lunedì 23 luglio 2012

Perché Monti ha fallito - Piero Bevilacqua


È possibile fare un breve e disincantato bilancio del governo Monti? La prima, avvilente constatazione, è che in quasi 9 mesi di "riforme" e di "vertici decisivi" la montagna del debito pubblico italiano non è stata neppure scalfita. Anzi si è fatta ancora più alta e imponente. Il debito ammontava a 1.897 miliardi di euro nel dicembre 2011, oggi è arrivato a. 1.966. Dunque, la ragione fondamentale della nostra condizione di rischio, la causa causarum delle nostre difficoltà presenti e future si è ulteriormente aggravata. Lo spread si mantiene elevato e torna sui 500 punti. Il Pil - questo vecchio totem delle società capitalistiche - è nel frattempo diminuito e diminuirà ancora. Scenderà di oltre il 2% nel 2012. Dicono gli esperti che si riprenderà nel 213. Ma per quale felice congiunzione degli astri non è dato sapere. Qui, infatti, la scienza economica si muta in astrologia, dà gli oroscopi. L'elenco dei disastri non è finito.

La disoccupazione è aumentata, quella giovanile in particolare. Per quella intellettuale in formazione il governo propone ora di aumentare le tasse universitarie, così potrà essere efficacemente ridotta... Una nuova tassa sulle famiglie italiane di cui occorrerebbe informare l'on. Casini, che ne è uno zelante difensore...

...Il governo Monti ha solo ritardato la discesa del paese nell'abisso per un comprensibile effetto psicologico. Oggi appare nella sua piena luce di «governo ideologico», come lo chiama Asor Rosa: esso è la malattia che vuol curare i sintomi, acuendo le cause che ne sono all'origine. E' l'ideologia che domina a Bruxelles. Lo abbiamo visto con la Grecia, lo stiamo osservando con la Spagna. Un medico che dovrebbe dare ossigeno al malato e continua a tagliare col bisturi. Prima il "risanamento" e poi la crescita è un vecchio ritornello, che oggi appare tragicamente fallimentare. La presente crisi, com'è noto ormai a molti, origina dalla sproporzione fra l'immensa ricchezza prodotta a livello mondiale e la ridotta capacità della domanda di attingerla.
Troppe merci a fronte di redditi popolari stagnanti e in ritirata, sostenuti con il surrogato dell'indebitamento familiare. La politica di austerità, dunque, rende più grave la crisi perché ne ripropone e alimenta le cause...

2 commenti:

  1. l`analisi ed il giudizio proposto da Bevilacqua mi sembra complessivamente condivisibile: da Monti attendavamo di meglio, molto.
    Però mi sentirei di fare un paio di annotazioni:
    - la prima, sul debito: credere che un semestre od un anno di governo Monti bastasse a ridurlo radicalmente, era illusorio o stupido.

    - la seconda, sulla ricchezza globale (e premetto che non ho ancora letto l`intero articolo): anche qui, la logica è giusta, ma è la stessa che ci ha condotto alla crisi. Vero che c`è un problema di distribuzione, ma non a questi ritmi: dobbiamo anche pensare che l`attuale produzione e consumo sono insostenibili e oltre alle proporzioni va rivisto anche il totale....
    e questa è una priorità della sinsitra.

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  2. annoto le annotazioni:

    primo: anche uno che ha fatto solo la ragioneria capisce che facendo una politica depressiva il Pil si riduce, e, se il Pil scende, i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non possono che peggiorare

    secondo: occorre una grande redistribuzione, altrimenti chi spende?

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