La guerra fra il re ittita Hattusili III e il faraone Ramesse II fa pensare
alla fine del guerra in Ucraina. Il sanguinoso conflitto si concluse nel 1269
a.C. non solo con il primo accordo di pace della storia ma con un patto di
cooperazione. Fu un ribaltone clamoroso, ma pose fine alla guerra.
La pace è il
valore supremo, quello che si pone al di sopra di qualsiasi giudizio morale
sulle figure che ne hanno permesso il raggiungimento. La storia lo dimostra con
esempi emblematici, in cui uomini discutibili sono stati protagonisti di
accordi fondamentali per porre fine a catastrofi ancora peggiori. La
realpolitik ha spesso imposto di chiudere un occhio sulla moralità dei leader
coinvolti. Analizziamo cinque casi in
cui la pace è stata ottenuta grazie a figure controverse. Parliamo della seconda guerra mondiale, della fine della guerra in Vietnam, della
fine della Guerra fredda e dell'attuale guerra in Ucraina. E concluderemo
con un caso storico eccezionale: la fine della guerra fra Ittiti ed
Egizi.
Il
primo accordo di pace documentato della storia: il trattato di Kadesh
Un
conflitto sanguinoso conclusosi non solo con il primo accordo di pace della
storia ma con un patto di cooperazione militare fra i rivali di allora: il
faraone e il sovrano ittita.
1. Stalin e la fine della Seconda guerra mondiale
Iosif
Stalin è stato uno dei leader più spietati della storia, responsabile di
purghe, deportazioni e un sistema repressivo che ha causato milioni di vittime.
Eppure, durante la Seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica da lui guidata
fu l'alleato decisivo per sconfiggere Hitler. Senza l'apporto dell'Armata Rossa
e il sacrificio di milioni di sovietici, il nazismo avrebbe potuto vincere. Nel
1943, a Teheran, e poi a Yalta nel 1945, Stalin fu accolto come un interlocutore
necessario da Roosevelt e Churchill. Il mondo occidentale dovette accettare di
trattare con un dittatore sanguinario. La fine della guerra in Europa passò
inevitabilmente attraverso la sua firma, e l'ordine mondiale successivo nacque
con il suo coinvolgimento, nel bene e nel male.
2. Kissinger e la fine della guerra in Vietnam
Henry
Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti negli anni '70, è stato spesso
accusato di cinismo politico e di aver sostenuto regimi autoritari in nome
degli interessi americani. Eppure, fu anche l'artefice degli accordi di pace di
Parigi del 1973, che portarono al ritiro delle truppe statunitensi dal Vietnam.
Kissinger negoziò direttamente con il governo nordvietnamita di Lê Đức Thọ, in
un contesto di grande tensione e diffidenza reciproca. Il trattato pose fine a
un conflitto sanguinoso che aveva lacerato l'Indocina e sconvolto l'America.
Kissinger fu insignito del Premio Nobel per la Pace, nonostante le critiche sul
suo operato in altre aree del mondo. La lezione storica rimane: la pace si fa
anche con gli avversari più temuti e disprezzati.
3. Reagan e la fine della Guerra fredda
Ronald
Reagan è stato un presidente statunitense noto per la sua retorica
anticomunista e per l'intensificazione della corsa agli armamenti negli anni
'80. Eppure, proprio lui firmò uno degli accordi più significativi della Guerra
Fredda: il Trattato INF del 1987, che eliminava i missili nucleari a medio
raggio dall'Europa. La firma dell'accordo con Mikhail Gorbaciov segnò l'inizio
della fine della Guerra Fredda. Reagan, che era stato un fervente sostenitore
del riarmo, comprese che un'intesa con l'Unione Sovietica era necessaria per
evitare una spirale di distruzione reciproca. Questo atto di realismo politico
dimostrò che anche i leader più rigidi possono essere protagonisti di svolte
pacifiche.
4. Trump e Putin e la guerra in Ucraina
Donald
Trump e Vladimir Putin sono due leader controversi, spesso criticati per le
loro politiche autoritarie e le loro posizioni nazionaliste. Tuttavia, proprio
loro potrebbero essere gli artefici di un accordo che pone fine a una guerra
che rischiava di diventare un conflitto armato infinito, con il pericolo
concreto di varcare quelle "linee rosse" oltre le quali c'era la
guerra nucleare. Attraverso negoziati e incontri bilaterali, Trump e Putin
hanno cercato di ridurre la tensione tra le potenze globali, cercando soluzioni
diplomatiche anziché militari. Anche se le loro scelte politiche rimangono
discutibili, il loro contributo alla stabilità mondiale non può essere ignorato.
La
storia insegna che per arrivare alla pace si deve accettare il compromesso,
talvolta con figure che sarebbero difficili da riabilitare sotto altri punti di
vista. La diplomazia non sceglie sempre i migliori uomini, ma cerca i risultati
migliori. La memoria collettiva può essere critica nei confronti di Stalin,
Kissinger, Reagan, Trump o Putin, ma non può negare il loro ruolo nel porre
fine a conflitti devastanti. La pace viene prima di tutto, anche quando a
firmarla sono persone da cui vogliamo stare politicamente e idealmente
distanti.
5. Il primo trattato di pace della storia: Ittiti ed
Egizi come Usa e Russia
Questa
lezione risale a tempi antichissimi. Il Trattato di Kadesh, firmato nel 1269
a.C. tra il faraone Ramesse II e il re ittita Hattusili III, è il primo
trattato di pace internazionale registrato nella storia.
Entrambi i
contendenti, pur proclamandosi vincitori, compresero la necessità di porre fine
stabilmente al conflitto, sancendo un equilibrio che evitò la prosecuzione
della guerra. Trasformarono la guerra addirittura in un accordo militare di
cooperazione, in un patto suggellato addirittura dal matrimonio del faraone con
la figlia del sovrano ittita. Fu un ribaltone incredibile, ancor peggio di
quello a cui stiamo assistendo oggi fra Putin e Trump. Ciò nonostante
quell'accordo non viene consegnato alla storia sdegnosamente con una cosa
sconcia e immorale. Anzi. Oggi, una copia di quel
trattato di pace è esposta nella sede dell'ONU a New York, a testimonianza che
la pace, ieri come oggi, è un valore universale che si costruisce anche con
compromessi difficili ed estremamente discutibili.
Occorre
sottolineare che coloro che - tremilatrecento anni fa - firmarono l'accordo di
pace non erano "brave persone". Hattušili III era un usurpatore, era
arrivato al potere con la forza, con un colpo di mano. Ramses II era anch'egli
un personaggio controverso. L'egittologo francese Pierre Montet ha definito
Ramses II un sovrano con un "egoismo mostruoso" e benché nelle
rappresentazioni artistiche, Ramses II presenti spesso un lieve sorriso, quello
era tuttavia un "sogghigno di fredda autorità" secondo Percy Bysshe
Shelley, poeta lirico inglese al tempo del Romanticismo. E quindi il
"faraone della pace" probabilmente aveva lo stesso "sogghigno di
fredda autorità" di Putin e di Trump.
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