mercoledì 20 marzo 2024

Arriva la guerra, sola igiene d'Europa?


SE NON PARTE LA PROTESTA POPOLARE, L’EUROPA FINIRÀ DISTRUTTA DALLA TERZA GUERRA MONDIALE – Belisario

 

Come nella Prima Guerra Mondiale, l’Europa vuole il conflitto.


Ogni storia è storia contemporanea

 

Secondo il filosofo italiano Giovanni Gentile, l’interpretazione o la reinterpretazione storica ha ben poco a che vedere con i fatti storici interpretati o reinterpretati, e molto di più con gli interessi dell’epoca in cui l’interpretazione o reinterpretazione viene effettuata. 

Pertanto,“ogni storia è storia contemporanea”.

L’intera storia dello scorso secolo che ci viene propinata dagli storici e dai media mainstream, e particolarmente la storia nella versione dei vincitori della WW2 – Russia inclusa – è un mix di verità, falsità e soprattutto di gigantesche omissioni, ed il risultato finale è quello di una versione in gran parte falsa ed unilaterale. 

Gli esempi delle falsità e delle omissioni sulla WW2 sono ormai molteplici e noti, ma non sono entrati a far parte della conoscenza e coscienza collettiva, perché erroneamente considerati come espressione della volontà di rivalutare fascismo e nazismo, e pertanto rigettati con sdegno socratico

Per esempio, è ormai storicamente accertato e provato (1) che Stalin – dopo Polonia, Finlandia e Paesi Baltici – stava per invadere l’Europa, e che Hitler con l’invasione del giugno 1941 l’aveva solamente anticipato di qualche mese, ma tale verità ormai inoppugnabile non viene riconosciuta, perché erroneamente considerata come una inaccettabile rivalutazione del dittatore tedesco. Ugualmente, si continua a tacere sull’embargo totale dichiarato da USA, GB e Olanda nei confronti del Giappone, che avrebbe condannato l’arcipelago asiatico a fame e sottosviluppo, non lasciandogli altra chance che la guerra, ed ugualmente si tace sulle ripetute e ragionevoli proposte negoziali del Giappone, tutte rifiutate dagli USA prima dell’attacco di Pearl Harbour: nessuno ha infatti voglia di rivalutare le ragioni del militarismo giapponese.

Si potrebbero fare moltissimi altri esempi, e sotto diversi profili – dall’ordine di Hitler sulla ritirata a Dunkerque che risparmiò circa 300.000 soldati inglesi e francesi, ai massacri di centinaia di migliaia di civili bruciati vivi nei bombardamenti di Amburgo, Dresda e Tokyo – ma la morale è sempre la stessa: ogni storia è storia contemporanea, e quindi ogni interpretazione o reinterpretazione della storia viene filtrata secondo gli interessi dell’epoca contemporanea. I fantasmi di Hitler e Mussolini vengono alimentati costantemente e qualunque revisione storica che non ne elimini, ma ne riduca le responsabilità viene rifiutata, a qualunque costo.  Non solo: chiunque la sostenga viene anche accusato di neofascismo o neonazismo.

I taboos che si frappongono ad una reinterpretazione della WW2 appaiono ancora oggi insuperabili, e siamo quindi costretti – 80 anni dopo la fine della WW2 – a convivere con un mare di falsità e omissioni.  

 

Lo scoppio della WW1

 

La storia della WW1, nella versione dei vincitori, è similmente  un altro evidente mix di verità, falsità e soprattutto di gigantesche omissioni, con il risultato finale di una versione in gran parte falsa e unilaterale. Con una enorme differenza:  la comprensione di tale mix non è ostacolata da grandi taboos. Nessuno può essere facilmente accusato di secondi fini, per esempio, nella riduzione delle responsabilità prevalentemente attribuite dalla storiografia dei vincitori al Kaiser tedesco Guglielmo II. 

