittadini, saranno rese evidenti prove al fine di
sostenere dichiarazioni pubbliche, sviluppare consapevolezza fra
la popolazione greca e la comunità internazionale, e infine saranno
stilate argomentazioni e richieste per la cancellazione del debito.
Noi crediamo che sia il più grande diritto democratico
fondamentale di ogni cittadino chiedere risposte chiare e precise a queste
domande. Consideriamo che il rifiuto di rispondere costituisca
la negazione della democrazia e della trasparenza da parte di coloro che
ai vertici hanno inventato e usano il “sistema del debito” per fare più ricchi
i ricchi e più poveri i poveri.
E ancor di più: crediamo che tenendo gelosamente per
sé il monopolio del diritto a decidere il destino delle società, coloro che
sono ai vertici deprivano la grandissima maggioranza dei cittadini
non solo del loro diritto di prendere decisioni ma soprattutto il diritto
di prendere il destino e il futuro dell’umanità nelle loro mani!
Per questo lanciamo il seguente urgente appello a
tutti i cittadini e cittadine, ai movimenti sociali, ai movimenti ecologisti e
femministi, ai sindacati e alle organizzazioni politiche che rifiutano
questa Europa sempre meno democratica e neoliberista: mostrate la vostra
solidarietà con la resistenza greca sostenendo attivamente la Commissione Greca
per la Verità sul Debito Pubblico e il suo lavoro per identificare la
parte del debito pubblico greco che è illegale, illegittima, odiosa o
insostenibile.
Difendetela contro gli oltraggiosi attacchi a cui è
stata sottoposta da parte delle forze in Grecia e nel resto del mondo che hanno
interesse a tenere nascosta la verità sul sistema del debito.
Prendete attivamente parte alle audit cittadine sul
debito che si stanno sviluppando in Europa e non solo. Mostrate il vostro
supporto e la solidarietà nelle vostre reti sociali, poiché questo
sostegno e la solidarietà internazionale sono la sola maniera per
contrastare il piano dei poteri dominanti di soffocare la Grecia e il popolo
che sta lottando contro il nostro comune nemico: le politiche di austerità
e il debito che ci strangola.
Abbiamo davanti un avversario di grandezza mai vista,
unito, ben coordinato, armato di straordinari poteri e assolutamente
determinato a perseguire la sua offensiva fino alla fine contro
ciascuno di noi, che siamo la stragrande maggioranza delle nostre società.
Non possiamo permetterci il lusso di resistere separatamente, ciascuno nel suo
angolo.
Perciò, uniamo le forze in un vasto movimento di
solidarietà con la resistenza greca e sosteniamo la Commissione per la Verità
del Parlamento Greco, moltiplichiamo commissioni di audit sul
debito ovunque sia possibile. Perché la lotta del popolo greco è la nostra
lotta e la loro vittoria sarà la nostra vittoria. La nostra unità è la sola
nostra forza.
Divisi perdiamo, stiamo uniti!
da qui o da qui
io aggiungerei:
Yanis Varoufakis (il ministro greco dell'economia) potrebbe dire a Francoforte, Bruxelles, o Berlino, una cosetta, politicamente scorretta: "ecco la lista nei nostri 100 maggiori evasori fiscali, i loro soldi sono presso le vostre banche, come sapete, portateglieli via, e ricalcolate in nostro debito estero (greco), poi fateci sapere, ma in fretta!"
io aggiungerei:
Yanis Varoufakis (il ministro greco dell'economia) potrebbe dire a Francoforte, Bruxelles, o Berlino, una cosetta, politicamente scorretta: "ecco la lista nei nostri 100 maggiori evasori fiscali, i loro soldi sono presso le vostre banche, come sapete, portateglieli via, e ricalcolate in nostro debito estero (greco), poi fateci sapere, ma in fretta!"
Migranti in Italia e migranti in Sudamerica - Alberto Barlocci
A
volte certe notizie si commentano da sole. La Valle d'Aosta (PIL procapite
31.000 euro) ha rifiutato di accogliere altri 79 migranti, adducendo di averne
già accolti 62. Il governatore Augusto Rollandin, nelle sue funzioni
prefettizie, ha infatti comunicato alla direzione centrale dei servizi civili
per l'immigrazione e l'asilo che la regione si trova
nella “assoluta impossibilità” di “garantire posti di accoglienza temporanea
che rispondano a criteri di sostenibilità e di dignità”, oltre a quelli già
occupati. Sarebbe bastato che su 74 comuni ciascuno accogliesse un migrante
e Aosta tre. Ma era impossibile. Anzi, assolutamente impossibile.
Su iniziativa dell’ ex presidente José Mujica, l’Uruguay (PIL
procapite 10.000 euro) ha invece accettato di accogliere in questi mesi più di
140 profughi provenienti dalla Siria. La CNN ci fa poi sapere che il Brasile
(PIL procapite 11.000 euro), invece, di siriani ne ha accolti 1.400 e c'è già
chi sta lavorando.
Curiosamente, il 50% degli uruguayani ed il 18% dei
brasiliani sono di origine italiana. Quanta cattiva memoria!
venerdì 15 maggio 2015
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