La campagna di disinformazione mediatica sta provando a far passare la morte di Quentin Deranque come la conseguenza di attacco a un manifestante pacifico. La verità è che il ragazzo di 23 anni poi deceduto faceva parte di un commando di fascisti
Giovedì 12
febbraio si è svolta alla Facoltà di Scienze politiche di Lione una conferenza
tenuta dall’europarlamentare Rima Hassan (La France Insoumise), contestata
all’esterno dell’ateneo dal collettivo femo-nazionalista “Nemesis”.
In questo
contesto, diversi minuti dopo e a varie centinaia di metri di distanza dalla
facoltà, un gruppo di circa 16 giovani di estrema destra armati di spranghe,
fumogeni in versione “torcia infiammabile” e spray al peperoncino ha teso un
agguato a dei militanti antifascisti, disarmati e in minoranza numerica.
Questo è ciò
che si vede nei video di Contre-attaque e Le Canard Enchainé che
ripubblichiamo oggi e che ricostruiscono il contesto dell’aggressione a Quentin
Deranque.
In seguito
alla colluttazione il gruppo di estrema destra è fuggito, lasciando indietro
alcune persone. Tra questi c’era Quentin Deranque, che a seguito dei colpi
ricevuti durante il confronto ha riscontrato traumi cranici di importante
gravità. Solo questi fatti sono riportati nel video che è
inizialmente circolato, che molti giornali francesi hanno pubblicato senza
spiegazione, così come stanno facendo molti giornali italiani
Purtroppo
Quentin Deranque, non si è recato subito in ospedale, ma solo in seguito, e il
16 febbraio è poi morto per i colpi subiti.
Quentin
faceva parte di un gruppo identitario, estremista cristiano, fascista e
razzista che rivendica apertamente la violenza come arma politica. In ogni
caso, nessuno dovrebbe morire in colluttazioni violente, tantomeno a 23
anni.
Ripubblichiamo
oggi la contro-inchiesta di Contrenattaque, che spiega e inquadra i fatti
accaduti a Lione, che oggi vengono utilizzati anche in Italia per delegittimare
tutta la sinistra, dai partiti ai movimenti, ma anche i valori antifascisti a
cui si ispira la nostra Costituzione.
TF1, AFP,
Obs, France Info, Libération (organi di informazione n.d.t.) Juan Branco,
François Ruffin, Raphaël Glusckmann, Emmanuel Macron e tutti gli altri da 5
giorni riprendono la versione inventata dai neonazisti per criminalizzare
l’antifascismo e trasformare gli aggressori in vittime. È uno scandalo
nazionale.
Ieri, Contre Attaque ha diffuso
immagini inedite scattate a Lione il 12 febbraio, che mostrano come
un commando armato abbia teso un’imboscata a un gruppo di attivisti di
sinistra, scatenando una rissa generale che ha portato alla morte di Quentin
Deranque.
Martedì,
mentre tutti i parlamentari francesi rendevano omaggio all’attivista di estrema
destra, Le Canard Enchaîné ha confermato
la nostra inchiesta: i neonazisti di Lione si erano effettivamente
posizionati prima dell’incontro di Rima Hassan e avevano organizzato un attacco
contro eventuali antifascisti di passaggio. Le Canard ha pubblicato un filmato
degli eventi accaduti prima dell’inizio dell’incontro, a diverse centinaia di
metri da Sciences Po.
Il filmato
mostra un gruppo di estrema destra con una torcia infiammabile – lanciata
contro gli antifascisti con l’intenzione di ustionarli gravemente, come ci ha
spiegato il nostro testimone – oltre a spranghe di ferro ed elmetti. Le Canard
scrive: «Alcuni erano dotati di guanti tirapugni. Uno di loro colpisce i suoi
avversari con un casco da motociclista, un altro usa una stampella e lo spray
al peperoncino. Un terzo usa un ombrello».