Attraverso la storia della WW1, si giunge molto più agevolmente alle medesima, identica conclusione, quella di una storia sempre sistematicamente scritta dai vincitori, nel classico mix di verità, falsità e omissioni. Si tratta pertanto di una riflessione storica preziosa, specialmente nelle analogie tra lo scenario pre WW1 e quello attuale che stiamo vivendo.

La cronologia dei fatti che hanno portato alla WW1 è sostanzialmente nota, ma come sempre alcuni fatti vengono arbitrariamente considerati decisivi, ed altri, invece, altrettanto arbitrariamente come del tutto secondari.

Come noto, la scintilla iniziale fu l’attentato mortale all’ Arciduca austriaco Francesco Ferdinando del 28 giugno 1914, da parte di un esponente di un irredentismo serbo incoraggiato dagli storici successi delle unificazioni tedesca e italiana. L’Impero Austro-Ungarico decise che la deriva del nazionalismo etnico meritava di ricevere una lezione definitiva, e il 29 luglio 1914 dichiarò guerra al Regno di Serbia. La Russia il 30 luglio dichiarò la mobilitazione generale in supporto della Serbia. 

La mobilitazione generale da parte della Russia, nella logistica di quell’epoca fu percepita come una grave minaccia dalla Germania, ma i Russi si rifiutarono di smobilitare. Alla scadenza del brevissimo e frettoloso ultimatum tedesco, il 1 agosto 1914, la Germania dichiarò guerra alla Russia. Ma nello stesso giorno, il 1 agosto, la Francia ordinò la sua mobilitazione generale! 

Il 3 agosto 1914 la Germania dichiarò guerra anche alla Francia.

Il 4 agosto la GB dichiarò guerra alla Germania, per via del rifiuto di ritirarsi dal Belgio inizialmente invaso dalla Germania.

E’ evidente a chiunque che il punto di svolta e degenerazione decisivo della reazione a catena fu la mobilitazione, gratuitamente e gravemente ostile, della Francia del 1 agosto 1914, contro una Germania già formalmente in guerra contro la Russia. Mobilitazione che rese inevitabile la dichiarazione di guerra alla Francia della Germania, presa tra due fronti, del 3 agosto 1914. 

Quello che è ancora più grave è che la mobilitazione generale della Francia fu il risultato di una decisione personale del Presidente Raymond Poincarè. Il 21 luglio 1914, in una visita ufficiale a San Pietroburgo frettolosamente organizzata, Poincarè aveva promesso allo Zar Nicola II il supporto incondizionato della Francia alla Russia contro Austria-Ungheria e Germania. Non solo, Poincarè si era anche dichiarato convinto della possibilità di vincere l’imminente guerra (2). Nove giorni dopo la visita di Poincarè, lo Zar Nicola II ordinò la mobilitazione della Russia.

La conclusione è evidente: anche la Francia ha voluto la WW1, e quanto alla GB, nessuno storico onesto ha il coraggio di sostenere che senza la violazione della neutralità del Belgio da parte della Germania, la GB non sarebbe entrata in guerra. Tutti riconoscono che la GB avrebbe comunque dichiarato guerra alla Germania, con la quale era da tempo in aperta competizione per la supremazia globale, industriale e commerciale.

La reazione a catena sommariamente sopra descritta può certamente sollevare valutazioni diverse sui rispettivi gradi di responsabilità nella deflagrazione della WW1 da parte di Austria-Ungheria, Russia, Germania, Francia e GB. Ma quello che è certo è che lo scenario, al tempo stesso, rende assolutamente improponibile la teoria della responsabilità principale, se non esclusiva, di Austria-Ungheria e Germania.  Eppure tale teoria – o meglio, favola – è stata prima affermata come un dogma e poi imposta dai vincitori della WW1 agli sconfitti, in particolare attraverso il Trattato di Versailles contro la Germania. 

