sabato 16 marzo 2024

Manicomio militar-industriale - Toni Muzzioli

Ma come stanno i nostri dirigenti politici? Voglio dire i governanti della nostra parte di mondo, quella che un tempo (e oggi di nuovo) si autodefinisce ed autocelebra come “mondo libero”, democratico (la democrazia ci perdoni) e liberale (e ci perdoni anche il liberalismo)?

Crescente preoccupazione destano le condizioni mentali delle nostre classi dirigenti, soprattutto per quel che riguarda la gestione delle crisi internazionali, in particolare la guerra russo-ucraina. E non mi riferisco alle ormai non più occultabili costanti defaillances del POTUS, nonché futuro candidato alle elezioni presidenziali Usa Joe Biden (notevole una delle ultime, quando ha relazionato sull’incontro avuto qualche giorno prima con… Mitterrand!) – se il problema fosse questo staremmo tranquilli. Penso proprio alla lucida follia che presiede da due anni alla gestione della guerra Russia-Nato. Una follia che dilaga soprattutto tra le classi dirigenti europee, visto che per quanto riguarda gli Usa una sua sensatezza esiste, dal momento che questa guerra “da remoto” degli Usa contro la Russia su suolo ucraino in definitiva – e lo ha capito dal primo momento chi non aveva gli occhi ricoperti da spesse fette di salame di Felino – va a tutto vantaggio (1) del suo apparato militar-industriale1 e (2) del suo progetto geostrategico consistente oggi nel frenare l’avanzata di un mondo multipolare e più in particolare (3) nell’“abbassare la cresta alla Germania” (ricordiamo l’adagio che riassume la strategia statunitense dal secondo dopoguerra nell’area euroasiatca: « Keep the Russians out, the Amercans in, the Germans down »).2 Nel caso degli europei siamo invece in presenza di una follia autodistruttiva, nel senso che non solo siamo coinvolti direttamente per ragioni geografiche, ma soprattutto ci stiamo letteralmente autodistruggendo economicamente. Il sabotaggio del Nord Stream 2 nell’estate del 2022 è stata la rappresentazione plastica di questa situazione.3

Ecco, tale processo di impazzimento si arricchisce ora di un ulteriore passaggio, dovuto questa volta a quello da cui ce lo si aspetterebbe di meno, il presidente francese Macron (essendo la Francia sul piano geopolitico in Europa l’unica potenza a esprimere storicamente un po’ autonomia da Washington). È stato infatti il portaborsetta di Brigitte (copyright Dagospia) a dichiarare, alla conferenza internazionale dei sostenitori dell’Ucraina (Parigi, 26 febbraio), che l’Europa potrebbe in futuro partecipare direttamente con proprie truppe alla guerra. Il punto di partenza dello s-ragionamento è che «noi abbiamo la convinzione che la sconfitta della Russia sia indispensabile alla sicurezza e stabilità dell’Europa». Perciò «faremo tutto quello che c’è da fare affinché la Russia non possa vincere questa guerra (…). Per raggiungere quest’obiettivo, tutto è possibile» e anche l’invio di truppe non può «essere escluso». 4

Curioso che i primi a rispondere escludendo la prospettiva, in un primo momento, sono stati proprio gli Stati Uniti (salvo qualche giorno dopo, come vedremo, spararla grossa pure loro). Così hanno fatto un po’ tutti in Europa: dalla Germania alla pur bellicosa Polonia, fino allo stesso segretario generale Nato Stoltenberg («Non ci sono piani per truppe da combattimento della Nato sul terreno in Ucraina»).5 E da ultima è arrivata anche l’Italia, che con Tajani ha escluso del tutto questa possibilità. La Russia dal canto suo si è limitata, lapalissianamente e freddamente, a rilevare che lo scontro diretto sarebbe in questo caso «inevitabile», aggiungendo poi che in verità truppe occidentali sul campo ce ne sono da tempo (britannici e francesi in particolare), come del resto ha ammesso in un forse non involontario lapsus il cancelliere tedesco Olaf Scholz.6

