lunedì 14 febbraio 2022

Haiti, San Martín e l’odioso debito estero argentino - Miguel Julio Rodríguez Villafañe

 

 

I centri del capitale condizionante, con la loro logica colonialista, cercarono in prima battuta di impossessarsi dell’America Latina, dominandola in diversi modi in base ai propri interessi e andando ben oltre i principi di cui si lodavano e la libertà che promettevano.

 

Haiti, culla della libertà latinoamericana

Va ricordato che Haiti fu il secondo paese americano a dichiarare la propria indipendenza nel 1804, dopo gli Stati Uniti nel 1776, e rappresentò la prima e unica rivoluzione di schiavi al mondo ad avere successo e che portò all’abolizione della schiavitù.

Questo paese era una colonia francese nella parte occidentale dell’isola Hispaniola (Santo Domingo). Toussaint L’Ouverture fu il leader della Rivoluzione, il cui nome è sconosciuto alla maggior parte delle persone.

Il paradosso fu che la Francia, il paese della Rivoluzione Francese del 1789, con i suoi principi di “libertà, uguaglianza e fratellanza”, che inaugurò una prospettiva completamente nuova dei diritti umani con la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, nonostante tutto ciò, contrastò la rivoluzione haitiana, mettendo in evidenza che per l’Europa o gli Stati Uniti restavano validi i principi di cui si lodavano, a patto che non intaccassero i loro interessi. Haiti rappresentava una minaccia enorme per l’establishment colonialista, razzista e schiavista. Bisogna tenere presente, per esempio, che uno schiavo rappresentava un valore economico e liberarlo significava perdere tale capitale. Ipocrisia crudele tipica dei centri del potere economico.

Simón Bolívar, contrario alla schiavitù delle persone e dei popoli, fu eternamente grato ad Haiti per averlo sostenuto e accolto, e visse per un periodo sull’isola, per riflettere e portare avanti le sue gesta di liberazione. L’invasione che partì da Haiti è conosciuta con il nome di Spedizione di Los Cayos.

Il generale venezuelano salpò il 31 marzo 1816 dal porto di Anquín, portando con sé 1.000 haitiani neri, che si unirono all’impresa di liberazione. Simón Bolívar trionfò sulle forze spagnole nella battaglia navale di Los Frailes, sbarcando nell’isola di Margarita, in Venezuela, luogo da cui iniziò la sua campagna di liberazione, accompagnato dalla forza di liberazione degli ex schiavi.

San Martín contro il debito insostenibile

Il generale San Martín diede svariati esempi che entrarono nella storia, partendo dall’idea di libertà totale e rispetto per le persone e i popoli impedendo la schiavitù e il dominio su di essi, e portando avanti il concetto di indipendenza effettiva.

È doveroso ricordare che, negli articoli aggiuntivi dello Statuto provvisorio sancito dal generale San Martín nel 1821, nel suo ruolo di “Protettore della libertà del Perù”, dispose quanto segue: “Il governo, animato da un sentimento di giustizia ed equità, riconosce tutti i debiti del governo spagnolo che non sono stati contratti per mantenere la schiavitù del Perù e osteggiare gli altri popoli indipendenti dell’America”. Metteva in chiaro che non ci fosse l’obbligo di accettare quel debito odioso che era la conseguenza diretta del mantenimento della schiavitù e del dominio dei popoli dell’America.

Questa visione chiara del liberatore non era la stessa che avrebbe trasmesso in seguito ai popoli liberi dell’America. Il potere economico-politico e finanziario si occupò di colonizzarci e renderci schiavi di nuovo attraverso debiti esteri illegittimi, insostenibili, usure e vessazioni, di cui la maggior parte contrari al bene comune dei nostri popoli, sottomettendoli a nuove forme di schiavitù e offuscando l’indipendenza effettiva e il suo futuro. È sufficiente dire che l’attuale Haiti, sottoposta a debiti esteri inaccettabili, alla corruzione del governo che deriva dai contratti citati di prestiti e a diverse catastrofi climatiche, è il popolo più povero e abbandonato dell’America.