Un’analisi
attenta di questo breve video rivela 13 antifascisti caricati da 16 militanti
di estrema destra. Il gruppo di Quentin è quindi in maggioranza. È fondamentale
notare che, in questa breve clip, il gruppo neonazista è vestito interamente di
nero, con la maggior parte dei volti mascherati, e usano fumogeni in versione
“torcia infiammabile” e manganelli, mentre il gruppo che risponde solo con i
pugni indossa abiti chiari.
Questo
dettaglio è significativo: dimostra che il gruppo di Quentin Deranque era
effettivamente preparato al combattimento, mentre gli antifascisti sembrano
essere stati colti di sorpresa. Non avevano equipaggiamento difensivo o
offensivo e il loro abbigliamento era facilmente identificabile. Un gruppo
giunto con l’intenzione di combattere non si sarebbe presentato in questo modo.
Un attivista
vicino a Quentin Deranque ha giurato al quotidiano di estrema destra Frontières
di aver visto l’assistente parlamentare di Raphaël Arnault tirare pugni: «Siamo
in 15 ad averlo visto, ne siamo certi al 100%». Involontariamente, ha così
confermato che il suo gruppo era composto da almeno 15 persone e che quindi
avevano abbandonato il loro amico. Questa rissa, scatenata dall’estrema destra,
come accade regolarmente a Lione, è finita male per chi l’ha organizzata.
La carica del gruppo fascista
di cui faceva parte Quentin Deranque
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Fonte: Contre-attaque.net
A
questo link l’aggressione
fascista ripresa da un’altra angolatura. Fonte: Le Canard Enchainé
La “protezione” di Nemesis
non era l’obiettivo
Su
Mediapart, un altro resoconto conferma
questa sequenza di eventi: “uno studente di sinistra” che stava
partecipando alla conferenza di Rima Hassan conferma che il suo gruppo ha preso
il sottopassaggio ferroviario e poi ha incontrato gli attivisti di estrema
destra che, a quanto pare, “gli sono saltati addosso”. «C’è stato un gran caos.
Ci hanno lanciato una torcia o una granata fumogena, che ha colpito uno di noi
direttamente in faccia». Tutto torna. Molto più delle 15 versioni
contraddittorie fornite dall’estrema destra negli ultimi giorni.
Un altro
errore va segnalato: il gruppo Nemesis (collettivo femo-nazionalista
francese, n.d.t.) continua a ripetere che Quentin e i suoi amici
sono stati invitati a “proteggere” le attiviste. Questa versione non regge a un
esame approfondito: perché questo gruppo di teppisti sarebbe rimasto nascosto
dietro un tunnel, a diverse centinaia di metri dalla conferenza e quindi dalle
azioni di Nemesis?
In realtà,
il gruppo di Quentin non era la “squadra di sicurezza” di Nemesis, ma una banda
armata che si aggirava nei pressi di un raduno di sinistra, alla ricerca di
potenziali bersagli. Forse si stavano coordinando con Nemesis, ma non erano lì
per loro. Il settimanale satirico Le Canard Enchaîné lo conferma, descrivendo
in queste immagini «un gruppo di estremisti di estrema destra che sembrano
aspettare altri alla fine di un sottopassaggio ferroviario».
È una
tattica comune tra i gruppi fascisti, a Lione come altrove, lanciare attacchi a
sorpresa contro singoli individui o gruppi isolati ai margini di eventi
antifascisti. Per chiunque abbia familiarità con l’estrema destra e la
situazione a Lione, questo è ovvio. Se la giustizia non fosse sotto il loro
controllo, starebbe perseguendo i soci di Quentin per aggressione aggravata con
armi da fuoco, o addirittura tentato omicidio.
Quentin si è alzato e ha
rifiutato di andare all’ospedale
L’estrema
destra ha quindi perso la battaglia, abbandonando tre dei suoi membri nella
fuga, e Quentin ha rifiutato le cure mediche. Su France Info, un vicino del
ragazzo deceduto ha dichiarato di averlo visto alzarsi dopo essere stato
picchiato: «Sembrava un po’ stordito, era in piedi ma si è rifiutato di andare
in ospedale, nonostante glielo avessero offerto. Ho visto solo le persone che
gli parlavano, dicendogli di andare in ospedale».