Quella di Macron, in ogni caso, e al di là di motivazioni specifiche che andrebbero indagate,7 si inserisce in quella serie crescente di segnali paurosi che provengono dalle nostre cancellerie e che non fanno sperare niente di buono. Su questo stesso sito avevamo dato notizia (abbastanza in solitudine), poco più di un mese fa, della conferenza stampa congiunta dei capi militari Nato che, presentando la nuova esercitazione “Steadfast Defender 2024” (90.0000 uomini mobilitati fino a fine maggio), invitavano l’Europa a preparasi a un conflitto aperto con la Russia.8

Pochi giorni dopo, ecco le dichiarazioni del segretario Nato Jens Stoltenberg: attendiamoci – ha detto in un’intervista alla “Welt am Sonntag” – «decenni» di guerra contro la Russia. Decenni, non anni! «La Nato non vuole la guerra con la Russia, ma dobbiamo preparaci a un confronto che potrebbe durare decenni». Rilanciando poi la solita baggianata di una Russia intenzionata, in caso di successo in Ucraina, ad espandersi ulteriormente verso Occidente, ha aggiunto: «Dobbiamo ricostruire ed espandere la nostra base industriale più velocemente, in modo da poter aumentare le forniture all’Ucraina e rifornire le nostre scorte. Questo significa passare da una produzione lenta in tempi di pace a una produzione veloce, come è necessario in tempi di conflitto». 9

Insomma, la Nato continua a farci sapere che la guerra dell’Occidente contro la Russia non terminerà, anzi è destinata a cronicizzarsi per gli anni a venire (sempre che, per qualche “errore di calcolo” non debordi in conflitto nucleare, e allora… buona notte). Scordatevi, dunque, le trattative e la diplomazia, che anzi proporrei di superare proprio, sostituendola magari con qualche programma di Intelligenza Artificiale, visto che oggi va tanto di moda.

E ancora il 28 febbraio, all’assemblea plenaria del Parlamento europeo, quella nobildonna tedesca che risponde al nome di Ursula von der Leyen, e che per nostra sciagura presiede la Commissione europea, ha dichiarato, sulla stessa linea, che la guerra alla Russia deve continuare, anche perché «vediamo la potenza e i pericoli generati da una crescente e inquietante lega di Stati autoritari. La Corea del Nord sta consegnando ordini su ordini di munizioni alla Russia. E l’Iran fornisce droni d’attacco, e soprattutto la tecnologia che li supporta, per infliggere danni indicibili alle città e ai cittadini ucraini». In tale scenario «la minaccia di guerra potrebbe non essere imminente ma non è impossibile». Insomma, «i rischi di una guerra non dovrebbero essere esagerati, ma bisogna prepararsi. E tutto ciò inizia con l’urgente necessità di ricostruire, rifornire e modernizzare le forze armate degli Stati membri. L’Europa dovrebbe sforzarsi di sviluppare e produrre la prossima generazione di capacità operative vincenti. E di garantire che disponga della quantità sufficiente di materiale e della superiorità tecnologica di cui potremmo aver bisogno in futuro. Il che significa potenziare la nostra capacità industriale della difesa nei prossimi cinque anni».10

L’Unione europea, infatti, si sta impegnando in un progetto di riarmo, presentato il 5 marzo a Bruxelles, che per ora ha un nome e un acronimo, materie in cui alla Commissione sono maestri, ma non si sa quanta sostanza: “European Defence Industry Programme”, EDIP. Dal momento che la difesa resta di pertinenza dei governi nazionali, quello che la Commissione europea può fare è promuovere un programma di acquisto coordinato (almeno il 40% degli equipaggiamenti entro il 2030), fare in modo che gli acquisti riguardino in misura crescente aziende di paesi Ue 8almeno il 50% entro il 2030), e mettere a disposizione dal bilancio comune un fondo di… 1,5 miliardi di euro (e dire che il ministro francese della Difesa aveva parlato della necessità di almeno 100 miliardi, per fare le cose seriamente…).11

