mercoledì 9 marzo 2016

Smettetela di respingere - Franco Berardi Bifo


Firmare petizioni è un’azione che cerco di compiere il meno possibile. Ogni volta che firmo una petizione vuol dire che c’è qualcosa di cui mi vergogno. Mi vergogno di non essere capace, con le forze di cui dispongo e con l’aiuto degli altri, di rimediare a una situazione che mi toglie il respiro. È la condizione in cui mi trovo oggi: firmo la petizione nella quale un gruppo di intellettuali europei chiedono all’Unione di non macchiarsi di una colpa spaventosa.
Milioni di persone stanno fuggendo dalle conseguenze di una guerra che l’occidente ha scatenato dal 2001: afghani, iracheni, siriani e anche molti altri fuggono le conseguenze di duecento anni di colonialismo e di quindici anni di bombardamenti e impoverimento.
L’Europa, un continente demograficamente declinante, potrebbe integrare senza traumi alcuni milioni di migranti, e trarne giovamento sul piano economico e culturale. Ma può farlo solo investendo massicciamente nell’accoglienza, nell’integrazione, nella formazione culturale reciproca. I governi non hanno voluto farlo: hanno investito solo nel respingimento o nell’emergenza.
Le popolazioni dei paesi europei, aggredite dalle politiche di austerity, inferocite dalla loro impotenza a sottrarsi alla predazione finanziaria, reagiscono rispolverando i gagliardetti di un’epoca oscura che sta ritornando.
In questi giorni l’Unione europea ha trovato la soluzione: ci si rivolge ad un regime autoritario e violento perché si occupi al posto nostro del respingimento o dell’internamento. L’attuale regime turco punta dichiaratamente all’annientamento del popolo curdo.
L’Unione europea non può superare la linea rossa dell’infamia. Non può consegnare a Erdogan milioni di persone cui Erdogan non vuole bene, pagandolo per il costo della corda con cui potrà impiccare i suoi nemici.
L’Unione europea deve abbandonare le sue politiche di austerity e investire quello che occorre per alleggerire la pressione sulla Grecia e sull’Italia, e per trasformare la chiusura e il respingimento in solidarietà e integrazione.


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