martedì 6 aprile 2021

Raccontiamo soccorsi e processi - ADIF

  

Dall’insediamento del nuovo governo, sostenuto anche dalla Lega, sono ripresi contemporaneamente gli attacchi mediatici e le iniziative giudiziarie o amministrative contro chiunque opera soccorsi in mare, nel Mediterraneo centrale. Mentre in Libia rimane disperata la situazione dei migranti intrappolati nei centri di detenzione di diverso tipo gestiti dalle milizie,  variamente colluse con i gruppi criminali, si sono ripetuti i naufragi di imbarcazioni cariche di persone in fuga da quel paese, senza che le autorità statali riuscissero a soccorrere e a garantire un porto di sbarco sicuro.

Sull’onda di nuove iniziative giudiziarie, in particolare a Trapani e a Ragusa, contro le ONG, “colpevoli” forse di avere soccorso troppi naufraghi in mare, salvando vite che l’assenza di mezzi statali avrebbe sicuramente sacrificato, si  è scatenata una campagna mediatica che sta cercando di utilizzare i processi alla solidarietà per infangare gli operatori umanitari e coprire le responsabilità dell’ex ministro dell’Interno, che deve difendersi nei tribunali sui casi Gregoretti e Open Arms.

Da ultimo si è ripreso a utilizzare la prassi dei fermi amministrativi per bloccare in porto con rilievi pretestuosi navi certificate dai loro paesi di bandiera, che da anni operano soccorsi nel Mediterraneo centrale, in attività di ricerca e salvataggio coordinate anche dalla Guardia Costiera italiana. Come se non avessero alcun rilievo le sentenze del Tribunale amministrativo per la Sicilia e della Corte di Cassazione, che hanno ritenuto legittimo l’operato delle  imbarcazioni inviate dalla società civile per monitorare e, se necessario, soccorrere persone in difficoltà nel Mediterraneo centrale, lungo la rotta migratoria più pericolosa del mondo.

È tale il clima d’odio che è stato suscitato attorno ai soccorsi umanitari  che, nel quadro di una campagna di stampa abilmente orchestrata, si assiste alla costituzione come parte civile di cittadini di Lampedusa contro alcune organizzazioni non governative inquisite da oltre tre anni a Trapani per avere salvato la vita a centinaia di naufraghi abbandonati in alto mare, evitando che fossero riportati in Libia. In particolare, nel caso del procedimento contro le ONG Jugend Rettet, Save the Children e Medici Senza Frontiere, si nasconde  che le attività di soccorso svolte nel 2017 da queste organizzazioni non si concludevano neppure con lo sbarco a Lampedusa, a meno che non vi fossero ordini specifici da parte delle autorità marittime italiane ((Mrcc) che ne coordinavano tutte le attività. Proprio da quando la maggior parte delle navi delle ONG sono state bloccate sono aumentati invece i cosiddetti “sbarchi autonomi” e per effetto delle scelte del governo si è verificato a più riprese un grave affollamento nel centro “hotspot” di Contrada Imbriacola, malgrado il ricorso a costose “navi quarantena” sulle quali peraltro si sono verificati nel tempo abusi e ritardi.

Stiamo assistendo a un completo sovvertimento del rapporto tra realtà e falsità, tra sistemi normativi e arbitrio politico, con il prevalere di una narrazione tossica che, ricorrendo sovente a dati falsati, cerca di legittimare la prevalenza della  politica di “difesa dei confini”,alimentando anche il sospetto contro i migranti, se accolti a terra, ritenendoli a torto un pericolo per la salute pubblica, a scapito del principio di legalità e della salvaguardia della vita umana in mare e della dignità della persona, da riconoscere quale che sia il suo stato giuridico e il luogo in cui si trovi.

Riteniamo pertanto necessario costituire un Comitato per garantire una corretta informazione sui soccorsi in mare e sui processi alla solidarietà. Seguiremo tutti i procedimenti penali e amministrativi relativi ad attività di soccorso in mare. Vogliamo reagire a un clima di odio sociale e di mistificazione dei fatti, in difesa dei principi costituzionali della solidarietà, del diritto di asilo, della tutela giurisdizionale della libertà personale, della libertà di informazione, del diritto alla salute. Si tratta di diritti e libertà che  corrispondono a valori indivisibili, che se vengono negati a un gruppo di persone, possono essere negati a tutti i cittadini. Su questi diritti si gioca la democrazia in un paese.

Il Comitato INFOSOL (Informiamo sulla solidarietà) si impegna a promuovere iniziative e campagne di sostegno per tutte le attività di soccorso umanitario e per garantire una corretta informazione sui procedimenti penali e amministrativi nei confronti delle organizzazioni non governative e delle autorità politiche e amministrative che, nel contrastare con tutti i mezzi i soccorsi in mare, dopo gli accordi bilaterali e l’invenzione di una zona SAR “libica”, si  sono opposte al rispetto delle norme giuridiche e dei principi che in uno stato democratico sono sanciti a salvaguardia del diritto alla vita, dell’adempimento degli obblighi imprescindibili di ricerca e salvataggio (SAR), e del rispetto della dignità  di qualsiasi persona, ovunque si trovi, da qualunque paese arrivi…

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