La verità che emerge dalla genesi dello scoppio della WW1 è tutta un’altra: la guerra è stata voluta dai Governi di tutti i Paesi europei che vi hanno partecipato: Austria-Ungheria, Russia, Germania, Francia, GB e, nel 1915, l’Italia. Non c’è alcuna maniera di girarci intorno. La questione centrale da risolvere è perché i Governi di questi Paesi non hanno esitato nell’inviare a morte certa milioni di giovani uomini, esistenzialmente “colpevoli” solo di essere nati, o gettati-nel mondo,  in Europa alla fine del 1800.

Il dibattito è tuttora in corso, ma solo tra gli storici del settore. I teorici marxisti, per esempio, già in quel tempo affermavano che le guerre decise dalla borghesia dominante altro non erano che un mezzo per espandere e rafforzare il dominio sul proletariato: una prospettiva del tutto diversa da quella dell’ “onore nazionale”

Ed in effetti, le società europee, già nella cd Belle Epoque, erano tutte afflitte da un enorme problema: la gestione del crescente scontento della massa del proletariato operaio generato dalla recente rivoluzione industriale, e del pericolosissimo contagio in corso sulla massa del proletariato contadino. In Europa, purtroppo, vigeva ancora la teoria economica liberista di Adam Smith (morto nel 1790, pre rivoluzione industriale), che trattava il proletariato industriale e contadino come un qualunque, spendibile fattore produttivo: in una crisi ciclica, si licenziano gli operai e si attende lo spontaneo riequilibrio di domanda e offerta, ed il ritorno prima dell’ utilità marginale e dopo del profitto. Semplice, vero? Ma un pochino difficile sotto il profilo morale quando gli operai sono milioni…

Marxisti, socialisti  e perfino ampi settori del cattolicesimo e protestantesimo sociale già dalla fine del 1800 invocavano, in un modo o nell’altro, l’intervento dello Stato, ma la teoria del Welfare State non era ancora nata, ed effettivamente le classi dominanti europee, ed i Governi che esprimevano via suffragio per censo, non avevano la più remota idea di come impostare un nuovo modello di sviluppo, o di contratto sociale. 

L’interventismo statale nell’economia fu avviato solo dopo la WW1, alla fine degli anni 20 e l’inizio degli anni 30, dal regime fascista di Mussolini, seguito dal regime nazista di Adolf Hitler e dal New Deal degli USA di Roosevelt, fino alla tardiva comparsa, nel 1936, dell’opera madre di John Maynard Keynes “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”.  Era ormai troppo tardi: nell’URSS si era nel frattempo ormai affermata la dottrina comunista.

Nel 1914, i Governi europei scelsero la guerra semplicemente perché non erano in grado di affrontare il crescente scontento delle masse proletarie industriali e contadine. Strasburgo, Trento e Trieste, la neutralità del Belgio, etc furono effettivamente pretesti – non senza qualche fondamento – delle elites dominanti, per non parlare delle tensioni, sia etniche che sociali, che affliggevano l’Impero Austro Ungarico e l’Impero Russo. 

Inviare a morte certa qualche decina di milioni di disgraziati, esistenzialmente “colpevoli” solo di essere nati in Europa alla fine del 1800, sembrò la scelta migliore. 

Eppure, per oltre un intero decennio dopo la WW1, prevalse la favola dell’integrale responsabilità di Germania e Austria-Ungheria. In tale “ottica”, la visita ufficiale del Presidente francese Raymond Poincarè a San Pietroburgo del 21 luglio 1914, durante la quale garantì allo Zar Nicola II il supporto incondizionato della Francia alla Russia contro Austria – Ungheria e Germania,  manifestando, inoltre,  la ferma convinzione della vittoria nell’imminente guerra – nove giorni prima della mobilitazione russa – è stata trattata dalla storiografia favolistica dei vincitori della WW1 come, in sostanza, una innocente scampagnata. E la decisione di mobilitare l’esercito francese nello stesso giorno, il 1 agosto 1914, in cui la Germania aveva dichiarato guerra alla Russia (per il rifiuto russo di smobilitare), sempre secondo la favolistica dei vincitori della WW1 sarebbe stata “una decisione essenzialmente difensiva”.