Insomma, l’Europa, già azzoppata economicamente (per scientifica decisione statunitense) da due anni di guerra, si appresta, almeno nella sua fantasia, a dotarsi di un suo piccolo complesso militar-industriale, anche se c’è da dubitare che possa andar molto al di là delle parole, mentre la cosa più probabile è che tutto si riduca a un centro unico d’acquisto UE sul modello, com’è stato detto dalla stessa ineffabile von der Leyen, dei vaccini anti-Covid (per cui, come ha notato un disegnatore satirico, aspettiamoci i carri armati… Astrazeneca).

Siamo insomma di fronte, almeno nelle intenzioni, a un… New War Deal. Dal green al war nello spazio di un mattino!

Chi invece il complesso militar-industriale ce l’ha davvero, e ce l’ha grosso, per dirla con Trump, sono gli Stati Uniti. E così pochi giorni dopo la sparata di Macron, è toccato a Lloyd Austin, segretario della Difesa, evocare anche lui lo scontro diretto con la Russia, se la Ucraina dovesse essere sconfitta («Se l’ucraina cadesse, penso davvero che la Nato potrebbe affrontare la Russia»), in un discorso alla Camera che, però, è stata soprattutto una chiara (e per noi molto istruttiva) perorazione a favore della guerra a uso interno (i dannati repubblicani che stanno bloccando i finanziamenti): «L’Ucraina è importante perché è importante innanzitutto per la nostra sicurezza nazionale. È un investimento: mentre forniamo risorse all’Ucraina, sostituiamo tali risorse con attrezzature più aggiornate presenti nel nostro inventario. Tutto questo fluisce attraverso fabbriche in diversi stati del paese. Ci sono miliardi di dollari investiti per espandere le nostre linee di produzione e aumentare la nostra capacità».

L’Ucraina sta collassando, non solo militarmente, come normale e prevedibile, e penso che prima o poi le nostre classi dirigenti lo dovranno ammettere; quella americana (la più razionale, in definitiva, nel senso che perlomeno persegue un interesse nazionale preciso) sembra la più vicina a farlo. Il momento però non è ancora arrivato. Ora bisogna alzare la voce e vari polveroni (vedi caso Navalny), almeno fino alla celebrazione delle elezioni europee e soprattutto fino alle presidenziali americane (né i governanti europei né quelli americani intendono andare alle elezioni in presenza di una conclamata “sconfitta” della propria guerra santa antirussa). Poi per l’Ucraina si vedrà, tanto più se andrà al governo Trump.

Quel che però si cerca di rendere irrimediabile, almeno da parte americana, è la nuova guerra di civiltà che è stata proclamata due anni fa (ma che veniva preparata da tempo) contro la Russia e tutte le altre “autocrazie” (parola in codice per indicare quelli che ci stanno sui coglioni), nonché uno stato di guerra permanente, vero e proprio ossigeno, oggi più che mai, per il sempre più asfittico, indebitato e finanziarizzato capitalismo Usa. Per Washington si tratta, in definitiva, di una prospettiva dotata di una sua razionalità, nonostante l’immane pericolo in cui getta il mondo intero: è il buon vecchio imperativo di tenere vivo, appunto, il complesso militar-industriale, con le sue oltre ottantamila unità produttive. Per gli europei è forse meglio dire, oggi… manicomio militar-industriale.


NOTE

1 Un recente dossier del “Wall Street Journal” rileva i notevoli profitti che stanno facendo due settori: quello militare-aerospaziale e quello dell’energia (cfr. Luca Incoronato, Russia e Ucraina, la guerra fa ricchi gli Stati Uniti, “QuiFinanza”, 22 febbraio 2024, https://quifinanza.it/politica/geopolitica/guerra-russia-ucraina-guadagni-stati-uniti/795215/ ).

