C’era da aspettarsi che la legge di bilancio di quest’anno pre-elettorale fosse pirotecnica, caotica, piena di tante piccole misure sparse in tutte le direzioni, una specie di flipper che manda la pallina fiscale da tutte le parti. La realtà ha superato ogni previsione. Non solo il fisco italiano è diventato sempre più iniquo, complesso e barocco, ma ci sono delle misure che potremmo definire chiaramente oscene, intendendo con questo che offendono il comune senso del pudore, sempre fiscale.
Questo fisco
vergognoso che piace alle destre ha un suo strumento principe di scassinamento,
il cacciavite della flat tax, cioè l’imposta con aliquota bassa e
proporzionale, che, poveretta, non ne ha nessuna colpa. Come al solito non è lo
strumento, ma il modo con cui viene usato che offende la moralità fiscale. Tra
le new entry del fisco osceno, ne prendiamo due, particolarmente significative.
La prima
misura, forse anche in ordine di importanza, è l’innalzamento della soglia
della flat tax per i lavoratori autonomi da 85.000 a 100.000 euro. Il
costo stimato per l’erario è di 500 milioni di euro. Non è chiaro quanti siano
i contribuenti interessati, ma l’anno prossimo questi abbonati alla ruota della
fortuna del fisco invece di pagare un’aliquota del 43% sul reddito, tutto il
reddito, pagheranno solo il 15%. Quindi la riduzione secca è di un terzo,
decine di migliaia di euro.
La flat tax
degli autonomi così ha concluso la sua gloriosa corsa, guidata da Salvini,
verso l’ingiustizia fiscale, diventando una specie di creatura mostruosa. Vale
la pena di ricordare, per decenza, che venne introdotta dal governo Prodi nel
2008, e dunque dai progressisti, per agevolare i contribuenti minimi con 30.000
euro di reddito e aliquota al 20%. Poi la materia venne sistemata dal solito
Renzi, ancora i progressisti, con l’aliquota abbassata al 15% e il reddito
elevato, ma non di molto. Insomma la tassa piatta aveva il lodevole e
condivisibile scopo di aiutare i piccoli lavoratori autonomi,
magari nella fase iniziale.
Successivamente
la soglia fu portata nel 2016 a 65.000 euro da Conte, con un balzo abbastanza
problematico perché si regalavano circa 700 euro al mese di sconto fiscale. Nel
2023 fu alzata ancora, dopo un confronto con l’Europa, a 85.000 euro da Meloni.
Negli anni la perdita di gettito per l’erario è stata stimata in diversi
miliardi di privilegio fiscale, compensati dai tagli. Ora si arriva a quota
centomila, non certo per agevolare il famoso ceto medio ma solo per onorare una
strampalata promessa fatta in campagna elettorale nel 2022. Pensare che ci sono
persone in Italia che guadagnano fino a 100.000 euro e che pagano solo il 15%
di tasse è un vero colpo di stato fiscale che tutti noi dovremmo
contrastare, anche con i forconi e le proteste in piazza se necessario.
La seconda
misura, una delle tante peraltro, del nuovo catalogo delle oscenità fiscali
delle destre, ancora targata flat tax, è la riduzione proposta sulla tassa sui
canoni di locazione. Oggi ci sono due aliquote, del 10% e del 21% per i
proprietari di case, che in Italia superano i tre milioni. Con la nuova legge
diventeranno quattro, aggiungendosi anche l’aliquota del 5% e addirittura
dell’1%, una aliquota baby che non si era mai vista. Bell’esempio di
coerenza per chi doveva semplificare il fisco. I proprietari di case che
viaggiavano con l’aliquota al 10% la vedranno dimezzata. Naturalmente la
scontistica della premier vale solo per i nuovi contratti, pre cui immagino ci
sarà una corsa alla scadenza anticipata dei vecchi.
L’ultima
aliquota, questa miseria dell’1% della quale lo stato si accontenta, vale per i
proprietari che affittano ai giovani sotto i 35 anni che diventeranno allora un
ambito terreno di caccia. Immagino che qui, nella mia città sede di università
e con molti turn-over annuali, appariranno molti avvisi con la scritta
affittasi appartamento, ma solo sotto i 35 anni. Riscuotendo un misero
1%, lo stato vedrà sbucare molti appartamenti prima sfitti a favore dei
giovani? La teoria economica dice che è molto improbabile e che i soldi
del risparmio fiscale li intascheranno volentieri i proprietari.
Questa non è
una misura per i giovani, che pagheranno affitti esorbitanti come prima e
avranno le difficoltà di sempre, ma un regaletto ai proprietari che credo
nemmeno si aspettassero questa manna fiscale.
Se alcune
categorie, sempre le solite peraltro, vengono viziate con nuovi privilegi
fiscali, i soldi da qualche parte si devono recuperare. Ecco che ritroviamo i
tradizionali e sostanziosi tagli, come ampiamente previsto. Intanto
vengono ridotte le pensioni per la seconda volta. Nel biennio 23-24 il
taglio è stato di sette miliardi e ora si ripete per pagare le varie flat tax.
Comunque non tutti i pensionati devono lamentarsi perché i più anziani (più di
5 milioni) potranno curarsi con un succoso voucher da 300 euro da spendere dai
privati. Non sarebbe stato meglio lasciare le cose come sono, senza togliere e
senza dare? In teoria sì, ma c’è la sanità privata che scalpita, mentre
quella pubblica può attendere. Altro articolo del catalogo del fisco osceno è
il taglio diretto alla scuola con la soppressione di migliaia di cattedre.
Inverno demografico o semplicemente inverno dell’intelligenza?
In
definitiva, siamo di fronte alla finanziaria più oscena di sempre? A prima
vista pare di sì, vedremo se il Parlamento respingerà un fisco governativo così
depravato. Privilegi, favoritismi, privatizzazioni, tagli, tutto sembra scorrere
senza senso nella grande cloaca diventata indecorosa, ma molto lucrativa
per alcuni, in cui la premier Meloni ha trasformato il fisco italiano. Speriamo
che gli altri soliti noti, cioè lavoratori dipendenti e pensionati, si sveglino
e che le prossime elezioni funzionino da necessario depuratore per eliminare
tutta l’immondizia fiscale accumulata in appena cinque anni.
Non riesco
nemmeno a immaginare quali nuove oscenità fiscali potrà proporci ogni anno un
ipotetico governo Meloni II, perché ci sono dei bei nuvoloni sopra la nostra
testa e le grandinate economiche sono già cominciate. La politica dovrebbe
essere un utile ombrello per tutti noi cittadini, ma no di certo con il governo
della signora Meloni o affini.
Nessun commento:
Posta un commento