giovedì 12 dicembre 2019

come si mettono le Sardine in scatola – bortocal



il sistema mediatico è in moto per distruggere al più presto il fenomeno delle Sardine.
ma come?, mi obietterà qualche lettore critico (ne ho diversi, uno più valido dell’altro): non è stato il sistema mediatico a crearle?
no, amici cari: a cavalcarle, piuttosto, ma loro si sono fatte largo altrove, attraverso i social, e adesso bisogna rapidamente riportarle all’ovile della stupidità, per farle sparire il prima possibile.
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premetto che ho visto le Sardine come la reazione spontanea – in tempi di salvinismo alle corde, nonostante le apparenze (queste è la mia analisi personale) – all’incredibile degrado italiano del dibattito che vorrei dire politico, se ci fosse politica vera in queste chiacchiere, ma non è altro che mediatico:
un frastornante frastuono di fesserie per gente senza prospettiva, una rissa continua, una disinformazione programmata sulle cose che contano.
sta di fatto che la mattina oramai ho preso l’abitudine di aprire per prima la stampa tedesca, se voglio sapere del mondo: di qua, nel truce dominio universale della cronaca nera più minuta, ho l’alternativa tra la stampa tutta politica della destra, che è soltanto propaganda gridata mescolata a bufale una più sonante dall’altra, e dall’altro lato il ciarpame che rimane della stampa un tempo progressista, ora ridotta a catalogo colorata da supermarket per un pubblico benestante, consumista e beota.
riusciremo a raddrizzare la barca che affonda dell’informazione italiana?
per ora pare di no.
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dunque queste Sardine che dicono – come mi sono sentito quasi maestro inascoltato -: basta, non se ne può più, torniamo alla politica vera, fatta anche di un diverso uso del linguaggio e di rispetto degli avversari, rappresentano un pericolo mortale per il sistema informativo italiano, controllato peraltro da poco più di un paio di monopoli dell’informazione.
come vedete, personalmente non sto al gioco schifiltoso di chi si esercita a dire di loro tutto il male possibile: che sono vuoti di prospettiva (appunto), che non sono politici (appunto), che finiranno male, come i girotondi, come gli arancioni (probabile, visto che hanno gli stessi nemici).
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io invece sento in loro la stessa freschezza anti-politica che ci animò cinquant’anni fa, quelle altre Sardine che allora erano i capelloni, i contestatori, gli extraparlamentari del Sessantotto: semplici e ingenui, ma visti come un pericolo mortale:
sono cinquant’anni in questi giorni dalla strage di piazza Fontana oggi, un probabile incidente sul lavoro dei servizi segreti che allora usavano frenare un movimento forse molto più dirompente con gli attentati da addebitare al movimento studentesco.
(quella sera a Brescia Dario Fo doveva fare teatro al Sociale, la recita fu sospesa; retate nelle case; io corsi a consegnare in questura la pistola da ufficiale di mio padre, morto un anno prima, che era rimasta in un armadio, prima che la trovassero loro: quel pomeriggio finì forse la nostra giovinezza, ed entrammo nel clima strisciante della guerra civile che sarebbe durata almeno un decennio, fino all’omicidio di Moro, col quale si seppellì definitivamente ogni rischio di svolta a sinistra in Italia).
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oggi, per fortuna, si usano altri metodi; ma allora, ecco il problema: come impedire che questo messaggio delle Sardine, spontaneamente scese in piazza, arrivi? come impedire che si diffonda questo elementare rifiuto di stare a quel gioco truccato che ci viene imposto come una intossicazione quotidiana?
semplice: una banale manovra avvolgente: prima li si ospita nei salotti televisivi, gli si fa da cassa di risonanza, per distogliergli dalla loro strumentazione alternativa efficace, e poi, lì dentro, si comincia a lavorarli ai fianchi.
doppia manovra, come nel più classico degli Annibali:
da destra parte la fanteria delle accuse di essere di sinistra; ma nello stesso tempo da destra parte anche la cavalleria delle proposte di coinvolgimento, che attacca però dal lato opposto: ecco addirittura l’amante di Berlusconi che fa sapere che FORSE POTREBBE scendere in piazza con loro; ma si decida, o con me o contro di me, che cosa sono queste non sai se minacce o moine?
adesso ecco anche la cavalleria pesante di Casa Pound; manovra diversiva: o li lasci entrare e dissestano il fronte, o li respingi e allora ti scopri sul fianco.
neppure manca la fanteria che attacca sulla sinistra, con le sue scontate litanie: sono un partito, o stanno per diventarlo:
ed ecco, per ultimi, al centro, i tiratori scelti, i frombolieri punici, i sondaggisti che avvisano che le Sardine potranno rubare consenso a sinistra e a pseudo-sinistra.
saranno come i grillini di dieci anni fa? quelli che volevano aprire la scatola di tonno del parlamento e ora hanno il problema di mettere in scatola le Sardine?

e le vecchie cariatidi (come me) prodighe di consigli?
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io intanto, in dissenso familiare interno contro chi fa il muso critico, dico alle Sardine: brave, andate avanti; intanto avete tolto la scena mediatica a Salvini, e neppure le battute orribilmente stupide sulla Nutella sono riuscite a darne un’idea positiva e a fargli recuperare il boccascena, dove la recita insulsa e sempre uguale comincia a stancare.
il consenso, care Sardine, ce l’avete proprio perché non siete politiche nel senso di questi sordidi comitati d’affari che sono diventati i partiti italiani: inutile dirvi di continuare a parlare il linguaggio semplice delle cose, perché lo sapete da voi.
inutile anche suggerirvi proposte su come continuare: avete bisogno del vostro percorso; noi di altre generazioni possiamo solo insegnarvi i nostri errori; anche noi fummo rapidamente raggiunti dai maestri della generazione precedente, e sinceramente oggi penso che ci portarono fuori strada.
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per questo, non badateci troppo, parlo di noi vecchi maestri di tante sconfitte, se non per imparare dai nostri errori, e il primo è stato mortale l’ideologia.
rifiutare l’ideologia non vuol dire non avere idee, al contrari: vuol dire averne di libere e non incasellate in qualche sistema che proprio perché è tale è sempre fuorviante.
io sto con voi, ma muto: non ho niente da insegnarvi e molto da imparare; vi dico soltanto state alla larga da questo dibattito mediatico che cerca di distrarvi: andate avanti con le vostre battaglie e con i vostri slogan, cioè con le vostre lucide emozioni, che coinvolgono anche chi come me vi guarda da un mezzo secolo addosso in più.
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avanti alla ricerca di una politica onesta, non gridata, consapevole, informata, che è la premessa della democrazia e quasi una esigenza costituzionale.

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