lunedì 23 novembre 2020

come se in Calabria non ci fosse la 'ndrangheta

 

Morra, la Santelli e l’antimafia: chiedo aiuto – bortocal


io non so se valga più la pena di occuparsi della minuta cronaca politica per sotto-sviluppati mentali di cui sono infarciti i nostri media, ma la vicenda tuttora in corso di Morra, il presidente della Commissione parlamentare antimafia, supera ogni mia capacità di comprensione e credo anche di immaginazione.

viene arrestato il presidente del Consiglio Regionale della Calabria, fatto eleggere da Forza Italia nonostante fosse stato già segnalato tra gli impresentabili; e lo arrestano con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso perché pensano che abbia aiutato la cosca Grande Aracri a costituire una società per la distribuzione di prodotti medicinali e sia stato ricambiato con il sostegno alle elezioni regionali del 2014.

una cosetta da niente, vero?, in una Regione commissariata più volte proprio per la totale inefficienza in campo sanitario, e commissariata da questo governo e dal precedente (Salvini ministro dell’Interno!) con persone la cui assoluta incompetenza è emersa alla luce del sole in un modo tragico, se non fosse anche grottesco; al punto che, per provare a venirne fuori, si ricorre a Gino Strada, uno che gli ospedali finora andava a costruirli nel Terzo Mondo e nelle zone di guerra.

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qualcuno pensa allora di intervistare il presidente della Commissione antimafia, e lui dice il minimo indispensabile sulla situazione.

a questo punto l’esercito dei professionisti della distrazione di massa, a torto chiamati giornalisti, che deve cancellare dalla testa della gente il fatto enorme di quell’arresto, si scatena su una frasetta incidentale che Morra dedica alla presidente della Regione, Santelli, candidata sempre da Forza Italia e fatta eleggere, nonostante si sapesse che era gravemente malata di un cancro, che infatti l’ha stroncata e costringe oggi a nuove elezioni.

così funziona l’informazione: la vera notizia diventa che Morra ha infangato la Santelli, povera morta.

 

ha detto Morra: “Era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”.

sono dichiarazioni un po’ vaghe, come succede nel parlare a braccio, ma qualcuno saprebbe dirmi dove sta l’offesa alla memoria della Santelli? la critica a me pare tutta a Forza Italia, che l’ha candidata, non a lei, e soprattutto ai calabresi.

ma forse il vero delitto di Morra è appunto di avere aggiunto poco dopo quello che molti pensano: che la Calabria è irrecuperabile.

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Salvini, da che pulpito!, ha parlato di parole vomitevoli; si è subito aggiunto al coro il vice della Santelli, Spirlì, che ne esercita attualmente le funzioni, in via provvisoria, quello diventato famoso – in una campagna di sdegno da cretini, analoga, ma rovesciata -, per avere detto: Per poter dire negro io parlo calabrese e dico ‘mamma passa u nigru’ e sapendo che in dialetto calabrese ‘u nigru’ è ‘u nigru e non c’è altro modo per dirlo. Così come nessuno può venirmi a dire che non posso utilizzare la parola ‘ricchione’ perché sei omofobo. Io lo dico e guai a chi me lo vuole impedire! Per cui “dirò ‘negro’ e ‘frocio’ fino all’ultimo dei miei giorni; libera opinione in uno che peraltro ha reso pubblica la sua omosessualità, figurarsi.

ma perfino nei 5Stelle c’è chi ha criticato Morra con toni sdegnati; giuro, io non riesco più a capirci una mazza.

non lo faccio per finta: davvero, qualcuno sa spiegarmi dov’è il terribile errore di Morra?

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invece io penso che questo sia invece tutto uno sdegno per deficienti, che ha lo scopo di nascondere il fatto che Forza Italia è un partito di delinquenti, a cominciare dal suo fondatore – ma ora si decide ad appoggiare il governo, visto che questo gli offre uno scudo per mantenere Mediaset, con la scusa dell’interesse nazionale.

come se la proprietà di Mediaset avesse qualcosa a che fare con questo; anzi, personalmente penso che, se dovesse controllarla uno straniero, forse certe manipolazioni politiche dell’opinione pubblica diminuirebbero.

e dunque non si può più parlare male di lui, di Forza Italia o di Mediaset, che sono una cosa sola.

questo lo capisco, sono nato ben prima dell’altroieri.

ma, perdio, non c’è qualche modo meno idiota di fare propaganda? oppure dobbiamo pensare che gli italiani sono oramai un popolo di dementi, politicamente parlando, e si lasciano manovrare da questi giochini puerili?

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anzi: colgo l’occasione per dire una cosa che mi sta sul gozzo da tempo: quando un esponente politico così importante viene coinvolto in episodi di malaffare e corruzione politica, una volta provata definitivamente l’accusa, non dico di fucilarlo, come si faceva in Cina fino a non poco tempo fa, ma non sarebbe giusto pensare a mettere fuorilegge quel partito politico che era complice dell’azione delittuosa?

risorgerà sotto altro nome? probabile: ma stabiliamo allora la perdita dei diritti politici per i dirigenti di quel partito.

introduciamo almeno un principio di responsabilità politica collettiva: se tu candidi un mafioso e questo viene condannato, come organizzazione politica ti assumi la responsabilità di un errore così fondamentale che logicamente ti vieta di continuare a svolgere azione politica: ma non solo al tuo nome astratto, anche ai tuoi dirigenti che si sono resi complici.

