giovedì 3 maggio 2018

Un puzzle oltre il dominio del denaro - Francesco Gesualdi



I contraccolpi di una società mercantile, tutta orientata alla ricchezza e all’individualismo, si fanno sentire su tutti i piani. Non solo quello delle disuguaglianze, che ormai hanno raggiunto livelli scandalosi, ma anche quello ambientale ed esistenziale, forse l’aspetto meno dibattuto. Eletto il denaro a unico elemento di relazione e trasformata la persona a solo valore monetario, costo da comprimere quando veste i panni del lavoratore e reddito da espandere quando varca la soglia del supermercato, è stato prodotto il monstrum economicus, un essere metà merce, metà acquirente, di cui qualche anno fa una dodicenne di Varese mandò in scena una rappresentazione agghiacciante. Messo a tacere ogni senso del pudore e della dignità, la ragazzina  si scattava dei selfie audaci da rivendere ai compagni che le fornivano il denaro necessario per arricchire la propria collezione di cosmetici e vestiti. Manifestazione plastica di una concezione di vita in cui contano solo lusso, eleganza, successo. In una parola l’esteriorità che è sì capace di generare ammirazione e invidia, ma che non riesce a produrre felicità a giudicare dall’esplodere di fenomeni come il bullismo o il ricorso a sostanze stupefacenti da parte di molti giovani. Tentativi per rintuzzare la sofferenza dovuta alla mancanza di autostima, carenze affettive, insufficiente riconoscimento sociale, ma destinati a non avere successo perché al pari di tutti i sintomatici lasciano inalterate le cause del malessere.
La distruzione delle relazioni per avanzamento dei rapporti mercantili è una minaccia che qualcuno ha deciso di combattere riempendo di nuovi contenuti i meccanismi stessi che hanno contribuito al deragliamento della società. Ed ecco l’emergere dell’economia solidale: esperienze di produzione, acquisto e credito gestite vissute non con lo spirito della concorrenza, della sopraffazione, del profitto, ma della cooperazione, del rispetto, della ricerca del bene di tutti. A fare da apripista è stato molti anni fa il commercio equo e solidale nato con l’obiettivo di garantire condizioni dignitose ai piccoli produttori del Sud del mondo. E qualche tempo dopo nacquero i gruppi di acquisto solidale, famiglie che si mettono insieme per comprare prodotti biologici e a km zero   direttamente dai  produttori locali, non solo  con lo scopo di salvaguardare l’ambiente e la salute, ma anche di fare crescere formule economiche che esaltano l’inclusione, le relazioni umane, il sostegno reciproco. Un modo per dire che prima vengono le persone e poi gli affari. E quando si fa questa scelta, inevitabilmente sboccia la solidarietà, la trasparenza, la partecipazione, tre ingredienti che questo sistema ha messo dietro la lavagna, ma che possono dare risultati strepitosi se rimessi al primo posto. Un esempio sono i prezzi concordati insieme fra produttori e famiglie acquirenti, tenendo conto dei bisogni e delle difficoltà delle due parti. Oppure l’abitudine di prefinanziare i produttori pagando la merce con mesi di anticipo sulle consegne per aiutarli a superare i periodi difficili. Ed ancora l’attenzione alle famiglie in difficoltà e la disponibilità del resto del gruppo a venire in loro soccorso, facendosi carico di parte della loro spesa. Può anche succedere che a partire dalle necessità del gruppo d’acquisto, si avviino progetti che oltre ad essere un modello di rispetto ambientale sono opportunità di lavoro per categorie svantaggiate come migranti e disabili.

Quando l’attenzione si sposta dal denaro alle persone possono anche succedere miracoli come quello di Firenze dove si è formato un gruppo di microcredito che effettua prestiti a tasso zero, in linea con la posizione degli antichi Padri della Chiesa che per voce di San Tommaso d’Acquino definivano l’interesse un’ingiustizia. L’elemento umano è così preponderante rispetto a quello monetario che ogni persona richiedente il prestito è affiancato da “accompagnatori” che lo aiutano a cercare soluzioni durature per uscire dalla propria posizione di difficoltà.
Iniziative analoghe stanno nascendo anche in altre città spesso per iniziativa di realtà ecclesiastiche, a dimostrazione che l’economia solidale è possibile ed è efficace. E per rafforzarsi e acquisire maggiore visibilità, si è costituita la Rete di Economia Solidale che oltre a voler permettere alle molteplici esperienze di incontrarsi e dialogare, vuole stimolare la sperimentazione di altre formule innovative non solo nell’ambito del mercato e dell’economia di vicinato, ma della stessa economia pubblica dove c’è bisogno di rinsaldare la cultura della partecipazione, della democrazia, dell’equità, dei diritti, dei beni comuni. Siamo in un momento di passaggio: abbiamo chiaro cosa dobbiamo abbandonare, ma non ancora verso dove dobbiamo andare in forma compiuta. Per questo le sperimentazioni sono di fondamentale importanza: ci aiutano a mettere insieme un nuovo puzzle, ben sapendo che la cornice dovrà essere riscritta da un nuovo pensiero, non di matrice economica, bensì politica, morale, ambientale, addirittura psicologica. Perché l’economia non è il risultato di sé stessa, ma della visione che abbiamo del mondo e dei valori che ci portiamo nei nostri cuori.

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