La Sardegna ha
già diversi elementi fortemente critici per la gestione dell’acqua,
ma ora rischia di perdere circa la metà della
sua capacità idrica per un’assurda
disposizione in corso di emanazione.
Infatti, è in corso di completamento la
revisione ai fini della sicurezza sismica del decreto Ministero dei Lavori Pubblici 24 marzo 1982 (Norme tecniche per la progettazione e la
costruzione delle dighe di sbarramento):
il testo in discussione, aggiornato più volte (qui laversione coordinata non definitiva del
18 dicembre 2009:) presenta carenze conoscitive e dispositive profonde, denunciate da più parti, in particolare per quanto
concerne il territorio della Sardegna.
La Sardegna rientra
ai fini della pericolosità sismica nella zona
4 – sismicità molto bassa(ordinanza Presidente
Consiglio Ministri 20 marzo 2003, n. 3274 e successive modifiche e
integrazioni), ma come tale non è assolutamente considerata nel testo in via di
adozione definitiva delle predette Norme tecniche.
La Sardegna possiede ben 32 invasi di
grandi/medie dimensioni aventi
unacapacità massima attuale
di 2 miliardi e
280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. conautorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari,
2011).
Però, se le citate Norme tecniche
venissero approvate definitivamente nel testo attuale, dovrebbero essere
svuotati e resi inutilizzabili tutti gli invasi aventi “dighe
a volta” (sbarramenti ricurvi, sono 5 invasi in Sardegna per
una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi di acqua), mentre gli invasi con dighe
a gravità (12 invasi, per una capienza complessiva pari a 757
milioni di metri cubi di acqua)
potranno contenere soltanto la metà della capacità invasabile: complessivamente
1,490 miliardi di metri cubi disponibili in meno, pur non rivestendo sostanzialmente caratteristiche
geofisiche di pericolosità sismica.
Roba da psicopatia
tecnico-amministrativa.
Cercasi urgentemente rappresentanti
istituzionali sardi che facciano cambiare idea al nuovo Governo Letta.
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