Siamo nel più pieno ridicolo, a livello avanspettacolo, ma alla fine non c’è molto da ridere: infatti, nella presunta coscienza della storiografia dominante – quella dei vincitori – il farabuttone guerrafondaio Raymond Poincarè l’ha scampata alla grande: sono pochi gli storici che lo annoverano tra i principali responsabili della WW1.

 

Lo scenario odierno

Le analogie dello scenario pre WW1 con quello odierno sono più che evidenti sotto diversi profili, ma grazie alla penetrazione pervasiva dei mass media mainstream, in Occidente siamo ormai nel regno della propaganda più ignorante, becera e disonesta.

Come l’Europa pre WW1 era in crisi per via dell’incapacità del modello di sviluppo liberista di gestire la massa del proletariato industriale e contadino, così l’odierna UE non è in grado di gestire l’ assoluto e completo fallimento del suo modello di sviluppo. 

Dopo oltre 20 anni dall’adozione dell’Euro e dall’accessione dei Paesi dell’ Est, secondo tutte le statistiche l’UE ha perso oltre il 30% della crescita, del reddito e del potere d’acquisto rispetto agli USA, protagonisti insieme a Cina ed alcuni Paesi asiatici della seconda rivoluzione industriale di internet, telecom e nuovi media. 

Non solo, è ormai evidente anche il deciso fallimento della politica di integrazione dell’immigrazione di massa dal Terzo Mondo: in particolare in Francia, Belgio, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Svezia è sotto gli occhi di tutti l’estrema difficoltà d’integrare in modo stabile e produttivo i discendenti di immigrati alla seconda, terza e perfino quarta generazione. In tutta l’Europa occidentale, l’assistenzialismo a favore degli immigrati non integrati ha ridotto esponenzialmente il welfare e l’assistenza sociale delle popolazioni indigene, mentre gli standard di sicurezza pubblica sono degenerati esponenzialmente (Svezia in testa). 

Il radicale e massiccio interventismo politico ed economico del Governo eletto-da-nessuno della Commissione UE a favore di alcune aree (l’Est Europa) ed alcuni settori (l’economia green e, con la guerra russo-ucraina, il settore militar-industriale), a colpi di centinaia di miliardi di sussidi, agevolazioni e finanziamenti a pioggia, indipendentemente dalle intenzioni ha condotto a risultati catastrofici, quali appunto sintetizzati nella perdita netta di oltre il 30% della crescita, del reddito e del potere d’acquisto rispetto agli USA. 

Il progetto politico ed economico della Commissione UE, a partire dall’alleanza con gli USA di Obama, era ed è, molto semplicemente, l’estensione imperiale ad Est a scapito della Russia: il nuovo Drang nach Osten. I giganteschi sussidi a pioggia all’ Est Europa sono innanzitutto un’arma politica, una vetrina del benessere europeo sbattuta in faccia ai Russi. Ma il progetto è fallito miseramente: nonostante i miliardi offerti, l’aut-aut imposto dall’UE all’ Ucraina nel negoziato per l’accordo di associazione – o con l’UE, o con la Russia – ha portato alla guerra civile ed al colpo di stato del 2014, e successivamente alla guerra russo-ucraina. 

Oggi dovrebbe essere chiaro a tutti che l’Ucraina ha perso la guerra, e che l’unica via d’uscita è la pace, attraverso la definitiva attribuzione alla Russia dei territori occupati – da sempre popolati al 75-80% da Russi – e la garanzia della non adesione alla Nato dell’Ucraina. E’ una via d’uscita relativamente facile, ed è infatti quella che prospetta la probabile Presidenza Trump.

Dovremmo esserne tutti felici: tralaltro, la rinuncia al gas russo ha portato alla recessione industriale di Germania e Italia.

 

Ma l’Europa – Commissione UE e Francia in primis – vuole la guerra!

