mercoledì 11 settembre 2019

Agenda estera per nuovo governo e nuovo ministro (battute a parte) - Ennio Remondino




L’amico Giuseppi e Pinochet Venezuelano
E’ tentazione da Robin Hood essere un po’ carogna con i potenti. Il Web impietoso, senza bisogno di discutibili missioni giornalistiche, anticipa tutti (velocità sua forza e debolezza), e accoglie con irriverenti sfottò i nuovi ministri prima ancora del giuramento. Quei quattro o cinque che si conoscono nella marea degli sconosciuti che sono assieme sorpresa e speranza. «Vieni avanti Giuseppi» (Trump a Conte), della stampa più seria ma critica (Il Manifesto), e l’ineludibile sottolineatura della ‘creatività culturale’ di un Di Maio, ministro degli esteri. Aveva collocato Pinochet in Venezuela e chiamato il presidente della Cina ‘Ping’. Ora che è diventato ministro degli Esteri, tutte le gaffe di Luigi Di Maio tornano virali, e su Twitter l’hashtag #DiMaioAgliEsteri va in tendenza. Poi lo sconosciuto e tutto da scoprire Enzo Amendola, ministro degli Affari europei che ha qualche titolo accademico in più.

Ma noi parliamo di Esteri seri
«Una vera riflessione su una politica estera italiana latitante da un bel po’ e con molti fronti di emergenza» avevano tentato giorni fa Alberto Negri assieme a Tommaso Di Francesco. Anche con loro proviamo a immaginare l’agenda di politica estera di Conte partendo dal recentissimo passato, visto quel ‘amico Giuseppi’ che Trump ha concesso al premier bis. Distratto Donald nel passaggio dal nero Salvini a un governo giallo rosso, e qualche problema a sinistra sul fronte Atlantico con quel presidente Usa che più forcaiolo e imprevedibile di così, si muore. Ricordandoci doverosamente di come, ‘Giuseppi’ Conte si era bevuto da Trump la balla della «cabina di regia» in Libia. Atlantismo ‘senza se e senza ma’ -dichiara Conte- ma almeno senza farci prendere per il sedere, adesso. Dal contingente italiano in Afghanistan, al dopo la rottura del Trattato sulle armi atomiche e basi Usa in Italia.

Esteri nascosti da Rousseau?
Dalla politica estera fatta a gomitate dal Viminale a cosa? Medio Oriente, la guerra permanente di Israele, che fine dei Territori palestinesi occupati? E la stessa Libia che adesso, altro che migranti! A voler insistere si potrebbe parlare anche di Iran, Russia e Cina. O la crisi in Venezuela con l’inutile autoproclamato «presidente» Guaidó. Lega e 5stelle spesso su questi temi sono stati su posizioni di rottura. 5stelle Pd? Salvini appiattito su Netanyahu dimenticandosi delle truppe italiane in Libano. Salvo sperare che tra due settimane il voto metta fuori gioco (e presto in galera per corruzione) l’ultradestro israeliano, cosa fare e dire dopo? La questione iraniana che sta montando in questi giorni (o gli Usa tolgono l’embargo e noi ci facciamo l’atomica per davvero). Ricordandoci che anche nei sei mesi di sospensione delle sanzioni accordati dagli Usa, l’Italia non ha acquistato dall’Iran neppure una goccia di petrolio.

La Russia, Putin e l’amico Salvini
In attesa di prossimi inevitabili sviluppi dell’affare Metropol-Lega, la Russia è anche problema italiano, e non soltanto commerciale. «L’Italia è propensa, soprattutto nella presente congiuntura politica, a porsi come soggetto equidistante tra gli Stati Uniti e la Russia, pur non rinnegando la propria appartenenza all’Unione europea e alla Nato», relazione esteri al senato. Poi Conte appoggia la richiesta di Trump di riammettere la Russia di Putin al G7. La stessa Russia «prova ora a smarcarsi dallo schieramento sovranista, e sta riaprendo al malconcio asse franco tedesco, cominciando a trattare davvero sull’Ucraina», annota Alberto Negri. Per quanto riguarda la Cina, l’Italia ha firmato il protocollo d’intesa sulla Via della Seta avviata da Xi Jinping. Che fine fa quel protocollo in tempi di guerra dei dazi dell’alleato sovranista Trump?

Trump, Putin, BoJo, Unione europea
Trump è apertamente nemico dell’unità europea e spinge per una Brexit di rottura. Ma anche Putin non ama una Unione europea forte, anche perché, troppo sovente strumento politico della Nato che le schiera truppe e missili ai confini, anche se l’attuale guerra dei dazi e problemi economico sociali in casa, lo rendono più ‘morbido’ e attento a certe alleanza europee pericolose. La Cina, il bersaglio dei raid economici di Trump, che sta alleandosi commercialmente con tutti, versione orientale e più intelligente della ‘China first’. Tutto questo otterrà un cambio della politica estera italiana? La grande politica a livello mondiale la fa il premier e non la Farnesina, chiunque ne sia il ministro. Battute e sfottò d’avvio anno scolastico, ma poi occorrerà mettersi a studiare. Con qualche coerenza in più dall’aver messo fuori gioco il rozzo Salvini. Tempi feroci di guerra dei dazi che il sovranismo isolazionista dell’America first sta scatenando e che ridisegna strategie e alleanze nel mondo.

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