In ogni
caso, quello che è certo è che ha rifiutato. Solo più di un’ora e mezza dopo,
in un altro quartiere, è stato portato in ospedale in gravi condizioni. Perché
ha rifiutato le cure al pronto soccorso? Aveva materiale compromettente? Stava
cercando di fare il duro con i suoi amici fascisti? O era semplicemente troppo
stordito per prendere la decisione giusta? In tal caso, la mancanza di reazione
da parte dei suoi compagni è la vera tragedia.
Un insabbiamento da parte di
TF1
Sabato 14
febbraio, TF1 ha trasmesso, durante il suo notiziario in prima serata, le
immagini scioccanti e decontestualizzate che sono state successivamente riprese
ovunque. Presentate come video di un residente locale, mostravano «quindici
individui con giacche nere o di colore chiaro, diversi dei quali incappucciati,
che picchiavano tre individui a terra», secondo l’emittente.
Il giorno
dopo, Libération ha intervistato lo stesso testimone, Maxime, il quale ha
spiegato di aver girato non uno, ma due video. Il primo mostrava l’inizio della
colluttazione, e il secondo la fine, la parte in cui si scambiano colpi a
terra. Questo testimone ha specificato che TF1 aveva scelto di trasmettere solo
il secondo video, e non quello “in cui si vedono due gruppi uno di fronte
all’altro”.
Questa
scelta editoriale è estremamente grave: costituisce un deliberato inganno
dell’opinione pubblica. La redazione di TF1 aveva le prove che si trattava di
uno scontro tra due gruppi, ma ha presentato al pubblico un segmento troncato
della scena, creando l’impressione di un attacco gratuito a un individuo
isolato.
Ci sono
volute la nostra indagine, altre testimonianze e il video di Le Canard Enchaîné
per smentire questa disinformazione, ma il danno è fatto. I nostri media hanno
poca importanza rispetto al telegiornale condotto da Martin Bouygues, un
miliardario amico di Sarkozy. E come sappiamo, la mente umana tende a
conservare la prima versione che le viene presentata, soprattutto se è
scioccante. Diventa poi più difficile metterla in discussione in seguito, anche
con argomentazioni solide.
La polizia ha dato carta
bianca all’estrema destra
Mediapart
riferisce che «i servizi segreti territoriali erano stati avvisati da diversi
giorni della manifestazione programmata dal gruppo nazionalista femminista
Némésis davanti a Sciences Po. Tuttavia, nessuna presenza visibile della
polizia era stata schierata intorno all’edificio, nemmeno a scopo dissuasivo».
Contemporaneamente, la polizia è stata mobilitata presso l’Università Lyon 3
per disperdere una protesta antimilitarista durante una conferenza sulla
guerra. Ciò significa che le autorità hanno deciso di lasciare che l’estrema
destra agisse impunemente, portando armi, mentre gli agenti reprimevano una
manifestazione non violenta presso un’università.
Questa
scelta è indicativa della situazione a Lione, dove da 15 anni si verificano
attentati fascisti nella più totale impunità, ma anche della situazione del
nostro Paese, dove abbiamo visto la polizia proteggere la marcia neonazista
parigina del 10 maggio e vietare il raduno antifascista.
Proprio la
scorsa settimana, il 7 febbraio, un nutrito contingente di
gendarmi è stato schierato in mezzo ai campi della Mosa per proteggere un
nascondiglio neonazista, la Taverne de Thor, e ha colpito il corteo
contro l’estrema destra, che era composto da pacifiche famiglie con bambini.
I media dei
proprietari miliardari, lo spostamento a destra del potere politico e la
proliferazione di milizie fasciste nelle strade non possono che portare a
tragedie di questo tipo, che a «oro volta alimenteranno ulteriori disastri. È
un circolo vizioso verso il peggio, a meno che non si scateni un’ondata di
resistenza contro questa cupa spirale.
La versione
originale dell’articolo è stata pubblicata da Contre-attaque.net martedì 17 febbraio
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