Ed invece, di fronte alla prospettiva della vittoria di Donald Trump e della pace nella guerra russo-ucraina, l’ Europa sta dimostrando di volere la guerra. Si sentono ormai discorsi letteralmente deliranti, dalla guerrafondaia cronica Albrecht VDL al Presidente francese Macron, secondo il quale “se la Russia vincesse la guerra, in Europa non saremmo più tranquilli”.

Eppure, dopo la sconfitta della Francia nell’ignobile guerra contro l’Algeria (1954-1962), reputata nemmeno una colonia, ma direttamente “territorio francese” (!!!), l’Europa ed il Nord Africa sono rimasti tranquillissimi per decenni. Idem dopo la fine della guerra civile jugoslava, grazie alla separazione delle parti in conflitto attraverso frontiere definite dall’appartenenza nazionale, soluzione peraltro comparativamente più facile nel caso russo-ucraino. 

Per non parlare dell’altrettanto ignobile guerra alla Libia, inizialmente scatenata sempre dalla Francia. 

Se siamo rimasti “tranquilli” dopo quelle guerre ignobili, non si vede perché lo stesso non dovrebbe accadere dopo la pace russo-ucraina. In base a quale logica si attribuisce a Putin la volontà dell’Armageddon nucleare? Chiunque, Putin incluso, afferra che la Russia ne uscirebbe distrutta, tanto quanto l’Europa e gli USA.

Ma non solo la Francia e la Commissione UE, anche GB, Germania e Italia, più ovviamente Polonia e Baltici, si sono dichiarati fermamente intenzionati a continuare ad armare e ad assistere l’Ucraina, firmando accordi e stanziando miliardi di aiuti – in anticipo sulla probabile vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA del prossimo novembre. Come dire, mettere il carro davanti ai buoi…

La spiegazione è una sola: il modello di sviluppo (fallito) della Commissione UE prevede necessariamente il Risiko regressivo dell’estensione imperiale ad Est, a diretto scapito della Russia, e l’UE non ha la minima intenzione di rinunciarci, anche se gli USA di Donald Trump si chiamassero fuori. 

Dopo l’Ucraina, già si sogna la Georgia e l’Armenia……questo è il risultato dell’aver creato un vero e proprio mostro giuridico, dotato di immensi poteri, quale il Governo-eletto-da-nessuno e non sfiduciabile, e pertanto irresponsabile, della Commissione UE.

Come nel 1914 e nel 1939, l’Europa sta quindi andando dritta verso la Terza Guerra Mondiale.  

E’ esperienza comune, tra lettori e studiosi della storia dello scorso secolo, domandarsi con meraviglia come mai i popoli europei non si accorsero di starsi dirigendo verso le catastrofi epocali della WW1 e della WW2

Ieri come oggi, la risposta è una sola: perché i popoli europei hanno continuato a credere, votare e sostenere le lobbies criminali ed i Governi che le hanno volute, ai quali oggi si aggiunge il mostro del Governo-eletto-da-nessuno della Commissione UE.

C’è solo una strada per evitare la Terza Guerra Mondiale: quella della protesta generalizzata dei popoli europei contro la guerra, senza distinzioni tra destra e sinistra tradizionali. E purtroppo, non se ne vede ancora traccia.. .

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

16.03.2024

NOTE

(1) Vedasi le opere dello storico russo, ex Kgb, Viktor Suvorov, “Icebreaker: Who started the Second World War?” del 1988 e “The Chief Culprit: Stalin’s Grand Design to Start WW2” del 2008. Per una sintesi dei contenuti, vedasi  Icebreaker (non-fiction book) – Wikipedia. Per inciso, nelle deposizioni nel processo di Norimberga, diversi generali nazisti dichiararono che lo schieramento strategico delle armate sovietiche nel giugno 1941 era disposto in modalità evidentemente pre invasione dell’ Europa, assolutamente incompatibile con una ottica meramente difensiva.          

