sabato 30 giugno 2018

Il fuggitivo - Olav Hergel

in Danimarca hanno paura dell'invasione dei poveri, la storia è quella di una giornalista che sta in Iraq e torna a casa diversa da come è partita.
un ragazzo carnefice e salvatore riesce ad arrivare a Copenhagen, e poi si scatena il circo mediatico e razzista.
ma non sono tutti così, per fortuna.
chi cerca un romanzo d'evasione provi da un'altra parte, gli altri non si staccheranno se non  all'ultima pagina.
a me è piaciuto molto.





…la storia passa dalle vicenda romanzesca alla cronaca della vita politica della civilissima Danimarca. L’odio per gli immigrati, la paura che la loro presenza danneggi il benessere raggiunto dal piccolo fortunato regno, l’alleanza con gli Usa di Gorge Bush spingono la maggior parte dei giornali e dei partiti politici ad una politica xenofoba, razzista, discriminatoria nei confronti degli immigrati e dei rifugiati, anche se ammantata da affermazioni solo formalmente “politically correct”; ne esce un quadro di egoismo nazionalista contrastato solo dalla Svezia, che soprattutto nella parte finale del romanzo, la più coinvolgente, sembra voler dare una lezione di democrazia solidale a chi, al contrario, sembra averla del tutto smarrita. Il dubbio che coglie i protagonisti, incerti se seguire leggi severissime che il paese scandinavo si è dato o la voce insistente della propria coscienza, attraversa gran parte della narrazione, stringata e fluente, anche se molto articolata e problematica. Una bella lezione anche per noi, che negli ultimi anni ci siamo trovati ad attuare la politica dei “respingimenti” e che in queste ore, per venire incontro agli enormi problemi che la Storia ci sta improvvisamente proponendo, chiediamo aiuto all’Europa: quale Europa, mi chiedo dopo aver letto questo durissimo romanzo-verità?

Trovato per caso in biblioteca. Semplicemente bellissimo e scritto benissimo. Leggetelo.

Hergel è un noto giornalista danese, vincitore del premio Cavling nel 2006 per un’inchiesta sui centri d’accoglienza in Danimarca. Il premio riappare in maniera preponderante nelle ultime pagine del libro, tanto da divenire il set delle vicende conclusive dell’intera storia. I meccanismi occulti del Quarto Potere, invece, vengono sezionati scrupolosamente pagina dopo pagina e offerti allo sguardo attonito del lettore per permettergli di crearsi un personalissimo Giudizio Finale.
Non stento a dubitare che il libro abbia scatenato un vespaio di polemiche, come afferma la quarta di copertina. Tra l’analisi spietata sul ruolo, le finalità e il modus operandi della stampa e della televisione, le decisioni politiche prese in materia di immigrazione dal paese che un paio di decenni fa era stato in grado di salvare migliaia di ebrei, e la gestione spietata dei profughi iracheni, per quasi 400 pagine la coscienza del lettore viene sbatacchiata come una bandiera al vento…

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