domenica 16 febbraio 2020

La Cina dietro la guerra Manila-Washington - Emanuele Giordana




Il ministero degli Esteri di Manila – su diretto mandato del presidente Duterte – ha formalmente inviato martedi scorso l’avviso di chiusura dell’accordo VFA (Visiting Forces Agreement) al governo degli Stati Uniti. Il VFA è l’accordo bilaterale che riconosce un determinato status legale alle truppe statunitensi presenti nel Paese per esercitazioni militari e operazioni di assistenza umanitaria. Uno schiaffo a Washington che appare anche come un capitolo della guerra tra Stati Uniti e Cina e dunque con Paesi che guardano più da una parte o più dall’altra.

Il patto – che è stato applicato in almeno due casi famosi di stupro e omicidio che hanno coinvolto soldati americani – durava da vent’anni. La cancellazione è una ritorsione annunciata da Duterte dopo che gli Usa hanno negato il visto d’ingresso in America al senatore Ronald “Bato” Dela Rosa (nella foto a sn), uomo di fiducia del presidente e alla guida della sanguinosa guerra a trafficanti, spacciatori e tossicodipendenti condotta da Manila su impulso della presidenza. Il generale Bato è stato a capo della Polizia nazionale dal luglio 2016 all’aprile del 2018.

Anche se l’accordo era in scadenza (agosto 2020) e anche se non riguarda il rapporto nel suo complesso della collaborazione militare tra Filippine e Stati Uniti, è ovviamente uno schiaffo all’Amministrazione Trump che ha infatti reagito immediatamente: l’ambasciata americana a Manila – scrive Cnn – ha confermato di aver ricevuto dal Dipartimento degli affari esteri filippino l’avviso di chiusura del VFA, definendo il gesto un “passo serio con implicazioni significative per l’alleanza USA-Filippine”. Ieri poi il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper ha rincarato la dose sostenendo che l’incombente conclusione dell’Accordo sulle forze di visita (VFA) con le Filippine “sarebbe una mossa nella direzione sbagliata”, una mossa “sventurata” in un momento in cui gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno spingendo la Cina a rispettare le norme internazionali. Una frase rivelatrice.

La guerra tra Manila e Washington va infatti vista nell’ottica dell’enorme influenza che Pechino ha su Manila e su un dissidio che nel tempo si è consumato con Washington proprio per via dei rapporti tra le Filippine e la Rpc. Questo è infatti il secondo schiaffo di Duterte a Trump di cui ha rifiutato l’invito a partecipare in marzo a una riunione dell’Asean a Las Vegas. Per Trump è l’occasione per rilanciare la politica americana in Asia; per Duterte, la prova di una pressione indebita. E’ solo però: gli altri leader dell’Associazione del Sudest asiatico ci andranno proprio perché ci vedono l’occasione di equilibrare i giochi in Asia tra Usa e Rpc.

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