(2) Raymond Poincaré – Wikipedia              

da qui



QUEL TERRIBILE E TEMIBILE AMORE PER LA GUERRA - Saura Plesio

Strana gente sul fronte occidentale. Hanno cresciuto i figli del dopoguerra (i cosiddetti baby boomers) e poi i loro figli, i loro nipoti e magari pronipoti con il dogma secondo cui la guerra – ohibò! – è la Madre di tutte le calamità terrestri. A scuola ci hanno fatto leggere e imparare poesie e canzoni contro la guerra. A questo proposito mi piace citare quella arcinota di Bertold Brecht:

La guerra che verrà non è la prima.

Prima ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima 

c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente 

faceva la fame. 

Fra i vincitori faceva 

la fame la povera gente

egualmente.

 

Non che dicesse bugie, il signor BB, dato che è vero che le guerre scoppiano, si espandono a macchia d’olio, ma poi quando i popoli vanno in miseria, avanzano le carestie con città ridotte in macerie, senza più un tetto sopra la testa, con topi di chiavica che scorrazzano da tutte le parti, afflitti da malattie ed epidemie, laceri e senza più nulla nelle mense, con fiumane di profughi infestati di pidocchi, ci si dimentica del perché i conflitti siano scoppiati. Questo non lo vogliono mai tenere a mente i guerrafondai da salotto, quelli che credono di poter fare delle guerre, quello che si fa col telecomando di un televisore: cambiare canale di fronte a paesaggi desolati come quello testé descritto. Ma ora? Improvvisamente la guerra è diventata un’opzione da non escludere. Specie se nucleare. In particolare, se c’è di mezzo il nuovo uomo coi baffetti (un Putin con tanto di reductio ad hitlerum  ad uso copertina di magazine americani come il TIME), uomo da far fuori ad ogni costo con una cordata di alleanze internazionali, su modello tutti contro uno. A cosa si deve questo mutamento di rotta dall’irenismo al bellicismo più grottesco e velleitario?  

In realtà di violazioni dell’art. 11 della costituzione, ce ne sono già state con le guerre per procura e le guerre per l'”esportazione per la democrazia” (Iraq, Afghanistan, Libia), tutte sotto bandiera Nato. Altrimenti chiamate “missioni di polizia internazionale” contro il Terrorismo. Ma tutto era relegato e circoscritto a “fronti lontani”. E a nessun governante saltava il ticchio come Macron attorniato dal suo esercito di ziette dedite a la vie en rose, di parlare di attacchi terrestri. Un amore per la morte che il toy-boy dell’Eliseo ha  appena mostrato mettendo l’aborto in costituzione.  O di Ursula von der Leyen passata con disinvoltura da baronessa vestale delle iniezioni Pfizer, a protettrice di  missili, bombe e armamenti vari. Adesso all’allegra brigata, si è aggiunto anche il polacco Donald Tusk. Non pago dell’insensatezza del vecchio “Morire per Danzica”, aizza i polacchi a “morire per Kiev”  per il tramite di  affermazioni  assai gravi come queste: 

“I tempi della calma beata sono finiti. L’epoca del dopoguerra è passata. Viviamo in tempi nuovi, in un’epoca prebellica. In effetti, per alcuni dei nostri fratelli non siamo nemmeno più nel periodo prebellico. È una guerra su vasta scala nella sua forma più crudele”, ha aggiunto. “Non è colpa nostra se il nostro vocabolario quotidiano include ancora una volta parole come combattimenti,bombardamenti,attacchi missilistici, genocidio”. (fonte: AGI)

Per non dire del cancelliere tedesco Olaf Scholz e dell’invio indiretto (passando per la GB) di missili Taurus, al governo di  Kiev. Ho già aspramente criticato anche Giorgia Meloni e i suoi bamboleggiamenti pro Zelensky, rimasta come un coniglio ammutolito di fronte alla sua scellerata proposta di stilare liste di proscrizione di cittadini italiani pro Putin. Ma ora torno a  insistere: non fate più scherzi da preti! Nessun italiano vuole morire per Kiev – mettetevelo in testa. E già che siamo in tema, non vuole morire nemmeno sotto attacco Houthi solo perché la Meloni  si è  sbilanciata con un carnefice macellaio come Netanyhau, ragione questa, che ci sottopone a notevoli ritorsioni. 