Prestito Baring Brothers

Mentre San Martín proclamava che qualsiasi tipo di schiavitù dovesse terminare, in quanto non permette ai popoli indipendenti di svilupparsi, nel 1824 l’Argentina, tramite Bernardino Rivadavia, contrasse a Londra un prestito con il gruppo bancario Baring Brothers di un milione di sterline britanniche. L’importo effettivo del prestito fu di 550.000 sterline, ovvero quasi la metà, e nel corso di 80 anni furono versate quasi 4.800.000 sterline britanniche, che corrispondevano a una cifra circa nove volte superiore alla somma prestata.

Argentina: non convalidare i debiti illegittimi

Il debito estero si trasformò, in base a un principio, in uno dei principali motori dello sviluppo nazionale e in un ostacolo importante per prendere decisioni politiche autonome, da parte dei governi argentini. Il debito è attorniato da clausole segrete e la delega significativa e incostituzionale di funzioni al potere esecutivo causano una mancanza di controllo da parte del potere legislativo e giudiziario.

Perché si devono accettare, senza analizzarli, debiti che appaiono evidentemente illegittimi, da usurai, insostenibili e vessatori, che condizionarono e condizionano tuttora il nostro futuro? Perché non è dato conoscere gli accordi sui debiti con clausole segrete, il nome dei presunti creditori in generale e del denaro nascosto nei fondi di investimento, di tutti i responsabili che hanno firmato per conto dell’Argentina, il nome degli intermediari, le commissioni pagate e i beneficiari effettivi delle operazioni? Perché non si avviano dei procedimenti giudiziari per responsabilità penale e civile nei confronti di chi di dovere? Perché la Corte Suprema nazionale, così gelosa della sua indipendenza, non interviene per dichiarare non valida la delega della giurisdizione che ha firmato gli accordi sul debito, che ci sottomettono al parere di giudici di altri paesi nella prima fase, come successe con il giudice statunitense Thomas Griesa, che fece pagare vergognosamente all’Argentina ciò che veniva richiesto da fondi speculativi? Perché ci fanno temere le conseguenze che comporta contestare i debiti? C’è il timore che si venga a sapere di che cosa si tratta veramente? Perché nell’accordo proposto con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) dobbiamo rendere conto ogni tre mesi e accettare autorità di controllo del Fondo nei luoghi chiave delle nostre decisioni economiche governative?

Siamo un paese che riconosce tutti i debiti effettivi e che li ha pagati abbondantemente, eccetto quelli che, a detta di San Martín “sono stati contratti per mantenere la schiavitù” e che ci hanno condizionati illegalmente come, fra gli altri, quello adottato di recente dal presidente Mauricio Macri, parzialmente a 100 anni, che ci fa illegalmente ritornare schiavi per sei generazioni delle intenzioni dei creditori.

A questo punto, sottoponendo l’accordo con il FMI al Congresso Nazionale, si dà la possibilità al potere legislativo di rappresentarci, di ordinare la sospensione dei pagamenti, di analizzare l’origine, i responsabili, la destinazione e le conseguenze del debito di 44.500 milioni di dollari contratto con il FMI. Non si può approvare un debito che cerca solo di negoziare il tempo del pagamento dello stesso con interessi indebiti, senza analizzare la legalità del prestito e la destinazione del denaro. Perché non si dicono i nomi dei beneficiari della fuga dei dollari prodotti?

La gente vuole sapere! E non vuole avere l’obbligo di affrontare pagamenti insostenibili solo per la paura di creditori senza scrupoli e di operatori politici, finanziari e mediatici che ne fanno le veci. La patria, nel suo reale destino di libertà e indipendenza sanmartiniana e bolivariana, ci sta chiamando.

Di Miguel Julio Rodríguez Villafañe, avvocato costituzionalista di Cordoba, Argentina, e giornalista d’opinione

Traduzione dallo spagnolo di Cinzia Simona Minniti. Revisione di Thomas Schmid.

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