giovedì 5 marzo 2020

La favola del Tam Tam Basketball


Tam Tam Basket è una storia che hanno provato a raccontare in tanti: è una storia di passione e partecipazione, di mobilitazione sociale e di orgoglio personale.
Tam Tam Basket è un’idea nata dalla voglia di avere un impatto positivo sulla vita di tanti ragazzi che sono ancora ai margini dell’inclusione.
Tam Tam Basket è un’opportunità, forse è un sogno, ma di sicuro è già una realtà che ha cambiato la vita di tanti ragazzi di Castel Volturno.
Tam Tam Basket è riscatto sociale, è amore per lo sport ed è la gioia di mettere in campo i giusti valori.
Tam Tam Basketball is outside the lines.


TAM TAM BASKET: SE LO SPORT SANO VIENE SCONFITTO DALLA LEGGE PERDIAMO TUTTI - MONICA MANDICO   
Lo sport dovrebbe sempre vincere, oggi purtroppo la legge, quella dei tribunali, lo ha sconfitto.
La storia è quella legata alla vita di Massimo Antonelli.
Giocatore di basket, oggi più che allenatore, si può dire un missionario.
Ha giocato nella Virtus Bologna, con il Basket Mestre, approdando poi nel 1981 a Napoli, anni in cui la pallacanestro era per la città un vanto.
Adesso, da più di vent’anni si dedica a tempo pieno all’insegnamento dei fondamentali del basket, ultimamente tramite il metodo da lui ideato Music Basketball Method.
Nel settembre 2016, a Castel Volturno (Caserta), insieme ad Antonella Cecatto, Pietro D’Orazio, Guglielmo Ucciero e Prospero Antonelli fonda TAM TAM BASKETBALL, un progetto sociale.
Il Tam Tam è nato per “restituire qualcosa all’ambiente che ci ha cresciuto – racconta il presidente all’agenzia Dire –  Non è facile lavorare con ragazzi che prima d’ora non avevano mai avuto la giusta attenzione, in una città dal forte disagio sociale e con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia, quasi tutti di provenienza africana con gravi problemi di inserimento”.
I giocatori del Tam Tam Basket sono tutti figli di immigrati, italiani ma stranieri.
Sono forti come i loro coetanei e forse anche di più.
Purtroppo per la Federazione italiana di pallacanestro (Fip), Viktor, King, Jordan e i loro compagni, essendo figli di immigrati, non possono accedere al campionato di eccellenza Under 16, che si gioca su base nazionale.
Castel Volturno è tra le città con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia.
Il tribunale amministrativo del Lazio,  dopo aver accolto la richiesta di ricorso contro la Federazione presentata dall’associazione, il 6 novembre ha ufficialmente respinto la domanda cautelare.
I motivi dell’ordinanza non sono legati solo alla mancanza della cittadinanza tricolore, ma soprattutto a un cavillo burocratico.
Antonelli, una volta saputo del regolamento della Fip, si è subito mosso per evitare il problema, e vista la situazione particolare, non ha tenuto delle normali procedure di iscrizione online. “Ho inviato una richiesta di iscrizione al campionato Under 16 di eccellenza agli uffici del settore giovanile, dichiarando di iscrivere la squadra e con annessa la richiesta di giocare in deroga in quanto i miei ragazzi sono tutti stranieri – spiega in un post su Facebook –Purtroppo  non ha eseguito il percorso classico che si deve fare online.
Nei campionati giovanili non possono giocare più di 2 stranieri per squadra. Dopo un’estenuante battaglia a favore dei diritti allo sport , Antonelli ha ottenuto prima una deroga e poi una norma legiferata al parlamento mutuata come ‘Norma salva Tam Tam Basket’.
Già nel 2017 la formazione Under 14 era stata esclusa dai campionati federali.
In quel caso a intervenire era stato direttamente il governo, guidato da Paolo Gentiloni, che nella legge di Bilancio aveva inserito un emendamento ad hoc. Nell’articolo 1 del comma 369 quattro semplici righe avevano permesso ai ragazzi di scendere in campo, aprendo le porte anche a tanti altri giovani nella loro stessa situazione. “I minori cittadini di Paesi terzi, anche non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, laddove siano iscritti da almeno un anno a una qualsiasi classe dell’ordinamento scolastico italiano, possono essere tesserati presso società o associazioni affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate o agli enti di promozione sportiva, anche paralimpici, senza alcun aggravio rispetto a quanto previsto per i cittadini italiani”, si leggeva nella norma.
La norma determina che tutti i ragazzi stranieri minorenni che vivono in Italia e ne frequentino le scuole da almeno un anno abbiano nello sport gli stessi diritti degli italiani, il prossimo anno ne beneficeranno più di 800.000.

Antonelli, in alcune dichiarazioni rilasciate, sottolinea che  “non si è discusso del merito vero della questione, cioè se sia giusto fermare dei ragazzi stranieri, ma nati in Italia”, ma perchè spiega che “I nostri ragazzi hanno iniziato solo tre anni fa, e perché nessuno aveva 12 anni. Il paradosso è che se avessero iniziato in contemporanea al primo anno del settore giovanile, cioè a 12 anni, per la Federazione sarebbero stati equiparati ai loro coetanei con la cittadinanza italiana”.
Prima di rivolgersi al Tar, Antonelli aveva fatto un’istanza al consiglio federale, che ha comunque deciso che  era pericoloso approvare una deroga, perché avrebbe creato un precedente. Il terrore della federazione è che si aprano talmente i confini da arrivare alle mercificazioni dei talenti, con compravendite fin da giovanissimi di giocatori da tutto il mondo”. Il rammarico di Antonelli  è scritto sul suo profilo social.
·         … questa storia della nostra non iscrizione è saltata fuori all’improvviso, all’ultimo, non se ne è parlato mai anche quando ho avuto colloqui con il presidente FIP regionale e nazionale, con un loro dipendente molto bravo con cui abbiamo trattato più di un’ora se era giusto o non giusto partecipare a quel campionato.
Non se ne è parlato nella delibera del consiglio federale di settembre così bella ricca di motivazioni per giustificare il diniego alla nostra richiesta.
Davo per scontato che tutto fosse nella norma, invece no cari amici.
Le sorprese, le più brutte, spesso arrivano quando meno te le aspetti.
Speravamo di parlare con i giudici del TAR della sostanza, dei contenuti giuridici, se è giusto far giocare i nostri ragazzi o no. In pratica non essendo iscritti in modo regolare i giudici hanno dovuto prendere una sola decisione.
…La nostra è una battaglia che porta a riflettere, serve al movimento cestistico, serve a tutti
Al momento, sembra che l’associazione non proseguirà per altre vie, decidendo di fermare, almeno per ora, questa battaglia.
Antonelli conclude sempre nelle sue dichiarazioni: “Per i ragazzi sarebbe stata la giusta ricompensa dopo i chilometri che fanno a piedi ogni giorno per venire ad allenarsi e dopo la vittoria dello scorso campionato. Era un sogno, ma ora voltiamo pagina”.
Questa volta, lo sport vero, sincero, quello che dovrebbe sempre vincere, ha perso.
da qui

qui ne parlano le Iene


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