Che vada a imparare l’arte della Diplomazia dal fantasma di Andreotti, così bravo a tenere i piedi in parecchie scarpe: col mondo occidentale e col mondo arabo, con la Nato ma anche con chi ci riforniva di petrolio. Non mi piace affatto quel suo atteggiamento di suffragetta bombarola con elmetto. Non so cosa le abbiano promesso all’Aspen o al CFR et similia, ma è certo che se la sua politica estera (quella che in Italia, paese colonia, non abbiamo mai avuto) si limita ed essere quella del giunco che si piega di continuo ai loro voleri, beh, la sua fortuna farà in fretta a scemare e la sua carriera a venire sbalzata via. Per il momento c’è l’assegnazione del premio Atlantic Council 2024, importante think tank – lo stesso premio già assegnato a Draghi nel 2022, nel segno di una perfetta continuità col suo predecessore. Per i cittadini italiani, non è  certamente un buon indizio.

In questi giorni c’è grande polemica nei confronti del Papa e della sua intervista sulla tv svizzera, colpevole per una volta tanto, di aver fatto il Papa. Il Vaticano sarà corrotto e da tempo non è più un vero riferimento per i cattolici, ma non si può dire che non abbia  i suoi canali d’informazione con notizie fresche sul fatto che “la martoriata Ucraina” sta combattendo una guerra che è già persa in partenza.

Pertanto, continuare il conflitto, non può che far aumentare nuove vittime, nuovi civili. Inoltre l’accenno alla “bandiera bianca”, che tanto ha fatto scalpore, non è in sé segno di resa, ma di richiesta di una trattativa.

La utilizzavano anche gli indiani quando volevano trattare coi soldati yankee e viceversa.  Perché allora non cercare di immettere energie nel negoziare allo scopo di raggiungere un accordo invece di evocare l’Apocalisse? Ma questo non lo afferma solo Bergoglio; lo dice pure Lucio Caracciolo della rivista di geopolitica Limes, uomo di provata fede atlantista. Ecco le parole proibite che non si pronunciano più nel nuovo lessico bellicista attuale che tanto piace alle cancellerie europee: negoziato, trattativa, compromesso.

“L’avvicinarsi della possibilità di una guerra mondiale atomica” scrive lo psicologo Claudio Risé “è una prospettiva talmente folle ed empia (distrugge la creazione) che diventa del tutto irrilevante chi ha ragione e chi ha torto”.  “Ognuno dei belligeranti in qualsiasi situazione sia, è colpevole in quanto più o meno dominato dal fascino mortifero della guerra” (…)

Per scendere nel pratico, dato che i soldati ucraini ormai scarseggiano, si danno alla macchia e non vogliono più saperne di combattere, non vorrei che in questa Neuropa in preda ad un cortocircuito permanente, coi suoi guerrafondai da salotto chic, passasse l’idea di inviare truppe di nostri soldati. Si ricorda che all’Ucraina abbiamo versato fior di  quattrini, inviato armi,  mentre gli ucraini vengono ospitati in veste di profughi che scappano da un conflitto, quindi con uno status di privilegiati, rispetto ad altri.

Pertanto, nessun soldato italiano osi mettere lo stivale sul suolo fangoso ucraino. Ma soprattutto, dopo oltre due anni di conflitto dal quale non se ne viene a capo, è diventato tassativo farla finita. E questa non è solo un’idea del Papa, ma è il comun sentire d’ogni italiano di buona volontà. La Nato non è  più da tempo un sistema di alleanze, addetto alla nostra sicurezza e protezione, ma persegue finalità aggressive ed espansioniste, confermandosi il braccio industrial-militare e finanziario della globalizzazione a guida anglo-americana.

(Fonte: https://sauraplesio.blogspot.com/2024/03/quel-terribile-e-temibile-amore-per-la.html)

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