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però se sono io oramai, che non capisco più il presente come un garibaldino rincoglionito al tempo del trasformismo di Depretis, e Morra ha davvero offeso la Santelli, e Berlusconi è un padre della patria, ora che per qualche settimana e fino a che gli conviene appoggia un governo che non ha più una linea politica, c’è qualcuno che gentilmente me lo spiega?

da qui

 

 

L’«affaire» Morra e i calabresi

 

Quanta ipocrisia per le parole del Presidente della Commissione Antimafia. Da calabresi noi non ci sentiamo offesi dalle sue dichiarazioni, perché ad esserlo lo dovrebbero essere solo quei corregionali che per anni hanno contribuito, insieme alla maggioranza dei politici nazionali e locali, a inserire la Calabria agli ultimi posti in Europa per qualità di vita. E non ci si venga a dire che le cause della sua arretratezza vadano individuate solo nella “struttura” del potere finanziario-liberista, perché non si dimentichi che anche la “sovrastruttura” delle idee e delle istituzioni ha la sua forza. I comportamenti individuali non nascono solo per la lunga e oppressiva durata del potere padronale. Amiamo la nostra terra, di vera straordinaria bellezza, ma ci sono anche troppi luoghi lasciati all’incuria con boschi spesso colmi di rifiuti, con cemento ovunque, con coste degradate dall’urbanizzazione selvaggia e dai mari sporchi, con centri storici a pezzi. Troppi calabresi hanno chiuso gli occhi lasciando fare a politici incapaci o corrotti. La sanità regionale è qui a dimostrarlo. Se la ‘ndrangheta pre-domina in intere aree della regione, lo può fare per gli spazi vuoti che la (mala)-politica le ha lasciato. E’ necessario invertire lo stato delle cose, non semplicemente recriminare sul grande capitale che affama i sud del mondo, di cui a pieno titolo fa parte la Calabria, o prendersela con lo Stato assente o complice delle risorse sottratte ai meridionali fin dai tempi dell’unità d’Italia. E’ necessaria anche l’assunzione di responsabilità personali più forti. Ecco, noi crediamo, appunto, che il cuore della questione vada oltre le dure parole di Morra, che pur ci costringono a guardarci dentro. Al di là della canea montata contro il senatore pentastellato dai politici di ogni colore, compresi quelli del suo stesso movimento (che quasi nessuno di noi ha mai votato prima), colpisce un classico espediente che serve a sviare l’attenzione dalla sostanza delle sue parole. Giustapporre i fatti per capovolgerne il senso costituisce una tecnica ben collaudata per il controllo sociale e attraversa da sempre la politica italiana. Cancellare con un rimpianto consolatorio quanto sentenziato e propagandato precedentemente mina dalle fondamenta le ambizioni di una rivoluzione dei costumi civili. Piangere per la prematura scomparsa di una giovane vita non esonera dall’evidenziare la contraddittorietà tra vita privata e contesto politico in cui si è rimasti incagliati. Impressiona che a fare questo non siano solo i politici ma anche molta stampa locale e nazionale che si è concentrata sulla presunta offesa alla Santelli malata e poi defunta, sottolineando la presunta figura ambigua di Morra, la sua personalità, le beghe interne a Cinque Stelle, piuttosto che la centralità del suo messaggio. La Rai, addirittura, si è permessa di cancellare la partecipazione di una figura come la sua, comunque istituzionale, a un programma televisivo. Nell’articolo Vietato pensare? lo storico Angelo D’Orsi nel mostrarsi preoccupato per le sorti della libertà d’espressione in Italia scrive tra l’altro: «Ebbene che cosa ha dichiarato Morra? Ha ricordato che l’ultimo arrestato, Domenico Tallini, era stato inserito nella poco onorevole lista degli “impresentabili” dalla Commissione Antimafia. Naturalmente Forza Italia l’ha candidato e il soggetto ha fatto il pieno di voti, pare sia stato il più votato nell’intera regione, di sicuro della Provincia di Catanzaro. E che tra i suoi sostenitori vi era stata la berlusconiana (accanitamente tale, devo rammentare) Jole Santelli, divenuta poi presidente della Giunta Regionale, morta qualche tempo fa». Morra (come D’Orsi) non punta l’indice su tutti i calabresi ma solo su quelli che negli anni hanno delegato – per necessità, rapporti amicali e altro – il potere a rappresentanti politici indegni. Lo scarso senso politico e morale di moltissimi conterranei sta nelle condotte quotidiane. Non ci può essere miglioramento senza una presa di coscienza individuale. La legalità non riguarda solo la lotta alla mafia, ma innanzitutto il rispetto delle regole civili, poiché sono le diffuse abitudini all’intrallazzo, alla raccomandazione, alla clientela ad impedire la costituzione di una vera e giusta polis. Il virus sta scoperchiando ogni contraddizione personale e collettiva e oggi appare paradossalmente una imperdibile occasione per la rinascita della nostra regione. Abbiamo bisogno di calabresi diversi per una nuova Calabria.

Perdona chi è sepolto” (Parce sepulto) siamo adusi seguire, non dimentichi però del motto di Plauto: “Non è facile soffiare e bere nel medesimo tempo” (Simul flare sorbereque haud facile factu est).

(seguono le firme)

da qui

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