giovedì 23 gennaio 2020

Argentina: Mendoza si mobilita in difesa dell’acqua - David Lifodi (*)



I partiti tradizionali di Mendoza pensavano di avercela fatta. A fine dicembre, come accade in gran parte dei paesi latinoamericani, si cerca di approvare paquetazos e tarifazos che spesso rappresentano delle vere e proprie truffe ai danni di intere popolazioni: aumenti del prezzo della benzina, svendita delle risorse naturali alle multinazionali, ecc… . In questa città dell’Argentina centro-occidentale, capoluogo dell’omonima provincia, deputati e senatori hanno provato ad approvare una legge che annullasse a tempo di record la Ley 7722, che difendeva il diritto umano all’acqua e ne impediva il suo utilizzo per l’estrazione mineraria e le sue sostanze tossiche quali il cianuro e l’acido solforico.
A scendere in piazza, per molti giorni consecutivi, è stata un’intera popolazione che non si riconosceva più nella casta politica, ma che si era riunita nell’Asamblea Popular por el Agua, e alla fine la società civile, almeno per ora, ha vinto, costringendo quasi tutti i partiti, favorevoli a mettere da parte la 7722, a tornare sui propri passi. Mendoza non avrà, almeno nell’immediato, la megaminería a cielo aperto.
L’argomento principale per giustificare l’estrazione mineraria, e aggirare quindi la 7722, era quello, solito, di creare nuovi posti di lavoro, nonostante il parere contrario, tra gli altri, di oltre 500 docenti e ricercatori universitari e del Foro Nacional por un Programa Agrario, Soberano y Popular, che aveva elaborato un programma all’insegna dell’agroecologia sostenendo che la legge 7722 rappresentava un simbolo di lotta dei popoli in difesa di un territorio che negli ultimi anni aveva attraversato una grave crisi idrica, rimarcando la tutela dei beni comuni e ribadendo di essere stanchi di vedere le risorse naturali sacrificate in nome del potere globale.
La 7722, varata nel 2007, vieta l’utilizzo di sostanze chimiche nell’estrazione mineraria a causa del loro impatto sulla salute e sull’ambiente. Questo è ciò che avevano ribadito movimenti sociali, collettivi ambientalisti, assemblee comunitarie e gran parte della cittadinanza in una lettera aperta al nuovo presidente argentino Alberto Fernández, dichiarandosi sconcertati per i riferimenti all’enciclica papale Laudato Si del nuovo mandatario e per la sua contemporanea designazione, a Secretario de Minería, di Alberto Hensel, noto per le sue prese di posizione a favore della multinazionale Barrick Gold e per le sue affermazioni provocatorie contro le organizzazioni popolari.
Le giornate di fine dicembre passeranno alla storia come la resistenza di Mendoza per l’acqua e per tutti i beni comuni. Il governo del radicale Rodoldo Suárez non immaginava una simile risposta della società civile, né il Frente de Todos, del nuovo presidente Alberto Fernández, si aspettava un tale malumore tra la base kirchnerista. Tuttavia, la battaglia in difesa dell’acqua e della vita, a Mendoza viene da lontano, almeno dal 2018, quando un gruppo di ricercatori dell’Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales, dichiararono che negli ultimi 8 anni l’intera zona aveva sofferto di una crescente emergenza idrica mai riconosciuta dal Departamento General de Irrigación. In questi anni, purtroppo, occorre ricordare che tutte le presidenze kirchneriste avevano permesso l’utilizzo del fracking, in particolare con la firma dell’accordo tra l’impresa petrolifera statale Ypf e la multinazionale Chevron per lo sfruttamento minerario di Vaca Muerta il 16 luglio 2013. Pochi anni dopo, ogni volta che i deputati della provincia di Mendoza si riunivano, contemporaneamente la Asamblea Popular por el Agua  organizzava delle manifestazioni affinché Mendoza fosse dichiarata terra libera dal fracking.
Il Fit – Frente de Izquierda y de los Trabajadores è stato l’unico partito ad impegnarsi realmente nella difesa della 7722, proponendo inoltre un piano di opere pubbliche fondato sullo sviluppo di energie rinnovabili e sostenendo che questa legge rappresentava l’unico freno all’estrazione mineraria intensiva. Per tutta risposta, il governatore Rodoldo Suárez aveva sbandierato pubblicamente, come primo atto del suo mandato, la modifica della 7722, permettendo l’utilizzo di sostanze tossiche per compiacere il deputato peronista Omar Félix e il fratello Emir, i quali avevano creato alla velocità della luce l’impresa mineraria Sierras del Nevado S.A., contando sulla forte presenza, nella provincia di Mendoza, della lobby minera. La Marcha de la Dignidad por el Agua, al grido di El agua de Mendoza no se negocia e La 7722 es del pueblo, è stata una delle manifestazioni più riuscite, conclusa dallo slogan Acá nadie se rinde.
Non si può fare politica senza avere un appoggio sociale: questa è la lezione mendocina che le istituzioni dovrebbero aver appreso.

(*) articolo tratto da Peacelink – 15 gennaio 2020

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