2 Si tratta di una battuta pronunciata dal primo segretario generale della Nato (1954-57), il britannico Hastings Lionel Ismay (1887-1965).

3 Questo sito se ne occupò a suo tempo: cfr. Toni Muzzioli, Il nemico alla nostra testa, “ideeinformazione”, 27 ottobre 2022, https://www.ideeinformazione.org/2022/10/27/il-nemico-alla-nostra-testa/

4 Cfr. Guerre en Ukraine: Macron prévient que l’envoi des troupes occidentales ne peut «être exclu» à l’avenir, “20 Minutes”, 27/02/024, https://www.20minutes.fr/monde/ukraine/4078412-20240227-guerre-ukraine-macron-previent-envoi-troupes-occidentales-peut-etre-exclu-avenir ; Duda, truppe in Ucraina? Non c’è nessun accordo, “Ansa”, 27 febbraio 2024, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2024/02/27/duda-truppe-in-ucraina-non-ce-nessun-accordo_15fc4761-5323-4c98-86c0-7ca10795d88c.html

5 Nato, ‘Non abbiamo piani di inviare truppe in Ucraina’, “Ansa”, 27 febbraio 2024, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/27/nato-non-abbiamo-piani-di-inviare-truppe-in-ucraina_99f1d1d1-53d0-47c0-9957-66fee1bb9003.html

6 Scholz ha infatti dichiarato di essere contrario all’invio dei missili tedeschi Taurus in Ucraina, armi a lunga gittata e che richiedono personale molto preparato (e dunque truppe tedesche al seguito), perché la Germania non può fare «quel che fanno francesi e britannici» (cioè essere largamente presenti nel teatro di guerra). Immaginate la gioia di Parigi e Londra.

7 L’economista francese Jacques Sapir ha fatto varie ipotesi per questa intemerata: volontà di farsi valere all’interno del consesso europeo, tentativo di fare pressione su quella parte di schieramento politico Usa restio al sostegno all’Ucraina, mera operazione rumorosa ad uso interno in vista delle prossime elezioni europee (qui la traduzione del commento di Sapir, pubblicata sul suo profilo X, a cura di “Scenari economici”: https://scenarieconomici.it/perche-macron-parla-di-intervento-militare-linteressante-punto-di-vista-di-jacques-sapir/ ). In ogni caso si tratta di un comportamento altamente irresponsabile e incendiario per fortuna seccamente rifiutato dalla larga maggiornza del popolo francese (76%) secondo un sondaggio (https://scenarieconomici.it/il-76-dei-francesi-contrario-allinvio-di-truppe-in-ucraina/ ).

8 Cfr. Toni Muzzioli, Mobilitazione totale, “ideeinformazione”, 3 febbraio 2024, https://www.ideeinformazione.org/2024/02/03/mobilitazione-totale/ . La notizia è stata tenuta molto sotto traccia da tutta la stampa dominante, ma anche poco rilevata dai canali informativi critici. Fanno eccezione l’ottimo Stefano Orsi sui sui canali web (YouTube e Telegram) e OttolinaTV.

9 Stoltenberg, la Nato si prepari a un confronto dcennale con Mosca, “ANSA”, 10 febbraio 2024, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/10/stoltenberg-la-nato-si-prepari-a-un-confronto-decennale-con-mosca_3aa05823-3536-40c3-9e54-a0e86ba0cd9a.html

10 Von der Leyen: “Guerra in Europa non imminente, ma neanche impossibile”, “Adnkronos”, 28/0272024, https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ucraina-guerra-europa-von-der-leyen_3VQwsEwtybkDgI6rAtKbHy

11 Alfonso Bianchi, In Europa parte la corsa al riarmo: “Siamo in pericolo, dobbiamo agire insieme”, “Europa today”, 5 marzo 2024, https://europa.today.it/unione-europea/riarmo-ue-politica-difesa-comune-pericolo-agire-insieme.html

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